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Non è la prima volta che nel quartiere di Bonamorone accadono vicende del genere.

Un 50enne agrigentino è stato colpito alla testa con una spranga mentre si accingeva ad aprire il portone della sua abitazione, nel quartiere di Bonamorone.

Per via della grossa ferita provocata ha raggiunto il Pronto Soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento. Dal nosocomio è subita partita la chiamata alla Polizia che è giunta sul posto per raccogliere la testimonianza della vittima e che adesso sta indagando per ricostruire la dinamica dei fatti.

Si è svolta ieri la commemorazione religiosa dedicata alle vittime del mare nella chiesa estiva di San Leone.

La commemorazione è stata organizzata dal Centro per la missione insieme all’Ufficio Diocesano per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso e l’ufficio Migrantes di Agrigento.

Alla funzione erano presenti, tra le tante persone, l’Arcivescovo di Agrigento Francesco Montenegro, il Capitano di Fregata Gennaro Fusco, il Pastore della Chiesa Valdese Andrea Aprile, Giovanni De Gara ideatore dell’opera “Eldorado Project”, il Decano del Patriarcato Rumeno Ortodosso in Sicilia Rev. Nicolae Chilcos e di Imam Yusuf Abd al Hady Dispoto Coreis Sicilia.

Nuova comunicazione di allerta “gialla” quella oggi. Come si evince dal sito web della Protezione civile regionale si prevedono piogge sparse, anche a carattere di rovescio o temporale, nelle parti occidentali e meridionali, con quantitativi moderati. Si teme qualche esondazione e nella provincia di Agrigento si presterà attenzione per il fiume Verdura.

“Potrebbero verificarsi fenomeni di esondazione lungo i corsi d’acqua e a valle delle dighe” – scrive, infatti, la Protezione civile regionale .“
I venti saranno invece saranno forti nelle parti sud-occidentali, ma in attenuazione nel corso del pomeriggio. Mare molto mosso.

L’allerta, durerà fino alla mezzanotte di oggi.

 

I LUOGHI IN SICILIA AI PRIMI POSTI DELLA CLASSIFICA PROVVISORIA

Il Fiume Oreto a Palermo scorre nell’omonima valle, con un bacino che si estende per 19 chilometri nei territori di Altofonte, Monreale e Palermo. La sorgente si trova a sud di Palermo, nella cosiddetta Conca d’Oro e sfocia nel Mar Tirreno. La storia del fiume è ricca di eventi, tra cui l’essere stato testimone dell’assalto cartaginese di Asdrubale. Corso d’acqua a carattere torrentizio, anche nei mesi più caldi l’Oreto conserva un deflusso sufficiente grazie alla presenza di molte risorgive e alla ricchezza della falda che lo alimenta. Per gran parte della sua lunghezza si estende un SIC (Sito di interesse comunitario) di grande valore naturalistico, che rappresenta, in un’area estremamente antropizzata, un rifugio e un corridoio ecologico per la fauna selvatica. Il fiume risulta particolarmente inquinato per la presenza di numerosi scarichi fognari abusivi e di alcune discariche, anch’esse abusive. Il comitato “Fiume Oreto”, attraverso il censimento de “I Luoghi del Cuore”, vuole attirare l’attenzione dei cittadini e delle istituzioni sullo stato di abbandono e degrado del fiume, nel tentativo di promuoverne la rivalutazione come bene paesaggistico e culturale. 

 

Chiesa e convento di San Bonaventura, Caltagirone (CT)

La Chiesa e convento di San Bonaventura a Caltagirone è un complesso monumentale risalente agli anni 1631-1650, ricostruito a seguito del terremoto del 1693. Rispetto all’austerità del prospetto, l’interno della chiesa risulta molto decorato con affreschi, maioliche, manufatti lignei. Il convento custodisce al suo interno un chiostro e alcuni affreschi di Pietro Paolo Vasta, considerato uno dei maggiori pittori siciliani del secolo XVIII. Trasformato in carcere nel 1890, venne chiuso alla fine del XX secolo e oggi risulta in forte stato di degrado. Le cripte furono chiuse nel 1843, subirono un restauro nel 1990 ma non vennero mai aperte al pubblico. Alcuni esponenti di diverse realtà associazionistiche di Caltagirone si sono riuniti in comitato con l’obiettivo di portare questo luogo all’attenzione delle istituzioni perché possa tornare alla pubblica fruizione e il convento venga salvato dal degrado.

 

Porta Garibaldi, Catania

Porta Garibaldi, il fortino, per i catanesi ‘U Futtinu, è un imponente arco trionfale costruito nel 1768 per commemorare le nozze di Ferdinando I delle Due Sicilie con Maria Carolina d’Asburgo Lorena. A questo si deve l’altro suo nome, Porta Ferdinandea. Segna l’ingresso d’onore dalla zona ovest della città di Catania. A indicare la forza di volontà della città, distrutta e ricostruita più volte, sull’arco svetta la frase melior de cinere surgo. Imponente nella sua struttura, si riconosce per la sua bicromia creata dal nero della pietra dell’Etna e dal bianco di quella altrettanto famosa di Lentini. Il gruppo di amici che ha formato un comitato a sostegno di Porta Garibaldi ne auspica un restauro della facciata e il ripristino del grande orologio che svetta sulla cima dell’arco trionfale.

 

Chiesa rupestre del Crocefisso, Lentini (SR)

E’ nuovamente attiva la raccolta firme per la Chiesa rupestre del Crocefisso grazie al comitato “Lentini nel cuore”, che costituitosi in occasione dell’8° censimento “I Luoghi del Cuore”, ha raggiunto i risultati idonei affinché la Parrocchia Santa Maria la Cava e Sant’Alfio presentasse e ottenesse un contributo di 15.000 euro alle linee guida nel 2017 per il recupero dell’affresco della “Teoria dei Santi”, da poco concluso. Situata in un contesto rurale di pregio, la grotta presenta un ciclo di notevoli affreschi che vanno dal XII al XVII secolo e si stratificano nelle epoche successive. Per la rarità e il valore dei dipinti il luogo custodisce il più complesso apparato iconografico della Sicilia rupestre. Tra le pitture più antiche e preziose, il Cristo Pantocratore, che occupa la nicchia dell’altare. L’affresco della “Teoria dei Santi” è stato scelto come intervento volano per il recupero dell’intero ciclo pittorico presente all’interno della Grotta del Crocifisso: il restauro realizzato vuole infatti rappresentare una forza propulsiva per la restituzione ai cittadini di questo bene prezioso e in questa direzione il comitato prosegue la sua opera di sensibilizzazione.

 

Cascata e canyon delle due rocche, Corleone (PA)

A Corleone, nel cuore dell’entroterra della provincia di Palermo, si trova la bellissima Cascata delle due rocche, formata dal salto del fiume San Leonardo, un affluente del fiume Belice, che scorre all’interno di una vera gola naturale formando un canyon, percorribile al suo interno, dove ci si trova circondati da pareti di roccia ocra, dai suggestivi tagli orizzontali, e da una natura fiorente che circonda un suggestivo laghetto naturale, circondato dai resti di un acquedotto probabilmente di fattura araba. Con la sua forza erosiva, il salto del fiume, di circa 4 metri, ha formato uno specchio d’acqua tra le rocce calcarenitiche. Ai lati dello specchio d’acqua spiccano le mura di un antico mulino ad acqua oggetto di un recente restauro. Il comitato attivo per la cascata e canyon delle due rocche auspica l’affidamento a un ente che possa promuoverne una manutenzione costante affinché il luogo possa essere fruito da un sempre maggior numero di visitatori.

 

Nel giorno di Halloween la BBC ritrova la tradizione siciliana dei morti. Sul sito del network inglese andrà in onda domani il documentario “The beautiful dead”. E’ un viaggio pirandelliano attraverso le credenze siciliane legate al culto dei defunti, arricchito da interviste a antropologi, scienziati e scrittori. La produzione, realizzata dalla Pomona Pictures, fa parte di una serie presentata dalla giornalista scientifica Melissa Hogenboom e porta la firma del regista siculo-canadese Pierangelo Pirak.

    “E’ significativo che lo speciale della BBC vada in onda proprio nei giorni della commemorazione dei defunti – osserva l’antropologo Dario Piombino-Mascali, coordinatore del progetto Mummie siciliane, uno degli studiosi intervistati – che da noi è, ancora oggi, memoria, festa e celebrazione. Abbiamo potuto spiegare che il nostro culto dei morti esprime eloquentemente lo stretto legame, da sempre presente in Sicilia, tra questo e l’altro mondo”.

   

 

 

Canicattì, il professor Francesco Pira presenta il libro Giornalismi

in un evento del Club delle Mamme

 

Discuterà con il magistrato Stefano Zammuto, l’avvocato Carmen Augello e la psicologa Chiara Farruggio

 

Apriranno i lavoro la Presidente Loredana Lodato e il Sindaco Ettore Di Ventura. Modera il giornalista Carmelo Vella

 

Interventi programmati dei giornalisti Davide Lorenzano e Cesare Sciabarrà

 

 

 

 

Sabato 17 novembre 2018 alle 17,30 la presentazione dell’ultimo libro GIORNALISMI scritto dal sociologo professor Francesco Pira e dal professor Andrea Altinier per i tipi della Libreria Universitaria. Ad organizzare l’evento la Presidente del Club delle Mamme dottoressa Loredana Lodato, di concerto con il Consiglio Direttivo. A patrocinare la presentazione il Sindaco avvocato Ettore Di Ventura e l’amministrazione comunale. Dopo gli indirizzi di saluto della Presidente Lodato e del Sindaco Di Ventura, con la moderazione del giornalista Carmelo Vella, l’autore converserà con l’avvocato Carmen Augello, il magistrato Stefano Zammuto e la psicologa Chiara Farruggio. Interventi programmati dei giornalisti Davide Lorenzano e Cesare Sciabarrà.

 

Il libro è stato presentato in molte città siciliane e in Veneto, in eventi che hanno visto la partecipazione di avvocati, magistrati, giornalisti, docenti ed esperti di nuove tecnologie. Previste nei prossimi mesi presentazioni a Roma, Milano, Torino, Venezia e Verona. E’ stato recensito da giornali italiani e stranieri.

 

I due autori hanno racchiuso in un esagono le fake news: appeal, flussi, viralità, velocità, crossmedialità e forza. È solo il 22% a non essere caduto nella trappola. La soluzione, però, non è solo il controllo delle fonti, ma costruire un controflusso di informazioni e contenuti in grado di sconfiggere le menzogne. 

 

“È un progetto – spiegano i professori Francesco Pira e Andrea Altinier autori del volume- che parte non solo dall’amore verso la comunicazione, ma da un lavoro di analisi e ricerca durato quasi due anni per individuare case history, teorie nuove, ricerche sui trend e sul consumo dei media per accendere le luci su un mondo in costante cambiamento e che richiede sempre più competenza e professionalità. I media tradizionali non sono morti, ma si possono salvare solo puntando su qualità, inchieste e approfondimento” .

 

Un libro scritto e pensato non solo per gli studenti, ma anche per tutti quelli operatori della comunicazione e dell’informazione che ogni giorno operano in un settore sempre più complesso e articolato. Un testo che nella sua prefazione porta la firma del Professor Mariano Diotto, Direttore del Dipartiment di Comunicazione dell’Università Salesiana di Venezia e Verona IUSVE, responsabile della collana Comunicazione, marketing e new media che ospita l’opera.

 

“L’opera di Francesco Pira ed Andrea Altinier – sottolinea il professor Mariano Diotto nella prefazione – vuole fornire strumenti efficaci per disinnescare le fake news e la misinformation attraverso teorie riportate in modo chiaro e con l’utilizzo di numerose case history che rappresentano un benchmark efficace. 

 

Il linguaggio del volume è preciso, grazie anche all’impiego di un apparato terminologico scientifico, e fornisce a chi si avvicina a questo mondo, neofita, studente o professionista, un background solido ed approfondito sulle tematiche affrontate”.

 

Il testo è suddiviso in cinque capitoli: il primo che fotografa la dieta mediatica degli italiani, il secondo che illustra i modelli ed i processi che stanno dietro il mondo dell’informazione, il terzo che individua il ruolo dell’ufficio stampa, il quarto capitolo sui nuovi trend o generi del giornalismo ed, infine, il quinto sulle contromisure alle fake news che non si esaurisce nel fact checking, ma richiede oggi la creazione di un controflusso.

 

Il saggio delinea il profilo di un italiano sempre più orientato all’informazione disintermediata, ma che consuma su molteplici piattaforme: un consumatore multitasking che, mentre, guarda la televisione posta su facebook e lascia commenti su Twitter.

 

In questo contesto mediale è cambiato il ruolo dell’ufficio stampa che si è trasformato in un’ attività di reputation management, quindi alle attività classiche si deve aggiungere « la capacità di gestire i diversi fl ussi di comunicazione»39. La vera sfi da è costruire, valorizzare e difendere la reputazione attraverso la gestione dei diversi strumenti a disposizione.

 

Il testo, inoltre, individua la nascita di due nuovi sezioni all’interno dei contenitori di informazione: il food ed il social gossi su tutti. La politica rimane tra i temi seguiti, ma oggi si declina sui social con Di Maio e Salvini che hanno danno una vita ad una corsa che li ha vista twittare e postare anche 30 messaggi in un giorno.

 

“La motivazione – concludono gli autori Francesco Pira e Andrea Altinier – che ci ha spinto a scrivere questo libro parte da un presupposto molto semplice: le fake news si possono sconfiggere. Si tratta di un fenomeno sempre esistito e che oggi ha sicuramente più strumenti, ma la comunicazione ha tutte le carte in regola per sconfiggere la misinformation. È questione di modelli, tecniche e professionalità che questo libro cerca di tracciare con chiarezza e responsabilità ”

 

 

Emergenza rifiuti in Sicilia: cambia il maestro ma la musica è sempre la stessa. E’ stata appena chiusa la discarica di Bellolampo, in provincia di Palermo, valvola di sfogo strategica non solo per i comuni palermitani ma di tanti di altre province, compresa Agrigento. La sesta vasca della discarica è satura. Il vicesindaco di Palermo, Sergio Marino, ha firmato una diffida inviata alla Regione affinchè sblocchi subito l’autorizzazione per l’ampliamento della sesta vasca. Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, commenta: “Negli anni e mesi scorsi il Comune di Palermo e la Rap hanno sempre mostrato nei confronti della Regione un grande senso di responsabilità e sensibilità istituzionale, accettando che la discarica di Bellolampo venisse usata da decine di altri comuni per sottrarli all’emergenza. Oggi non riscontriamo analoga attenzione da parte della struttura regionale, che anzi sembra impegnata a non valorizzare l’unica realtà pubblica della nostra Isola. Ora è tempo che ognuno si assuma le proprie responsabilità, speriamo non soltanto per motivi formali ma soprattutto per sensibilità politica e istituzionale”.

Altri dettagli nell’ambito dell’inchiesta che ha provocato l’arresto del boss Leo Sutera, presunto capo di Cosa Nostra agrigentina.

 

Leo Sutera è stato, e recentemente lo è stato ancora di più, prudente, accorto e, forse, anche ossessionato dal timore di essere intercettato e controllato a distanza. E, intercettato, ad un suo amico avrebbe ripetuto: “La Sicilia è tutta controllata” . E la prudenza non è mai troppa: e Leo Sutera, nel marzo scorso, avrebbe viaggiato fino a Palermo per comprare in un negozio in via Alcide De Gasperi un rilevatore delle frequenze delle forze dell’ordine e di microspie, che poi è saltato fuori da un cassetto durante la perquisizione dei poliziotti delle Squadre Mobili di Agrigento e Palermo a casa sua. E con tale rilevatore Leo Sutera avrebbe bonificato la sua automobile e anche l’auto di un altro uomo suo fiancheggiatore. E se Leo Sutera dalle microspie ha tentato di proteggersi, nulla ha potuto invece contro i collaboratori della giustizia. Il 7 luglio del 2016 i Carabinieri hanno arrestato Vito Bucceri, inteso “Bucittuni”, 46 anni, bracciante agricolo, capo della famiglia mafiosa di Menfi, nell’ambito dell’inchiesta antimafia cosiddetta “Opuntia”. Il 5 agosto Vito Bucceri si è presentato alla Procura di Palermo ed ha annunciato la sua volontà di collaborare con la Giustizia. Il 18 agosto Bucceri ha firmato il primo verbale, e svuotando il sacco ha investito anche Leo Sutera. Nel frattempo il professore Sutera è stato in balia delle onde giudiziarie e processuali. Infatti, il prossimo 13 novembre, innanzi alla Corte d’Appello di Palermo, si svolgerà il terzo processo d’Appello a carico di alcuni imputati agrigentini nell’ambito dell’inchiesta antimafia “Nuova Cupola”. Si tratta di 9 imputati per i quali la Cassazione lo scorso 27 marzo ha disposto l’annullamento della sentenza di condanna con rinvio alla Corte d’Appello, al fine di riscontrare o meno alcune aggravanti. E tra i 9 in attesa vi è Leo Sutera. E lui, già condannato a 3 anni, ha riflettuto: “Basta, scappo”. Infatti, ancora intercettato appena dopo una udienza, con un suo amico si sarebbe sfogato così: “Appena finisce questa storia me ne vado pure io. Me ne voglio andare all’ estero, non ci voglio stare più qua. Ci scassano la minchia continuamente, posso contrastare con loro? In Romania, vado in Ungheria. In Ungheria sono persone serie, compro una casa e vado a stare con mia moglie, mia moglie con la pensione, tutti e due in pensione…ti saluto!”. Ecco perché Leo Sutera adesso è stato sottoposto a stato di fermo, che è una misura cautelare urgente, che scavalca il tempo necessario per la ordinaria trafila dell’arresto. Leo Sutera sarebbe stato al timone di Cosa Nostra agrigentina, forte del suo presunto rapporto personale con Matteo Messina Denaro, amico di famiglia, perché il padre di Messina Denaro, Francesco, e il padre di Leo Sutera, Leonardo, sono stati storicamente amici. Leo Sutera si sarebbe occupato soprattutto di appalti, anche nel suo paese, Sambuca di Sicilia, “Il borgo più bello d’Italia”, dove sarebbe stato interessato, tra l’altro, al progetto de “Il paese albergo”, ovvero fondi per riqualificare il centro storico destinandolo alla ricezione turistica. L’autista di Sutera, intercettato, avrebbe definito Leo Sutera “u patri ranni (il grande padre) di Sambuca di Sicilia”.

 

Angelo Ruoppolo Teleacras