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Due uomini di Licata sono stati arrestati, nei giorni scorsi, dai carabinieri della locale Compagnia, con l’accusa di detenzione di sostante stupefacenti ai fini dello spaccio.

I due sono finiti in manette dopo un blitz dei Militari che hanno rinvenuto, in un terreno nella loro disponibilità, 10 kg di canapa indiana.

Gli arrestati sono già comparsa davanti al gip del Tribunale di Agrigento, per l’udienza di convalida. Il giudice ha disposto per loro la scarcerazione, stabilendo gli arresti domiciliari per uno dei due, Giacomo Vinci, 46 anni, e l’obbligo di dimora per l’altro coinvolto, Angelo Callea 51 anni.

Stava percorrendo a piedi e al buio la strada statale che collega Canicattì a Campobello di Licata, in direzione di Licata, quando l’auto guidata da un uomo l’ha travolta e uccisa quasi sul colpo.

Non c’è stato nulla da fare per una ragazza di 21 anni, con difficoltà psichiche e per questo ricoverata fino a poche ore fa presso il reparto di psichiatria dell’ospedale “Barone Lombardo” di Canicattì.

Lo scorso 8 novembre, a Licata, la giovane è stata protagonista di un tentativo di suicidio. 

La giovane è morta pochi minuti dopo sul ciglio della strada. L’uomo alla guida dell’auto che ha investito e ucciso la giovane si sarebbe in un primo momento allontanato salvo poi tornare sul luogo dell’incidente e raccontare tutto ai  carabinieri della Compagnia di Licata e dai militari della stazione di Naro agli ordini del maresciallo Gelardi.

Accoltella la rivale in amore per gelosia.

 

Sarebbe questo il movente dell’aggressione, avvenuta questa mattina in pieno centro di Gela, nel nisseno.

Protagoniste della vicenda due giovani di 16 anni che si contenderebbero da tempo l’amore di un ragazzo.

L’aggressione è avvenuto in Corso Umberto e ha visto cadere per terra, ferita in modo grave, una delle due ragazzine che è stata ricoverta d’ugenza all’ospedale della cittadina nissena dove è stata sottoposta ad un delicato intervento chirurgico.

Non vi sarebbero dubbi sulla matrice dolosa dell’incendio, che, ieri notte, ha distrutto un’automobile di proprietà di un macellaio di Palma di Montechiaro.

 
 

La vettura del giovane, una Alfa Romeno 156, era parcheggiata in una stradina di contrada Montegrande quando, a notte fonda, è stata interessata dalle fiamme che hanno richiesto l’intervento dei vigili del fuoco del distaccamento di corso Argentina.

Ad indagare sul rogo sono i carabinieri della Compagnia di Licata.

Incidente stradale, ieri mattina, lungo via Giovanni XXIII, ad Agrigento.

 
 

Ad impattare uno scooter, condotto da un 18enne agrigentino, e un’Opel Zafira, guidata da un sessantanovenne, anche lui di Agrigento.

Ad avere la peggio il centauro che è stato sbalzato dalla sella del mezzo a due ruote e che è finito contro un’auto parcheggiata sul ciglio della strada per poi ruzzolare sul selciato.

Sul posto sono giunti gli uomini del 118 che hanno prestato soccorso e trasportato il malcapitato in ospedale.

Il ferito ha riportato un trauma facciale e una presunta fattura ad un arto. Fortunatamente il giovane indossava il casco di protezione che ha certamente evitato guai peggiori.

Sul luogo del sinistro è arrivata una pattuglia della polizia locale che ha effettuato i rilievi di rito.

A Palma di Montechiaro, le forze dell’ordine stanno indagando su un paio di furti che hanno riguardato una masseria del paese agrigentino.

A novembre furono trafugate 200 pecore, lo scorso fine settimana, invece, sono stati portati via attrezzi a da lavoro.

Il fatto si è verificato in contraa Cassarino.

La masseria è di proprietà della famiglia di un uomo deceduto. La moglie si è rivolta alla polizia che sta conducendo le indagini nel massimo riserbo.

Al vaglio anche le conoscenze del proprietario, ormai defunto da 8 mesi. Si tratta di Giuseppe Barletta, pastore del luogo, che finì coinvolto, e arrestato, nell’operazione “Adelph”, insieme ad altri palmesi accusati a ver imposto il pizzo ad imprenditori edili.

Ad Agrigento, al Consorzio universitario, si è svolto un attivo unitario di Cgil, Cisl e Uil sul tema “Le priorità del sindacato – Una piattaforma unitaria sulla Legge di Bilancio”. Sono intervenuti i dirigenti sindacali Emanuele Gallo, Gero Acquisto, Michele Magliaro, Rosanna La Placa, Massimo Raso, Maurizio Saia e Claudio Barone, che spiegano: “Al centro del confronto vi è stato il Documento economia e finanza e le sue criticità, ma anche le vicende della provincia in cui abbandono e l’emigrazione non sembrano avere soluzione di continuità e dove occorre una ripresa della mobilitazione sindacale”.

Il leader del Movimento 5 Stelle, Cancelleri, propone al presidente della Regione, Musumeci, di importare in Sicilia il modello del contratto di governo.

Il contratto di governo, firmato dal leader della Lega, Matteo Salvini, e dal leader del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, e di cui è garante il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, forse sarà firmato anche in Sicilia. Almeno così è nelle intenzioni del leader del Movimento 5 Stelle nell’Isola, Giancarlo Cancelleri, già candidato alla Presidenza della Regione nel 2012 e nel 2017. Ed il deputato nisseno Cancelleri, dopo il sondaggio che testimonia meno consenso dei siciliani non solo verso il governo Musumeci ma anche verso le forze d’opposizione, tende la mano al governatore catanese, premette che si tratta dell’ultimo appello, quasi un disperato avviso ai naviganti, e poi le sue parole sono: “Presidente Musumeci, sbarazzati delle tue zavorre. Liberati dei vecchi scarponi e delle vecchie logiche, alleggerisciti del peso degli impresentabili e dei poltronari. E incontriamoci. Ma, se vieni, non portare carte già scritte. Porta con te soltanto un foglio bianco e un paio di penne. Per scrivere assieme un qualcosa – chiamiamolo mini-contratto di governo, o patto per la Sicilia, o decalogo – che serva a salvare il tuo governo. Ma soprattutto, e te lo dico da cittadino, ciò a cui tengo di più: il futuro della nostra terra”. Uno a zero e palla al centro. Adesso si attende il riscontro da parte di Nello Musumeci alla proposta di importare in Trinacria il modello del contratto di governo, ovvero un’alleanza tra forze politiche anche diverse e contrapposte sulla base di un programma di governo, un “papello” di ciò che si è d’accordo a compiere, insieme, e per il bene dell’Italia, degli Italiani, e, in tal caso, della Sicilia e dei Siciliani. Poi Giancarlo Cancelleri inganna il tempo in attesa della risposta di Musumeci commentando il recente sondaggio deludente per la maggioranza al timone della Sicilia. E le sue parole sono: “Penso che non c’era bisogno di una rilevazione demoscopica, ma basta uscire e stare in strada per capire che la sfiducia e la delusione sul governo Musumeci sono molto diffuse, anche fra chi un anno fa l’ha sostenuto e votato. E se il presidente non si fida dell’Istituto che ha effettuato il sondaggio, scelga pure un istituto qualsiasi per fare le stesse domande ai siciliani, il sondaggio glielo pago io. Non credo che darà un risultato diverso. Magari però, io aggiungerei un’altra domanda: chi voterebbe fra Musumeci e Cancelleri oggi? Musumeci è circondato da incapaci, il 4 in pagella per qualche assessore è anche sin troppo magnanimo. Ora ci dica cosa vuole fare da grande: continuare con un basso profilo, che per noi significa nessun profilo, o dare una svolta al suo governo e salvare la Sicilia?”. Ecco perché la proposta del contratto di governo.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Secondo i Carabinieri del Comando provinciale di Palermo, capitanati dal colonnello Antonio Di Stasio, e la Procura antimafia di Palermo, lo scorso 29 maggio, a Palermo o in provincia, si sarebbe riunita la Cupola, ovvero la commissione provinciale di Cosa Nostra. E ciò non è più accaduto dal 1993, da quando è stato arrestato Totò Riina, adesso defunto. A presiedere la commissione sarebbe stato il più anziano dei capimafia in libertà, Settimo Mineo, 80 anni, arrestato oggi insieme ad altri 45 indagati che sarebbero parte di quattro mandamenti mafiosi. In particolare Settimo Mineo è il capo a Pagliarelli, Gregorio Di Giovanni a Porta Nuova, Francesco Colletti a Bagheria-Villabate, e Filippo Bisconti a Misilmeri-Belmonte Mezzagno. La riunione della commissione provinciale di Cosa Nostra è stata scoperta perché i Carabinieri hanno registrato una conversazione in automobile tra Francesco Colletti e il suo autista, poche dopo il vertice mafioso. Poi, nel corso delle indagini, sono emersi altri riscontri utili per ricostruire la mappa del potere di Cosa Nostra in Sicilia sei mesi dopo la morte di Totò Riina. Settimo Mineo, ufficialmente gioielliere con negozio in corso Tukory a Palermo, fu arrestato per la prima volta dal giudice Giovanni Falone nel 1984, e lui all’interrogatorio rispose: “Non so di che parla, cado dalle nuvole”.

Oggi, martedì 4 dicembre, ricorre la festività di Santa Barbara, patrona dei Vigili del Fuoco e dei Marinai. Ad Agrigento, a Villaseta, nella sede del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco, si è svolta una manifestazione commemorativa durante cui sono stati consegnati i diplomi di lodevole servizio al personale pensionato nel 2018 ed ai Vigili che hanno raggiunto 15 anni di servizio. E poi i Marinai della Capitaneria di Porto e i Vigili del Fuoco si sono ritrovati nella Chiesa Madre di Porto Empedocle, dove è stata celebrata una messa.

Le interviste