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I carabinieri di Comitini stanno indagando su un tentativo di furto in danno degli uffici postali piazza Umberto.

Ignoti, infatti, hanno tentato di scassinare l’apparecchiatura bancomat dell’ufficio postale, approfittando delle ore notturne. Qualcosa però sarebbe andato storto e i malviventi si sono dileguati senza portare a termine l’azione delittuosa.

A fare la scoperta è stato il direttore della filiale e i dipendenti ai quali non è rimasto altro che rivolgersi al 112.

Un sopralluogo sul posto è stato effettuato dai Militari dell’Arma che, dopo i rilievi di rito, hanno avviato le indagini.

La Procura di Agrigento ha aperto un fascicolo d’inchiesta. Probabile che vengano acquisite le immagini degli impianti di videosorveglianza.

Il sostituto procuratore della Repubblica di Agrigento, Gianluca Caputo, ha disposto il fermo di un cittadino di 27 anni del Mali, trovato ieri dai carabinieri a Raffadali con una tredicenne della provincia di Catania con cui, il giorno prima, erano fuggiti insieme.

La classica “fuitina” si e’ conclusa con il fermo dello straniero per l’accusa di atti sessuali con minorenne.

Trattandosi di una minore di 14 anni l’eventuale consenso ai rapporti sessuali non e’ rilevante. Il provvedimento e’ scattato dopo che la ragazzina e’ stata sentita alla presenza di uno psicologo.

I due si erano conosciuti su un social network e avevano deciso di fuggire insieme.

L’inchiesta e il processo sul “Sistema Montante”: il maggiore della Guardia di Finanza, Ettore Orfanello, trasferito dai domiciliari al carcere. I dettagli.

Il giornalista di “Repubblica”, Attilio Bolzoni, scrittore e autore del libro “Il padrino dell’antimafia”, sul “Sistema Montante”, disegna come “I Bravi nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni al servizio di Antonello Montante” l’ex comandante provinciale della Guardia di Finanza di Caltanissetta, il colonnello Gianfranco Ardizzone, e il maggiore Ettore Orfanello, ex comandante del Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Caltanissetta. I due, in cambio di favori come trasferimenti, promozioni o assunzioni a lavoro di familiari, avrebbero compiuto verifiche fiscali blande e omissive verso gli amici di Montante e del “Sistema”, e ispezioni più rigorose a carico dei nemici. Lo scorso 10 maggio il Tribunale di Caltanissetta ha condannato Gianfranco Ardizzone, giudicato in abbreviato, a 3 anni di carcere.

Ettore Orfanello

Ettore Orfanello, invece, è giudicato in ordinario ed è attualmente sotto processo innanzi al Tribunale di Caltanissetta per associazione a delinquere e corruzione. Ebbene, Orfanello è stato ristretto ai domiciliari, con il divieto di comunicare. E lui, invece, avrebbe utilizzato il telefonino della badante di sua suocera per comunicare con un suo ex collaboratore, un sottufficiale delle Fiamme Gialle, e con altri due amici. Così è secondo la Squadra Mobile di Caltanissetta, capitanata da Marzia Giustolisi, e la Procura nissena. E uno dei magistrati pubblici ministeri al processo “Montante”, Maurizio Bonaccorso, ha ottenuto dal Tribunale un aggravamento della misura cautelare. Ettore Orfanello è stato prelevato dalla Polizia a casa sua ed è stato trasferito in carcere. Ed è stata perquisita anche la sua abitazione. Al telefono il maggiore Orfanello avrebbe tentato di interferire sulle sorti di un altro procedimento a cui è sottoposto, e, contro le intercettazioni, lui avrebbe consigliato ai suoi interlocutori di scaricare “Signal”, un sistema di messaggistica simile a Whats App. E Orfanello, conversando a telefono, avrebbe garantito: “Non si può intercettare. Io ho bisogno di un punto di appoggio fuori”. Ed il Tribunale, nell’accogliere la proposta di carcerazione della Procura, scrive: “Le condotte di Orfanello devono essere ritenute indicative di disinvolta spregiudicatezza, di pericolosità e inaffidabilità”. E il procuratore di Caltanissetta, Amedeo Bertone, commenta: “Orfanello ha violato il suo status poiché comunicava con l’esterno. Era anche contento di aver scoperto un sistema di messaggistica non molto utilizzato e pensava di non poter essere intercettato. Ma non sapeva che era intercettato per altro”. Sfogliando le pagine della cronaca dell’inchiesta, anche Antonello Montante, arrestato ai domiciliari il 14 maggio del 2018, poi, dopo 10 giorni, il 24 maggio è stato trasferito in carcere perché avrebbe tentato di inquinare le prove. Nei giorni successivi all’arresto, nel domicilio di Montante, nella villa a Serradifalco, sarebbero entrate anche delle persone non autorizzate. E la Procura ha presentato l’istanza urgente di trasferimento in carcere.

 

Angelo Ruoppolo (teleacras)

In riferimento alle notizie diffuse a mezzo stampa dalla consigliera comunale Jenny Termini, riferite ad una non meglio precisata richiesta di commissione  di inchiesta concernente i rapporti tra il comune di Campobello di Licata e la Dedalo Ambiente, i capigruppo consiliari Calogero Calà e Mariangela Intorre, hanno diffuso una nota. 
In consiglio comunale, il Sindaco Giovanni Picone, ad inizio seduta, ha dato comunicazioni inerenti il suo presunto coinvolgimento nell’inchiesta che vede coinvolte la Dedalo Ambiente e la SRR, puntualizzando che i fatti contestati risalgono ad un periodo successivo alla sua carica di presidente della SRR.
A chiarimento dei fatti, il sindaco aveva a suo tempo chiarito alla GDF la sua  estraneità, in quanto lo stesso ha presentato le proprie dimissioni da presidente della SRR in data precedente ai fatti contestati.
In relazione a quanto esposto, la consigliera comunale Termini chiedeva ai colleghi se non fosse il caso di istituire una commissione di inchiesta per valutare eventuali responsabilità del Sindaco.
A seguito di tale richiesta orale, intervenivano nella discussione i consiglieri Calà e Sferrazza i quali facevano notare che sia della Dedalo Ambiente che della SRR essendo enti autonomi, non depositano i loro documenti presso il nostro comune. Una eventuale commissione, dovrebbe, seguendo un preciso iter, richiedere la documentazione relativa ai due Enti e poi vagliarla. Ricordiamo a tutti i consiglieri, che andremo così a sovrapporci all’attuale inchiesta in corso da parte della Magistratura
Successivamente il presidente del consiglio, ha ricordato che l’istituto della commissione di inchiesta è disciplinato dall’art.12 dello statuto comunale, e va richiesto a firma di cinque consiglieri comunali. I fatti discussi in consiglio comunale, differiscono totalmente da quanto riportato  dagli organi di stampa sulle dichiarazioni della consigliera Termini, la quale, accorgendosi di aver fatto in consiglio una proposta completamente diversa da quella riportata dalla stampa, ha successivamente corretto il tiro, dichiarando di aver chiesto una commissione di inchiesta su tutt’altra questione ovvero sui rapporti intercorsi tra il comune di Campobello di Licata e la Dedalo  con riferimento particolare all’acquisto di beni da parte del comune ed utilizzo della società e sull’utilizzo del personale.
Come si può notare, si parla di due argomenti totalmente diversi, dei quali il secondo,  non è stato  nemmeno accennato dalla Consigliera e di conseguenza, non discusso in consiglio comunale, quando invece, vista l’importanza dell’argomento, bisognerebbe anticipatamente approfondirlo.
Si fa presente altresì, che ad oggi  non è  pervenuta nessuna richiesta di commissione di inchiesta da parte di nessun consigliere comunale.
Qualora ciò dovesse avvenire, con specifiche richieste sugli argomenti e sul periodo da trattare, i gruppi consiliari di maggioranza sono disponibili a discutere sulla validità della proposta e sulla necessità di trattare tali argomenti e se del caso, di allargarlo ad altri periodi ed argomenti.
Vista l’indagine in corso da parte della Magistratura, vista la delicatezza degli argomenti, si invita la consigliera Termini a ponderare bene le sue dichiarazioni, di portare la discussione nelle giuste sedi e di non fare processi a mezzo stampa.

La pubblico ministero della Procura antimafia di Palermo, Federica La Chioma, a conclusione della requisitoria, ha chiesto la condanna a 12 anni di reclusione a carico dell’imprenditore di Siculiana, Antonino Gagliano, 51 anni, imputato di estorsione, aggravata dal metodo mafioso, a danno di un altro imprenditore, di Porto Empedocle. L’estorsione si sarebbe concretizzata come “cresta” su alcuni lavori edili a Porto Empedocle ed a Siculiana. Gagliano avrebbe usato fatture gonfiate sulle forniture di calcestruzzo all’altro imprenditore ricevendo, come “cresta”, il pagamento di circa 2mila euro complessivi. Gagliano, difeso dall’avvocato Calogero Meli, si è sempre difeso sostenendo che l’imprenditore che lo accusa ha mentito per non pagargli la fornitura di calcestruzzo.

 

In riferimento alle dichiarazioni rilasciate agli organi d’informazione da alcuni esponenti politici locali, Fratelli d’Italia puntualizza che nessuna collaborazione, intesa o accordo sono stati sanciti con alcun soggetto politico in vista dell’elezioni del prossimo Sindaco di Agrigento che si svolgeranno l’anno venturo.

Fratelli d’Italia si dichiara libera ed aperta a dialogare con chiunque abbia a cuore le sorti degli agrigentini, ed auspica la costituzione, nelle settimane a venire, di un tavolo politico di tutti i rappresentanti del centrodestra che riesca a fare sintesi ed individuare un programma comune ed un candidato che abbia le caratteristiche giuste per amministrare bene la città.

La classe dirigente di Fratelli d’Italia è gia al lavoro per presentare una propria lista di candidati al Consiglio comunale ed è pronta anche ad esprimere un proprio candidato alla carica di Sindaco.

I Carabinieri della Compagnia di Licata, al termine di una rapida ed efficace attività investigativa, hanno scoperto gli autori di un atto vandalico compiuto lo scorso maggio a danno di una casetta-gioco di legno e ad un palo della segnaletica nel parco giochi per bambini, all’interno della villa comunale “Regina Elena” a Licata. Si tratta di tre giovanissimi del luogo che, convocati successivamente in caserma con i rispettivi genitori, hanno ammesso le loro responsabilità. I tre minorenni, che avrebbero agito per divertimento o per noia, incapaci di rendersi conto dell’aberrazione nel danneggiare dei giochi per bambini, hanno meno di 14 anni e non sono imputabili, ma la vicenda è stata comunque segnalata dai Carabinieri alla competente Autorità giudiziaria.

 

Ad Agrigento il movimento “Mani Libere” ha comunicato al Comune la volontà di procedere ad un’azione di “protagonismo civico” pulendo e imbiancando le mura nella villetta nei pressi dello stadio Esseneto, e potando gli alberi della zona. Dopo un intervento sospensivo da parte della Polizia Municipale, ed uno scambio epistolare, tra mail, pec o non pec, tra Comune di Agrigento e movimento “Mani Libere”, l’azione di “protagonismo civico” è stata sospesa perché il Comune ha informato il movimento che tale opera di manutenzione è stata già preventivata e intrapresa dal Comune, e che al più presto sarà conclusa. Il movimento “Mani Libere” è pertanto in attesa.

Per la prima volta, dopo 20 anni, in Sicilia non è prorogata l’emergenza rifiuti. Si rientra nella gestione ordinaria. Tanti problemi ancora irrisolti. Primi benefici della differenziata.

Incredibile ma vero: la Sicilia non è più in emergenza rifiuti. Attenzione, però: solo sulla carta. In pratica, invece, lo è ancora. Eccome. In teoria non lo è più perché alla scadenza del 31 maggio lo stato di emergenza non è stato prorogato fino alla conclusione dell’anno 2019. E così, invece, è stato da 20 anni, dallo scorso millennio, dal 1999 in poi, quando – bei tempi – si rinunciò al modello storico di una discarica per ciascun comune e si applicò il famigerato decreto “Ronchi” del 1997. O meglio: in Sicilia si è tentato di applicare il decreto “Ronchi”, che avrebbe comportato un radicale mutamento delle modalità di gestione del ciclo dei rifiuti, ma la Sicilia all’epoca non è stata pronta per applicarlo, e così dal ’99 si sono succedute tante ordinanze (e proroghe delle ordinanze) di emergenza, in attesa che i governi regionali di volta in volta si organizzassero per recepire il decreto “Ronchi”. Tali proroghe in 20 anni hanno provocato il caos, il disordine, i carrozzoni clientelari degli Ato, il fiorire degli interessi privati, il business dei rifiuti e la Sicilia del 2019, unica Regione in Italia senza termovalorizzatori, ridotta ad una discarica di rifiuti, una isola pattumiera, nessuna provincia esclusa, e cittadini contribuenti tartassati da tasse sui rifiuti come in nessun’altra Regione di Italia. Pertanto adesso non più proroghe alle ordinanze di emergenza, e nemmeno conferimenti in deroga nelle discariche che, peraltro, beneficiano della riduzione del carico di rifiuti determinato dalla raccolta differenziata, attualmente, almeno al 31 dicembre 2018, al 31,3% in Sicilia, e si tratta di una percentuale confermata dagli organi preposti. Attualmente, invece, si marcerebbe al ritmo del 37-38% di differenziata. Ed è ciò che ha reso possibile il superamento della fase dell’emergenza e il rientro nella gestione ordinaria. Nel frattempo proseguono le procedure di liquidazione delle Srr, le Società di regolamentazione dei rifiuti, e i commissari straordinari per le liquidazioni sono quasi tutti in scadenza. E prosegue il confronto del governo regionale sul Piano rifiuti siciliano con il governo nazionale e l’Unione Europea, verso l’approvazione definitiva dopo i richiesti interventi di modifica.

 Angelo Ruoppolo (Teleacras)