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Ritrovato nelle prime ore di questo pomeriggio nelle acque del porto di Schiavonea (CS)  un Fiat Fiorino che al suo interno custodiva un revolver. Il mezzo è stato recuperato grazie all’intervento degli uomini del nucleo sommozzatori dell’Arma dei Carabinieri

Sembrerebbe un evento poco allarmante se non fosse che segue di pochissimi giorni al ritrovamento nella stessa area marina, di un corpo in avanzato stato di decomposizione, appartenente ad un uomo sulla cinquantina attinto da 3 colpi di arma da fuoco che potrebbe essere quello del Boss coriglianese Pietro Longobucco, scomparso proprio giorni prima del rinvenimento del cadavere.

Quel che contribuisce ad infittire il mistero è la scomparsa del proprietario dello stesso fiorino, che ne aveva denunciato il furto solo pochi giorni prima del rinvenimento del cadavere e che a tutt’oggi risulta ancora irreperibile.

Se dunque gli inquirenti sospettano che si tratti di un presunto omicidio di ‘ndrangheta, considerate le peculiarità del delitto, si infittisce ancora di più il caso della scomparsa del proprietario del furgone.

La scomparsa del proprietario del furgone ha dunque a che vedere con il ritrovamento del corpo e del furgone?

E se si confermasse la mano dell’ndrangheta della piana ionica cosentina negli eventi accorsi, ci sarebbe da chiedersi cosa stia accadendo o meglio, cosa sia accaduto negli equilibri malavitosi della zona.

Resta dunque alla magistratura e agli inquirenti vagliare questa o altra ipotesi per ricostruire il complesso intreccio di eventi, susseguitesi in così breve tempo, e per altro in una ristretta area geografica.

Simona Stammelluti 

 

 

Il commissario straordinario, Giorgio Giulio Santonocito, si presenta al personale della dirigenza Asp e lo fa nel segno della continuità volendo al suo fianco il direttore sanitario, Silvio Lo Bosco, il direttore amministrativo, Francesco Polo Tronca ed il commissario uscente Gervasio Venuti. Parole asciutte ma anche piene di fervore quelle che Santonocito ha scelto ieri pomeriggio, mercoledì 19 dicembre, per inaugurare il nuovo corso della sanità agrigentina e sancire i caratteri della sinergia operativa e della collaborazione che caratterizzeranno i rapporti tra il personale dirigente ed il vertice Asp. L’occasione è servita al neomanager per augurare un sereno Natale ai suoi collaboratori e per illustrare i primi passi e adempimenti che si accinge a compiere da subito, nonostante il periodo festivo, per assumere piena contezza della realtà aziendale.

Una serata dedicata agli appassionati di Boxe, quella organizzata per sabato prossimo 22 dicembre alle 17, al Palasport “Livatino – Saetta” di Castrofilippo. L’evento è stato organizzato dalla Body Power di Bagheria e l’Asd Gymnasium di Racalmuto con il patrocinio del Comune di Castrofilippo. Sul ring sono previsti 12 incontri della categoria Dilettanti  ed è prevista anche la partecipazione del beniamino di casa Antonio Augello, campione regionale Schoolboy. Nel corso dell’evento, sarà previsto un video messaggio del 3 volte campione italiano dei pesi massimi Fabio Tuiach. L’ingresso al palasport di Castrofilippo è gratuito.

A termine delle audizioni, la Commissione regionale antimafia pubblica una relazione sul depistaggio delle indagini dopo la strage di via D’Amelio. I dettagli.

La Commissione regionale antimafia, presieduta da Claudio Fava, ha concluso le audizioni nel merito del depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio, e ha scritto nero su bianco una relazione, adesso, per conoscenza, sul tavolo delle Procure di Caltanissetta e di Messina. E lo stesso Claudio Fava sintetizza così quanto emerso: “Ciò che veramente inquieta non è tanto la riconosciuta falsità delle dichiarazioni di Scarantino sul piano processuale, bensì l’apparizione del personaggio Scarantino in quanto tale. La sua improvvisa e immediata irruzione nello scenario processuale probabilmente doveva servire, con le sue propalazioni, ad escludere ogni possibile sospetto che mandanti della strage potessero essere anche soggetti estranei all’associazione mafiosa”. E poi, tra le 76 pagine della relazione, si legge: “Lasciando al processo di Caltanissetta il compito di dirci se vi furono – e a carico di chi – responsabilità penali, si può ragionevolmente concludere che la regia del depistaggio comincia ben prima che l’autobomba esploda in via D’Amelio. Questo induce a pensare che ‘menti raffinatissime’ – volendo mutuare un’espressione di Giovanni Falcone -si affiancarono alla manovalanza di Cosa Nostra sia nell’organizzazione della strage, sia contribuendo al successivo depistaggio”. Dunque, in termini più semplici, in via D’Amelio vi è una mano esterna alla mafia sia per uccidere Borsellino sia per deviare l’inchiesta che doveva trovarne gli assassini. E il falso pentito Scarantino serviva per allontanare i sospetti sui soggetti estranei alla mafia. Infatti, ancora nella relazione si legge: “In tal modo venivano appagate le ansie e le aspettative di verità della pubblica opinione per la pronta scoperta di mandanti ed esecutori, tutti mafiosi, ed al tempo stesso si esorcizzava l’incubo di indicibili partecipazioni diverse ed occulte”. Poi la Commissione regionale antimafia punta il dito contro i servizi segreti del Sisde a cui furono affidate le indagini, e nella relazione scrive: “È certo il ruolo che il Sisde ebbe nell’immediata manomissione del luogo dell’esplosione e nell’altrettanto immediata incursione nelle indagini della Procura di Caltanissetta, preparando le prime note investigative che contribuiranno a orientare le ricerche della verità in una direzione sbagliata. E tale depistaggio era in un certo senso garantito dal contributo di reticenza che offrirono non pochi soggetti tra i ranghi della magistratura, delle forze di polizia e delle istituzioni nelle loro funzioni apicali. E ciò ben oltre i nomi noti dei tre poliziotti imputati nel processo in corso a Caltanissetta, e dei due domini dell’indagine (oggi defunti), e cioè il procuratore capo Tinebra e il capo del gruppo d’indagine Falcone-Borsellino, Arnaldo La Barbera”. Poi, in conclusione: “Se qualcuno avesse scelto di non tacere in tempi antichi, probabilmente noi saremmo stati in grado di intuire che eravamo di fronte al depistaggio ancora prima del 2008. Abbiamo assistito a forzature procedurali molte delle quali hanno favorito il depistaggio. Se qualcuno avesse deciso di parlare in questi anni, saremmo riusciti a scoprire il depistaggio ben prima del 2008, quando ha parlato il collaboratore Spatuzza. Resta un vuoto di verità su chi ebbe la regia complessiva della strage e del suo successivo depistaggio. E quale sia stato, nel comportamento di molti, il labilissimo confine fra colpa e dolo, svogliatezza e intenzione, distrazione e complicità”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

   

Agrigento, città delle eccellenze, vince il Premio Nazionale Bezzo 2018, organizzato da  Aiquav, Plef, Aregai e Rina. Premiati, infatti, due ristoranti agrigentini per la qualità della loro attività in termini di sostenibilità, inclusione sociale e ricerca. Primo “Ginger People & Food”, secondo “Terracotta”. Grazie ad un assegno di ricerca di 10 mila euro, finanziato dal gruppo Crai, la città di Agrigento sarà oggetto di un’attività di misura del benessere soggettivo, percepito nell’alimentazione locale confluente nell’indicatore Bes – Benessere equo sostenibile.

L’annuncio del Premio è stato dato a Firenze nel corso del quinto convegno nazionale Aiquav.   La premiazione avverrà a Torino nei primi del 2019.

Desidero augurare buon lavoro ai nuovi manager della sanità designati a ricoprire, in Sicilia, posti di delicata responsabilità che ritengo chiave per lo slancio ed il cambiamento di cui il sistema SALUTE ha, oggi, grande necessità.

In particolare, auguro buon lavoro al nuovo Manager dell’ASP di Agrigento, dott. Santonocito, auspicando che dia un veloce e risolutivo indirizzo politico e gestionale che porti alla concretizzazione, paventata per anni, della stabilizzazione dei precari contrattisti presenti in Azienda. Completando infatti questa fase, oggetto di diatribe per anni, si potrà concludere il percorso delle mobilità e approntare celermente il capitolo dei concorsi che porterà concreta e nuova linfa vitale ai nostri ospedali, sempre sotto organico.

Segnalo inoltre la mancata predisposizione, da parte dell’ASP di AGRIGENTO, di progetti inerenti l’edilizia ed in particolare la ristrutturazione di immobili di proprietà della stessa Azienda Sanitaria. In Regione 4 MLN di euro sono rimasti congelati negli ultimi anni, in quanto non sono stati presentati elaborati progettuali per le strutture appartenenti al patrimonio immobiliare ASP. Pensiamo a città come Canicattì, Sciacca, Licata o la stessa Agrigento, a quanto servirebbero questi soldi per sanare situazioni strutturali di degrado ed indecorose.

Chiedo dunque al nuovo Manager impegno massimo in questa direzione ed uno slancio verso il superamento di situazioni di persistente precariato, a trecentosessanta gradi.

I giovani protagonisti del programma “Sciacca Natale Insieme”, con la loro creatività, il loro talento, la loro generosità. Da oggi e per i prossimi giorni gli studenti delle scuole superiori e del collettivo O925 animeranno la Chiazza di Via Licata. 

Oggi è in programma la Giornata dello Studente. Da questo pomeriggio e fino alle 20,30 alla Chiazza ci saranno diversi eventi: esibizioni musicali, reading, body painting con protagonisti gli studenti degli istituti superiori Tommaso Fazello, Don Michele Arena, Enrico Fermi, Calogero Amato Vetrano. 

Da oggi e fino a domenica, il collettivo giovanile 0925 darà vita all’iniziativa “Una piazza di libri”, con lo scopo di donare volumi alla biblioteca comunale “Aurelio Cassar” e ad associazioni di volontariato. Il collettivo allestirà un banchetto alla Chiazza, promuovendo dapprima un libero scambio di libri con i circa 400 volumi che esporranno, frutto di donazioni spontanee di associazioni, parrocchie, scuole. Ogni cittadino potrà presentarsi con un proprio libro, consegnarlo e prenderne un altro in cambio. 

Domenica 23 dicembre, una Piazza di libri sarà pure la mattina e sarà dedicata alla donazione di libri per bambini.  Questa iniziativa, nelle giornate in cui si svolgerà, – fanno sapere dal collettivo 0925 – sarà arricchita da momenti artistici.

Ieri pomeriggio, nella splendida cornice della chiesa Santa Maria dei Greci, gli architetti di Agrigento hanno partecipato alla santa messa celebrata dal cardinale Francesco Montenegro e da don Giuseppe Pontillo, allietata da uno splendido coro.

Durante l’omelia don Franco si è soffermato sul valore e sul significato del Natale. Ha ricordato agli architetti, custodi della bellezza, partendo proprio dal principio della bellezza, quanto questa vada preservata.

Il Cardinale ha riportato poi l’esempio del diamante e del carbone provenienti dagli stessi elementi, invitando tutti, seppur rimanendo sempre della materia prima dalla quale siamo fatti, a diventare preziosi gli uni per gli altri e davanti a Dio.

Don Giuseppe Pontillo, ha ricordato agli architetti di non smettere mai di porre al centro dell’attenzione l’uomo, per il quale bisogna essere sempre a servizio, attorno al quale ruotano i principi di architettura e restauro.

Il Consiglio dell’Ordine, fin dal suo insediamento, è stato sempre vicino alle problematiche portate avanti dall’ufficio dei Beni culturali ed ecclesiastici della Curia, avendo fino da subito espresso il proprio rammarico sulla chiusura della cattedrale di San Gerlando.  

Al termine della celebrazione della santa messa, gli architetti si sono riuniti allo Spazio Il Funduk per lo scambio degli auguri di Natale.

Ad Agrigento si è insediato il consiglio distrettuale di disciplina degli avvocati. I fori di Agrigento e Sciacca sono inseriti nell’organismo, che si occupa, secondo la recente riforma, di istruire e definire i procedimenti disciplinari, insieme ai colleghi di Trapani, Marsala, Palermo e Termini Imerese. Gli avvocati agrigentini che sono parte del consiglio di disciplina sono Antonino Gaziano, consigliere nazionale forense ed ex segretario e presidente del consiglio dell’Ordine, poi Giuseppe Barba, Tanja Castronovo, Salvatore Manganello e Gisella Spataro.

Si continua a indagare dopo l’agguato al favarese Carmelo Nicotra, avvenuto il 23 maggio del 2017, in via Torino, traversa di via dei Mille, a Favara. Diversi i colpi di kalashnikov indirizzati all’uomo che riuscì a scampare all’agguato.

Secondo gli inquirenti, le armi sequestrate al 35enne Gerlando Russotto, arrestato lo scorso agosto con l’accusa d’aver preso parte a un agguato in Belgio ai danni di Saverio Sacco, potrebbero essere le stesse usate durante l’agguato, andato fallito, al favarese Nicotra.

Ecco perché si vogliono fare ulteriori accertamenti. I plichi con le armi, le munizioni e la stoffa che era stata usata per avvolgerle sono stati aperti e ispezionati. Saranno quindi passate al setaccio al fine di trovare elementi utili che possano confermare questa tesi. Si è alla caccia di impronte e riscontri di tipo balistico. Dopo il prelievo salivare nei confronti di tutti gli indagati, nel laboratorio di genetica forense della Questura di Palermo, alla presenza di difensori e consulenti di parte, si è passati agli accertamenti sul fucile e sulla pistola.

Nel registro degli indagati, nel novembre dell’anno scorso, sono finiti: Calogero e Antonio Bellavia, di 27 e 44 anni, Calogero ed Emanuele Ferraro, di 39 e 40 anni, quest’ultimo poi ucciso qualche mese dopo in via Diaz, e Carmelo Vardaro di 39 anni.

Su di loro pende l’accusa di tentato omicidio aggravato e ricettazione.

Nelle settimane scorse la Dda ha iscritto sul registro degli indagati prima Gerlando Russotto e poi altre due persone: i favaresi Francesco Di Benedetto, 28 anni, e Michelangelo Bellavia, 30 anni. Gli indagati in tutto sono 7.

Ricordiamo che l’agguato a Nicotra è stato subito collegato all’omicidio avvenuto sempre a Favara nell’ottobre 2016 quando a perdere la vita davanti a un supermercato è stato l’empedoclino Carmelo Ciffa. Da quel giorno diversi fatti di sangue si sono registrati nell’asse Favara-Porto Empedocle-Belgio.