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Borsellino, le dichiarazioni all’Antimafia (l’audio di Borsellino)

Recuperate, con rimozione del segreto, le dichiarazioni di Paolo Borsellino in Commissione antimafia dall’84 al 91. Ecco alcuni stralci. Polemico il fratello Salvatore.

Venerdì prossimo, 19 luglio, saranno 27 anni dalla strage di Via D’Amelio. E la Commissione parlamentare antimafia ha appena concluso un certosino lavoro di recupero di tutte le dichiarazioni rese nel corso del tempo da Paolo Borsellino innanzi alla stessa Commissione antimafia, in occasione di altrettante audizioni tra il 1984 e il 1991. Alcune di tali audizioni sono state segrete, e adesso sono state declassificate e, dunque, rese conoscibili e pubblicabili. Il tutto è stato raccolto in un archivio digitale, all’interno di un unico sito internet del Parlamento Italiano. Tra le dichiarazioni oggi note una è del 1984. Paolo Borsellino è impegnato insieme a Giovanni Falcone ad istruire il primo maxi processo a Cosa Nostra, e le sue parole a Palazzo San Macuto, sede della Commissione antimafia a Roma, sono: “Desidero sottolineare la gravità dei problemi che dobbiamo continuare ad affrontare… Di pomeriggio è disponibile solo una macchina blindata. Pertanto io, sistematicamente, il pomeriggio mi reco in ufficio con la mia automobile e ritorno a casa alle 21 o alle 22. Con ciò riacquisto la mia libertà, però non capisco che senso abbia farmi perdere la libertà la mattina per essere poi libero di essere ucciso la sera”. E poi, il 4 dicembre del 1989, innanzi alla Commissione antimafia riunita in trasferta a Trapani, Paolo Borsellino, da Procuratore della Repubblica di Marsala, afferma: “Questa è terra di grandi latitanti: Provenzano, Riina e altri nomi storici. E a Castelvetrano vi sono grandi proprietà di mafia, che ora stanno vendendo e sto facendo delle indagini per capire a chi. Sono proprietà di Saveria Benedetta Palazzolo, la moglie di Bernardo Provenzano, ma anche di Badalamenti e di Bontate, cioè delle famiglie cosiddette perdenti. Vi fu infatti un periodo in cui questa era zona di espansione di tutte le famiglie mafiose”. E il presidente della Commissione antimafia, Nicola Morra, commenta: “Tutto quello che avviamo oggi è un ulteriore segnale di democratizzazione del Paese. Abbiamo ascoltato gli audio del 1984, registrati a Palermo, e Borsellino già ragionava sulle difficoltà di portare avanti un processo con numeri enormi. Non sempre le sue richieste vennero pienamente soddisfatte. Con la sua ironia tipica il magistrato dice ‘sono libero di essere ucciso, siamo quattro a dover essere portati ma abbiamo una sola auto blindata’. Questi materiali che possono emotivamente risultare toccanti saranno messi nella disponibilità di tutti gli italiani”. E’ invece polemico il fratello di Paolo Borsellino, Salvatore, che replica: “In quella strage mio fratello è stato ridotto ad un tronco carbonizzato senza più le gambe e le braccia. I pezzi di quei ragazzi sono stati raccolti uno ad uno e messi in delle scatole per poi essere identificati, separati e racchiusi in delle bare troppo grandi per quello che restava di loro. Ora, a 27 anni di distanza, non posso accettare che i pezzi di mio fratello, le parole che ha lasciato, i segreti di Stato che ancora pesano su quella strage, vengano restituiti a me, ai suoi figli, all’Italia intera, ad uno ad uno. E’ necessario che ci venga restituito tutto, che vengano tolti i sigilli a tutti i vergognosi segreti di Stato ancora esistenti e non solo sulla strage di Via D’Amelio ma su tutte le stragi di Stato che hanno marchiato a sangue il nostro Paese”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

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