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Un donna di 42 anni si era allontanata da Favara semplicemente per andare via con un altro uomo di cui si è innamorata, facendo perdere le sue tracce.

E’ accaduto a Favara, quando la famiglia aveva già sporto denuncia di scomparsa e i carabinieri si erano già attivati nelle prime ricerche.

Nel pomeriggio di sabato la donna si è recata nella caserma dei Carabinieri della Tenenza di Favara dichiarando il suo volontario allontanamento per stare con l’uomo di cui si è innamorata, lasciando l’attuale marito.  

“A seguito dei fatti occorsi ieri e della riunione urgente del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza presieduta dal Prefetto in data odierna occorre precisare e stabilire con estrema oggettività l’evolversi dei fatti. La Festa di Santa Croce è stata interrotta dal Questore a seguito di una segnalazione del Comando Compagnia Carabinieri di Cammarata da parte degli stessi organizzatori i quali dichiarano che sono venuti a mancare le condizioni di sicurezza necessarie al tranquillo svolgimento della manifestazione”, commenta così il sindaco di Casteltermini, Gioacchino Nicastro.

La nota del Questore dice testualmente si intima ai signori rappresentanti dei Ceti di non effettuare la manifestazione.

Va da se che senza i Ceti non è possibile andare avanti nella realizzazione di quanto da loro organizzato.

Il Comune di Casteltermini, non essendo l’organizzatore, non solo subisce il provvedimento ma  riceve solo “per conoscenza“ comunicazione del divieto imposto ai ceti e all’Associazione G.A.M.A. che li rappresenta.

Immediatamente presso il Comune, le forze politiche di maggioranza (con la assenza immotivata dell’assessore Salvatore Scozzari) e opposizione, pur non essendo gli organizzatori ufficiali della festa si prodigano per cercare una soluzione, le interlocuzioni vanno avanti per ore ma nessuno ha il potere di eludere un’intimazione del Questore.

Questi sono i fatti fino alla tarda mattinata di oggi, allorquando a seguito di una riunione urgente del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica al quale ho partecipato, avviene una apertura da parte del Prefetto che ha differito la Festa ad un’altra data, preferibilmente tra due settimane.

A margine di questi fatti apprendo dalla stampa che l’assessore Salvatore Scozzari, piuttosto che fare fronte comune con tutte le forze politiche presenti ieri sera getta benzina sul fuoco della polemica facendo finta di non sapere che l’Amministrazione non era organizzatrice diretta degli eventi, rischiando di destabilizzare ulteriormente un già compromesso clima sociale all’interno della comunità castelterminese.

Se queste voci fossero confermate a me non rimarrebbe che prendere atto della fine del rapporto fiduciario tra amministrazione e assessore Scozzari.

 

foto corriere della sera

È Vanessa Redgrave, l’attrice premio Oscar nel 1978, che al Teatro Greco di Siracusa  il prossimo 12 giugno, riceverà l’Eschilo d’oro

 

La Fondazione Inda assegnerà il prestigioso riconoscimento all’interprete britannica Vanessa Redgrave  che ha fatto la storia mondiale del cinema e del teatro e che in carriera ha vinto un premio Oscar come attrice non protagonista per Giulia, il film diretto da Frank Zinnemann con Jane Fonda, ha ricevuto in carriera sei nomination all’Oscar, e ha ottenuto due Golden Globe, un Bafta, due Prix al Festival di Cannes, la Coppa Volpi a Venezia, due Emmy e, in campo teatrale, un Tony Award e un Olivier Award, entrambi come miglior attrice.

La cerimonia di consegna dell’Eschilo d’Oro, il riconoscimento assegnato dal 1960 dalla Fondazione Inda a personalità che si sono internazionalmente distinte nel teatro classico e negli studi sulla classicità greca e latina, è in programma il 12 giugno al Teatro Greco di Siracusa prima della replica di Elena di Euripide. L’Eschilo d’oro nel corso degli anni è stato assegnato tra gli stranieri ai registi Theo Anghelopulos, Ariane Mnouchkine e Peter Stein ma anche a Vittorio Gassman, Giorgio Albertazzi e Irene Papas. Vanessa Redgrave è interprete di innumerevoli produzioni teatrali, dagli inizi con i testi di William Shakespeare, Anton Cechov, Henrik Ibsen, Bertolt Brecht al Tony Award vinto nel 2003 come miglior attrice per Il lungo viaggio verso la notte di Eugene O’Neill.

Lunghissima e pluripremiata la carriera cinematografica con Redgrave interprete di alcune delle pellicole che hanno segnato la storia del cinema, da Blow-up di Michelangelo Antonioni ad Assassinio sull’Orient Express di Sidney Lumet. L’attrice è anche Andromaca nelle Troiane di Micheal Cacoyannis ed è stata protagonista di produzioni televisive di grande qualità come il film Fania che le consente nel 1980 di ricevere l’Emmy Award come miglior attrice. Nel 2018 le è stato conferito il Leone d’oro alla carriera alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Da sempre impegnata politicamente e per il rispetto dei diritti umani, Vanessa Redgrave è ambasciatrice dell’Unicef e il 12 giugno, prima di ricevere l’Eschilo d’oro, presenterà al Teatro comunale di Siracusa, Sea Sorrow. Il film documentario, diretto dall’interprete britannica racconta la storia passata e presente dei rifugiati in Europa concentrandosi in particolare sui bambini rifugiati. La proiezione del film documentario è organizzata dalla Fondazione Inda in collaborazione con l’Ortigia Film Festival.

Nella Stagione 2019 della Fondazione Inda anche due eventi speciali: l’omaggio a Pina Bausch, lunedì 3 giugno alle 18, nel salone Amorelli di Palazzo Greco, in corso Matteotti a Siracusa. “Il mito greco nelle Tanzoper di Pina Bausch” è il titolo dell’incontro che vedrà Marinella Guatterini commentare Ifigenia in Tauride e Orfeo ed Euridice. Il 10 giugno, alle 18, in piazza Minerva, nel centro storico di Ortigia, è invece in programma “Voci. impronte femminili nella città antica”, in collaborazione con enciclopediadelledonne.it  Le attrici della Stagione 2019 al Teatro Greco di Siracusa e personalità siracusane come il questore Gabriella Ioppolo, il Sovrintendente ai Beni Culturali e Ambientali di Siracusa Irene Donatella Aprile, Maria Musumeci, direttore del Polo regionale di Siracusa per i siti e i musei archeologici e poi ancora Simona Arnone, dirigente scolastico e Cettina Voza, storica e scrittrice, leggeranno alcuni brani dedicati a donne dell’antichità, da Santippe a Saffo, da Artemisia a Santa Lucia.

Il presidente della Fondazione Inda Francesco Italia, il consigliere delegato Mariarita Sgarlata e il sovrintendente Antonio Calbi hanno illustrato questa mattina anche il programma della Giornata mondiale del rifugiato. Il 17 giugno, in collaborazione con UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, sul palco del Teatro Greco di Siracusa, dalle 21, si alterneranno artisti come Tullio Solenghi, Maddalena Crippa, Laura Marinoni, Elisabetta Pozzi, gli attori della Stagione 2019 al Teatro Greco di Siracusa, gli allievi dell’Accademia d’Arte del Dramma Antico e poi ancora Bernard Dika, il ventenne nato in Albania, arrivato in Italia insieme ai genitori quando aveva ancora pochi mesi di vita e insignito del titolo di Alfiere della Repubblica italiana, a dicembre del 2016, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nel corso della serata, che vedrà anche la partecipazione dei rappresentanti dell’Agenzia dell’Onu per i Rifugiati, è in programma lo spettacolo L’Abisso di e con Davide Enia. La Fondazione Inda è partner per il tredicesimo anno di UNHCR e anche quest’anno parte del ricavato dalla vendita dei biglietti sarà devoluto in beneficenza.

Tra giugno e luglio sono poi previsti gli incontri all’Orecchio di Dionisio con gli interventi dello scrittore e saggista Claudio Magris, il 19 giugno su Alcesti, Euridice e l’idea del tempo; di Luciano Canfora il 25 giugno sul tema Il colpo di stato di Lisistrata; il 29 giugno con l’attrice e scrittrice Lella Costa che dialogherà con Margherita Rubino su Donne e guerra in Aristofane. A chiudere i quattro incontri sarà Eva Cantarella, lunedì 1 luglio, con un intervento su Donne e misoginia nel mondo antico. Tutti gli incontri sono in programma alle 17,30 e sono a ingresso libero fino a esaurimento posti.

Il 21 giugno, alle 21, al Teatro Greco di Siracusa appuntamento con Agon, il processo simulato ai personaggi degli spettacoli classici. A organizzare l’evento, che si tiene al Teatro Greco di Siracusa dal 2009, sono la Fondazione Inda, The Siracusa International Institute for Criminal Justice and Human Rights, l’Associazione Amici dell’Inda e l’Ordine degli Avvocati di Siracusa. Sul banco degli imputati per l’edizione 2019 di Agon salirà Elena interpretata nelle Troiane da Viola Graziosi. Processo a Elena: artefice o vittima della guerra di Troia? è il titolo della serata che vedrà l’ex magistrato Gherardo Colombo sostenere l’accusa contro Elena, Vittorio Manes, avvocato e professore ordinario di Diritto penale all’Università di Bologna ricoprire i panni del legale difensore mentre la giuria sarà presieduta da Livia Pomodoro, ex presidente del Tribunale di Milano, e composta da Giuseppina Paterniti Martello, direttrice del Tg3 e Loredana Faraci, docente all’Accademia delle Belle arti di Roma. Protagoniste della serata saranno anche le attrici Laura Marinoni, interprete di Elena nell’Elena di Euripide diretto da Davide Livermore e Maddalena Crippa, Ecuba nelle Troiane con la regia di Muriel Mayette-Holtz. Come ogni anno, dopo il dibattimento la giuria popolare, costituita dal pubblico che seguirà il processo, esprimerà il proprio giudizio di condanna o assoluzione nei confronti dell’imputata.

 

Stamane, a margine delle celebrazione della Festa della Repubblica, si è riunito presso la Prefettura di Agrigento, il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza pubblica presieduto dal Prefetto di Agrigento, Dott. Dario Caputo.

Nel corso della riunione sono state approfondite le cause che hanno imposto la sospensione, nel pomeriggio di ieri, della Festa del Taratatà di Casteltermini.

In effetti, come avevano evidenziato nella giornata di ieri gli stessi organizzatori, sono venute a mancare le condizione di sicurezza necessarie al tranquillo svolgimento della manifestazione.

Alla seduta del Comitato ha partecipato anche il sindaco di Casteltermini che si è dichiarato disponibile ad organizzare direttamente, tramite il Comune, la Festa del Taratatà.

All’esito delle valutazioni, il Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica ha stabilito il differimento della manifestazione ad altra data, preferibilmente tra due settimane.

 

I consiglieri comunali Maria Pia Greco, Vincenzo D’Urso e l’ assessore Salvatore Scozzari, alla luce di quanto successo, esprimono tutta la vicinanza e solidarietà ai propri concittadini, ai commercianti e a tutto il popolo coinvolto direttamente e indirettamente per il mancato svolgimento della “Festa di Santa Croce”.

Con tale nota si dissociano apertamente dalle scelte operate dall’amministrazione comunale che non ha mostrato doti di mediazione e trovato soluzioni, nonostante vi sia stato l’intervento di forze politiche di “alto livello” , affinchè anche quest’anno si svolgesse la festa tanto acclamata.

Costituisce, così, immenso dolore nel vedere negli occhi dei castelterminesi cotanta afflizione.

Proprio per manifestare apertamente e politicamente il proprio dissenso sul modus operandi l’assessore Scozzari presenterà in consiglio comunale, la settimana prossima, le proprie dimissioni.

 

Il procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella, e il pm Cecilia Baravelli hanno dissequestrato la nave “Sea Watch” che era stata al centro di un braccio di ferro fra magistratura e governo dopo lo sbarco, lo scorso 18 maggio a Lampedusa, di 47 migranti salvati in acque libiche. Una volta conclusi gli accertamenti e in seguito al dissequestro la nave della Ong potra’ lasciare il porto di Licata (Ag). I pm hanno ritenuto, infatti, cessate le esigenze probatorie.

Il provvedimento, subito esecutivo, e’ stato notificato anche agli avvocati dell’unico indagato, il comandante della nave Arturo Centore al quale si contesta il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Nasce da un’azione di protagonismo civico, il primo spazio giochi del quartiere Fontanelle. E’ stato inaugurato nel pomeriggio di oggi, di fronte ad un pubblico numeroso composto non solo dagli abitanti del quartiere ma anche da molti cittadini di altre zone della città, presso la chiesa di San Nicola, il “Parco del sorriso” uno spazio giochi  promosso dall’ Amministrazione comunale assieme all’Associazione di mamme “Principi e principesse” e al Comitato di quartiere di Fontanelle. Il taglio del nastro è avvenuto alla presenza del sindaco Lillo Firetto, degli Amministratori comunali e di monsignor Liborio Russotto e dei sacerdito della comunità parrocchiale locale. Il nuovo Parco consiste in un’ area destinata all’intrattenimento dei ragazzi del quartiere, di uno Spazio Polifunzionale intitolato a Monsignor Russotto, con annesso campo di basket in cui il Lions Club ha installato un canestro nel contesto dell’iniziativa “Cento piazze per lo sport” per sensibilizzare i giovani ai valori dello sport. All’inaugurazione era presente una rappresentanza della Fortitudo Moncada mentre gli animatori  di “Cartapesta” hanno intrattenuto i più piccini. L’artista Sergio Criminisi ha invece realizzato un grande murale, un’opera di street art che da oggi colora quest’area, dedicata ai bambini e ai ragazzi, che a Fontanelle finora era assente. Il “Parco del sorriso”, infatti, è il primo spazio giochi del quartiere, realizzato interamente attraverso azioni di protagonismo civico. 

I carabinieri della Tenenza di Favara hanno denunciato un sedicenne del paese perché trovato in possesso di 35g di marijuana durante un normale controllo stradale. I militari hanno imposto l’Alt al giovanissimo e, notando nervosismo, hanno deciso di procedere a perquisizione.

In poco tempo sono saltati fuori 35g di marijuana in parte suddivisa in dosi. Elemento questo che ha insospettito i carabinieri che hanno avviato le indagini. 

Vista la giovane età e considerando il fatto che fosse incensurato i militari hanno solamente denunciato il ragazzo ma sono in corso accertamenti per capire da dove venisse la droga e, soprattutto, a chi fosse destinata.

A nulla è valsa la folta presenza di devoti e appassionati alla festa di Santa Croce – Taratatà di Casteltermini che nel pomeriggio di oggi su è recata dinnanzi la caserma della locale stazione dei carabinieri al fine di scongiurare la sospensione della sfilata dei cavalli prevista per stasera a causa di un’ancora poco chiara vicenda che riguarda l’ordine e la sicurezza pubblica.

Il tutto a causa di una rissa scoppiata tra un rappresentante del comitato della festa e delle persone non meglio specificate, che avrebbe indotto sia il comandante della locale stazione dei carabinieri, sia il prefetto di Agrigento a sospendere definitivamente la manifestazione di questa sera.

Di sicuro si è un creato un grande danno prima all’immagine della stessa festa e poi all’indotto economico che la stessa avrebbe potuto portare.

Non si tratta di un danno soltanto locale ma di più vaste dimensioni se si considera che molti Castelterminesi residenti all’estero avevano programmato già le ferie in occasione della festa di Santa Croce.

 

Ferdinando Scianna, il famoso fotografo e fotoreporter siciliano uno dei grandi dell’agenzia Magnum, espone fino al 28 luglio a Palermo, presso la Galleria d’Arte Moderna

Questa mostra è una vera e propria sfida. Puoi subirne la suggestione, puoi emozionarti (spesso) e se sei particolarmente empatico con l’arte, puoi anche piangere di commozione. Devi avere una discreta cultura alle spalle per apprezzarla appieno; oppure, dopo essere stato rapito da tutto quello che si consuma durante la visione di quei 200 scatti, devi essere abbastanza curioso da andarti a studiare quello che Scianna lancia con la sua mostra, ossia veri e propri spunti culturali e non solo di riflessioni.

Una mostra allestita in maniera impeccabile, dove niente è a caso; perché la suggestione è creata non solo dal valore intrinseco delle foto esposte per argomenti, ma anche da come sono collocate all’interno della galleria. Un allestimento che è di per sé una mappa da seguire per raggiungere una meta.  Alcune foto sono semplicemente attaccate alle pareti, altre lasciate pendere dai soffitti. E poi ce ne sono ancora, dentro una intelaiatura rotonda, o in nicchie ricavate da una sorta di gigantesco soffietto, dove dietro ad ogni angolo si cela una storia. Storia di personaggi famosi, molti dei quali sono stati in vita amici del fotografo; storie di viaggi, di luoghi, di riti, passando  dal dolore, dalle ossessioni, tutto attraverso la memoria.

Storie di vita vera, delle tante vite vissute da Ferdinando Scianna, storie di una carriera che sembra così surreale da essere leggenda. Perché che vita ha vissuto, perché è diventato quello che è, la carriera che ha fatto, lo si scopre stando “dentro” a questa mostra, che non è solo una dimensione visiva, ma un territorio psicologico ed emozionale.

E se come lui stesso dice,  “le fotografie non possono rappresentare delle metafore, perché le fotografie mostrano e non dimostrano”, allora il viaggio fatto all’interno della mostra diventa una modalità per fare i conti con la vita e le sue pillole di crudeltà,  vite difficili, forse distante dai nostri occhi ma reali, affilate, scevre da ogni possibilità di essere addolcite da una possibile sostituzione. E tutto questo Scianna lo fa senza retorica, senza drammatizzazione.

200 scatti in bianco e nero, di vari formati. Da gigantografie che ti sovrastano a formati ridotti che però ritraggono soggetti che per espressione, intensità, contesto, sono dei giganti che ti fanno sentire piccolo.

Solo i ritratti, sono accompagnati da didascalie che sono vere e proprie storie che riguardano i soggetti, che raccontano di aneddoti, di manie. Tutte le altre sono senza titolo, recano solo l’anno e il luogo. Ogni raccolta è inserita in un tema. Il bello è che i temi trattati da Scianna non hanno nulla di scontato, e le motivazioni che lo hanno spinto a fare quelle scelte, diventano una porta da varcare per comprendere in maniera profonda l’autenticità di ogni scatto.

C’è la Sicilia che pulsa, in questa mostra, che è una lente di ingrandimento per molti dettagli della fotografia di Scianna; la Sicilia che è memoria perenne di un sentimento che si affaccia ogni volta che mette in campo una sfida. La Sicilia con i luoghi di Bagheria, con i riti, le feste religiose che Leonardo Sciascia definiva “l’esplosione dell’Es collettivo, quando l’uomo esce dal suo essere, dal suo doloroso Super Io”. Scatti di sguardi “altrove”, e la bravura di beccarne sempre uno in camera. Come quello del bambino della processione, quello di una delle donne in nero della Roma del 1966. Scatti corali, anche quando il soggetto è uno solo, come il filo di ferro protagonista della foto che ritrae la spiaggia delle Cinque Terre.

Scatti corali di soggetti che a volte recitano un copione, che si immedesimano in un ruolo che si consuma lento, come un “Sonno”, quel sonno che inquieta,  che resta in un tempo sospeso e muto e che lui fotografa mentre sembra interrompersi il flusso della vita. Penso alla bravura di un Ferdinando Scianna che fotografa il sonno di una donna che dorme su una panchina di un ospedale psichiatrico e che apparentemente è solo un soggetto che dorme; ma è  nella suggestione che solo lui sa realizzare, che magicamente quella donna si perde nel suo vestito a puntini, che diventa un tutt’uno con la ghiaia.

Le ossessioni, che contemplano le cose,  e poi gli specchi che continuano a dividere il mondo in due, l’ombra, le bestie. Sono vere e proprie sfide a guardare oltre ciò che appare; Il cane nel negozio di pompe funebri, i piccoli squali che sembrano tristi. Suggestioni di una realtà inserita in quella sua inguaribile curiosità.

Non vi è foto in questa mostra che non “mostri” quella pura folgorazione che impone al fotografo di farla quella foto e poi salvarla. Mi viene da pensare all’America di Scianna, fatta di dettagli che a volte urlano come quelli delle metropolitane newyorkesi e a volte sono così silenziosi da scuoterti dentro, come quelli che vengono fuori dal bacio sulla bocca di due ragazzini alla stazione, mentre ti accorgi solo in un secondo momento che si tratta di una stazione.

I viaggi di Scianna, che diventano anche un po’ di chi visita questa mostra: New York, Parigi, la Tunisia, lo Yemen. La toccante foto scattata in Etipia  nel 1984 che ritrae una donna che ha accattato al suo seno un bambino scheletrico, che probabilmente è morto poco dopo, che guarda la sua mamma come se potesse nutrirsi più dai suoi occhi che dalle sue mammelle. Il suo, è un fotografare “malgrado tutto”. Mai solo un atto di denuncia, ma un racconto dettagliato di una condizione, ma anche di una ambizione etica ed estetica.

I luoghi di Ferdinando Scianna non sono mai a caso. Forse come è accaduto a molti altri suoi colleghi famosi. Ma qui c’è la convinzione che alcuni luoghi, come nel caso di Lourdes, custodiscano un senso, proprio in quella quantità di domande che anziché collassare in una risposta, lo fanno in nuove interrogazioni.

Anche il dolore, che Scianna fotografa in ogni sua forma, è a  volte così crudo da far male. Perché tu ci provi a passare allo scatto successivo lungo la parete, ma poi torni indietro. Il bello di questa mostra è anche questo: quello di non voler perdere nessun dettaglio. Fai di tutto per portare via con te molto di quello che si consuma in quel luogo, dove nulla è a caso, mentre il fotografo “ha solo il caso, come unico materiale utile”.  I meravigliosi regali del caso, come quando ha fotografato il fotografo  e pittore francese Jacques Henri Lartigue. Singolare lo scatto: mostra una donna che gli aggiusta i capelli, lui sorride, e dietro di lui, appeso ad una parete un intreccio di raffia che raffigura una specie di gigantesco fiore. La testa di Lartigue è perfettamente al centro, e l’immagine che ne viene fuori è quella di un sole che ride, lo stesso che lui usava disegnare vicino al suo nome ogni volta che firmava una sua opera.

I bambini di Scianna sono un vero capolavoro. Sono il tentativo (riuscito) di dimostrare come essi siano come gli adulti, se li sai guardare per davvero, sono come gli adulti, né meglio né peggio. E lui li ha guardati per come loro meritano di essere visti. I loro occhi, un gioco di sguardi tra chi immagina di finire da qualche parte e chi sceglie di mettere da parte ogni luogo comune.

Che Scianna sia un fotografo che scrive, un antropologo, un letterato lo si evince forte da questa mostra, nella quale ogni soggetto ha un suo posto privilegiato nel contesto, e ogni scatto ha il posto nella strategia di intenti.

Scianna cita Fernanda Pivano nei suoi racconti, mette in mostra tutti i talenti con i quali “ha fatto a cambio” di qualcosa. A volte quel qualcosa è stata un’amicizia, altre un’intervista, altre ancora solo uno scatto. Regala ricordi, Ferdinando Scianna, i suoi e sono un grande regalo che fa al pubblico della mostra. Scianna che ascolta le Suite Inglesi di Bach per ricordare il suo grande amico Henrie Cartier Bresson dopo la sua morte, l’intervista mai uscita a Milan Kundera, e poi ancora lo scatto dietro la vetrina a Jorge Luis Borges del 1964. Momorabile la foto a  Leonardo Sciascia sul sagrato della chiesa mentre passa tra le due bambine ferme, formando un triangolo perfetto, Roland Barthes, Martin Scorsese, Mimmo Paladino, Armando Testa, la Bellucci.

E a proposito di donne, non si può non citare Marpessa, il cui volto giganteggia nella mostra, posizionato nel modo giusto, senza mai essere sfacciato malgrado la bellezza prorompente immortalata da Scianna. Immortala il suo sguardo verde, inquieto, imbarazzato, leggermente sulla difensiva. Anche nelle foto di Marpessa – la famosa modella di Dolce & Gabbana  –  c’è prorompente la Sicilia, il ricordo dell’infanzia siciliana, e poi ancora ciò che resta dei sentimenti della donna che da sempre sono incisi nella coscienza del fotografo, come lui stesso racconta.

La forza del fotoreporter è sfacciata nelle foto scattate a Kami, il villaggio nelle Ande Boliviane; è come se una matita avesse disegnato la vita sospesa di quella gente, evidenziandone sguardi, disincanto, paure, come una testimone invisibile che non interviene mai per modificare gli istanti.

Scianna dice di se di essere sempre stato snob, da prima ancora di possedere mezzi per esserlo. A me dopo la visione di questa mostra viene da dire che Ferdinando Scianna sia stato in grado durante tutta la sua carriera di tenere viva una continuità, mantenendo intatti curiosità, passione, lucidità e un pizzico di ironia.  Il suo fascino trasborda da una mostra così bella, che svela qualche segreto di un grande maestro che sa sempre come essere ricordato.

 

Simona Stammelluti