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Si è tenuta ieri domenica 9 giugno, presso il Melqart Hotel di Sciacca, la conferenza stampa di presentazione del neocostituito circolo cittadino di Fratelli d’Italia.

Alla conferenza hanno presenziato il capo di gabinetto vicario dell’Assessorato allo Sport, Turismo e Spettacolo e Dirigente nazionale del partito, Calogero Pisano ed il Portavoce provinciale, Fabio La Felice.

Il direttivo del circolo sarà composto dal Presidente, Enzo Leone, dal vice Presidente, Mario Raso e dal segretario Segretario amministrativo, Mario Venezia.

Nel corso della serata il Portavoce provinciale La Felice ha ufficializzato la nomina del consigliere comunale in carica, Gaetano La Cognata, a portavoce di Fratelli d’Italia della città di Sciacca.

Sono onorato di presiedere il circolo di Fratelli d’Italia della mia città – afferma Enzo Leone – espressione di un gruppo solido che si è impegnato, alle elezioni politiche prima e alle recenti europee poi, riuscendo a portare il partito a Sciacca ad oltre il 10%. Il nostro obiettivo è quello di svolgere un’attività politica costantemente presente sul territorio e di portare le istanze dei cittadini al nostro consigliere comunale di riferimento Gaetano La Cognata, coinvolgendo anche i vertici provinciali, regionali e la nostra deputazione nazionale per provare a risolvere i problemi di una città degradata, con strade e spiagge sporche, con una viabilità disastrosa, con l’annoso ed irrisolto problema delle terme ancora chiuse e che, grazie ad un’Amministrazione assente, rischia di perdere la sua vocazione turistica”

Esprime soddisfazione il Portavoce provinciale Fabio La Felice: “Continua incessante l’opera di radicamento di Fratelli d’Italia nella provincia agrigentina. Dopo Campobello di Licata, Favara e Porto Empedocle, un’altro importante tassello si aggiunge ad un mosaico che va sempre più ingrandendosi. Ringrazio gli amici di Sciacca e rivolgo i migliori auguri di un proficuo lavoro al Presidente del circolo, Enzo Leone, ed al Portavoce cittadino, Gaetano La Cognata”.

Non ha voluto far mancare i propri auguri anche il Dirigente nazionale Calogero Pisano: “Saluto con gioia la nascita di questo nuovo circolo territoriale che testimonia la grande voglia di partecipazione e di adesione che vi è intorno al nostro partito e che certifica ulteriormente come oggi Fratelli d’Italia sia un soggetto determinante nella scena politica agrigentina. Faccio un grosso in bocca al lupo al Presidente Leone, a tutto il direttivo e al portavoce cittadino e consigliere comunale La Cognata”.

 

Sicilia prima in Italia per tempestività di intervento tra infarto e frattura del femore nell’anziano. Si riducono i parti cesarei. Ultimatum ai manager per la nomina dei direttori sanitario e amministrativo.

L’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari, cattedra suprema in Italia per le valutazioni nella Sanità, ha sentenziato e ha emesso le pagelle pubblicando il suo annuale Pne, il Programma nazionale esiti, per il 2018. Ebbene, gli infartuati siciliani sono i più fortunati in tutta Italia. Sì perché secondo l’Agenas la Sicilia è la prima regione in Italia per tempestività nell’assistenza cardiologica. Infatti, l’83% dei siciliani colpiti da infarto ricevono cure immediate con trattamento in angioplastica coronarica. E si tratta del più 12% rispetto alla media nazionale che è al 71%. E nell’Isola vi è anche una riduzione delle morti a 30 giorni dopo un primo episodio di infarto, e si stima che in tre anni siano stati circa 360 i morti a 30 giorni evitati. Allo stesso modo la Sicilia conquista un altro primato in Italia, al di sopra della media nazionale per rapidità nell’assistenza ortopedica degli anziani: nel caso di fratture di femore in età avanzata vi è stato un aumento del 57% dei pazienti sottoposti ad intervento entro 48 ore, dal 13% al 70,7%. La media nazionale è 64,4%, e quindi la Sicilia supera la media nazionale del 6,3%. Inoltre, nella Trinacria si sono ridotti sensibilmente i parti cesarei e aumentano invece i parti naturali. Da sempre la Sicilia, come il resto del sud Italia, si è distinta per livelli di ricorso al parto cesareo tra i più elevati in Italia. Attualmente si registra una riduzione progressiva del taglio cesareo, dal 39% degli anni precedenti al 27,2%. Gli esiti più che positivi delle valutazioni dell’Agenas sono ritenuti soprattutto frutto dell’iniziativa dell’assessorato regionale alla Sanità che, tra i criteri di valutazione dei manager delle aziende sanitarie e ospedaliere, ha introdotto il miglioramento degli standard di qualità dell’assistenza in ambito cardiologico, ortopedico e ostetrico. Ed il direttore dell’Agenas, Francesco Bevere, così commenta a conferma: “L’edizione 2018 del nostro Pne, il Programma nazionale esiti, fotografa un sistema sanitario che marcia senza sosta per raggiungere i migliori standard, con la maggior parte delle Regioni del Sud che nell’ultimo periodo hanno alzato il passo”. Nel frattempo da oggi lunedì 10 giugno inizia la settimana decisiva per la nomina dei direttori sanitari e amministrativi. I direttori generali, ovvero i manager, sono già tali da quasi due mesi ma non hanno ancora scelto i loro più diretti collaboratori e responsabili. L’assessore regionale alla Sanità, Ruggero Razza, ha inchiodato sui muri delle aziende sanitarie e ospedaliere un termine ultimo. Entro e non oltre martedì 18 giugno i manager dovranno nominare il direttore sanitario e il direttore amministrativo. E, per la prima volta, i candidati che saranno scelti dovranno firmare un‘autocertificazione in materia di trasparenza e legalità, sul proprio casellario giudiziario, penale e contabile, tra eventuali pendenze e sentenze, così come richiesto dall’assessore ai direttori generali designati. Inoltre, dovranno dichiarare di non essere sottoposti a misure di prevenzione ai sensi del Codice antimafia e di non avere parenti entro il secondo grado imputati o condannati per associazione mafiosa, come prevede il protocollo delle candidature varato dalla Commissione Nazionale Antimafia.

 Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Di questo film, la storia di Federica Angeli – la giornalista di La Repubblica che ad oggi ancora vive sotto scorta perché minacciata dalla mafia di Ostia – avrebbe potuto benissimo farne a meno. Un film che non solo è privo di pathos ma che non rende assolutamente giustizia al coraggio della Angeli, al carattere della giornalista d’inchiesta e alla tenacia del suo vivere.

Un film quello di Claudio Bonivento, assolutamente didascalico, semplicistico, fatto di frame incollati; un’accozzaglia di momenti, messi insieme come se si dovesse portare a casa un compitino. Una Claudia Gerini nel ruolo della Angeli che probabilmente ha fatto del suo meglio, mentre mima una vita che è difficile da trasportare in un film se non sorretta da una sceneggiatura solida, e che invece in questo caso fa acqua, ha degli enormi buchi nel racconto, rendendo non credibili alcuni dialoghi, e banalizzando quelle situazioni drammatiche che hanno visto Federica Angeli sfidare, nella realtà, il clan degli Spada.

Pur conoscendo molto bene la storia della Angeli – sulle cui vicende ho scritto  tanti articoli, nella piena volontà di dare il giusto rilievo ai fatti, alla verità, alla vita della giornalista – mi sono immedesimata in chi quella storia non la conoscesse affatto. Anche la malavita è raccontata in maniera poco incisiva nel film e mi domando perché la Angeli, che ha collaborato alla stesura della sceneggiatura non si sia ribellata a quelle scene così misere, semplicistiche. Mi riferisco ai momenti clou della storia, quando per esempio viene sequestrata, minacciata di morte, e quando le viene intimato di lasciar perdere. E quello è uno dei momenti più toccanti che sono accaduti, quando la giornalista ha raccontato la sua vicenda nelle scuole, o durante i convegni. Momento toccante quando lo ha raccontato alle TV in innumerevoli trasmissioni.

Già il libro – che merita un plauso sicuramente perché è un documento di denuncia – mi era apparso particolarmente romanzato. E dunque questo finale – il film intendo – diventa un inutile tentativo di osannare la donna, non il suo ruolo nella vicenda. E se si pensa che il film è tratto da una storia vera, mi viene da dire che se ci fosse stato un “liberamente tratto” nei titoli di coda, sarebbe stato  meglio.

Il film ha l’aspetto di una fiction figlia di mamma Rai, di quelle da prima serata di fine stagione.
Il film non a caso è stato prodotto dalla società di produzione Laser Digital Film insieme a Rai Cinema. Le performance attoriali sono scarse, forse anche perché le parti assegnate non erano adeguate. Francesco Pannofino relegato in quattro battute nel ruolo del caporedattore, Francesco Venditti che interpreta il ruolo del marito della Angeli, che non convince neanche nella scena di sesso quando fa una sorta di “agguato” a sua moglie che rientra a casa tardi prima delle vicende che la renderanno nota alle cronache.  Lo stesso Mirko Frezza, sguaiato ma non credibile nel ruolo del boss.  E’ un film claustrofobico anche per i set che sono stati utilizzati, e per le luci.

Il film si svolge tra l’appartamento della Angeli, la redazione del giornale e il giardinetto dove i figli della giornalista sono soliti giocare. Non si vede cosa accade ad Ostia, non si vede Ostia. Una sola scena del mare e due passaggi, che dovrebbero raccontare la malavita: giornali bruciati ad una edicola e la richiesta del pizzo alla proprietaria di un bar che – non si può non notarlo – ha una somiglianza spaventosa con quella che è stata per molti anni, la sostenitrice numero uno della Angeli nella vita vera. La mafia ostiense, banalizzata con un film, per non parlare dei carabinieri che tentano di dissuaderla da sporgere denuncia verso chi l’ha minacciata di morte.  Non si vede la vita nella redazione, non si vede cosa pulsa nella città di Ostia, non si raccontano la paura, l’omertà, i giri spietati tra le fila dei colletti bianchi; insomma … mancano intere tappe che erano invece necessarie per la riuscita del film. La semiotica del testo filmico ridotta all’osso. Il film parte con una anacronia, una analessi a caso,  per poi tuffarsi in un incipit in medias res così banale da non essere credibile.

Neanche la fotografia è degna di nota. I colori sono cupi, i volti sempre per metà in ombra, ma non è certo quello che rende la suspense che, nella pellicola è pressoché assente. Non esiste un campo contro campo, è tutto realizzato in maniera statica, per non parlare della voce fuori campo che banalizza alcuni momenti che invece andavano sottolineati e messi in scena.

Chi conosce la Angeli non la riconoscerà mai in questo film.  Troppo perfettina come figlia, moglie, madre, che sta al posto suo in maniera mansueta quando le tolgono l’indagine, che ha coraggio sì, ma quasi con il freno a mano tirato. Lei, che invece è una che ruggisce, che le sue paure se le mette in tasca e che sa fare bene il suo lavoro e che è una determinata, che punta l’obiettivo, costi quel che costi.

Nel film non vi è traccia di quello che accade sui social, per esempio, dove molto di questa vicenda ha avuto corso, ma si da fa però una vera e propria sponsorizzazione all’associazione #noi che ormai segue e sostiene la Angeli da diversi mesi. Mi è sembrato fuori luogo anche il passaggio delle foto di famiglia (quella vera) alla fine del film come se si avesse necessità di ribadire che quella storia era la sua, proprio la sua, a scanso di equivoci.

Insomma,  A Mano Disarmata non appare un’opera all’altezza dello scopo che risiede senza dubbio, nell’impegno civile e nel documento di denuncia, circa una condizione che affligge molti giornalisti italiani ad oggi sotto scorta.

Simona Stammelluti 

Il Tribunale del Riesame di Palermo, rigettando il ricorso presentato dagli avvocati Giovanni Castronovo e Chiara Proietto, ha confermato l’arresto di Nicolò Pollicino, 28 anni di Favara, finito in manette lo scorso 15 maggio con l’accusa di essere l’autore di una serie di truffe on line per un valore complessivo di circa 9 mila euro.

Pollicino venne arrestato dai carabinieri della Tenenza di Favara, guidata dal Tenente Giovanni Casamassima, il 15 maggio scorso: l’attività di indagine, nata da una notevole escalation di truffe registrate sul web, subì una svolta quando Pollicino, convocato in caserma insieme ad altri sospettati, ricevette una telefonata dall’ennesimo cliente. I carabinieri ascoltarono tutto e chiusero il cerchio.

La presunta truffa riguarderebbe la vendita simulata di pezzi di telefonini cellulari, di pezzi di ricambi di camion e di una lussuosa imbarcazione. Proprio quest’ultima sarebbe stato l’elemento fondamentale per risalire all’autore delle truffe web.

I poliziotti della sezione Volante della Questura di Agrigento, guidata dal dirigente Francesco Sammartino, sono intervenuti in una casa del centro storico della Città dei Templi in seguito ad una telefonata che segnalava una furiosa lite tra marito e moglie.

Lui, 30enne marocchino, lei agrigentina. Quest’ultima, dopo l’intervento degli agenti, ha deciso di sporgere una denuncia nei confronti del compagno e lasciare la casa coniugale raccontando di continue vessazioni e violente liti.

Ad un controllo effettuato, inoltre, il marocchino è risultato irregolare e, pertanto, per lui è stato disposto l’allontanamento dal territorio italiano.

I Militari della Tenenza della Guardia di Finanza di Licata, al termine di un inseguimento, hanno arrestato Elimane Ngom, senegalese di 31 anni.

L’uomo ha tentato di forzare un posto di blocco sulla strada statale 115 rischiando di speronare l’auto delle Fiamme Gialle. Immediato l’inseguimento delle forze dell’ordine che, in poco tempo, sono riusciti a bloccare l’auto condotta dal 31enne.

Nell’abitacolo i finanzieri hanno trovato un centinaio di borse contraffatte recanti le migliori etichette: da Prada a Gucci e Chanel. Al senegalese sono stati concessi gli arresti domiciliari.

d Agrigento, all’Hotel della Valle, in conclusione al mattino di oggi un congresso medico – scientifico intitolato “Oltre le colonne d’Ercole dell’anticoagulazione”. I responsabili scientifici del congresso sono Salvatore Corrao, professore della scuola di Medicina all’Università di Palermo e direttore del dipartimento di Medicina interna dell’ospedale “Civico” di Palermo, e Giuseppe Caramanno, direttore della Cardiologia ed Emodinamica dell’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento.

Le interviste

 

Intellettualmente onesto, leale e incorruttibile. Il presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci ha rispettato in toto quelle che erano state le ultime volontà del defunto assessore regionale Sebastiano Tusa il quale, 36 ore prima della sua tragica scomparsa, aveva dichiarato in aula (a seguito di una interrogazione) che il direttore del Parco Archeologico della Valle dei Templi Giuseppe Parello doveva andare a casa.

E così è stato. Musumeci ha provveduto alla roteazione (eufemismo di rimozione) di Giuseppe Parello, già direttore del Parco agrigentino.

Parello si è contraddistinto per la sua discutibilissima direzione (e gestione) del Parco Archeologico della Valle dei Templi e, in tempi di Sagra del Mandorlo in Fiore, di una cattivissima gestione del denaro pubblico, utilizzandolo come se fosse denaro proprio. Il suo ventriloquo, per l’occasione Carmelo Bennardo, responsabile della Sagra, ha fatto il resto.

Non abbiamo voluto pubblicare, per nostra forte volontà, una pec che abbiamo ricevuto (proprio in occasione di una nostra proposta pubblicitaria) da parte del Parco; incredibile e soprattutto indicibile. Il suo ventriloquo, Carmelo Bennardo, ha dovuto firmare quella pec in quanto direttore della Sagra. E noi, consapevoli di ciò, siamo stati zitti. Comunque, il peggio è passato.

Parello va a casa. Un uomo fortunato che ha “incrementato” i numeri delle presenze nella Valle dei Templi grazie alle disumane azioni dell’isis (che ha messo bombe e camion impazziti nei punti nevralgici del turismo mondiale); un terrorismo schifoso e micidiale che ha distratto migliaia e migliaia di visitatori internazionali a scegliere mete turistiche assai pericolose per optare, alla fine, luoghi e siti molto più sicuri come la Valle dei Templi di Agrigento. E lui, Parello, senza alcun merito, si è intestato numeri che certamente non collimavano  con il suo operato di direttore del Parco.

Anzi, negli ultimi anni, nonostante l’isis, “l’attività straordinaria” di Giuseppe Parello è stata anche capace di far diminuire le presenze nella Valle.

Comunque, è andato. E’ andato nonostante la sua pervicacia e la sua intraprendenza al fine di rimanere al proprio posto, in barba a quella rotazione prevista ai sensi della trasparenza e della legalità e nonostante una interrogazione parlamentare dell’on. Giusi Savarino che sollecitava già qualche anno addietro, la prevista e sacrosanta rotazione dei direttori dei Parchi siciliani. Ma lui, Parello, come il più classico del non “mi schiodo, e no che non mi schiodo non mi schiodo”, girava a destra e a manca pur di rimanere al proprio posto.

 A dirigere il Parco Archeologico della Valle dei Templi sarà l’architetto Roberto Sciarratta, profondo conoscitore della materia, dopo anni e anni di intensa attività lavorativa sin dalla nascita del Parco, il quale conosce a memoria ed alla perfezione tutti i meccanismi per quel tanto atteso e definitivo decollo del turismo nella Valle dei Templi, senza l’aiutino (purtroppo) delle stragi provocate da quei miserabili e delinquenti dell’isis.

All’architetto Roberto Sciarratta l’augurio di un buon lavoro per il nuovo e prestigioso incarico meritatamente ottenuto.

 

 

 

“Un agrigentino direttore del Parco di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria: l’architetto  Bernardo Agrò, col quale abbiamo condiviso diversi progetti e obiettivi di valorizzazione del centro storico, va a ricoprire un incarico prestigioso. Nel riconoscergli sensibilità culturale e capacità di visione, sono certo che saprà rendere l’ ambizioso obiettivo di Agrigento 2020, un’opportunità che va oltre le celebrazioni del territorio agrigentino per stabilire affascinanti connessioni tra le più grandi attrazioni culturali di Sicilia”

Così il sindaco di Agrigento, Lillo Firetto alla nomina dell’agrigentino Bernardo Agrò direttore del Parco di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria.