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L’azienda sanitaria provinciale di Agrigento ha sospeso dal servizio l’ex consigliere comunale di Licata Giuseppe Scozzari, finito nuovamente agli arresti domiciliari la scorsa settimana, coinvolto nel blitz antimafia “Assedio” che avrebbe disarticolato la famiglia mafiosa di Licata.

Scozzari è un dipendente dell’Asp di Agrigento con qualifica di collaboratore tecnico geometra. L’azienda sanitaria, che aveva avviato le dovute verifiche in seguito al blitz, ha deciso di sospendere dall’attività lavorativa Scozzari.

Quest’ultimo, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, era stato rimesso in libertà dal Gip Stefano Zammuto salvo poi essere nuovamente arrestato con altra ordinanza del Gip di Palermo.

Altra tappa del ministro alle Infrastrutture a Caltanissetta: “Pagamento delle imprese impegnate sull’Agrigento – Caltanissetta e sulla Palermo – Agrigento per la Cmc, le funzioni del commissario regionale per la viabilità, lo sblocco dei cantieri e l’appello alla collaborazione con il governo regionale”.

La seconda assoluzione, adesso anche in Appello, al processo sulla “trattativa”. Calogero Mannino: “Parlano le sentenze assolutorie in tutti i processi di questi anni”.

A Palermo, al palazzo di giustizia, il 4 novembre del 2015, a conclusione del giudizio abbreviato, la giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Marina Petruzzella, ha assolto l’ex ministro Calogero Mannino dall’imputazione di attentato mediante violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario dello Stato con la formula “per non aver commesso il fatto”, a fronte della richiesta della Procura di 9 anni di reclusione. Poi al processo di secondo grado, in Corte d’Appello, i procuratori generali, Sergio Barbiera e Giuseppe Fici, lo scorso 6 maggio, a conclusione della requisitoria, hanno chiesto alla Corte, presieduta dalla giudice Adriana Piras, di condannare Mannino a 9 anni di reclusione, tanti quanti ne chiese il procuratore aggiunto, Vittorio Teresi, in primo grado. Adesso la Corte d’Appello, dopo poco più di 5 ore di camera di consiglio, ha confermato la sentenza di assoluzione, “per non avere commesso il fatto”, in riferimento all’inchiesta sulla presunta “trattativa” tra Stato e mafia all’epoca delle stragi dei primi anni ’90, nel cui ambito sono state inflitte, invece, severe condanne al primo giudizio ordinario dalla Corte d’Assise di Palermo. La giudice Piras ha letto il dispositivo della sentenza: “”In nome del popolo italiano, la Corte d’appello di Palermo, visto l’articolo 599 del codice di procedura penale conferma la sentenza emessa dal gup di Palermo nel 2015 nei confronti di Calogero Mannino”. Secondo la Procura della Repubblica di Palermo, Calogero Mannino sarebbe stato il primo anello della “trattativa”. Lui, dopo l’omicidio di Salvo Lima, avrebbe temuto per la sua incolumità e avrebbe esercitato pressioni sui Carabinieri del Ros affinchè avviassero un dialogo con Cosa Nostra. In cambio Mannino si sarebbe adoperato per garantire un’attenuazione della normativa del carcere duro. L’impianto accusatorio non ha retto sia nel primo che nel secondo grado di giudizio, e Calogero Mannino, 80 anni il prossimo 20 agosto, forte della seconda sentenza di assoluzione, commenta: “Oggi parlano la sentenza che conferma l’assoluzione e le assoluzioni in tutti gli altri processi in cui sono stato trascinato in questi anni”. Uno dei difensori di Mannino, l’avvocato Marcello Montalbano, afferma: “Sono soddisfatto. Questa sentenza è il coronamento di un’attività difensiva che ha rafforzato la sentenza di primo grado criticata dal Procuratore generale secondo cui non era chiara. Invece la Corte l’ha confermata dopo una nuova istruttoria. Le motivazioni ribadiranno in modo definitivo l’innocenza di Mannino, che ha sempre ripetuto che non gli interessava se una trattativa ci fosse stata, ma di certo lui non ne era il responsabile”. E Totò Cuffaro commenta: “Mannino è stato assolto per ben due volte, prima nel processo in cui era imputato per concorso esterno in associazione mafiosa e ora, in appello, nel processo sulla trattativa tra Stato e mafia. E’ una magra consolazione essere assolti se tu sei rimasto dentro un circuito di sofferenza che è durato ben 25 anni”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Si svolgerà mercoledì 24 luglio, presso il Monastero di Santo Spirito di Agrigento, la Giornata multidisciplinare di studi dal titolo “Architettura e ambiente costruito”, che vedrà la partecipazione di diversi docenti, molti dei quali, saranno impegnati il prossimo anno accademico 2019/2020 ad Agrigento all’interno del Corso di laurea in Architettura e ambiente costruito della classe di laurea L17 in Scienze dell’Architettura. L’evento che avrà inizio alle ore 9.00 con i saluti delle autorità istituzionali e universitarie, prevede due sessioni, mattutina e pomeridiana. L’evento coinvolgerà anche ex studenti laureatisi in Architettura ad Agrigento negli anni scorsi. Gli argomenti che saranno trattati riguarderanno aspetti molteplici del territorio, della città e dell’architettura, temi che il corso di laurea affronterà all’interno del proprio ordinamento di studi. L’iscrizione alla prova di ammissione al Corso di laurea in Architettura e ambiente costruito con sede ad Agrigento, scade il 25 luglio 2019, il bando è scaricabile dal portale web Unipa.

Il programma

 

Ho letto davvero di tutto, in merito. Finanche descrizioni dettagliate del traffico cittadino, pur di non prendere una posizione netta, sul nuovo modo di fare musica di Thom Yorke, frontman dei Radiohead, in giro con il suo “Tomorrow’s Modern Boxes“, che ieri sera si è esibito a Roma nella cavea dell’Auditorium Parco della Musica.

Io non faccio fatica a dire con obiettività, che se non avete visto questo concerto, poco male, se invece non avete mai visto un concerto di Pat Metheny, forse sarebbe il caso di rimediare …  ed anche al più presto.

E adesso con calma vi dico perché questo concerto – al netto di alcune cose – non è destinato ad entrare nella storia.

Partiamo da un presupposto, ossia che un grande artista come Thom Yorke – perché tale è  – può permettersi tutto, anche il lusso di non piacere ad alcuni addetti ai lavori. In fondo non è difficile ricordare quanti grandi artisti, hanno presentato progetti che sono piaciuti ai fans, ma meno a chi fan non è, e dunque guarda ad un’opera con la lucidità di chi non deve per forza perdonare tutto al proprio idolo.

Thom Yorke è strepitoso. Questa è la prima cosa che va detta, a scanso di ogni equivoco e la sua voce, così delicata, sottile, ammiccante e intonatissima, sa sempre come lasciare un segno. Sembra solo, su quel palco, ma non lo è; insieme a lui, Nigel Godrich, produttore degli album dei Radiohead e un bravissimo Visual Artist olandese, che risponde al nome di Tarik Barri. Che ci fanno allora questi tre signori sul palco, se non vi è traccia in questa performance di ciò che è appartenuto al famoso gruppo?

Mi verrebbe da dire che chi come me è nato negli anni ’70, (Yorke è del 1968) non fa fatica a ricordare quello che accadeva nei primi anni ’90, nelle discoteche, quando la tecno dettava la moda, quando la musica nelle sale da ballo svisava verso la acid-house. Ecco, il muro di suono è più o meno quello. Il cantante fa un tentativo – a mio avviso non completamente riuscito – nel dimostrare di poter fare a meno di un gruppo. Campiona e riproduce tutti i suoni possibili, la base ritmica è completamente campionata, ogni tanto imbraccia la chitarra, altre volte – rare – siede al piano elettrico e dice al suo pubblico, con questa performance, che non c’è posto per la nostalgia. Non v’è traccia del repertorio dei Radiohead; viene proposto il repertorio di Thom Yorke solista. A prescindere se quel repertorio lo si conosca o meno, si fa fatica a capire dove finisca un brano e dove inizi l’altro, considerato che il ritmo scelto dal cantante, polistrumentista e compositore inglese è sempre lo stesso, i beat che battono non cambiano mai inclinazione.

Lui balla, è esagitato, balla a tempo, in quel ritmo sempre così serrato. Sembra di essere in una enorme discoteca sotto le stelle, di quelle tecno, nella quale però nessuno balla ma in tanti restano ipnotizzati. La sua voce è suadente, capace di non lasciare scampo al piacere che si nutre di quel suo essere così affascinante ed intonato. Suona la chitarra ammiccante, come se fosse uno strimpellatore di note a caso, e questa cosa mi è particolarmente piaciuta. Gli echi wawa sono suggestivi tanto quanto i  favolosi visual che sono la parte portante dello show di Yorke. I suoni e le immagini dialogano durante tutto il concerto. I Visual sanno essere morbidi e poi acidi, tenui e policromatici, eccitanti e meditativi. Ci sono tutti, e sono tutti stratosferici, ipnotici, convincenti.

E’ sicuramente una esperienza visiva e sonora di grande impatto. Yorke è a suo agio, e regge le due ore di concerto senza perdere un colpo. E’ generoso, Yorke, regala due bis. La scaletta la mette insieme un po’ come è sua consuetudine, ossia non regalando nulla che il pubblico si aspetti. Pesca nel suo repertorio da solista, in un excursus ampio dal 2006 al 2014, fino al suo ultimo disco “Anima” uscito pochissimi giorni fa. Non mi sembrava che i fans riuscissero a cantare qualcosa, ma sicuramente seguivano il pathos del loro beniamino, che sapeva come coinvolgerli.  Le mani erano spesso in alto, quasi come ad acclamare il loro messia. Questo è la dimostrazione di come quando si diventa un big, quando vi è un imprinting nel mondo della musica, ci si può permettere di sperimentare tutto quello che si vuole, perché la fedeltà si manifesterà sempre prorompente.

Parla in italiano, Yorke, forse facilitato dal fatto di avere una compagna italiana.  Ringrazia Roma, con la sua “siete straordinari, ci vediamo presto“. Nei bis Yorke regala “Suspirium” – colonna sonora del film remake firmato da Luca Guadagnino, e poi incanta seduto al piano elettrico con “Dawn Choruscon quella sua voce che chissà da quale meditazione arriva, ma finisce dritto dentro lo stomaco di chi ascolta e che chiude gli occhi per poi lasciarsi andare. C’è anche “Black Swan” tra i pezzi che esegue.

E’ tutto un filo conduttore, è tutto dentro un loop, che tiene tutto insieme, che porta la firma di un grande artista, che forse in quell’eccesso ha trovato la traduzione di ciò che di nuovo aveva da dire. O forse voleva dire solo che alla fine si finisce per immaginare tutto in quella dimensione tra fantascientifico e psichedelico, tra natura che diventa landa desolata e paesaggi lunari che restano ancora inesplorati.

Abbiamo visto tutto questo su quel wall, abbiamo sentito un progetto nuovo che ci vuole un po’ per capire se sia davvero efficace. Resta uno scenario artistico impalpabile, quasi sfuggente rispetto ad alcuni schemi, a tratti primordiale.

Ecco, c’è sicuramente una voglia di tornare indietro.

Ed io spesso ieri sera ho chiuso gli occhi, per fare un salto nel passato, ma lì, alla fine degli anni 80, non lo avevamo un artista pazzesco come Thom Yorke.

 

Simona Stammelluti

 

 

 

 

Si terrà il prossimo 10 agosto 2019 alle ore 21,00 a Ioppolo Giancaxio, la dodicesima edizione del premio nazionale “Sipario D’Oro”.

Il prestigioso riconoscimento verrà assegnato a personalità che si sono distinte nelle loro attività che riguardano l’arte, la cultura, il giornalismo, lo sport, l’associazionismo, la medicina, l’imprenditoria, la scuola e lo spettacolo.

L’evento è patrocinato della Regione Siciliana, Assessorato al Turismo, Sport e Spettacolo. A condurre la serata sarà la giornalista Simona Stammelluti che avrà anche l’apporto del patron della manifestazione, il giornalista Lelio Castaldo, Direttore Responsabile del quotidiano on line Sicilia24h.it . L’organizzazione della manifestazione è affidata a Mario Gaziano.

I premiati:

Ricerca Scientifica: Dott. Massimo Vergari, Regional Business Manager della Pharma Bayer;

Medicina: Dott. Emerico Ballo, Cardiochirurgo Maria Eleonora Hospital Palermo;

Scuola e Istruzione: Prof.ssa Enza Ierna, Dirigente Scolastico;

Cultura Satirica (Satira Agrigentina), Alfonso Cartannilica;

Narrativa: Prof. Stefano Milioto, scrittore;

Cultura-“Strada degli Scrittori”: Dott. Felice Cavallaro, Giornalista Corriere Della Sera;

Medicina: Dott.ssa Rossella Macedonio, Oculista;

Giornalismo: Franco Pullara, Direttore responsabile Sicilia On Press;

Promozione Culturale: Avv. Giuseppe Taibi, presidente Fai;

Promozione Folkloristica: Quartet Folk, Canto Popolare;

Impegno Sociale: Dott.ssa Jaana Helena Simpanen, Presidente Soroptimist Club Agrigento.

 

 

Confermando la sentenza di primo grado, la prima sezione della Corte d’appello di Palermo ha assolto l’ex ministro Dc Calogero Mannino dall’accusa di minaccia a Corpo politico dello Stato. Era imputato nel processo stralcio sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia. L’accusa ne aveva chiesto la condanna a 9 anni. La sentenza è stata emessa dopo cinque ore di Camera di consiglio.

Per oggi c’è la sentenza della Corte di appello, che conferma l’assoluzione e proclama la mia innocenza come altre sentenze in questi venti anni”. Lo ha detto all’Adnkronos l’ex ministro Calogero Mannino.

Mannino, accusato di violenza o minaccia a corpo politico dello Stato, non ha assistito alla sentenza ma ha atteso dalla sua abitazione la telefonata del suo legale, l’avvocato Marcello Montalbano.

Mannino aveva scelto di essere processato in abbreviato. La sua posizione era stata separata da quella dei coimputati, gli ex ufficiali del Ros Mario Mori, Giuseppe De Donno e Antonio Subranni, l’ex senatore di Fi Marcello Dell’Utri, i boss Leoluca Bagarella e Antonino Cina’ e Massimo Ciancimino. Tutti condannati a pene pesantissime dalla corte d’assise di Palermo, sono attualmente sotto processo in appello. L’assoluzione di primo grado per Mannino era arrivata, dopo oltre un anno dall’inizio del processo davanti al gup Marina Petruzzella, il 4 novembre del 2015.

Le motivazioni furono depositate il 31 ottobre del 2016.

Mannino era accusato di avere dato input ai contatti tra i carabinieri del Ros e Cosa nostra negli anni delle stragi mafiose. Per l’accusa, temendo per la propria vita dopo la decisione del boss Toto’ Riina di vendicarsi dei politici che non avevano mantenuto le promesse fatte, sarebbe stato il “motore” della cosiddetta trattativa Stato-mafia.

La Cassazione ha respinto la richiesta di conversione della pena dell’ergastolo con 30 anni di carcere a carico di Joseph Focoso, 50 anni, di Realmonte, già killer di Cosa Nostra e omicida, tra gli altri, del maresciallo Giuliano Guazzelli. La Suprema Corte ha confermato quanto deciso lo scorso anno dalla Corte di Assise d’appello di Palermo. La difesa ha presentato il ricorso in ragione della circostanza che, decorso un certo periodo di tempo, ricorrono i presupposti per riesaminare la pericolosità sociale, in tal caso, di Focoso, detenuto dal 13 luglio del 2005. Ciò invece non è stato ravvisato dai magistrati.

La Polizia stradale agrigentina, capitanata da Andrea Morreale, ha intensificato i controlli avvalendosi anche del nuovo telelaser Trucam, impiegato durante il trascorso fine settimana lungo la statale 640. Sono state 11 le contravvenzioni per superamento dei limiti di velocità, con 3 veicoli sanzionati per superamento di tali limiti di oltre 40 chilometri orari, con velocità accertata di 177 chilometri all’ora. Sono stati decurtati 42 punti-patente, con 3 sanzioni che prevedono il ritiro della patente di guida. Denunciati due conducenti, uno di 27 anni di Canicattì, peraltro senza patente, fuggito al posto di blocco, inseguito, acciuffato e risultato ubriaco alla guida, e poi un altro di 19 anni di Agrigento, anche lui senza patente, e che si è rifiutato di sottoporsi all’alcol o droga test.

Perché è tornato a CALARE IL SILENZIO sul ripristino del Ponte “Morandi” di Agrigento ?

Perché nessuno si interessa del danno economico finanziario che sta producendo la chiusura di questa importante arteria alla città di Agrigento in special modo ai commercianti della parte sud e cioè Via XXV Aprile, Via Dante, Via Callicratide, Via Manzoni ed altro ancora ?

Riteniamo che chi Amministra dovrebbe sollecitare l’inizio dei lavori, riteniamo che debbano essere risarciti i commercianti che in questo quadriennio stanno avendo danni spesso vitali per le loro attività che li hanno portati o alla chiusura o nella migliore delle ipotesi ad un abbattimento dei loro giri di affari di percentuali altissime che spesso hanno superato il 50 %.