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In occasione del debutto ad Agrigento, al Circolo Empedocleo, in via Atenea, della terza edizione del “Teatro da Camera”, a cura del Pirandello Stable Festival di Mario Gaziano, è stata in scena anche l’attrice russa Irina Zobacheva, già impegnata nella scuola di recitazione di Stanislavskij e adesso entusiasta della sua esperienza teatrale ad Agrigento.

L’intervista ad Irina Zobacheva  è di Teleacras.

 

https://youtu.be/dI3hC5dRK-U

 

 

 

Meno posti banditi rispetto al fabbisogno di medici. Il Consiglio di Stato ha accolto gli appelli cautelari promossi dallo studio legale Leone-Fell con il patrocinio degli avvocati Vaiano e Vergerio nei quali si evidenziava la discrasia esistente tra il numero dei posti banditi dal Miur per l’accesso ai corsi di laurea in Medicina e il fabbisogno italiano di camici bianchi

 

 

Importante pronuncia cautelare del Consiglio di Stato per un migliaio di studenti che hanno deciso di non accettare il responso del test di ammissione per Medicina e Odontoiatria. I giudici del massimo organo di giustizia amministrativa hanno accolto la tesi dei legali che contestavano la corretta determinazione dei posti messi a bando dal Miur, enunciando in maniera ampia e approfondita i principi ai quali il Ministero avrebbe dovuto e dovrà a tal fine attenersi.

 

Per i giudici, in particolare, è necessaria «una realistica ed accurata proiezione previsionale circa il fabbisogno di medici nelle varie specialità per gli anni a seguire, anche al fine di scongiurare le prevedibili (e previste) prossime carenze del numero dei medici, pari a quelle in atto nel numero di infermieri del Ssn» e «l’ovvia conseguenza, per avere disatteso tali criteri e indicazioni, non potrebbe dunque essere diversa da quella ipotizzata nell’originaria domanda proposta dai ricorrenti, secondo cui il numero degli studenti da ammettere per l’anno accademico in riferimento è sensibilmente (ed indiscutibilmente) maggiore di quello calcolato negli atti impugnati».

 

Ai posti inizialmente banditi dal Ministero (9.100 unità) dovranno aggiungersi, quindi, sia quelli derivanti dal (ri)calcolo del numero di studenti in corso in regola con gli esami da sostenere per ciascun anno accademico, sia quelli banditi per gli studenti extracomunitari, ma non utilizzati.

 

“La vera svolta – aggiungono i legali Francesco Leone e Simona Fell – è che il Consiglio di Stato ha esteso la ricognizione dei posti considerando anche gli iscritti agli ordini professionali che, di fatto, non esercitano l’attività sanitaria nelle strutture pubbliche o private. Inoltre, questa pronuncia è molto importante anche in prospettiva futura, per gli studenti che hanno partecipato al test del 2018 e che si accingono a contestare la mancata ammissione”. 

 

“Questa storica pronuncia – spiegano i legali – dovrebbe fare suonare un campanello di allarme al Ministero in quanto i Giudici amministrativi vogliono vederci chiaro sulle modalità di calcolo dei posti messi a bando per i test di accesso a numero programmato. È ormai noto che il numero di posti messi a bando non copre il fabbisogno di medici del Sistema sanitario nazionale e, pertanto, non usufruire dei posti non assegnati non solo lede il diritto allo studio, ma è addirittura controproducente per l’intero sistema. Il Consiglio di Stato ha chiarito con precisione mirabile quali sono i criteri ai quali il Miur avrebbe dovuto attenersi nell’individuare i posti da mettere a bando, concludendo nel senso che il numero degli studenti da ammettere per l’anno accademico in riferimento è sensibilmente (ed indiscutibilmente) maggiore di quello calcolato negli atti impugnati”.

 

Infatti, dalla ricognizione che effettuerà nelle prossime settimane il Ministero si attendono migliaia di posti che gli aspiranti camici bianchi potranno utilizzare per immatricolarsi.

Approvato questo pomeriggio a Sala d’Ercole l’intero articolato della legge, che recepisce la riforma che è già in vigore da tempo in tutto il Paese. Inutili, perché dichiarati incostituzionali, i tentativi di dotarsi di una norma regionale

Sono stati necessari quattro anni e mezzo. Eppure, alla fine, si è tornati al punto di partenza, esattamente a quel 8 aprile 2014, data in cui è entrata in vigore la riforma in materia di «città metropolitane, province, unioni e fusioni di Comuni» targata Graziano Delrio. Quattro anni e mezzo passati dietro a lunghissimi dibattiti d’Aula e rimandi in commissione affinché la Sicilia mantenesse la propria autonomia e avesse una propria riforma delle province. 

 

Tre le norme approvate dal governo Crocetta e pubblicate in Gazzetta Ufficiale, quando già non esisteva più l’ombrello della revisione preventiva da parte del Commissario dello Stato, per poi essere irrimediabilmente impugnate – perché costantemente incostituzionali – dal governo guidato da Matteo Renzi. È cronaca dell’altro ieri, ma sembra una vita fa. Nel frattempo, un referendum costituzionale ha sancito chenulla cambiasse, affinché tutto potesse cambiare, parafrasando il capolavoro di Tomasi di Lampedusa, la fine della Seconda Repubblica e il burrascoso inizio della Terza, all’ombra della quale muoveva i suoi primi passi anche un nuovo governo dalle parti di Palazzo d’Orleans. 

 

E poi l’atteso ricorso alla Consulta. E la bocciatura, definita senza mezzi termini da Musumeci «un’offesa all’autonomia dei siciliani». È svanito così uno dei più ambiziosi disegni del governatore, quello a cui aveva puntato per l’intera campagna elettorale: il ritorno all’elezione diretta per il presidente della Provincia e il consiglio provinciale. Così ecco che, in sordina e a testa bassa, l’Assemblea Regionale Sicilia ha recepito questo pomeriggio la riforma Delrio. Con quattro anni e mezzo di ritardo e diversi tentativi di riforma ridotti puntualmente a carta straccia. 

 

Musumeci non demorde. Al contrario, lo scorso settembre il primo inquilino di Palazzo d’Orleans invitava i giovani amministratori locali siciliani a scrivere loro stessi il nuovo volto delle Province siciliane («per amor del cielo – aveva chiosato in quell’occasione – non chiamatele ex Province!»), sotto la supervisione del suo fedelissimo, Gino Ippolo. 

 

Intanto martedì prossimo, quando l’Ars darà il voto definitivo (ma l’articolato è stato ormai totalmente approvato, ad eccezione dell’articolo 1, appunto, che definisce il nome da dare alle ex Province, un punto – almeno quello – su cui Musumeci non molla) anche in Sicilia vigerà, finalmente, la riforma Delrio. Tutto il resto è ancora una sfida. Una delle più grandi che Musumeci vuole affrontare.

 

Fonte MeridioNews 

In scena al Teatro Vittoria dall’8 al 18 novembre – in prima nazionale – Mobidic di Karl Weigel, per la regia di Massimo De Rossi, anche protagonista insieme a Roberta Anna.

“Questo Mobidic (così come si pronuncia in italiano) non è una rivisitazione del capolavoro di Herman Melville, né una riduzione per il teatro, tanto meno una parodia. Forse, si potrebbe parlare di un “contagio letterario”. Il Moby Dick originario affiora a tratti in questo testo per poi immergersi velocemente con un colpo di coda e sparire.” E’ lo stesso Weigel a dare alcuni indizi sulla sua opera.

Mobidic è un testo di straordinaria poesia e bellezza di un giovane autore italo-tedesco in grado di costruire dialoghi memorabili per una commedia lieve e avvincente carica di suspense e con un finale del tutto inatteso. Un’autentica rivelazione. Il testo scorre piacevole e leggero sulle due vie del dramma e della commedia. Mi ha subito conquistato la struttura cinematografica del testo e la verità dei bellissimi dialoghi. Per quanto riguarda il ritmo narrativo e l’ambientazione, Mobidic s’ispira vagamente al genere Film Noir, mentre la storia trae origine da un fatto di cronaca realmente accaduto” – dice il regista.

Mobidic non è dunque una riduzione per il teatro del capolavoro di Melville. La storia trae origine da un fatto di cronaca realmente accaduto. Un affermato e maturo manager a causa di un’improvvisa amnesia dissociativa regredisce all’età di 16 anni. Non ricorda più il suo nome, non ricorda più nulla della sua vita o quasi. È notte, si rifugia in un Cafe Theater. Tutta la commedia è incentrata sul rapporto di complicità e amicizia che s’istaura tra la giovane cassiera del teatro e il misterioso “smemorato” detto il Professore. Mobidic è un testo di straordinaria poesia e bellezza, scritto da un giovane autore di cinema e di teatro italo-tedesco in grado di costruire dialoghi memorabili per una commedia lieve, avvincente e carica di suspense. Il testo scorre piacevole e leggero sulle due vie del dramma e della commedia e conquista per la struttura cinematografica del “racconto”. Il Cafe Theater con la sua musica, le sue luci, la sua atmosfera incantata, è vissuto dai due personaggi in modo opposto: come luogo assolutamente quotidiano da parte della ragazza e in modo del tutto ingenuo e naif da parte del Professore. La menomazione di cui egli è vittima (si comporta come un adolescente) diviene stimolo all’immaginazione, lo induce a formulare nuovi progetti. Anche se avranno la durata di un sogno, poco importa. È una commedia costruita sul filo ininterrotto della suspense, ma anche della costante ironia, della comicità assurda. La situazione notturna immerge poi il racconto in un’aura surreale, quasi incantata. Finché, alle prime luci dell’alba…

Lo spettacolo è una produzione di Fondamenta Teatro e Teatri di Francesco del Monaco e Cristiano Piscitelli, con la Direzione artistica di Giancarlo Sammartano e la Direzione organizzativa di Fulvio Ardone. Fondamenta Teatro e Teatri  è il progetto di Fondamenta La Scuola dell’Attore che favorisce il naturale passaggio dalla formazione alla professione.

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Teatro Vittoria
Roma, Piazza Santa Maria Liberatrice, 10 (Testaccio)

orario del botteghino: lunedì dalle ore 11 alle ore 13 e dalle 16 alle 19. Dal martedì al sabato dalle ore 11 alle ore 20. Domenica dalle ore 11 alle 13.30 e dalle ore 16 alle 18 (solo per lo spettacolo del giorno)

Info: 06 5740170 – 06 5740598
Prenotazione biglietti solo via telefono

Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.00. tranne martedì 13 ore 20.00 – mercoledì 14 ore 17.00. Domenica ore 17.30 –

Biglietti: platea 28 euro , galleria 12 euro. – Riduzioni 21 euro  e 18 euro.

 

 

 

Nell’ambito del servizio denominato “Scuole Sicure”, la Polizia ha effettuato dei

controlli in due istituti scolastici di Agrigento. Con l’ausilio di un’ unità cinofila della Guardia di Finanza sono stati ispezionati l’Istituto Scolastico Superiore Alberghiero “Niccolò Gallo” e l’Istituto Superiore Commerciale “Leonardo Sciascia”.

In entrambi gli istituti sono stati rinvenuti delle sostanze stupefacenti.

Nell’Istituto Scolastico Superiore Alberghiero “Niccolò Gallo” sono stati trovati, occultati nei bagni, 2 pezzi solidi di sostanza stupefacente, verosimilmente di tipo hashish, per un peso complessivo di 0,5 grammi e uno spinello.

All’Istituto Superiore Commerciale “Leonardo Sciascia”,invece, ben conservato all’interno di una presa elettrica è stato trovato uno spinello già confezionato e pronto al consumo.

È una Fortitudo Agrigento superba quella che espugna il PalaAgnelli di Bergamo nello scontro diretto che vale la testa della classifica. I siciliani si impongono con il punteggio di 79-89 e raggiungono così in vetta Orlandina, Casale e Virtus Roma a quota sei punti. Gara fantastica per il roster di coach Ciani, capace di portare addirittura sei giocatori in doppia cifra, ovvero Evangelisti, Bell, Pepe, Cannon, Ambrosin e Zilli.

 

Botta e risposta immediata tra Fattori ed Evangelisti in avvio, con entrambi i reparti offensivi molto presenti nel gioco. Bell poi trova due triple e i siciliani restano ancora avanti grazie a Evangelisti. I lombardi ritrovano la via del canestro con Taylor e raggiungono il pari con Casella a quota 22, ma a questo punto Cannon è determinante e porta i suoi avanti alla prima sirena, 25-27. La seconda frazione di gioco si apre con i punti di Pepe, ma la risposta dei padroni di casa arriva puntuale con Casella. I biancazzurri provano ad allungare con Ambrosin e Cannon, ma Bergamo non sta a guardare e Taylor fornisce punti e assist ai suoi, così come Casella che trova il canestro del -3. Roderick porta avanti i suoi e il punteggio all’intervallo lungo è di 46-45.

 

Nel terzo periodo di gioco di primi due punti sono di Taylor. Bergamo resta in vantaggio, ma Zilli tiene a contatto i suoi. Taylor è infallibile dalla lunetta, per i siciliani ci pensano sempre Zilli, Ambrosin e Cannon. La tripla di Evangelisti vale il nuovo vantaggio della Fortitudo sul 61-59, poi da tre va a segno anche Guariglia e Agrigento chiude avanti alla terza sirena, 62-64. L’ultimo quarto è invece aperto da una tripla di Evangelisti, sotto canestro si fa valere anche Zilli mentre Ciani è costretto a rinunciare a Guariglia per infortunio. La Fortitudo resta avanti con i punti di Pepe, Bell e Cannon, Bergamo sbaglia i tiri dalla lunetta con Benvenuti e Cannon fa meglio ai liberi, 1/2 per l’americano. Bell e Pepe combinano per il +11 di Agrigento, Fattori prova a scuotere i padroni di casa e poi è ancora Pepe a trovare l’imbucata giusta. La bomba di Fattori è il canto del cigno per i lombardi, poi Zilli e Cannon chiudono definitivamente i giochi.

 

Bergamo-Fortitudo Agrigento 79-89 

Parziali: 25-27, 21-18, 16-19, 17-25

 

Bergamo: Taylor 23, Roderick 18, Fattori 13, Benvenuti 8, Casella 7, Zucca 7, Sergio 3, Zugno 0, Marelli 0, Augeri 0, Piccoli 0, Bedini 0. All Dell’Agnello.

 

Fortitudo Agrigento: Cannon 17, Bell 13, Zilli 13, Pepe 13, Ambrosin 12, Marco Evangelisti 11, Guariglia 5, Fontana 3, Sousa 2, Cuffaro 0. All Ciani.

La squadra di coach Ciani si impone nel posticipo della quinta giornata del campionato di serie A2, girone ovest e raggiunge Orlandina, Casale e Virtus Roma in testa alla classifica. Sei i giocatori in doppia cifra per i biancazzurri

 

Fonte MeridioNews 

Domani mattina 31 ottobre 2018, alle 10,30 – nella sede di Confcommercio di Agrigento, in via Imera, 223, i rappresentanti di UniCredit e Confcommercio Agrigento, sottoscriveranno un accordo di collaborazione per avviare un programma di sostegno a microimprese attraverso lo strumento del Microcredito.

 

 

 

Il Microcredito è rivolto alle piccole imprese che sono spesso escluse dall’accesso ai prodotti e servizi bancari tradizionali. Confcommercio Agrigento, selezionata da UniCredit come partner del programma di Microcredito, valuterà le caratteristiche del progetto e la sua sostenibilità economico/finanziaria. 

I rappresentanti degli organi di informazione sono invitati a partecipare per conoscere i dettagli dell’accordo. 

I migliori venditori di fumo di tutti i tempi. Con il loro “vaffaday” avevano criticato tutti e tutto, promettendo mari e monti.
Gli Italiani hanno creduto in loro e alle loro parole del cambiamento. Hanno confidato nel nuovo a discapito del vecchio.
Adesso è il tempo di tirare le somme di quanto successo e fatto.
Era il 4 marzo 2018 e i risultati, delle elezioni politiche,  hanno visto il centro-destra affermarsi come coalizione più votata, con circa il 37% delle preferenze, mentre la singola lista più votata, il Movimento 5 Stelle, ha raccolto oltre il 32% dei voti. La coalizione di centro-destra non riesce ad ottenere i numeri per formare il governo. Il rampante Matteo Salvini con la Lega, abbandona i suoi (ormai ex) alleati e ne trova uno nuovo, un certo Luigi Di Maio, figlio della rivoluzione social dei pentastellati.
Il governo prende vita, è sarà un governo atipico giallo/verde,  il governo del cambiamento (?!?) e della instabilità economica.
I due esponenti a denti stretti cominciano questa avventura tortuosa. Matteo Salvini, lavora e mette in pratica il suo cavallo di battaglia sull’immigrazione clandestina.
Luigi Di Maio con il M5S in campagna elettorale prometteva ogni cosa.
A Taranto promettevano la chiusura dell’Ilva. In Val Susa il blocco della Tav. A Melendugno promettevano il blocco definitivo del progetto Tap. Nessun condono verra’ varato dal M5S Inneggiandolo  ai quattro venti.
Di tutto questo Luigi Di Maio e il M5S ha fatto il contrario, l’Ilva rimarrà aperta, la Tav si farà come il progetto Tap. E poi c’è lui il condono che è già Legge!
Non ancora contenti, il numero uno del M5S Beppe Grillo durante il suo discorso al Circo Massimo al raduno dei pentastellati afferma: “Togliamo i poteri al Capo dello Stato. Non sono in sintonia con il nostro modo di pensare”.

La manovra finanziaria a firma del governo viene bocciata dalla UE. La risposta “è una manovra basata solo sull’indebitamento dello Stato”.
Luigi Di Maio attacca Mario Draghi (Presidente della Banca centrale europea): “Avvelena il clima invece di tifare Italia”, Draghi reo di aver chiesto al governo di interloquire con l’UE per la stabilità economica dello stato Italiano e dell’Europa intera.

A Melendugno, gli ormai ex militanti (pentiti) del Movimento sono in rivolta danno fuoco a manifesti, schede e vessilli. Il sindaco di Melendugno: “Salvini mantiene promesse, M5S no”.

In sei mesi di attività di questo governo abbiamo visto il peggio. Quando toccherà al meglio?