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In caso di circostanze delicate, come la morte di una persona cara, è importante riuscire a trovare le parole giuste per confortare la famiglia e gli amici del defunto, senza però essere troppo invadenti, quindi con tatto e sensibilità.

In queste occasioni tristi, molte persone si ritrovano a doversi rapportare con la stesura e l’invio di un telegramma, sebbene sia parecchio difficile molte volte riuscire a trovare le parole adatte da scrivere.

Il portale Ufficio Postale ha realizzato e messo a disposizione degli utenti una guida completa che offre parecchi spunti utili per scrivere un telegramma di condoglianze, fornendo consigli e suggerimenti e, in aggiunta, anche la possibilità di inviare direttamente il messaggio comodamente online dal sito stesso.

Tramite l’invio di un telegramma di condoglianze, il mittente vuole principalmente cercare di dimostrare la propria presenza e vicinanza ai cari del defunto, creando un messaggio che sia efficace, conciso, semplice e che arrivi dritto al cuore.

Tra le frasi più utilizzate comunemente, troviamo: “La notizia della vostra perdita ci ha veramente scossi. Vi siamo vicini”, “Il grave lutto che avete subito ci trova vicini alla vostra famiglia. Sentite condoglianze”, “Porgo alla sua famiglia, in questo momento di dolore, le mie più sentite condoglianze”, “Le sono vicino in questo momento di dolore. Giungano a lei e famiglia le più sentite condoglianze per questa grave perdita” o ancora “In una simile circostanza di lutto ci uniamo a voi con tanto affetto”.

Se fino a poco tempo fa per inviare un messaggio di condoglianze per mezzo di un telegramma era necessario recarsi presso l’ufficio postale della propria città, oggi è appunto possibile effettuare l’intero iter online e in modo autonomo, scrivendo e inviando il telegramma ovunque ci si trovi e in qualsiasi momento direttamente dal proprio smartphone, tablet o PC per mezzo di un servizio facile e della durata di pochi secondi.

Inoltre, la tempistica di invio è veramente rapida e il telegramma viene recapitato al destinatario nella stessa giornata, in forma cartacea.

Ufficio Postale consente inoltre all’utente di controllare i costi e di verificare e modificare il messaggio di condoglianze prima dell’invio. Infine, tra le dritte fondamentali per inviare un perfetto telegramma, è necessario ricordare di inserire il nome e il cognome del mittente e del destinatario e di fare attenzione a scrivere correttamente l’indirizzo.

Il Tribunale del lavoro di Palermo ha intimato all’Inps di rilasciare il durc alla Cmc, anche se in concordato preventivo. In questo modo, la società può tornare ad operare sbloccando i finanziamenti che servirebbero per pagare i fornitori e, pertanto, i lavori sulla 189 e sulla 640 potrebbero riprendere.
“La Uil, a questo punto – dice il segretario provinciale Gero Acquisto – torna ad essere ottimista per la ripresa dei lavori. La nostra speranza è che le due opere vengano ultimate in tempi brevi per evitare che la provincia agrigentina continua ad essere sempre più isolata. Si avvicina anche il 2020 e con esso la grande opportunità che la città dei templi, ma anche l’intera provincia in generale, possano calamitare l’attenzione di centinaia di migliaia di turisti per i 2600 anni di Akragas, sarebbe come partire con il piede sbagliato se la 189 e la 640 non venissero ultimate. Inoltre, finirebbe questa sorta di via crucis in cui sono ridotti migliaia di automobilisti che per raggiungere il capoluogo palermitano o il catanese necessitano di oltre tre ore”.
Inoltre, il sindacato diretto da Acquisto in merito alle parole del ministro Toninelli che ha promesso, in particolare, per la Ss 640 il finanziamento di 12 milioni di euro entro il prossimo mese di ottobre e altri 33 e mezzo entro il 2020, prima di sbilanciarsi intende attendere.
“Le promesse del ministro – conclude Acquisto – sono importanti, ma alle parole devono seguire i fatti. Proprio per questo motivo monitoreremo a 360 gradi la vicenda”

n conclusione oggi ad Agrigento, nella sala conferenze del Monastero Santo Spirito, la tre giorni del confronto intitolato “Incipit Lab. Geografie della didattica. Coordinamento nazionale dei laboratori di progettazione architettonica del primo anno”. L’iniziativa è promossa dal Dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo, diretto da Andrea Sciascia.

Le interviste

Sapevo che sarebbe stato difficile.
Non è un libro che si legge in una notte.
Se ci riesci vuol dire che non hai un cuore.

Prima di aprirlo, quel libro, lo tengo chiuso sulle gambe.
Guardo la foto di copertina, senza alcun ritocco.
Riconosco Luigi in quella sua espressione, nella quale c’è tutto il suo vissuto, c’è tutto quello che sa dire. Il titolo è esaustivo, penso di aver capito cosa mi attende. Ma sono una lettrice seriale, e so che spesso in quelle pagine sotto la copertina, c’è sempre qualcosa a cui non si è pronti.

Prima di incominciare, ripenso a come e quando ho conosciuto Luigi Leonardi; ricordo tutto, ogni dettaglio delle parole che ci siamo scambiati, e ho bene a mente la voglia che “resiste e persiste” di porgli ancora delle domande. Potrei scriverlo io, un libro su Luigi Leonardi; forse un giorno lo farò, perché la sua storia, non è uguale a tutti quelli che vivono sotto scorta. Ha in comune qualcosa con loro, ma la sua storia contiene dei dettagli che ti annientano, ti scorticano vivo, ti costringono quasi ad apprezzare tutto quello che hai. Quanto siamo banali, mentre detestiamo le nostre vite, a volte, alla continua ricerca di qualche “emozione forte” – penso.
Emozione forte, che può essere nel bene o nel male.

Ripenso a come alcuni incontri, possano cambiarti la vita.
Forse perché alcune vite sembrano avere una sceneggiatura intrinseca, mentre i protagonisti di quelle vite, vorrebbero solo avere un’esistenza come tutti gli altri.  Il libro ancora non l’ho aperto, e già la mia percezione del vivere è mutata.

Sono stata Luigi Leonardi per giorni; 12 per l’esattezza.

Sono stata Luigi Leonardi per tutti i giorni che mi sono serviti per leggere il suo libro “La paura non perdona“. Per tutti quei giorni in cui ho letto e riletto il suo libro, mentre ripercorrevo per scelta alcuni passaggi, facendomi sempre più male, sono stata Luigi Leonardi, sentendo su di me tutto il dolore, la paura, l’inquietudine, lo sconforto, lo sgomento, e poi il coraggio di un uomo che ha affrontato una vita diversa da come l’aveva immaginata, ma che non si è mai arreso, non si è mai piegato alle logiche che conducono un essere umano quasi sempre a fare le scelte più semplici, affinché si palesi una sorta di sopravvivenza indolore.

Il dolore, Luigi Leonardi, lo ha provato sulla sua pelle, nella sua esistenza, dentro il suo cuore. Poi lo ha fatto in mille e mille pezzi, lo ha fatto esplodere, scrivendo questo libro e lo ha donato ad ogni lettore affinché ne conoscesse i dettagli, affinché tutti si avesse contezza di come si può scegliere da che parte stare,  facendo i conti con la realtà che spesso ha i contorni di un incubo, e poi insegnando che ci si deve annientare a volte, per risorgere.

Cos’ha questo libro, dunque, in più o di diverso, da tutti quelli scritti in forma autobiografica da coloro che vivono come Leonardi, sotto scorta? Io li ho letti tutti, quindi posso rispondere con lucidità e cognizione di causa.

Intanto c’è una cosa che io sapevo già da tempo, ma adesso posso dirla con assoluta certezza.
Luigi Leonardi conosce l’arte della scrittura.
Sa scrivere meravigliosamente bene.
E’ un dono il suo, ed io sono contenta che abbia deciso di scrivere questo libro, perché leggere il suo modo di mettere insieme le parole è un vero piacere, oserei dire un privilegio.

Ma questo libro è bello anche per un altro motivo, forse il più importante.

Non è un libro romanzato. Non vi sono frasi d’effetto, non vi sono pezzi descritti ad arte per fare breccia nell’attenzione del lettore, non vi è la volontà di calcare la mano affinché si possa palesare una sorta di commozione. Quella arriva da sé, è così prorompente che ad essa ci si può solo arrendere. La bravura di Leonardi risiede nella capacità di raccontare la sua vita sin nei minimi dettagli, anche quelli più scomodi, ponendo il lettore sin da subito nella condizione di “farsi coraggio”, perché se non ne assumi alcune dosi, non ce la fai ad andare avanti nella lettura, non ce la fai ad arrivare alla fine. Ti dice tutto, Leonardi, ti sfida a conoscere la verità, quella che a volte fa così male che si fa finta non sia mai esistita, perché è più facile così.

E se nella vita vera, fuori dal libro, mai, neanche per una volta ho sentito Luigi Leonardi piangersi addosso per quella che è la sua vita sotto scorta, per le ingiustizie che ha subìto, per la sofferenza gratuita a cui è stato sottoposto, per il dolore che lo ha portato sul fondo, così nel suo libro è facile riscontrare tutta la sua personalità, il suo carattere, il suo coraggio.

Ma c’è anche altro.

C’è la sensibilità di un uomo che ha visto di tutto, che ha subìto di tutto, ma non si è mai incattivito; c’è la lucidità di chi sa che in alcuni momenti, il modo in cui agisci, decreta il giusto finale.

Questo libro è un racconto dettagliato di un imprenditore di successo, che vede la sua vita piegarsi sotto le richieste estorsive della criminalità organizzata. E il racconto di una esistenza che si sgretola quando incontra sulla propria strada la camorra, che viene giù a pezzi, che ti sotterra sotto un cumulo di macerie. E’ il racconto di un uomo che viene abbandonato e lasciato solo anche dalla sua stessa famiglia, che lo addita come “traditore” quando sceglie di denunciare, di fare la cosa giusta. E’ il racconto di ricordi che a volte sono così lontani ma così vividi da diventare taglienti, capaci di ferire. Ma Luigi è quello che si rimette sempre in piedi, che impara a soffrire e a trasformare quel dolore e tutte le delusioni che si susseguono, in una rivincita costante.

E’ un eroe dagli occhi belli, Luigi Leonardi, non è mai divo.
In molti lo diventano, sfruttando quella notorietà che inevitabilmente investe, quando si diventa un personaggio pubblico, quando si finisce negli articoli di cronaca e di approfondimento.

E’ un uomo che mette in fila giorni e ne disegna l’orizzonte, Leonardi.
Ha imparato a non arrendersi, anche quando lo Stato non ha saputo difenderlo per come avrebbe dovuto. Non ha mai gettato la spugna, non ha mai piegato la testa, non è mai sceso a compromessi … mai. L’ha inclinata all’indietro, a volte, la testa, per far scivolare via le lacrime, quelle che non si potevano mandare indietro, quelle che gli ricordavano di essere solo un uomo, davanti ad una macchina enorme e spietata chiamata camorra.

“La paura non perdona”, dice Luigi Leonardi dalle pagine del suo libro di cui consiglio vivamente la lettura.

Io leggendolo ho imparato che la verità deve contemplare anche i nostri propri errori, che quanto più guardiamo da vicino una cosa, tanto più perde potere sulle nostre paure. Ho imparato che la notte può essere assassina o madre, di quelle che danno la vita, senza rinnegare mai di averti messo al mondo.

 

Simona Stammelluti 

 

Ad Agrigento le ultime notizie sul secondo tratto del viadotto Morandi chiuso al transito risalgono allo scorso 20 maggio, quando il Genio Civile di Agrigento, diretto dall’architetto Rino La Mandola, ha annunciato l’approvazione, ad opera dello stesso Genio Civile, del progetto esecutivo per il consolidamento, rilasciando l’autorizzazione “sismica” all’Anas, che avrebbe potuto così avviare immediatamente i lavori. Ebbene, dallo scorso 20 maggio, e sono trascorsi due mesi, intorno al viadotto Morandi non si è mossa foglia. Le opere progettate consistono nel consolidamento dei piloni in cemento armato, mentre proseguirà contestualmente, a cura dell’Anas, il monitoraggio delle condizioni di stabilità degli impalcati in cemento armato precompresso, che saranno oggetto di un successivo intervento. Al momento però nulla è stato compiuto. Ieri l’ex consigliere comunale di Agrigento, Giuseppe Di Rosa, a difesa anche degli interessi commerciali in tante strade limitrofe al viadotto, ha sollecitato l’amministrazione comunale di Agrigento a pressare sull’Anas. Oggi il coordinatore dell’associazione ambientalista “MareAmico”, Claudio Lombardo, ha diffuso una foto testimonianza del progressivo deterioramento a cui è soggetto, in mancanza di interventi, il viadotto Morandi. E Lombardo commenta: “Sono passati inutilmente 850 giorni dalla chiusura del ponte Morandi senza che sia stato fatto nessun passo avanti per il suo abbattimento, e non decolla neanche il presunto e assurdo progetto di manutenzione ordinaria, dal costo incredibile di 30 milioni di euro. Tutto è fermo ed ogni giorno che passa la struttura, senza uso e senza manutenzione, si sta distruggendo da sola a vista d’occhio!”.

Il gup del Tribunale di Agrigento Luisa Turco ha convalidato l’arresto di Massimiliano Piraneo, ingegnere agrigentino di 40 anni, arrestato lo scorso weekend con l’accusa di rapina ai danni di una prostituta sudamericana.

Secondo la versione di quest’ultima Piraneo, dopo aver fissato un appuntamento, l’avrebbe minacciata con un coltello e rapinata di circa mille euro. Soldi che i carabinieri hanno ritrovato in casa dell’ingegnere che, nell’ambito dell’udienza di convalida assistito dall’avvocato Carmelita Danile, ha respinto le accuse affermando che i soldi fossero suoi e che non avrebbe alcun motivo per rapinare qualcuno. 

Il giudice ha applicato gli arresti domiciliari. La difesa ha già annunciato ricorso al Riesame di Palermo per l’annullamento della misura cautelare.

Giuseppe Termine, funzionario direttivo dell’Amministrazione Regionale e già commissario ad acta della Camera di Commercio di Agrigento, con decreto del presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, è stato nominato commissario straordinario dell’Ente. Il provvedimento prevede che la durata dell’incarico si potrarrà fino all’insediamento degli ordinari organi di amministrazione della nuova Camera di commercio di Agrigento, Caltanissetta e Trapani.

La conferenza dopo l’annullamento dell’elezione a segretario regionale del Partito Democratico da parte della Commissione nazionale di garanzia. L’intervento di Faraone: “Hanno usato la commissione di garanzia per epurarmi. Contrasto l’ipotesi di un accordo con il M5s. Il partito non può fare, come ha proposto Franceschini, con una forza che continua a dire che il Pd toglie i bambini alle famiglie per poi venderseli”.

Marco Vullo Consigliere Comunale di Agrigento, chiede al Sindaco, agli Assessori alla Ecologia e Sanità ed agli organi competenti dell’ ASP di Agrigento di intervenire con urgenza in ordine allo stato di DEGRADO e grave rischio per incolumità e la salute pubblica in cui versa una porzione abbondante di terreno adiacente alla Via Mattia Pascal nello zona denominata “ COZZO MOSE’

Vullo denuncia e scrive “ La porzione di terreno in questione in cui è presente anche un edificio abbandonato e stata letteralmente trasformato in una vera e propria discarica, cospicua la presenza di “ETERNIT” e materiale di risulta oltre alle erbacce e rifiuti di ogni genere che fanno da contorno ad uno scenario desolante, risultando essere alto il rischio igienico sanitario per i residenti della zona”

Questa la denuncia del Consigliere Vullo esponente del Gruppo Uniti per la Città che continua affermando “ questo è l’ennesimo esempio di abbandono e degrado in cui versano i quartieri della città di Agrigento si continua a registrare l’inadeguatezza di governare questi fenomeni da parte delle autorità preposte e non in ultimo anche il governo Firetto e la sua Giunta, sempre di più incapaci di sanare le problematiche che attanagliano i quartieri che continuano a rimanere abbandonati a se stessi”

Vullo Continua “ Per questa spiacevole situazione in considerazione degli alti rischi legati alla salute pubblica dei cittadini residenti, chiederò ufficialmente agli uffici dell’ASP di intervenire e presenterò a giorni una mozione/atto di indirizzo in Consiglio Comunale al fine di sollecitare il Sindaco e gli Assessori di competenza a prendere immediati provvedimenti al fine di scongiurare il peggio, soprattutto il rischio di incendio che potrebbe scatenarsi a cause del caldo della stagione estiva “

Vullo Afferma “ chi ha il dovere di intervenire lo faccia, si provveda immediatamente ad eliminare questa indegna situazione, attraverso azioni concrete di salvaguardia e tutela della salute pubblica e della incolumità dei  cittadini residenti e non ”

Un peschereccio di quasi dieci tonnellate e’ affondato a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento. L’incidente, causato forse da un errore umano dell’equipaggio nella chiusura delle valvole, e’ avvenuto sulla banchina nord dove il “Maria Lorena” era stato appena rifornito di carburante.

 

Per questo, infatti, non si sono registrati feriti visto che nessuno era a bordo. I vigili del fuoco non sono riusciti ad intervenire in tempo perche’ l’inabissamento e’ avvenuto in pochi minuti per via del peso consistente. La capitaneria di porto, invece, ha attivato le procedure per limitare i danni ambientali svuotando i serbatoi.