Home / 2019 / Gennaio (Pagina 8)

Da ieri mattina la nave ONG Sea Watch si trova ad un miglio dalle coste di Siracusa, costantemente sorvegliata dalle motovedette della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza che hanno interdetto l’area impedendo a chiunque di accostarsi alla nave e di salire a bordo o scendere per motivi sanitari, in quanto non è stato effettuato nessuno screening a bordo.

La Procura di Catania ha chiesto lo sbarco dei minori extracomunitari a bordo della nave Sea Watch, 13 secondo quanto riferito dall’equipaggio. In un documento inviato ai Ministri dell’Interno e dei Trasporti, Matteo Salvini e Danilo Toninelli, al Presidente del Tribunale per i minorenni di Catania e alla Procura generale etnea, la procuratrice Caterina Ajello rivendica la “tutela” dei bambini. “I diritti riconosciuti dalle convenzioni internazionali e dalla normativa italiana, scrive il magistrato, impongono il divieto di respingimento, di espulsione, riconoscendo invece il diretto ad esser accolti in strutture idonee, ad avere nominato un tutore, ad essere accolti e ad avere un permesso di soggiorno”. Diritti che, sottolinea la procuratrice, “vengono elusi a causa della permanenza a bordo della nave dove sono costretti a situazione di disagio fino a quando la situazione politica internazionale non sarà risolta con grave violazione dei loro diritti”.

Sulla questione della nave Sea Watch continua il secco no dei due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio e del Ministro delle Infrastrutture Toninelli.

I tre Ministri sono uniti e concordi nel mantenere i porti italiani chiusi a qualsiasi sbarco chiedendo all’Olanda di farsi carico dei migranti. Bandiera olandese, Ong tedesca. Aprano i porti di Rotterdam o di Amburgo, in Italia posto non ce n’è”, ha ribadito subito il vicepremier Matteo Salvini. “La responsabilità sulla nave è dell’Olanda e che l’equipaggio è soggetto alla sua sovranità. Se può stare in mare e può sfidare l’Italia ogni giorno, è proprio grazie alla bandiera che gli ha fornito il Governo olandese”, ha aggiunto l’altro vicepremier Luigi Di Maio su Fb: “o si prende la responsabilità o ritira la bandiera così la Ong smetterà di disobbedire alla guardia costiera libica. A meno che non stia sventolando illegalmente la bandiera. In tal caso dovremo procedere al sequestro”.

L’Olanda ha fatto sapere che non prenderà in carico i migranti come chiesto dall’Italia: “Finché non ci saranno accordi europei su soluzioni strutturali per i migranti a bordo dei barconi, i Paesi Bassi non prenderanno parte a soluzioni ad hoc“.

Lo stesso Toninelli: “l’Italia non ha mai coordinato i soccorsi, li ha fatti la Sea Watch che come sempre non ha rispettato le leggi del mare perché avrebbe dovuto attendere la Guardia Costiera Libica poiché  il tutto è avvenuto nel mare libico; siccome se ne sono andati, come dice bene il Vicepremier Luigi di Maio, si dirigano verso la Francia, verso Marsiglia. Oppure, continua Toninelli, visto che sulla Sea Watch c’è una bandierina che sventola nazionalità Olandese trovino loro una maniera per prendersi carico dei migranti. Chi da l’autorizzazione ad una nave ONG di andare nel mediterraneo, di intervenire contro la legge del mare quando sei nel mare libico e c’è una convenzione Internazionale sottoscritta da tutta l’Unione Europea, sei obbligato a fare una richiesta alla Guardia Libica affinchè intervenga a salvare quei migranti. Non l’ha fatto e ne devono rispondere.

Conclude il Ministro: “l’accoglienza e l’umanità sono fondamentali ma devono essere prima che ci sia un gommone della morte in mezzo al mare perché questo significa avere una vista miope del problema. I barconi della morte, gestiti dai trafficanti della morte di esseri umani, non devono più partire dalle coste libiche. Per farlo non serve solo intervenire quando c’è un barcone in mare ma serve intervenire sulla terra ferma stabilizzando la Libia, che è stata destabilizzata dalla Francia in accordo con altri Stati Europei. Grazie alla politica di questo Governo e il rispetto della politica dell’Italia, che è il paese che ha salvato ed accolto più vite umane, nel 2018 ci sono stati molti meno sbarchi e morti in mare. Affinchè questo accada, cioè che non ci siano più morti in mare, non dobbiamo più far partire navi dalla Libia, è questa la soluzione al problema”.

Il Governo Italiano dichiara di essere pronto a denunciare l’equipaggio della Sea Watch per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

La mano assassina dell’uomo ha colpito ancora a Sciacca, un Comune dell’Agrigentino, dove sono state ritrovati i corpi senza vita di circa 20 gatti, presumibilmente avvelenati. Le carcasse saranno inviate all’istituto di zooprofilassi di Palermo per stabilire se gli animali siano stati avvelenati o meno. Secondo i residenti del quartiere, la strage è stata compiuta da qualcuno che voleva sbarazzarsi degli animali.
Ricordiamo che, lo scorso anno nel mese di Febbraio, nello stesso Comune, ci fu una vera e propria mattanza di cani randagi, uccisi utilizzando delle esche di pollo intrise di un potente veleno che provocarono la morte lenta e dolorosa ai poveri cani.
Nonostante quel macabro episodio, nonostante la generale indignazione di tutti, comprese le istituzioni regionali, nonostante la rabbia delle associazioni animaliste e semplici cittadini che giornalmente si imbattono in situazioni del genere e le cui grida di aiuto rimangono sorde, in Sicilia non è cambiato nulla. La mano della “bestia” umana rimane impunita e libera di uccidere, torturare e seviziare gli animali.
La Sicilia, questa splendida isola culla di cultura, è rimasta secoli indietro rispetto ad altre regioni italiane, in fatto di gestione, organizzazione, cura e rispetto degli animali. Ogni Comune che si rispetti, ha i propri canili strapieni di cani randagi, ed in ogni via, traversa o contrada di tutti gli angoli di questa isola sfilano degnamente flotte di cani incustoditi , abbandonati, spesso ammalati, ma anche maltrattati, seviziati ed uccisi.
Solo le associazioni animaliste e i privati che amano gli animali si occupano di questi poveri randagi, la cui unica colpa è quella di vivere in una terra in cui l’indifferenza umana è una legge universale e l’assenza delle istituzioni regna sovrana.
Questa è la Sicilia…la terra dei randagi visibili a chi li ama, curati e protetti da pochi ma ignorati da tutti.

“Sul futuro della Agrigento – Palermo e della Agrigento – Caltanissetta il silenzio del Ministero delle Infrastrutture è assordante. Il grido di 42 sindaci rimane sostanzialmente inascoltato, mentre mezza Sicilia – territorio, studenti, lavoratori, imprese – di fatto è schiacciata dal superamento di ogni limite di pazienza. Si apprende da contatti informali con il ministero, che il ministro Danilo Toninelli potrebbe programmare per la fine di febbraio o nei primi di marzo una visita ai cantieri, esperienza che sarebbe stata più sensata nel novembre scorso quando è giunto ad Agrigento. Ora dunque la visita si sostanzierebbe  in una sorta di giro turistico nei cantieri chiusi. Un itinerario della memoria. Oltre al danno, la beffa. Scriveremo al Presidente della Repubblica  Sergio Mattarella, perché in Sicilia sia garantito al lavoro, allo studio, alla sicurezza, allo sviluppo. Andremo a Roma, 42 delegazioni, chiederemo che il ministro Toninelli intervenga subito e la protesta andrà avanti ad oltranza affinché la parte sud occidentale della Sicilia recuperi  il collegamento con le principali direttrici regionali”.

Così il sindaco di Agrigento, Lillo Firetto, sulla situazione dei lavori sulle strade statali Agrigento – Palermo e Agrigento – Caltanissetta. 

Il presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Verna, ha partecipato questa mattina alla cerimonia di commemorazione in ricordo di Mario Francese, il giornalista ucciso dalla mafia la sera del 26 gennaio 1979, che si è svolta a Palermo sul luogo dell’agguato, in viale Campania.

L’iniziativa, come avviene dal 2006, e’ stata organizzata dall’Unci – Unione cronisti italiani, Gruppo di specializzazione della Fnsi.

“Mario Francese – ha detto Verna – è stato un esempio per tutti: serietà, preparazione professionale e coraggio”.

“Fu il primo cronista – ha osservato Leone Zingales, vice-presidente nazionale dell’Unci – a raccontare la ‘scalata’ del clan dei ‘corleonesi’ di Riina al vertice di Cosa nostra. Mario Francese aveva compreso chi erano i nuovi boss e per questo lo hanno ucciso”.

Alla cerimonia erano presenti i figli di Francese, Massimo, Fabio e Giulio, il sindaco Leoluca Orlando, il prefetto Antonella De Miro, il capocentro di Palermo della Dia, colonnello Antonio Amoroso, il questore Renato Cortese, ufficiali dell’Esercito, magistrati, volontarie della Croce rossa ed i comandanti provinciali dell’Arma dei carabinieri, della Guardia di finanza e della polizia municipale. Per l’Assostampa siciliana è intervenuto Massimo Bellomo.

Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricorda Mario Francese, il giornalista assassinato dalla mafia 40 anni fa.

“Quaranta anni fa Mario Francese, giornalista coraggioso e di grande professionalità – si legge in una nota del Quirinale – veniva assassinato a Palermo dalla mafia. Prima di altri, Francese aveva compreso molto dei traffici e della rete criminale dei mafiosi e, senza paura nè infingimenti, fece onore alla sua responsabilità professionale, scrivendo articoli che mettevano in luce il malaffare. Vittima della lotta di civiltà e di libertà contro la mafia, il ricordo della sua figura richiama, a sottolineare, ancora una volta, il valore insostituibile della libera stampa per il nostro come per ogni Paese”.

I carabinieri della stazione di Racalmuto, coadiuvati da unità cinofila, hanno fatto irruzione all’interno di un’abitazione di un 26enne del paese nei cui confronti i militari avevano da qualche tempo notato comportamenti ritenuti sospetti.

Al termine di una perquisizione, avvalendosi del fiuto di un cane del Nucleo Carabinieri Cinofili di Palermo, in un armadio, sotto un cumulo di vestiti vari, hanno scovato alcuni sacchetti risultati contenere oltre un etto di “Marijuana”, alcuni grammi di “Hashish” ed un bilancino elettronico di precisione.

I Carabinieri hanno pertanto sequestrato la droga ed il restante materiale rinvenuto. Per l’insospettabile 26 enne, A.A., il quale non ha saputo fornire alcuna giustificazione sul possesso della droga, sono subito scattate le manette ai polsi con l’accusa di “Detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti”,venendo ristretto agli arresti domiciliari su disposizione dell’Autorità Giudiziaria. La droga in questione, se ceduta al dettaglio, avrebbe potuto fruttare alcune centinaia di euro. L’operazione svolta, rientra in una forte intensificazione delle attività di prevenzione e contrasto allo spaccio e consumo di stupefacenti, disposta dal Comando Provinciale Carabinieri Agrigento. Nel corso degli ultimi mesi infatti, sono stati vari i blitz effettuati in ogni area della provincia dai reparti dell’Arma, con l’arresto in flagranza  di numerosi pusher ed il sequestro di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti di varia natura.

Dopo l’incontro di ieri “Basta semafori sulla ss. 121” interviene la Uil di Agrigento con il segretario generale  Gero Acquisto e il segretario provinciale della Feneal di Palermo Ignazio Baudo per sollecitare dopo l’incontro di ieri a Lercara di incalzare le fila per il completamento dell’opera strategica arteria che collega tantissimi comuni con Palermo e la salvaguardia dei livelli occupazionali che sono messi a rischio.

“L’incontro di ieri a parte la numerosissima partecipazione, tra politici, amministratori, uomini di governo, parti sociali, imprese creditrici e ordini professionali è stato un momento per fare chiarezza. Ha fatto bene il Sindaco di Lercara Friddi a riunire attorno a un tavolo tutte le forze del territorio a oggi pesantemente colpiti dai ritardi e dagli intoppi del cantiere che stanno spazientendo tutti. Dopo gli incontri romani al Mise che sono stati più o meno interlocutori, abbiamo chiesto un tavolo specifico al Ministero dei trasporti per trovare una soluzione siciliana e il definitivo sblocco delle opere con il completamento dell’ammodernamento di questi 34 km che da cinque anni hanno visto una serie di disagi che non possono essere più accettati.

La cassa integrazione ribadiamo non può essere la soluzione,come del resto abbiamo appreso che finalmente l’Anas ha dato l’aut l’aut alla Cmc o al Consorzio Integra il termine perentorio dell’ 8 febbraio per continuare i lavori a pieno regime o eventualmente altri ulteriori ritardi porterebbero alla rescissione del contratto che nessuno si augura.

Però è certa una cosa, una situazione così non è più sostenibile, non possono pagare gli operai, le imprese fornitrici, il territorio, qui adesso è un problema di sopravvivenza e di diritti essenziali: dalla sanità, ai pendolari, al trasporto pubblico che non possono aspettare questo tira e molla infinito.

E’ chiaro che la nostra organizzazione sindacale seguirà questi passaggi con la massima attenzione e non rimarrà silente, se dovessero esserci altri colpi di scena, pretendiamo il rispetto e una linea intransigente a partire dall’Anas per chiudere positivamente una telenovela che è diventata una tragedia per un’area strategica nel cuore della Sicilia che ha bisogno il completamento di questa arteria stradale come il pane,concludono Acquisto e Baudo”.

due spazi perpendicolari diventeranno bicolore con settori in pietra ragusana bianca satinata e anticata e settori in pietra lavica. Ci saranno panchine, un’aiuola e  una fontana bicolore nella parte che da sulla via Pirandello . Sulla mia pagina Facebook, è possibile trovare una descrizione più dettagliata.

La progettazione della spesa dei soldi della tassa di soggiorno, però, dovrebbe essere “partecipata”  con la cittadinanza e, soprattutto, con chi opera nel settore del turismo.

Ribadisco che, nel regolamento per la tassa di soggiorno, la riqualificazione di una via della città non è tra le possibilità di spesa che sono specificate dall’art 2 bis.

Gli operatori da sempre, tra le altre cose, chiedono  bagni pubblici, maggiori servizi per i turisti, soluzioni di trasporto più efficienti, segnaletica migliore.

Questa volta i soldi non provengono da finanziamenti per sistemare le piazze, da utilizzare con la scusa che sennò vengono  persi.

I 250mila euro che saranno utilizzati provengono dalle somme raccolte, euro dopo euro, dalle strutture ricettive della nostra Città.

Il mio compito di controllo, come Consigliere comunale, l’ho effettuato e continuerò a farlo.

Ho aperto il progetto alla cittadinanza e adesso sapete cosa ci aspetta e con quali soldi sarà realizzato. Attendo da cittadini e operatori un indirizzo “politico”. Partecipate alle vicende della Città!

Come si ricorderà il Rag. Angelo Cascià veniva eletto alla carica di Sindaco del Comune di Camastra nel giugno del 2013; ma nel 2018 apprendeva dal sito internet della Presidenza del consiglio dei Ministri che nella seduta del 10 aprile 2018 il Consiglio dei Ministri aveva deliberato lo scioglimento del consiglio comunale di Camastra per il pericolo di infiltrazioni della criminalità organizzata. Pertanto, con istanza di accesso notificata via pec , al fine di esercitare il proprio diritto di difesa, il Rag. Cascià  chiedeva al Ministero dell’Interno di prendere visione ed estrarre copia degli atti relativi al procedimento che aveva condotto all’adozione del provvedimento di scioglimento del Comune, e segnatamente tra gli altri della relazione redatta dalla commissione d’accesso che aveva esaminato l’attività amministrativa del Comune ed il rapporto redatto dal Prefetto in relazione all’istruttoria ed eventuali atti connessi. Ma la Prefettura di Agrigento negava l’accesso alla relazione predisposta dalla Commissione d’accesso ed agli altri richiesti in asserita ragione del loro carattere riservato. Ed allora il Rag. Cascià, con il patrocinio degli Avvocati Girolamo Rubino e Rosario De Marco Capizzi, proponeva un ricorso giurisdizionale davanti al Tar Sicilia per ottenere un ordine di esibizione degli atti richiesti ; il Tar Sicilia, Palermo, Sezione Prima, accoglieva il ricorso ordinando l’esibizione degli atti richiesti e condannando l’Amministrazione resistente al pagamento delle spese giudiziali.  Ma la Prefettura di Agrigento proponeva appello davanti al Consiglio di Giustizia Amministrativa per la riforma della sentenza di primo grado, sostenendo tra l’altro che i documenti richiesti dal ricorrente sono strumentali alla tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza. Anche in grado di appello si è costituito in giudizio il rag. Cascià, con il patrocinio degli Avvocati Girolamo Rubino e Massimiliano Valenza, per chiedere il rigetto dell’appello avversario. In particolare gli avvocati Rubino e Valenza hanno sostenuto che deve essere comunque garantito ai richiedenti l’accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o difendere i propri interessi, sancendo in tal modo la regola della prevalenza, ai fini dell’accesso, del diritto alla difesa dei propri interessi sulle contrapposte esigenze di tutela della riservatezza, citando copiosa giurisprudenza del Consiglio di Stato favorevole alla tesi della prevalenza del diritto di accesso.  Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana in sede giurisdizionale, condividendo pienamente le tesi difensive degli avvocati Rubino e Valenza, ha respinto l’appello proposto dalla Prefettura di Agrigento, condannando quest’ultima nuovamente  al pagamento delle spese giudiziali. Il CGA ha adoperato parole sferzanti nei confronti dell’Amministrazione appellante sostenendo che ” poichè il diritto di difendersi è un diritto fondamentale intangibile la condotta dell’Amministrazione che pretende di comminare una sanzione compressiva di un diritto fondamentale quale è quello allo svolgimento del mandato politico utilizzando argomenti probatori che però intende tenere celati appare in contrasto non soltanto con le più elementari regole della logica,ma intrinsecamente contraddittorio e come tale viziato da eccesso di potere… e contrastante con il metodo democratico”. Pertanto, per effetto della sentenza resa dal CGA, confermativa di quella resa dal TAR. il Rag. Cascià avrà diritto di ottenere le copie degli atti richiesti aventi carattere riservato mentre la Prefettura di Agrigento dovrà pagare le spese giudiziali afferenti i due gradi di giudizio.

Controlli antidroga da parte della Polizia di Stato nel centro storico di Agrigento. Gli agenti della Questura hanno cinturato la zona tra via Atenea e piazza Ravanusella per una attività mirata al contrasto del fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti.

Sarebbero state realizzate una decina di perquisizioni che avrebbero interessato soprattutto i migranti, perlopiù nigeriani e ghanesi, che vivono in quell’area del capoluogo. I poliziotti avrebbero rinvenuto circa 5 grammi di hashish. Lo stupefacente è stato naturalmente sequestrato mentre per l’uomo che lo possedeva sarebbe scattata la segnalazione alla Prefettura di Agrigento quale assuntore abituale di stupefacenti.