Home / 2018 / Ottobre (Pagina 5)

Nella proposta dell’assessore alla Sanità per superare la Seus, più spazio alle automediche e meno alle ambulanze con medico a bordo. Un’ipotesi in controtendenza con l’eccellenza del modello messinese. Mentre tiene banco il futuro dei lavoratori

Rilanciare il 118 in Sicilia, salvando quei modelli di eccellenza, come nel caso di Messina. È questa la proposta attorno a cui ruota il nuovo protocollo d’intesa siglato la scorsa settimana tra i governatori della Sicilia e della Lombardia, Nello Musumeci e Attilio Fontana. Pochi i punti fin qui noti, mentre il nuovo piano aziendale della costituenda agenzia unica Areus sarebbe in via di definizione, per essere presentato alla commissione parlamentare di merito all’Ars entro fine anno. Certamente ci sarà una sostanziale integrazione nei servizi tra elisoccorso e trasporto su gomma (ambulanze). E poi nuovi strumenti, dagli occhiali a infrarossi fino ai verricelli, passando per un aumento considerevole di auto medicalizzate (che al momento comprendono la presenza di un autista soccorritore, un infermiere e un medico), per sganciare il medico in servizio al 118 dal percorso delle ambulanze. Un aspetto che appare però in conflitto con quei numeri «di eccellenza» a cui ha fatto spesso riferimento l’assessore alla Salute Ruggero Razza.

 

Guardando la fotografia dello stato attuale del servizio di emergenza/urgenza sanitaria in Sicilia ad oggi, ecco che quel modello Messina di cui spesso si parla comprende una flotta di 38 ambulanze, di cui ben 25 con medico a bordo, alle quali si aggiungono 11 mezzi di base (con a bordo due autisti soccorritori) e due automediche. A differenza, ad esempio, di Palermo o Catania, dove le proporzioni sono ben diverse. Nel capoluogo, su 62 ambulanze della Seus (la partecipata della Regione che attualmente gestisce il servizio di emergenza su gomma), appena 20 hanno il medico a bordo, cinque sono fornite di infermiere e 34 sono quelle di base, mentre le automediche sono tre. A Catania le proporzioni si alzano un po’, pur restando lontane dal modello messinese: 42 ambulanze in totale, di cui 19 con medico a bordo, cinque con infermiere e 18 di base.

 

Insomma, da una parte si vanta l’eccellenza nei servizi di soccorso sullo Stretto. E dall’altra, però, si propone un sistema in antitesi rispetto a quel modello, aumentando il parco di automediche e slegando appunto i dottori in servizio dall’ambulanza. 

 

Tra le osservazioni ammesse da Razza nella scorsa settimana, c’è un altro tema che sta particolarmente a cuore a chi ogni giorno sale a bordo di un’ambulanza e soccorre i siciliani. Si tratta proprio degli autisti soccorritori e in particolare di quella fetta sempre più consistente di uomini e donne in servizio che vengono dichiarati dal medico del lavoro inidonei a ricoprire la mansione di autista soccorritore. Un aspetto non secondario, considerato che il contratto di lavoro con cui i circa 3000 soccorritori assunti alla Seus non prevede una ricollocazione in caso di inidoneità. 

 

Razza ha più volte posto il tema, ammettendo che il nuovo sistema Areus, all’interno del quale sarà presumibilmente attivata una convenzione con Seus, prevederà un approccio «ad ascensore» per i dipendenti della partecipata. Cioè, chi per malattia o per naturale avanzamento dell’età, non sarà più ritenuto idoneo al sollevamento di una barella, potrà essere ricollocato altrove. Una piccola rivoluzione per tutti quelli che, fino ad oggi, hanno rischiato di perdere il lavoro per ragioni di salute. 

 

È proprio guardando alla situazione degli inidonei che nei mesi scorsi tra gli autisti soccorritori della Seus è nato il Movimento unito dipendenti 118 sicilia, che ad oggi raggruppa sotto un’unica sigla oltre 500 persone che ogni giorno lavorano a bordo delle ambulanze siciliane.

 

«Il nostro movimento – spiegano dalla segreteria regionale del movimento – nasce alcuni mesi fa, quando è scomparso un nostro collega ad Agrigento. È stata una vicenda molto dolorosa che ha segnato tutti noi, lui ha tenuto nascosti i problemi fisici che la sua malattia gli causava quasi fino all’ultimo, per evitare di essere dichiarato inidoneo e perdere il lavoro».

 

Sarebbero al momento circa 40 gli autisti soccorritori dichiarati inidonei in tutta la Regione. «Alcuni, laddove possibile, sono stati spostati negli uffici amministrativi sempre dentro Seus, ma circa 15 di loro – aggiunge Alfano – hanno perso il lavoro, perché in base ai territori in cui lavoravano non c’è stato dove ricollocarli. Tutto è partito da quel collega coraggioso di Agrigento, che ha lavorato nonostante la malattia, cercando fino alla fine di risultare idoneo. È stato allora che è nata una prima chat con altri colleghi per creare un fondocassa da devolvere alla famiglia, e un fondo per chi dovesse venire a mancare. Poi dai giornali abbiamo letto il progetto sulla creazione di Areus e da lì abbiamo deciso di dar vita al nostro movimento, per proporre le nostre soluzioni alle criticità gestionali della Seus».

 

Più volte, si diceva, l’assessore Razza ha ribadito l’esigenza della creazione di una nuova agenzia, anche nell’ottica di dare una risposta a quei soggetti che vengono dichiarati inidonei al servizio di autista soccorritore. «Ben venga – sottolineano ancora dalla segreteria -, anche perché col passare degli anni diventeremo tutti inidonei a sollevare barelle pesanti e spesso in situazioni estreme. In queste condizioni è facile incappare in qualche danno fisico».

 

Tuttavia, non si limitano a dire«non vogliamo perdere il lavoro». Il Movimento dipendenti 118 Sicilia avanza invece proposte rispetto alle possibili soluzioni. Ad esempio il ricollocamento degli inidonei nei cosiddetti box di ripristino. Si tratta di stanze adibite nei pronto soccorso in cui si trovano le attrezzature di riserva a disposizione del 118. «Lì – sottolineano – si possono monitorare le condizioni del paziente e interscambiare i presidi sanitari. Perché spesso magari arriviamo in pronto soccorso con un politraumatizzato e non possiamo far ripartire l’ambulanza fino a quando il paziente indossa i presidi sanitari, dalla spinale al collare, del mezzo di soccorso del 118. E l’ambulanza automaticamente si ferma, possibilmente causando ritardi verso altri servizi». Oltre che il proliferare delle chiamate alle ambulanze private, visto che il mezzo pubblico è bloccato (le cosiddette eccedenze negli ultimi anni si sono decuplicate).

 

Così, ecco che nei box di ripristino, dove rimangono le attrezzature di proprietà del 118, gli inidonei potrebbero prestare un servizio utile a ridurre i tempi morti delle ambulanze. «In questo modo, naturalmente dopo il triage, potremmo lasciare in carico il paziente al pronto soccorso, recuperare per esempio una nuova spinale dal box di ripristino e far ripartire l’ambulanza. Il collega inidoneo resterebbe invece in pronto soccorso: seguirebbe il paziente, recupererebbe i presidi sanitari del 118, si occuperebbe della pulizia e sterilizzazione degli strumenti, per poi rimetterli nel box di ripristino a disposizione dell’ambulanza successiva».

Fonte MeridioNews 

La lotta alla povertà e l’assalto alle misure di sostegno. I dettagli sul Reddito di inclusione oggi in Sicilia, in attesa del Reddito di cittadinanza.

In quel tempo è stato il Sia, il Sostegno inclusione attiva, adesso è il Rei, il Reddito di inclusione, e prossimamente sarà il Reddito di cittadinanza, anche se su ciò pesa pesantemente l’incognita del braccio di ferro contabile in corso tra Commissione Europea e Governo Italiano. Dunque, oggi è il Rei, e quanti in Sicilia intascano il Rei? L’Inps risponde: al mese di settembre 2018 i percettori del Reddito di inclusione in Sicilia sono già quasi 300mila, esattamente 280.744. E sono divisi in 271.270, che sono parte di 87.568 famiglie, con un sussidio mensile medio di 324 euro. E poi vi sono 9.474 titolari della ex carta Sia, che sono parte di 2.402 nuclei familiari, e che ogni mese incassano 246 euro. In tutta Italia, il Reddito di inclusione, come strumento di lotta alla povertà, interessa attualmente oltre 379.000 famiglie per un milione di persone. E in tale cifra al Sud vi è il 69% come famiglie, e il 72% delle persone. E poi circa 38.000 dei 379.000 in Italia con il Rei sono extracomunitari. Il 47% delle famiglie ed oltre il 51% delle persone con il Rei risiedono in sole due regioni: Campania e Sicilia. Attenzione: la modifica e l’ampliamento dei requisiti per accedere al Reddito di inclusione provocherà una lievitazione di tali numeri prevista come enorme. Ad esempio, nel solo Comune di Palermo vi sono 42mila appuntamenti fissati entro il 30 novembre, e nel frattempo le sedi Inps in tutta la Sicilia sono impegnate ad esaminare altre decine di migliaia di richieste. Ed ancora non è decollato il Reddito di cittadinanza, atteso invece, secondo quanto scritto da Conte, Tria, Salvini e Di Maio nel Documento di economia e finanza e nella Finanziaria, da aprile 2019 in poi insieme alla Pensione di cittadinanza. Sono stati stanziati 9 miliardi di euro come copertura, più 1 miliardo di euro per la riforma dei Centri per l’impiego, affinchè reggano all’impatto dei richiedenti. Infatti, secondo le previsioni, il Reddito di cittadinanza interesserà 9 milioni di italiani che sono privi di reddito o con reddito troppo basso. Ovviamente il Reddito di cittadinanza comprenderà e supererà l’attuale Reddito di inclusione. Il sistema di assegnazione e di pagamento del Reddito di cittadinanza è semplice: secondo l’Istat oggi è povero colui che vive con meno di 780 euro al mese. Quindi il reddito di cittadinanza in tal caso pagherà tanto quanto serve per raggiungere i 780 euro al mese. E così sarà per la Pensione di cittadinanza: se io incasso una pensione di 400 euro al mese, automaticamente sarà elevata a 780 euro. Altro esempio: se in una famiglia di 3 persone padre e madre sono disoccupati, con un figlio maggiorenne a carico disoccupato anche lui, a padre e madre saranno pagati 780 euro ciascuno, quindi 1560 euro al mese. E lo Stato in cambio pretende che ci si iscriva al Centro per l’impiego, che si ricerchi lavoro e che si ci si renda subito disponibili alle offerte di lavoro, che si seguano corsi di formazione professionale, e che si sia pronti ad essere impegnati per 8 ore settimanali in progetti comunali utili alla collettività. Postilla conclusiva importante: a differenza del Reddito di inclusione, il Reddito di cittadinanza sarà pagato solo ai cittadini italiani.

Angelo Ruoppolo Teleacras 

Stamattina è stata inviata a S.E.il Prefetto di Agrigento una richiesta di convocazione del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica di Agrigento. È lo stesso Primo Cittadino a comunicarlo alla Città. Il sindaco, Ettore Di Ventura, dopo l’escalation di fatti criminosi ai danni di inermi cittadini e dopo aver raccolto le loro richieste di aiuto nell’incontro avvenuto lo scorso venerdì a Palazzo di Città, ha deciso di rivolgere un accorato appello a S.E.il Prefetto affinché convochi il suddetto comitato e si possano pianificare tutte le azioni necessarie a ristabilire un clima di sicurezza in città.

“Ho ritenuto doveroso coinvolgere Sua Eccellenza – commenta il sindaco Di Ventura- di cui ho avuto modo di riscontare, più volte, disponibilità e vicinanza alla Città. Pur apprezzando il quotidiano impegno delle Forze dell’ordine nel cercare di garantire un clima di legalità e di sicurezza nel nostro territorio, ritengo che sia necessaria una strategia unitaria che coinvolga tutte le parti sotto l’accurata regia del nostro Prefetto. Sono più che certo che sia il modo migliore per raggiungere l’obiettivo di ridare serenità alla nostra gente”.


 

Cinque automobilisti sono stati “pizzicati” sotto l’effetto di bevande alcoliche, lo scorso fine settimana, nell’ambito di specifici servizi finalizzati al contrasto alle cosiddette “stragi del sabato sera”, effettuati dalle pattuglie della Polizia Stradale di Agrigento.

Durante i posti di controllo effettuati a San Leone è scattata la denuncia alla Procura della Repubblica di Agrigento per guida in stato di ebbrezza per i cinque conducenti.

Si tratta di: C.M., 23 anni, residente ad Agrigento (con un valore di 1,05 g/l); B.R., 46 anni, residente ad Agrigento (2,36 g/l); S.L., 25 anni, residente ad Agrigento (1,15 g/l); E.A.M., 23 anni, residente ad Agrigento (1,15 g/l); C.C.M., 27 anni, residente a Campobello di Licata (1,40 g/l).

Inoltre sono state accertate complessivamente 12 infrazioni, ritirate 5 patenti e 2 carte di circolazione. Sequestrati anche 3 veicoli e 62 punti-patente che sono stati decurtati.

 

 

 

 

 

 

 

Ad Agrigento proseguono le attività di contrasto ai trasgressori della raccolta differenziata. Quattro lanciatori di sacchetti di spazzatura in strada sono stati registrati nottetempo in piazzale La Malfa dai Vigili urbani dalle nuove telecamere a raggi infrarossi di recente dotazione al comando della Polizia Municipale, diretto da Gaetano Di Giovanni. A ciascuno dei quattro è stata inflitta una multa di 600 euro

L’’amministrazione comunale di Agrigento ha allestito un gazebo a Porta di Ponte per la raccolta delle firme al fine di promuovere la legge sull’insegnamento dell’Educazione civica a scuola. L’amministrazione Firetto spiega: “La nostra proposta, su iniziativa dell’Anci, è quella di introdurre l’insegnamento dell’educazione civica e della Costituzione nelle scuole italiane, come materia di studio, con piano didattico e voto. La materia deve fornire gli elementi basilari per comprendere il più importante manuale di istruzioni della Repubblica e formare cittadini consapevoli

Video

 

 

L’Accordo di Programma per Area di Crisi Complessa di Gela con il MISE, sottoscritto dalla Regione Sicilia e dal MISE, è un buon viatico per far ripartire un territorio che sta pagando un prezzo elevatissimo in termini di occupazione e lavoro – ha affermato Giuseppe Guglielmino, Presidente di Federmanager Sicilia Orientale – anche se ritengo necessiti di risorse aggiuntive oltre alla dotazione iniziale di 25 milioni (il MISE ha previsto un finanziamento di 15 milioni di euro – risorse Comunitarie del PON Imprese e Competitività – e la Regione Sicilia ne ha stanziati ulteriori 10 milioni ), comunque un buon inizio!

A nostro avviso, comunque, per rafforzare il tessuto produttivo esistente e lo sviluppo della logistica, attrarre nuovi investimenti finalizzati alla diversificazione produttiva e alla realizzazione di progetti imprenditoriali e ricollocare i lavoratori fuoriusciti dal ciclo produttivo di quell’area occorre coinvolgere prioritariamente i Manager ed i Dirigenti industriali che, a causa delle vicissitudini dell’ENI nell’area interessata, sono stati espulsi dal ciclo produttivo i quali, ritengo, sono gli unici che potrebbero guidare il processo di sviluppo e di re-industrializzazione, anche portuale, di quella parte martoriata della nostra Sicilia.

Federmanager Sicilia Orientale, che tutela e rappresenta i Dirigenti industriali, è fermamente convita, infatti, che lo sviluppo e la ripartenza socio-economica di quel territorio passi necessariamente dal coinvolgimento di quelle alte professionalità dirigenziali che sono le uniche ad avere l’esperienza, la competenza e la visione strategica per poter gestire al meglio il processo e per creare nuove opportunità ed occasioni di lavoro non solo a Gela ma nell’intera nostra Regione.

Così, – conclude il Presidente – ho avanzato una richiesta di incontro con l’Assessore regionale alle Attività Produttive, On.le Girolamo Turano, e ad Invitalia al fine di poter condividere un insieme di iniziative vocate alle politiche attive di lavoro che possano prevedere il coinvolgimento di tutte quelle figure manageriali (temporary manager, innovation manager, digital manager) che hanno capacità ed esperienza diretta, in quanto già impiegati in attività industriali e di logistica portuale nell’area.”

 

 

 

L’intervento di Confcommercio: “Sfruttare il triste episodio della scomparsa di una fragile e bella ragazza come Gessica Lattuca, per concentrare tutta l’attenzione su una limitata e piccola zona del centro storico, con problemi di degrado come in tante altre città italiane, per parlare in maniera generalizzata di Favara infangando un’intera comunità, presentata come luogo di sporcizia fisica e morale, facile alla prostituzione non è corretto.

Ad affermarlo è Francesco Picarella, presidente di Confcommercio Sicilia, in riferimento ai servizi trasmessi di recente dai media Nazionali, che dipingono Favara come luogo di assoluto degrado.

“Va ricordato invece – aggiunge Francesco Picarella – che Favara ha anche un’immagine positiva per tutta la Sicilia, perché ricca di storia, bellezze naturali, talenti umani ed umanità che nonostante un tessuto contestualmente complesso e problematico qui, trovano terreno favorevole e si sviluppano.

Non può passare in secondo piano infatti – conclude il presidente di Confcommercio – l’esempio della FARM di Andrea Bartoli, che è una di queste, unitamente alla palpabile voglia di riscatto che si registra coinvolgendo tanti giovani, imprenditori e professionisti che, con risorse proprie hanno creato occasioni di lavoro e di sviluppo, rigenerando il centro cittadino con insediamenti commerciali di sicuro successo e richiamo turistico”.

Ad Agrigento è stato firmato al Museo archeologico “Griffo” il Decreto autorizzativo per l’intitolazione del PalaCongressi del Villaggio Mosè al filosofo akragantino Empedocle. A firmare l’atto, innanzi ad una platea di giornalisti della stampa estera in visita ad Agrigento, è stato il vice presidente della Regione Siciliana, Gaetano Armao, in presenza del sindaco Lillo Firetto e del direttore del Parco Archeologico, Giuseppe Parello. Dopo quattro anni di chiusura, la struttura congressuale del Villaggio Mosè, oggi gestita dall’Ente Parco dei Templi, è stata restituita al pubblico nel marzo scorso ed è pronta ad accogliere meeting ed eventi.