Home / 2018 / Novembre (Pagina 22)

La Biblioteca comunale “Aurelio Cassar” ricorda Michele Abruzzo, il grande attore saccense che ha fatto grande il teatro siciliano, in occasione dell’anniversario della sua scomparsa avvenuta il 18 novembre 1996.

Michele Abruzzo nasce a Sciacca il 29 dicembre 1904. All’età di 14 anni, nel 1918, scappa di casa per seguire una compagnia di guitti. L’anno successivo, nel 1919, comincia a recitare per la compagnia di Giovanni Grasso. Fa parte di diverse compagnie teatrali. Nel 1958 è tra i fondatori dell’Ente Teatro Sicilia poi divenuto Teatro Stabile di Catania.

Recita per il teatro, il cinema e la tv con i migliori attori della sua epoca (ottantenne viene scritturato per la Piovra di Damiano Daniani).

Michele Abruzzo si spegne il 18 novembre 1996, passando, da maestro, il testimone ad altri straordinari artisti siciliani come Turi Ferro.

Una pagina dedicata a Michele Abruzzo – con una nota biografica – è stata inserita oggi nello spazio della Biblioteca comunale creato all’interno del sito internet istituzionale del Comune di Sciacca, nella galleria dei “personaggi illustri” saccensi, in continuo aggiornamento.

Lunedì prossimo, 19 novembre, il sindaco Lillo Firetto assieme all’assessore comunale alla Solidarietà Sociale, Gerlando Riolo, alle ore 11.00 presso la sala dell’ex Collegio dei Padri Filippini, presenteranno il progetto “MPG mobilità garantita” .

Si tratta di un progetto dell’azienda PMG Italia Spa, patrocinato dal Comune di Agrigento che prevede l’utilizzo di due autovetture messe a disposizione dall’azienda per garantire una migliore mobilità ai soggetti più deboli della comunità, alle persone svantaggiate, ai disabili, agli anziani e ai malati oncologici.

Pernacchie oppure silenzio, minuti di interminabile mutismo. Raffica di chiamate, nel pomeriggio di giovedì, alle sale operative dei carabinieri e della polizia di Stato. E dal 112, così come dal 113, gli operatori non hanno potuto far altro che cercare di capire se c’era qualcuno in difficoltà, nel caso del silenzio, o che si prendesse gioco di loro, nel caso delle pernacchie.
Un pomeriggio infernale durante il quale s’è anche temuto che qualcuno – magari veramente in difficoltà – non riuscisse ad agganciare la linea telefonica per chiedere aiuto. Localizzata, dalla polizia di Stato, la location da dove partivano le chiamate: una cabina telefonica del Villaggio Mosè, una pattuglia della sezione “Volanti” della Questura di Agrigento s’è recata, per un controllo mirato, sul posto. E all’interno di quella cabina telefonica – forse una delle ultime rimaste in circolazione – ha trovato due bambini. La burla, decisamente maldestra, veniva fatta da due piccoletti di 9 anni. Due bambini non imputabili. Se lo fossero stati avrebbero naturalmente rischiato una bella denuncia per interruzione di pubblico servizio. I piccoli agrigentini sono stati riconsegnati, dopo che gli è stato spiegato l’importanza dei numeri delle sale operative, alle loro famiglie. Genitori che non hanno potuto che continuare la “ramanzina”.
 

 

 

ALMA, la Scuola Internazionale di Cucina Italiana, fondata nel 2004 da Gualtiero Marchesi continua a sfornare talenti.Infatti questa volta ha raggiunto l’importante traguardo una giovane promessa agrigentina,il ventenne Alen Mangione che ha conseguito il diploma in questa prestigiosa scuola fondata da uno dei migliori chef di tutti i tempi in Italia scomparso qualche anno fa,punto di riferimento della cucina italiana nel mondo per l’appunto lo chef meneghino.

Il Corso Superiore di Cucina Italiana è il primo corso in Italia dedicato a chi vuole investire nel proprio futuro, imparando la Cucina Italiana ad alti livelli dai più grandi Chef e dai migliori docenti.

Il corso ha una durata di dieci mesi, cinque di lezioni frontali e visite didattiche e cinque di stage in uno dei ristoranti rinomati convenzionati con la scuola. Le aree formative su cui vertono le lezioni spaziano da tecniche e pratica di cucina e pasticceria, cucina dei territori italiani, analisi sensoriale, elementi di enologia, elementi di gestione del settore “food and beverage”, nutrizione, storia della cucina italiana e sicurezza alimentare.Per 78 allievi, che hanno appena concluso un percorso formativo diplomandosi cuochi professionisti alla scuola di cucina Alma, si aprono le porte del mondo del lavoro.Provenienti da tutta Italia, i candidati, rientrati dall’esperienza di stage, durata cinque mesi, sono sottoposti all’esame di una giuria di commissione composta da grandi interpreti della cucina d’autore.A conferma dell’autorevolezza di ALMA, gli esami finali del Corso vedono mobilitarsi, oltre ai docenti interni coordinati dal Direttore Didattico chef Matteo Berti, ben 42 visiting chef, che rappresentano la migliore espressione della Cucina Italiana d’autore.Tra gli studenti che hanno superato brillantemente le prove in programma fino al diploma anche Alen Mangione, che non ha avuto l’occasione di conoscere il fondatore della scuola, il maestro Gualtiero Marchesi, recentemente scomparso.  Alen ha iniziato a destreggiarsi in cucina a fianco del padre Francesco a soli 12 anni. Già da piccolo si dilettava con gli attrezzi da cucina e pasticciava con gli ingredienti, seguendo le orme del papà. “Ho frequentato l’Istituto Alberghiero di Agrigento, ottenendo il diploma lo scorso anno. Oltre alle esperienze di stage curate dalla scuola, ho avuto esperienze lavorative nel ristorante di famiglia e in altre strutture, le quali hanno avuto un’importanza notevole ai fini del percorso scelto e della carriera intrapresa. Dopo aver conseguito il diploma, ho presentato la mia candidatura alla Scuola Internazionale di Cucina Italiana Alma, per accedere alla quale sono necessarie esperienze lavorative pregresse nel settore della ristorazione”.

Alen ha frequentato un master di sei mesi nella sede storica, la Reggia di Colorno, vicino a Parma.Si tratta di un percorso impegnativo, durante il quale i docenti della scuola insieme a esperti esterni forniscono agli allievi le basi teoriche,suggellate da esami, analogamente ai corsi universitarie, insegnamenti pratici con lezioni di tirocinio valutativo molto ardue. “Superato questo scoglio, ho svolto cinque mesi di stage in un ristorate da tre stelle Michelin, Da Vittorio, a fianco dello chef Chicco Cerea. E’ stato un banco di prova che mi ha permesso di mettere in campo le mie competenze e di apprendere nuove e preziose tecniche, consapevole che di imparare non si finisce mai. Oltre ad essere il luogo del mio stage sarà la sede del mio prossimo lavoro, poiché ho ricevuto una proposta contrattuale che mi tratterrà ancora a Bergamo e Da Vittorio. La lezione più importante che credo di aver appreso è quella che in cucina nulla è lasciato al caso e dietro ad ogni piatto c’è una sapienza profonda. Un bravo chef deve saper coniugare tradizione e innovazione,essere alla continua ricerca di nuove tecniche di cucina, affamato di sperimentazione e, nello stesso tempo, essere capace di rappresentare sempre le nostre tradizioni, pur rimanendo al passo coi tempi. Il tutto senza rinunciare alla qualità̀ della materia prima, con un contorno di ricordi e sapori della propria terra d’origine. Come insegna Gualtiero Marchesi la cucina è tempo e memoria. “Ho scoperto il mondo dell’alta cucina ed il vero significato della parola cuoco, in senso professionale, qualcosa di nuovo per me fino ad allora.  Inoltre, frequentando l’accademia hocompreso quanto questo mestiere sia in continua evoluzione, mai statico o ripetitivo”.

Il Sindaco di Aragona, Giuseppe Pendolino, e la Giunta comunale esprimono totale solidarietà al Sindaco di Realmonte Lillo Zicari e alla sua famiglia per il grave atto intimidatorio di cui è rimasto vittima. Nel confermare la vicinanza all’Amministrazione comunale di Realmonte e più in generale alla popolazione, si auspica che al più presto gli autori di tale ripugnante azione possano essere assicurati alla giustizia. 

Da un libro ci si aspetta di tutto, perché un libro è un luogo/non luogo verso il quale siamo liberi di nutrire tutte le aspettative possibili. Al massimo delude, ma non tradisce. Pertanto si approccia ad esso spesso con entusiasmo (quando lo scegliamo), con molta curiosità (quando ce lo regalano). In entrambi i casi diventa una esperienza, per cui, da un libro ci si aspetto di tutto; che sia bello, meno bello, che ti faccia desistere, che ti faccia riflettere, che ti faccia ridere, che ti tiri dentro o che ti lasci lì, in punta di pagina perché forse “è meglio così”.

Da scrittrice faccio un po’ fatica a raccontare i libri degli altri, ma non perché io non sia in grado di rendere onore alle opere altrui, soprattutto quando sono belle, ma perché ho sempre paura di lasciarmi prendere un po’ la mano, tanto nel gradire, quanto nel dissentire.

Fatta questa piccola premessa che mi sembrava doverosa, prima di raccontarvi che libro, anzi che tipo di progetto è “Ti presento Francesco”, ho la necessità di dire che io – vecchia e navigata – tutto mi sarei aspettata da questo regalo (perché tale è stato)  tranne che riuscisse a scardinare la corazza che negli anni mi sono costruita poiché di lasciarmi scalfire troppo dai sentimenti, non ne potevo più. E proprio mentre avrei scommesso che mai nulla avrebbe potuto ricondurmi a fare i conti con una emotività sopita per necessità e mai per scelta, è arrivato lui, Leonardo De Lorenzo, che in un giorno qualunque, mi ha messo tra le mani un libro, senza chiedermi nulla, tranne che di dedicare il tempo di una lettura e di un ascolto, a quel suo lavoro.

Senza fretta” – mi disse.

La mia vita è fatta di libri che leggo, e di cui spesso mi viene chiesta una recensione, di dischi, tanti dischi, che ascolto e che a volte mi inebriano ma che non sempre mi entusiasmano, e poi di pochissimo tempo libero, che però alla fine finisco per dedicare a dischi e libri, quelli sui quali nessuno mi chiede di dire nulla e dei quali quindi, posso godere a pieno, senza dover dar conto.

Quando ho aperto il libro, mi sono accorta che sull’ultima pagina, dentro la copertina vi era un disco e così – sarà deformazione professionale – ho ascoltato prima quello. In quel disco vi ho trovato una commistione di pathos e musica ben suonata. Un disco pensato, composto  e arrangiato da De Lorenzo (che è un batterista che si divide tra attività concertistica e didattica), e realizzato con la collaborazione di ottimi musicisti – cito su tutti Giovanna Famulari e Paolo Fresu ma ce ne sono tanti altri – e poi ancora Tullio De Piscopo che ha anche firmato la prefazione al libro, e Luca Pizzurro, attore e regista teatrale che è voce narrante. Sì perché questo disco, nato con la voglia di raccontare un percorso di vita, è fatto di parole recitate e di musica che scorre e che sottolinea alcuni passaggi cruciali della vita di Francesco.

 Chi è Francesco?

Dovete attendere ancora un po’ per  scoprirlo, perché prima è giusto che io dedichi ancora qualche riga all’aspetto prettamente musicale di questo lavoro. Ritengo che rispettare “il tema” quando si scrive musica non sia semplice, perché si corre il rischio di ostinarsi in una sola direzione, per paura che chi ascolta non capisca. Ecco, questo disco non snaturalizza le intenzioni, con il risultato di riuscire a raccontare l’intensità di una vita, di un cambiamento, come quando le note di un piano (che nel disco è quello di Ivano Leva) sottolineano la complessità di uno stato d’animo.

E’ Natale in quel disco, come nella vita dei protagonisti, e una bellissima “Tu scendi dalle stelle” viene reinterpretata dal flicorno che suona sugli archi, prima che entri in gioco un loop che accompagna l’ascoltatore alla ricerca di un finale, perché quello facciamo senza quasi accorgercene … cerchiamo un finale che sia come lo vogliamo. L’uso dei fiati, nel disco, mi è apparso molto ben gestito, perché capaci si rivelare il cambio di respiro, di enfasi e di emozione. La ricerca del dettaglio sonoro è il miglior merito che spetta a Leonardo De Lorenzo, che ha affidato a percussioni ed echi, non solo lo scandire di “un tempo”, ma anche il passo che cambia, mentre cambi strada perché se non cambi posizione, soccombi.

L’aria che è vita, che però a volte si ferma e ti lascia inerme mentre ti domandi “perché“, è affidata al sax che disegna non solo quella respirata, ma anche quella trattenuta.

Il disco musicalmente muta. Nella seconda parte, vi è una orchestrazione semplice e raffinata, che ha il compito di mettere insieme due sentimenti come la speranza e la rassegnazione, la forza di chi non molla e la voglia di ricominciare, qualunque sia la forma del domani.

Vi è poi la genialità di affidare al violoncello il senso e il movimento di una preghiera, le domande senza risposte e quindi di note che salgono e scendono senza sosta, ostinate e costanti, e che poi si aprono alle altre voci. Ci sono echi di bossanova, nel disco, quelli scelti per descrivere la specialità di alcuni sorrisi, quelli speciali, quelli che ti restano impigliati, che ti avvolgono e ti ridanno vita.

Di chi sono quei sorrisi?

Bene, Vi presento Francesco.

Ma non per come vi aspettate, e non lo farò perché non ne sarei capace, perché lo ha fatto benissimo suo padre, Leonardo, in questo libro.

Francesco oggi è un ragazzo ventenne, che da quando ne aveva 5 di anni, dopo un tumore pediatrico raro che l’ha colpito, è rimasto tetraplegico, intrappolato in un passato che non si è evoluto nel corpo ed in alcune manifestazioni come il linguaggio, ma che ha imparato a comunicare anche solo con un sorriso e che ha insegnato agli altri che “l’amore è il più intenso dei linguaggi”.

Ho letto questo libro in due mezze nottate, perché è un libro che non vuoi proprio lasciare sul comodino e lì su lo lasciavo, solo quando calava l’attenzione, ed invece volevo dare a quest’opera tutta l’attenzione che meritava e di cui sono capace.

Leonardo De Lorenzo è dotato di una grande capacità di scrittura. Non lo conoscevo come musicista, tanto meno potevo immaginare che gli appartenesse il dono dello scrivere. Fluido, mai banale, scrive con parole semplici, esaustive.

Il racconto di Francesco e della sua famiglia è un meraviglioso viaggio durante il quale ci si imbatte in mille sentimenti, tranne che nella pietà strappalacrime. Io le lacrime le ho piante, ma perché lui è riuscito – e  vorrei sottolineare che io invece non sarei stata capace – a raccontare tutto quello che ha segnato la sua esistenza, nella verità cruda della realtà e nella forza di quei sentimenti che si provano, senza neanche sapere come fare. E parlo di disperazione, e poi di dignità e di coraggio; e ancora di rassegnazione, di desideri ostili, di perdita di lucidità e poi di ritorno all’unica verità possibile.

La bellezza dello scritto, che combacia con la forza che appartiene a Leonardo e sua moglie Teresa (a cui va un abbraccio speciale dalle pagine di questo giornale, e che a mio avviso custodisce in se come molte mamme una forza magica ed inspiegabile); e poi ancora la speranza, l’amore che vince su tutto e la gioia “malgrado tutto”.

Ecco quel “malgrado tutto” non è mai a caso, e nel libro viene regalato al lettore sotto forma di cambio di prospettiva, come un cielo che dispensa pioggia ma anche senso di pienezza e serenità.

Questo libro è stato fatica, è costato sacrificio. E’ stato una condizione “sine qua non”, senza la quale, forse, non si sarebbe chiuso un cerchio, il loro, quello della loro famiglia, dentro il quale sono transitati medici, santoni, persone di gran cuore ma anche indifferenza, insofferenza e quella consapevolezza che il tempo non si può sprecare.

Sì, direte … lo diciamo tutti fin troppo spesso.

Ecco, è raffinato proprio il modo, in cui Leonardo De Lorenzo racconta di quel tempo che è meno di quanto si possa immaginare, di come quello stesso tempo fa mutare tutto, contro ogni volontà, di come alcuni rapporti mutino, diventando speciali oltre ogni aspettativa … malgrado tutto.

Nel libro si racconta con una maestria dialettica e senza filtri, un dramma, come quelli che accadono a molti, ogni giorno ed è questa la forza del testo. Potersi adagiare nelle emozioni di chi un dramma del genere non lo ha mai vissuto e nello stesso tempo avvicinarsi alla disperazione di chi invece, vive drammi diversi, condividendone però quel percorso fatto di rabbia, malinconia e disperazione.

C’è un grande inno alla vita, in questo progetto, che impreziosito dalla parte musicale sa divenire una dimensione dalla quale non si vuole uscire se non prima di aver fatto i conti con un desiderio. Io il mio l’ho espresso e presto lo realizzerò. A voi il compito di scegliere il vostro, dopo la lettura di questo libro e dopo l’ascolto delle musiche che un padre musicista ha tirato fuori da quella forza che solo l’amore può consegnare a piene mani. Perché lo credo da sempre: da solo un eventuale talento può poco, se non sorretto da ispirazione, passione, trasporto verso qualcosa o qualcuno.

C’è voluto tanto tempo per realizzarlo, questo libro ma ne è valsa la pena. Insieme al libro nasce anche un progetto, un’associazione “L’isola dei girasoli” con lo scopo di utilizzare la musica come mezzo per crescere, affinché la fruizione possa riguardare anche contesti dove i protagonisti sono i più deboli e disagiati. La musica gratuita negli ospedali pediatrici, nei centri con disabilità gravi, nelle carceri.

Una “missione” valida e di grande sensibilità.

Valuto questa opera come pregevole, perché è ben realizzata, non ha pretese, se non quella di interrogarci su cosa saremmo disposti a fare, se da un giorno all’altro qualcuno ci strappasse di mano quelle piccole certezze che appartengono all’essere umano. Leonardo e Teresa sono stati così umili e così generosi da raccontarci il loro percorso, suggerendoci, senza volerlo e con discrezione un piccola morale: se si riesce a farlo decantare, un dolore, finisce che riusciamo a trovare in un apparente normalità, ogni giorno, un nuovo stimolo per imparare ad amare.

 

Simona Stammelluti

                                                       

Trasfusione di sangue infetto all’ospedale di Agrigento nel 1984 e morte del malcapitato: ai familiari oltre 1 milione e 400mila euro. I dettagli.

Nel 1984 ad Agrigento all’ospedale “San Giovanni di Dio”, all’epoca in via Giovanni 23esimo, sono state compiute delle trasfusioni di sangue. E il sangue è stato infetto. E un agrigentino ha contratto l’epatite C. M F, sono le iniziali del nome del malcapitato, 22 anni dopo, nel 2006, ha scoperto di essere affetto dal virus dell’epatite C, grave infezione del fegato. Infatti, l’infezione è spesso asintomatica, non ci si accorge di essa, e la cronicizzazione provoca la cicatrizzazione del fegato, poi la cirrosi, che si rende evidente dopo molti anni, e poi, in alcuni casi, la cirrosi epatica provoca insufficienza epatica e il cancro del fegato. Dunque, nel 2006 al signor M F è stata diagnosticata l’epatite al fegato, e lui ha bussato alla porta dello studio legale degli avvocati Angelo Farruggia e Annalisa Russello. E hanno citato in Tribunale il Ministero della Sanità, ritenuto responsabile di omessa vigilanza sulla salubrità del sangue, per ottenere il risarcimento dei danni. Nel giugno del 2011 il Tribunale di Palermo ha emesso la sentenza di primo grado e ha condannato il Ministero della Sanità a risarcire a favore del signor M F 434mila euro, come danno non patrimoniale, oltre interessi. Però, nel frattempo, l’epatite C ha proseguito il suo percorso infausto: le condizioni di salute di M F sono peggiorate, l’epatite C è degenerata in cirrosi epatica, e poi in tumore al fegato. E nel 2013, dopo un estenuante calvario, M F è morto, all’età di 69 anni. I familiari hanno bussato una seconda volta alla porta dello studio legale Farruggia e Russello, e hanno citato in giudizio ancora lo Stato rivendicando ulteriore e maggiore risarcimento per la morte del loro congiunto stroncato da un epato-carcinoma. Il Tribunale di Palermo, accogliendo ancora una volta le tesi sostenute dai difensori, ha condannato il Ministero della Sanità, riconosciuto responsabile di omicidio colposo e difeso dall’Avvocatura di Stato, al pagamento a favore dei familiari di un ulteriore risarcimento, 1 milione e 400 mila euro. L’avvocato Angelo Farruggia commenta: “Tale precedente giurisprudenziale è destinato ad assumere particolare rilevanza nel panorama giurisprudenziale nazionale, poiché, nell’ambito del contrasto giurisprudenziale esistente sul punto, ha affermato che: ‘qualora lo stesso fatto doloso o colposo determini, dopo un primo evento lesivo per il quale vi è già stata liquidazione dei danni con sentenza, ulteriori conseguenze pregiudizievoli, nel caso in cui le stesse non costituiscano un mero sviluppo del danno già insorto, ma, per gravità, integrino nuove ed autonome lesioni’, al danneggiato va liquidato il danno differenziale sottraendo dalla somma spettante per le lesioni sopravvenute e più gravi, la somma già liquidata per le lesioni meno gravi”.
 
Angelo Ruoppolo ( Teleacras)

La Squadra Mobile di Agrigento ha individuato e denunciato all’Autorità Giudiziaria il presunto autore dei colpi d’arma da fuoco esplosi la notte tra giovedì e venerdì ad Agrigento in via Gioeni contro l’abitazione di un agrigentino di 40 anni. Si tratta di un altrettanto agrigentino di 35 anni. La Squadra Mobile, in collaborazione con la Procura, avrebbe raccolto rilevanti elementi indiziari a carico del denunciato. Nel corso delle perquisizioni sono state scoperte varie armi legalmente detenute dal denunciato che saranno sottoposte agli accertamenti balistici. All’uomo sono contestati i reati di tentato omicidio, danneggiamento aggravato e porto abusivo di arma da fuoco.

 

L’assessore regionale della Famiglia e delle Politiche Sociali Mariella Ippolito ha provveduto a reperire somme aggiuntive per 6 milioni e quattrocentoseimila euro per dare un ulteriore contributo alle Città Metropolitane ed ai Liberi Consorzi di Comuni per l’assistenza igienico- sanitaria, il trasporto, l’assistenza alla comunicazione e gli altri servizi agli alunni delle scuole e per i quali  l’art. 6 della legge regionale 24/2016 prevede un contributo della Regione aggiuntivo alle competenze delle ex province. La questione aveva suscitato varie mobilitazioni: a Caltanissetta era stato indetto un sit in per lunedì prossimo in Prefettura e anche Le Iene si erano occupate del caso.  L’assessore Ippolito ha proposto il reperimento di risorse aggiuntive ai 25,5 milioni già erogati dalla Giunta regionale che ha provveduto con altri 6,4 milioni. “Sarà così possibile evitare l’interruzione di un servizio indispensabile per gli alunni portatori di disabilità – ha dichiarato Mariella Ippolito – finalizzato a garantire il diritto all’istruzione. In particolare, l’impegno delle somme è stato già effettuato e lunedì 19, dopo la registrazione della Ragioneria, saranno liquidate per prime le somme richieste dal Libero Consorzio di Caltanissetta – che aveva già comunicato le maggiori difficoltà economiche”. L’assessore ha comunicato che con le ulteriori risorse si raggiungerà una erogazione complessiva di circa 32 milioni coprendo al 97% il totale del fabbisogno comunicato dagli Enti.

L’assessore ha concluso dichiarando che le ulteriori risorse dimostrano ancora una volta la grande attenzione del Governo regionale sul tema della disabilità e si aggiungono alle ingenti somme già poste a disposizione per le persone portatrici di disabilità, allo scopo di assicurare il massimo del benessere di vita possibile.

Esprimo, a nome mio e di tutto il Coordinamento di Fratelli d’Italia della Provincia di Agrigento, la massima vicinanza e piena solidarietà al Sindaco di Realmonte, Calogero Zicari, per il grave ed inaccettabile atto intimidatorio subito” così il Commissario di Fratelli d’Italia della Provincia di Agrigento a poche ore dal grave episodio di ieri che ha coinvolto il Sindaco di Realmonte Calogero Zicari.