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E’ cominciata oggi la prima udienza preliminare, davanti al Gup del Tribunale di Palermo Marco Gaeta nell’aula bunker del carcere “Ucciardone”,  in seguito alla richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di 59 persone – tutte coinvolte nella maxi operazione antimafia denominata “Montagna” – avanzata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo con l’aggiunto Paolo Guido e ed i sostituti Geri Ferrara, Claudio Camilleri e Alessia Sinatra. 

Presenti in aula il neo collaboratore di giustizia Giuseppe Quaranta, arrestato proprio il 22 gennaio nell’operazione Montagna e divenuto collaboratore poco dopo, ed il figlio, anch’esso coinvolto nello stesso blitz e accusato di gestire un traffico di droga a Favara. 

Sono una trentina, invece, le richieste di costituzione di parte civile. Fra queste spiccano quelle della Cgil ma anche dell’imprenditore sotto scorta Ignazio Cutrò.

La richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla DDA riguarda: Adolfo Albanese, 61 anni di Petralia Sottana; Giuseppe Blando, 54 anni, di Favara;Vincenzo Cipolla, 56 anni, di San Biagio Platani;Antonio Domenico Cordaro, 53 anni di San Cataldo;Franco D’Ugo, 53 anni di Palazzo Adriano; Giacomo Di Dio, 45 anni, di Capizzi (Me);Santo Di Dio, 50 anni, di Capizzi (Me);Angelo Di Giovanni, 46 anni, di Favara;Stefano Di Maria, 26 anni, di Favara;Vincenzo Dolce, 52 anni, di Como ma residente a Cerda (Pa);Francesco Maria Antonio Drago, 51 anni di Siculiana;Pasquale Fanara, 60 anni di Favara;Daniele Fragapane, 33 anni di Santa Elisabetta residente in Belgio;Francesco Fragapane, 38 anni di Santa Elisabetta;Salvatore Raffaele Fragapane, 41 anni di Santa Elisabetta;Giovanni Gattuso, 62 anni di Castronovo di Sicilia ;Alessandro Geraci, 32 anni di Petralia Sottana;Angelo Giambrone, 34 anni di Santo Stefano Quisquina;Calogerino Giambrone, 56 anni di Alessandria della Rocca;Francesco Giordano, 50 anni di Niscemi;Salvatore La Greca, 75 anni di Cammarata;Viviana La Mendola, 40 anni di San Giovanni Gemini;Raffaele La Rosa, 60 anni di San Biagio Platani;Roberto Lampasona, 41 anni di Santa Elisabetta; Antonio Licata, 27 anni di Favara;Calogero Limblici, 61 anni di Favara;Domenico Lombardo, 26 anni di Favara;Calogero Maglio, 51 anni di Favara;Vincenzo Mangiapane, 64 anni di San Giovanni Gemini;Vincenzo Mangiapane, 63 anni di San Giovanni Gemini;Vincenzo Mangiapane, 47 anni di Cammarata;Domenico Maniscalco, 53 anni di Sciacca;Antonio Giovanni Maranto, 54 anni di Polizzi Generosa;Pietro Paolo Masaracchia, 68 anni di Palazzo Adriano;Salvatore Montalbano, 26 anni di Favara;Giuseppe Nugara, 53 anni di San Biagio Platani;Salvatore Pellettieri, 26 anni di Chiusa Sclafani;Vincenzo Pellitteri, 66 anni di Chiusa Sclafani;Calogero Principato, 27 anni di Favara;Luigi Pullara, 54 anni di Favara;Salvatore Puma, 41 anni di Racalmuto;Calogero Quaranta, 26 anni di Favara;Giuseppe Quaranta, 50 anni di Favara;Pietro Stefano Reina, 68 anni di San Giovani Gemini;Santo Sabella, 53 anni di San Biagio Platani;Giuseppe Scavetto, 50 anni di Casteltermini;Antonio Scorsone, 53 anni di Favara;Calogero Sedita, 35 anni di Alessandria della Rocca;Giuseppe Luciano Spoto, 80 anni di Bivona;Massimo Spoto, 40 anni di Bivona;Vincenzo Spoto, 42 anni di Bivona;Nazarena Traina, 48 anni di San Giovanni Gemini;Gerlando Valenti, 46 anni di Favara;Stefano Valenti, 52 anni di Favara;Vincenzo Valenti, 24 anni di Favara;Giuseppe Vella, 38 anni di Favara;Salvatore Vitello, 43 anni di Favara;Antonino Vizzì, 63 anni di Raffadali;

Si torna in aula il 12 novembre.

 

Si continua a cercare il medico palermitano disperso Giuseppe Liotta, 40 anni, che nella giornata di sabato si stava recando in macchina all’ospedale dei Bianchi di Corleone. Il medico è residente a Palermo. A bordo della sua Volkswagen Tiguan era diretto a Corleone per il cambio turno. La sua auto è stata ritrovata nel tratto tra Ficuzza e Corleone, in contrada Raviotto. Alle ricerche partecipano gli uomini di protezione civile, polizia, carabinieri e corpo forestale, vigili del fuoco di Corleone e Partinico. Questi ultimi stanno cercando il disperso anche con i droni,  e questa notte è stato ritrovato il suo giubbotto in contrada Scalilli all’ingresso del paese, ma di lui ancora nessuna traccia.

 “Stiamo vivendo con grande apprensione queste ore di estenuanti ricerche del collega scomparso sabato notte tra Ficuzza e Corleone. Anche se le speranze di trovarlo ancora in vita sono residue, continuiamo a coltivare un briciolo di speranza e ci stringiamo idealmente in un abbraccio alla sua famiglia in questo particolare e difficile momento.” Lo afferma, anche a nome dei segretari provinciali, il segretario della federazione regionale Ugl medici, Raffaele Lanteri, che aggiunge: “Giuseppe Liotta è sicuramente un esempio per chi fa la nostra professione. Persone come lui fanno parte della categoria degli eroi, degli angeli del quotidiano. Ha voluto sfidare le condizioni climatiche avverse, mettendo a rischio la sua vita, per recarsi in servizio in ospedale e stare vicino a chi soffre con grande senso di attaccamento e di abnegazione per il suo lavoro. Non possiamo però fare a meno di sottolineare come, ogni giorno, in Sicilia ci sono decine di medici che per salvare vite umane devono confrontarsi con condizioni estreme dovute ai precari collegamenti, alla mancanza di sicurezza nelle strade, alle intemperie che si abbattono in special modo nelle zone dell’entroterra, ed a molte altre criticità che ancora adesso stentano ad essere formalmente riconosciute dalle istituzioni preposte – aggiunge Lanteri. In questo momento, in cui ci troviamo tutti con il fiato sospeso, spero serva a far riflettere seriamente sulla figura dei medici. Uomini e donne, onesti, coerenti, spesso bersaglio di aggressioni e di facili denunce, sottoposti a stress e turni massacranti, che non smettono mai di fare il proprio dovere nei confronti del prossimo anche a costo di mettere a repentaglio il bene più prezioso che è la vita.”

 

Entro il 10 novembre devono lasciare l’area, alcuni hanno già smontato, altri lo stanno facendo adesso. L’ordine dalla Prefettura è arrivato lo scorso settembre. Adesso, i “Paninari” lasciano piazzale Caratozzolo al lungomare. Quelli con i documenti in regola potranno chiedere una nuova sistemazione su cui piazzare i loro mezzi anche se ancora il Municipio non ha assegnato nessuna area. Dopo mesi di trattative, interlocuzioni politiche, amministrative e burocratiche, tra Municipio, Demanio Marittimo e associazioni di categorie è arrivato il momento di abbandonare il lungomare. Da quando il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, per mezzo della Prefettura, aveva annunciato l’ordine di sgombero, per i paninari non c’è stata altra scelta che quella di smontare tutto.

Sono trascorsi 704 giorni, quattro manifestazioni di protesta, due incontri in prefettura, una class action dei residenti della zona contro Anas ed ancora nessuna notizia. Ci eravamo lasciati con la pubblicazione della gara di appalto, dopo, nessuna notizia ufficiale, solo notizie da bar sulla aggiudicazione dei lavori”. Maurizio Saia parla di un gravissimo problema che doveva trovare una soluzione immediata. Oltre agli immaginabili disagi per una strada statale interrotta c’è il dramma di Favara che non ha più collegamenti sicuri, ché, certamente, non possono definirsi sicuri le provinciali Esa Chimento, San Benedetto, Crocca e Mosella. Ne parla Saia e fa bene a parlarne e gli altri, in particolare, i politici?

“Troppo lento l’iter – continua Saia – ed ancora tanti disagi che diventano meno sopportabili quando si legge il contatore che scandisce i giorni trascorsi a percorre tanti km di strade alternative, per raggiungere l’ospedale, il tribunale, gli uffici, le scuole ed il centro città. Tutti in silenzio, in particolare le due amministrazioni comunali di Agrigento e Favara i quali residenti sono colpiti maggiormente dal disagio”. Tutti in silenzio questa la grande e legittima accusa del segretario della Cisl.

Ogni tanto gli amministratori alzano il telefono, spinti dalla popolazione, per sapere a che punto siamo e dall’altro capo rispondono “stiamo lavorando” e il tanto basta e avanza per farli sentire a posto. Hanno chiamato l’Anas, tutto bene! Tutto bene cosa? Per un miracolo i favaresi non si sono suicidati avventurandosi, durante la recente tempesta, su ciò che rimane dei collegamenti stradali per colpa di un ponte che non c’è più e che tarda ad essere ricostruito. Sarebbe accaduto lo stesso oltre lo Stretto?

Alla Cisl, intanto, il “tutto bene” non basta e chiede al Prefetto “di intervenire ancora una volta nei confronti dell’Anas, per conoscere quanto ancora bisogna attendere per rivedere le automobili ed i mezzi di trasporto pubblico attraversare quel ponte. Un appello lo facciamo all’amministrazione della Casa Circondariale Petrusa, sempre più isolata ed emarginata, all’amministrazione comunale di Favara ad unirsi alla Cisl per dare ancora più forza alla nostra voce. Le infrastrutture sono fondamentali per questo territorio, senza non si potrà fare il salto di qualità per il quale siamo impegnati giornalmente. Riaffermare il diritto di cittadinanza e conquistare la pienezza dei diritti civili è una delle nostre priorità”.

Parlano di me“, uno spettacolo teatrale diretto dall’attore Marco Zingaro, alla sua prima regia. Attore, performer e regista pugliese trapiantato a Londra. Diplomato presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, ha intrapreso una carriera Internazionale. In Italia a teatro lo rivedremo da gennaio 2019 al fianco di Maria Grazia Cucinotta, Vittoria Belvedere e Michela Andreozzi, come protagonista maschile in FIGLIE DI EVA diretto da Massimiliano Vado.

Recentemente ha iniziato la sua prima esperienza come regista in “Parlavano di Me”. Lo spettacolo già tradotto in lingua inglese è una co-produzione tra NOZ Performing Company (di cui Marco ne è co-fondatore) e il Teatro Nazionale della Toscana.

“Parlano di me” è  interpretato da Francesca Nerozzi, artista poliedrica pistoiese. La sua formazione iniziata dal balletto classico in giro per l’Europa, spazia dal cinema al teatro al canto. Fa parte del trio vocale swing “Ladyvette” protagoniste della fortunata serie Rai 1 “il Paradiso delle Signore”. Vanta anche collaborazioni con il trio “le Sorelle Marinetti” e ruoli da protagonista femminile in numerose produzioni teatrali e cinematografiche Nazionali e Internazionali. Attualmente  Ladyvette stanno lavorando alla realizzazione del loro primo disco e del secondo spettacolo teatrale dal titolo “In Tre” che debutterà a marzo 2019 al Teatro della Cometa.

In oltre Nel 2017 fonda assieme al suo compagno attore e Regista Marco Zingaro la NOZ Performing company, compagnia teatrale di teatro fisico, dalla quale fusione di esperienze  artistiche e dalla penna di Giuseppe Grattacaso prende vita lo spettacolo  “Parlavano di me”, che ha debuttato in occasione di Pistoia capitale della cultura 2017 riscuotendo un grande successo di pubblico e critica.

Lo spettacolo che sarà all’Altrove Teatro Studio di Roma dal 9 all’11 novembre, è un racconto nato dalla penna di Giuseppe Grattacaso e tratto dall’omonimo libro edito da Effigi.
Grattacaso è Docente di lettere al liceo linguistico e scrittore. Salernitano di nascita ma pistoiese d’adozione, ha pubblicato i libri di poesia Devozioni – 1982, Se fosse pronto un cielo – 1991, Confidenze da un luogo familiare – 2010,  La vita dei bicchieri e delle stelle – 2013, (premio Pontedilegno Poesia). É autore del blog di poesia “Mosche in bottiglia” e collabora alla rivista online Succedeoggi.

“Parlavano di Me” è una confessione appassionata di una giovane donna a sua madre. Nel suo microcosmo dove regnano leggerezza e spensieratezza ma soprattutto banalità e frivolezza, la giovane donna incontrerà personaggi bizzarri dagli atteggiamenti superficiali, cinici e dettati dall’invidia. A causa di questa umanità esaltata e inconsistente lei cercherà conforto e riparo in sua madre, una presenza che appare costante e determinata al fianco della figlia. Inconsapevolmente solo attraverso una banale cronaca degli eventi in contrasto con il suo crescente turbamento, giungerà con timore e tenerezza a svelare la propria reale condizione.

“Mio papà non era un uomo violento, quello che dicono in giro i parenti di mio zio sono solo falsità. La nostra era una famiglia bellissima. Quel giorno era andato sotto casa dei miei nonni per mio fratello di 9 anni, per dargli una ricarica telefonica. Mio zio me lo ha ucciso mentre mio padre era girato. Me lo ha ammazzato”.

E’ quanto dichiara al quotidiano La Sicilia, Federica Scopelliti, figlia di Ignazio Scopelliti, 45 anni, ucciso l’altro giorno a Palma di Montechiaro a colpi di pistola. Dell’omicidio è accusato il cognato di Scopelliti, Raimondo Burgio, 35 anni,  il venditore ambulante di bombole del gas, che avrebbe agito per difendere la sorella, moglie dell’uomo ucciso.

Proprio quest’ultimo, stamattina, sarà sottoposto ad interrogatorio di convalida del fermo presso il carcere di contrada Petrusa di Agrigento.

 

Maltempo: 12 morti tra il Palermitano e l’Agrigentino. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in Sicilia.

La villa dove nove persone, tra cui donne e bambini, sono morti a causa dell’esondazione del fiume Milicia in contrada Cavallaro a Casteldaccia, (Palermo), 4 Novembre 2018. 

 

Il maltempo flagella ancora la Sicilia, e provoca 12 morti, tra le province di Palermo ed Agrigento. Ed il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, si precipita nell’Isola, per testimoniare solidarietà ed annunciare sostegno.

Nel Palermitano, nei pressi dell’autostrada Palermo – Catania, al confine tra i comuni di Altavilla Milicia e Casteldaccia, una villa è stata investita, travolta e sommersa dall’acqua del fiume Milicia, che è straripato. Le persone all’interno, due famiglie riunite per trascorrere insieme la serata del sabato, sono morte annegate. Un uomo e una bambina, usciti per comperare dei dolci, si sono fatalmente salvati. Un altro uomo, Giuseppe Giordano, fuori dalla casa, ha lanciato l’allarme con il telefonino cellulare aggrappandosi a un albero. E adesso racconta: “Mi sono accorto che l’acqua stava entrando a casa. A tutti ho detto: andiamo subito via. Ma, appena ho aperto la porta, sono stato investito da un fiume d’acqua che mi ha catapultato fuori. Mi sono aggrappato a un albero. Così sono sopravvissuto”. Le vittime, di Palermo, Santa Flavia e Bagheria, sono nove: Rachele Giordano, di 1 anno di età, Francesco Rughò, 3 anni, Federico Giordano, 15 anni, la madre Stefania Catanzaro, 32 anni, e moglie di uno dei tre sopravvissuti, Giuseppe Giordano, il nonno Antonino Giordano, 65 anni, e la moglie Matilde Comito, 57 anni, il figlio Marco Giordano, di 32 anni, e la sorella Monia Giordano, 40 anni. Poi Nunzia Flamia, 65 anni.

E poi, ancora in provincia di Palermo, a Vicari, è stato scoperto morto un uomo, Alessandro Scavone, 44 anni, imprenditore agricolo, consigliere comunale a Salemi, impegnato alla ricerca di un amico disperso, a bordo di un’automobile investita dall’acqua del fiume San Leonardo.

                                                      Scavone Alessandro

E’ invece disperso Giuseppe Liotta, 40 anni, medico palermitano diretto all’ospedale di Corleone per il turno di lavoro: la sua automobile è stata trovata tra Ficuzza e Corleone, in contrada Raviotta, lungo la statale 118, interrotta tra smottamenti ed allagamenti.

                                                      Giuseppe Liotta

E poi, in provincia di Agrigento, un uomo e una donna da tempo residenti in Germania, a Francoforte, verosimilmente a Cammarata per un soggiorno in occasione delle festività dei Santi e dei Defunti, a bordo di un’automobile noleggiata sono stati investiti da una frana e sbalzati in un burrone profondo circa 30 metri, in contrada San Martino, a Cammarata. Le vittime sono Cosimo Fustaino, 54 anni, originario di Valledolmo, e la moglie, una tedesca di 47 anni.

E ad Agrigento città nel corso della tarda serata di sabato ha imperversato l’incubo dello straripamento del fiume Akragas, che costeggia il versante ovest, tra contrada Sant’Anna, viale Emporium, Villaggio Peruzzo e poi sfocia nei pressi del porticciolo di San Leone. Intorno alle ore 22:30 il Comune ha diffuso l’avviso urgente di sgombero delle abitazioni confinanti con l’argine e la foce del fiume, precisando che tale sgombero sarebbe stato “solo precauzionale”. Vigili del fuoco, Protezione civile comunale, Forze dell’ordine ed Amministrazione comunale hanno materialmente collaborato nella evacuazione di circa 25 famiglie impaurite, tra via dell’Olimpo, via Apollo e in parte viale Emporium. Poi l’esondazione, come confermato dalla Protezione civile, ha invertito la rotta, rientrando progressivamente dalla mezzanotte in poi.

                                                   Il fiume Akragas a rischio straripamento

Angelo Ruoppolo ( Teleacras)

“Ho appreso dalla viva voce del prefetto di Palermo e dai funzionari della Digos che il cerimoniale del presidente Conte non mi avrebbe consentito di accedere al Policlinico, dove avrei voluto accogliere il premier e, assieme a lui, rendere l’omaggio alle vittime di questa notte e portare ai familiari il cordoglio della comunità siciliana”. A parlare è il governatore della Sicilia, Nello Musumeci.

“Il profondo rispetto per i morti di questa sciagura – continua Musumeci – mi ha indotto ad assumere una condotta improntata al senso di responsabilità: ho preferito, senza plateali polemiche, fare rientro alla Presidenza della Regione per presiedere la seduta dalla Giunta e decidere quali ulteriori misure debbano essere adottate a partire da domani, dopo quelle deliberate e realizzate nei giorni scorsi. Sia chiaro, questa inaudita vicenda, che non ha precedenti nella storia della Regione Siciliana, allarma e suscita indignazione”.

“Non cerco il rispetto per la mia persona – conclude Musumeci – ma lo pretendo per l’Istituzione che rappresento e per il popolo siciliano. E questo vale per tutte le istituzioni, anche per il presidente del Consiglio”.

 

Oggi, alle ore 10, apre i battenti il nuovo asilo nido di Favara.

La struttura è stata realizzata ristrutturando un padiglione dell’istituto comprensivo “Mendola-Vaccaro” e sarà capace di ospitare, al momento, dato che si prevede un ampliamento della stessa struttura, 22 bambini.

“Il Nido dei Piccoli” così si chiamera l’asilo nido, accoglierà i bimbi da 0 a 3 anni. La retta che i genitori dovranno pagare sarà determinata in base al reddito degli stessi.

Due romeni sono stati denunciati, in stato di libertà, alla Procura della Repubblica di Sciacca per i furti messi a segno nelle abitazioni del lungomare Cristoforo Colombo a Seccagrande. Lo riporta oggi il quotidiano La Sicilia.

Otto le villette “visitate” nottetempo da dei malviventi che sono riusciti a portare via apparecchiature varie come tv color, trapani, asciugacapelli e arredi da cucina. I carabinieri della tenenza cittadina, dopo aver raccolto le denunce, hanno avviato le indagini ed effettuato delle perquisizioni. In casa di due giovani romeni sono stati trovati oggetti di dubbia provenienza e a carico dei due sono dunque scattate le denunce.