Home / 2018 / Dicembre (Pagina 39)

Il mondo del lavoro, dell’economia e della politica agrigentina piangono la perdita dell’avv. Ernesto Marchese Ragona.

Un uomo capace, colto, ricco di umanità, correttezza, impegno e passione profusi a vantaggio del territorio.

Ernesto Marchese Ragona, infatti, ha ricoperto dal 1971 al 1977 la carica di Presidente della Provincia Regionale di Agrigento.

Sempre disponibile al dialogo e attento alle problematiche della cosa pubblica per le battaglie di civiltà e per la voglia e capacità di leggere e interpretare i bisogni e le necessità della società.

Un impegno politico a favore del territorio che lo ha visto protagonista, con incarichi all’interno dell’esecutivo di Giunta, fino agli anni ottanta

L’ex presidente della Provincia lo si ricorda, inoltre, per il suo impegno a favore dello sviluppo della zootecnia e dell’agricoltura siciliana, con incarichi di vertice regionali   nell’Associazione Allevatori, nella Forestale e nel Consorzio di Bonifica.

La provincia perde un uomo e un amministratore capace, di assoluta integrità morale e di elevato spirito di iniziativa.

All’uomo politico, all’amministratore, alla persona generosa, va il più sentito ringraziamento e la più profonda commozione per ciò che ha trasmesso, per la passione con la quale affrontava le problematiche del territorio e per ciò che lascia umanamente.

Alla moglie Lucia, ai figli Rosario e Giuseppe, alle nuore Katea Ferrara e Marida Adamo ed nipoti tutti, vanno le nostre più sentite e sincere condoglianze.
I funerali si terranno domani, 4 dicembre, alle ore 15.30, nella Chiesa di San Diego a Canicattì.

Il Gruppo Sportivo di Atletica “Valle dei templi Agrigento” Vince la terza Maratonina di fila del Campionato regionale.

Dopo avere vinto la gara di 21 chilometri a Riposto (Ct) il 28 Ottobre e quella di Pergusa (En) giorno 11 Novembre, si è aggiudicato ieri anche la Mezza Maratona di Gela.

Alla Maratonina di Gela, che si è corsa sullo splendido lungomare della città, hanno preso parte 488 atleti di 118 società sportive.

La gara maschile è stata vinta dall’atleta di origini marocchine Mohamed Idrissi  della società Mega Sport Hobby di Caltanissetta con un tempo finale 1 ora 11 minuti 04 secondi , mentre la gara femminile è stata dominata dall’atleta della Universitas Palermo Maria Grazia Bilello con un tempo di 1 ora 28 minuti 51 secondi .

Il primo classificato della Valle dei Templi è stato l’atleta di origini marocchine Mahamad Aman Said che ha stabilito anche il proprio Personal Best con un tempo di1 ora 25 minuti e 31 secondi 

Ottime prestazioni anche per Angelo Profeta, e Liliana Cusumano entrambi saliti sul podio perché si sono classificati al secondo posto nelle rispettive categorie di appartenenza.

La dott.ssa Silvia Capitano ha condannato la società Girgenti Acque S.p.A  a rifondere 500 euro oltre interessi a titolo di canoni di depurazione, ad una residente nella frazione di San Leone.

Queste le parole del Giudice: “Privo di pregio è poi l’assunto secondo cui il sistema dei “pennelli” sarebbe conforme al disposto dell’art. 11 l.r. n. 27 del 15.05.1986. La citata legge, chiarendo all’ art. 8 che il sistema di depurazione è di primo livello nel caso in cui si effettui solo un trattamento primario di grigliatura, e/o di disabbiatura, e/o di disoleatura, all’art. 11 dispone che: “Gli scarichi devono essere sottoposti: a trattamento di primo livello se hanno carico inferiore a 10.000 abitanti equivalenti; a trattamento di secondo livello se hanno carico compreso tra 10.000 e 50.000 abitanti equivalenti; a trattamento di terzo livello se hanno carico superiore a 50.000 abitanti equivalenti”. Orbene, è pacifico che i pennelli a mare costituiscano un impianto di depurazione di primo livello ai sensi dell’art. 8 l.r. n. 27 del 15.05.1986; inoltre, dalla delibera della giunta Regionale n. 140 del 13.05.2011, agli atti, si evince che l’agglomerato che si sviluppa lungo la fascia costiera del territorio del Comune di Agrigento comprende le frazioni di San Leone, Cannatello, Zingarello, con carico generato di circa 29.000 abitanti (…)”scarica reflui senza trattamento adeguato di depurazione tramite pennello a mare”.(v. specificamente pag. 19) Pertanto, avendo la zona in cui si trova l’utenza per cui è causa un carico di abitanti superiore a 10.000, il sistema tramite pennelli a mare si rivela del tutto inadeguato al corretto funzionamento del servizio; senza contare poi che tale impianto, oltre a essere inadeguato, è stato anche, come anzidetto, non regolarmente funzionante. “

“ Questa sentenza è importante, poiché fuga ogni dubbio in merito alla natura dei “pennelli” , statuendo che non sono un impianto di depurazione e che il sistema tramite pennelli a mare si rivela del tutto inadeguato al corretto funzionamento del servizio” – afferma Roberta Zicari , avvocato della parte risarcita, che prosegue –  “ In questi anni diversi colleghi oltre me, come ad esempio Ausilia Eccelso o Gianluca Camilleri, sono stati in prima linea per tutelare sia l’ambiente che i cittadini. La semplicità con la quale il giudice constata che i pennelli non sono a norma neanche in virtù della legge 27 del 1986  (legge vetusta e superata dal T.U ambiente di ben 20 anni successivo), spero apra gli occhi ai miei concittadini e li sproni a far valere i loro diritti ed a pretendere servizi efficienti. Ricordo bene la pressione subita quando ho iniziato a sostenere la tesi che oggi la dott.ssa Capitano sposa. Una tesi lineare ma da molti mistificata, osteggiata , derisa. Questa vittoria in appello ripaga tanti anni di battaglie legali “in solitaria” e mi dà l’occasione per dire che nel 2019 verranno espletate le gare d’appalto per la costruzione del nuovo depuratore e delle reti, che la IV Commissione legislativa ARS  ha già più volte convocato il Commissario Rolle monitorando l’andamento delle procedure e rendendo questa battaglia di civiltà non più “solitaria” “.

 

Notte di fuoco nel quartiere dei Grandi Lavori, a Porto Empedocle. Poco dopo le 3 del mattino uno scooter Gilera  – di proprietà di un 19enne incensurato – è andato a fuoco.

 
 

Sul posto una squadra di Vigili del Fuoco giunti in via Berlinguer, nei pressi del campo sportivo del paese, per spegnere il rogo.

Indagini sono state avviate dai carabinieri della locale Stazione che stanno lavorando nel massimo riserbo. Anche se non sono state trovate tracce di liquido infiammabile la pista più accreditata è quella dell’incendio doloso.

Un uomo di 40 anni, di Canicattì, è stato denunciato, in stato di libertà, alla Procura della Repubblica di Agrigento, dopo un episodio di violenza che l’ha visto protagonista.

L’uomo, secondo le accuse, al culmine di una furiosa lite, avrebbe picchiato la moglie, anche lei canicattinese, dopo averla minacciata.

La donna per le percosse ricevute ha dovuto fare ricorso ai medici del pronto soccorso dell’ospedale Barone Lombardo.

Per la donna, fortunatamente, solo ferite lievi guaribili in pochi giorni.

Ad occuparsi del caso gli agenti del locale Commissariato di Polizia diretti dal vice questore aggiunto Cesare Castelli.

I Carabinieri di Realmonte stanno indagando su un incendio che, sabato scorso, ha distrutto l’auto di una casalinga del posto, di 60 anni.

A bruciare una Suzuki Vitara intestata alla donna ma in uso al marito, un pensionato di 69 anni.

Il rogo, sulle cui cause sono stati disposti accertamenti, è avvenuto intorno alle 23.30. Dopo l’allarme, immediato l”intervento dei vigili del fuoco , in Via Molise, che hanno lavorato non poco prima di spegnere l’incendio.

Massimo riserbo da parte degli investigatori. Tutte le piste sono ritenute valide anche se quella privilegiata rimane la natura dolosa.

I Carabinieri della Compagnia di Canicattì stanno indagando su una intimidazione nei confronti di una  guardia giurata, di 40 anni, del luogo.

 Una testa d’agnello mozzata, con una cartuccia calibro 12 in bocca , è stata trovata infatti all’interno dell’abitacolo della vettura dell’uomo. Qualcuno ha frantumato i vetri della stessa, che era parcheggiata sotto casa, e ha recapitato il macabro messaggio intimidatorio.

I Militari dell’Arma hanno sequestrato tutto e avviato immedaitamente le indagini che si presentano delicate.

Sicuramente la guardia giurata sarà sentita nelle prossime ore e appare scontato che saranno acquisiti i filmati delle telecamere di videosorveglianza (al vaglio degli inquirenti) della zona nell’eventualità abbiano registrato qualche elemento utili alle investigazioni.

I Carabinieri della Stazione di Campobello di Licata hanno arrestato questo fine settimana un giovane di 22 anni del luogo, appassionato di botanica ed in particolare di piante di marijuana.

Dentro casa, infatti, aveva allestito una vera e propria serra per la coltivazione della canapa indiana, organizzata in modo professionale, completa di sistemi d’irrigazione, climatizzazione ed illuminazione.

Il giovane, oltre alle attrezzature necessarie per la coltivazione, aveva anche un manuale che conteneva un elenco delle diverse varietà di piante di marijuana esistenti, della loro resa in termini di prodotto, dei tempi di crescita ed ogni dettaglio tecnico utile per coltivarle. I militari dell’Arma, durante l’intervento nell’abitazione del giovane, hanno scoperto che la serra era alimentata tramite corrente elettrica sottratta alla rete per mezzo di un allaccio abusivo.

Il riscaldamento della serra avveniva appunto tramite potenti lampade alogene, che creavano il microclima ideale per una rapida crescita delle piante di cannabis. Nella disponibilità dell’arrestato, i Carabinieri hanno inoltre rinvenuto il materiale necessario per il confezionamento della marijuana essiccata.  Lo stupefacente sarebbe stato poi immesso sul mercato illecito per fruttuosi guadagni. Il giovane, dopo le formalità di rito, è stato associato al carcere di Agrigento come disposto dall’Autorità Giudiziaria in attesa dell’udienza di convalida. 

Dopo lo scandalo all’assessorato alla Sanità, l’assessore regionale agli Enti Locali, Bernardette Grasso, firma una circolare per contrastare l’assenteismo. I dettagli.

Dopo l’ennesimo scandalo dei presunti “parassiti” o “furbetti” dell’impiego pubblico all’assessorato regionale alla Sanità a Palermo, l’assessore regionale agli Enti Locali, Bernardette Grasso, medita vendetta. I 42 dipendenti della Regione destinatari di misure cautelari tra arresti, obblighi di dimora e denunce a piede libero, perché avrebbero rubato oltre 400 ore di lavoro, come riscontrato dalla Guardia di Finanza, non sono un piatto facilmente da digerire e metabolizzare, come – attenzione – è accaduto finora. Infatti, subito dopo i blitz anti – assenteismo nei Comuni, nelle Aziende sanitarie, e in tanti altri Uffici del “posto fisso” alla Checco Zalone, tanti hanno gridato a provvedimenti, severi ed efficaci. Ed invece, poi, il tutto è stato riassorbito nella sacca, anzi nella zavorra, dell’assistenzialismo improduttivo, che grava sui cittadini contribuenti, e, a volte – e si tratta di eccezioni alla maggioranza degli onesti – con la “faccia tosta” di fregarsene anziché lavorare. Dunque, l’assessore Bernardette Grasso firma una circolare per contrastare l’assenteismo sui luoghi di lavoro. La premessa del testo è che: “Il rispetto dell’orario di lavoro è un obbligo per i dipendenti”. Sarebbe una ovvietà, una banalità, e invece verosimilmente alla Regione non lo è se è stato scritto e ribadito nel principio della circolare. Poi si ricorda ai dirigenti la loro funzione di controllori. E poi si ammonisce: “Non saranno più concessi permessi di alcun genere, ad eccezione dei permessi di servizio esterno o per la partecipazione autorizzata ai corsi di formazione e di aggiornamento”. E poi si precisa: “Laddove il dipendente dimentichi il badge, ovvero il cartellino che si timbra all’entrata e all’uscita, egli non potrà regolarizzare la presenza attraverso una dichiarazione, e sarà automaticamente posto in congedo ordinario d’ufficio”. E poi: “Eventuali dimenticanze di timbrature non potranno essere regolarizzate attraverso una dichiarazione, e anche in tale ipotesi il dipendente sarà automaticamente posto in congedo ordinario d’ufficio”. E poi, ancora, altro monito è rivolto verso i dipendenti che hanno il compito di rilevare le presenze dei colleghi dipendenti, e si dispone che: “Ai dipendenti responsabili e addetti al sistema di rilevazione automatica delle presenze, o chiunque altro abilitato, è tassativamente proibito apportare modifiche o correzioni a tale sistema se non preventivamente autorizzate dal superiore”. Poi, infine, la circolare dell’assessore Grasso sottolinea le istruzioni dell’uso, e raccomanda di leggere bene le avvertenze. E si legge: “Il tesserino magnetico va utilizzato personalmente dal dipendente titolare dello stesso per rilevare la propria presenza sul posto di lavoro registrando inizio e fine dell’orario ed eventuali interruzioni della presenza per cause di servizio o personali”. E poi: “Il dipendente utilizza i permessi di astensione dal lavoro, comunque denominati, nel rispetto delle condizioni previste dalla legge, dai regolamenti, e dai contratti collettivi, ed è tenuto comunque a informare preventivamente il proprio dirigente nel caso della necessità di abbandono temporaneo del posto di lavoro”. E poi, altra tirata di orecchie ai dirigenti: “Il dirigente vigila sul rispetto dell’orario di servizio e sulla utilizzazione dei permessi di astensione affinché gli stessi vengano utilizzati effettivamente per le ragioni e nei limiti previsti dalle norme. La violazione delle disposizioni e degli obblighi e delle norme rappresenta un comportamento contrario ai doveri d’ufficio e rappresenta fonte di responsabilità disciplinare, ed anche di danno all’Erario, in relazione alla gravità del comportamento ed a quanto il prestigio dell’amministrazione ne esca malconcio”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

A Burgio, i carabinieri della locale Stazione, hanno avviato le indagini su  un misterioso fatto che ha visto coinvolto, suo malgrado, l’ex sindaco di Burgio Vito Ferrandelli.

Ignoti, infatti, forse durante l’auto, hanno imbrattato di vernice di colore blu, l’auto del Ferrantelli, attuale presidente del Consiglio comunale, parcheggiata proprio sotto la propria abitazione.

Riserbo sulle attività investigative che mirano ad accertare la natura dell’episodio. Tutte le piste sono al vaglio dei Militari dell’Arma, dall’intimidazione, all’atto vandalico.