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Lo scontro è avvenuto sulla strada statale 185 di Sella Mandrazzi. Chiuso il traffico per il tempo necessario a consentire l’arrivo dei soccorsi. L’Anas ha poi ripristinato la viabilità 

 

ulla strada statale 185 “di Sella Mandrazzi” è stato istituito il senso unico alternato della circolazione in seguito a un incidente in località San Cataldo (km 56,300), nel comune di Motta Camastra, in provincia di Messina. Il tratto era rimasto chiuso per alcuni minuti per consentire l’intervento dei soccorsi.

 

L’incidente ha causato il decesso di due persone e il ferimento di altre due. Il personale Anas è intervenuto sul posto per ripristinare la transitabilità appena possibile.

 

(Fonte: Anas) 

Federica Montisanti, operatrice umanitaria di Intersos-Unicef rimasta a bordo della Diciotti per oltre dieci giorni, racconta l’odissea vissuta dalle persone salvate. «Ci vorrà del tempo – ammette – prima che possa far sedimentare tutte quelle emozioni»

 

Quando all’altro capo del filo risponde la voce flebile e determinata di Federica Montisantioperatrice umanitaria di Intersos-Unicef rimasta a bordo della nave Diciotti per oltre dieci giorni, ci si aspetta un racconto dai toni quasi epici, una sintesi piena di dettagli. Invece l’esperienza a bordo della nave che è costata a Matteo Salvini un’indagine per sequestro di persona, deve ancora essere sedimentata. Le emozioni sono state tante, contrastanti e concentrate in pochi giorni. Così i ricordi sono ancora confusi, mentre un’immagine, su tutte, resta ferma nella mente: è il momento della preghiera, recitata ogni sera insieme al diacono greco-ortodosso presente tra i migranti che per giorni sono rimasti prima fermi in mare aperto e poi attraccati al porto di Catania.

«Quel momento di preghiera – racconta Montisanti – è stato un rituale che si è ripetuto tutte le sere, sul ponte della nave. Si riunivano e imbastivano questa messa, intervallata dai canti delle donne. Abbiamo avuto modo di conoscerci, anche attraverso quel rituale, e forse uno dei momenti più belli si è verificato proprio a margine della messa: un giorno hanno richiesto che preparassimo del tè, necessario appunto come parte di un rituale ben preciso.Ma naturalmente a bordo della Diciotti non tutti professavano la religione greco-ortodossa. Così il diacono è venuto da noi con un gruppo di musulmani, sottolineando che i “fratelli” non avrebbero preso parte al rituale religioso, ma – continua l’operatrice – premurandosi di chiederci di versare il tè anche a loro. Credo che quel momento renda bene il fatto che, nonostante le difficoltà, a bordo di quella nave si era formato un gruppo molto solidale».

Molntisanti, come chi si sente parte di una comunità che ha vissuto qualcosa di intenso insieme, non si sofferma sulla sofferenza subita dai 190 eritrei salvati dalla Diciotti lo scorso 16 agosto, giorno in cui iniziata la loro seconda odissea, stavolta politica, per mettere piede in Europa. Racconta invece i momenti di euforia, quando i migranti sono stati salvati in mare, quando la nave ha attraccato al porto di Catania, quando finalmente sono scesi tutti.

Le donne che hanno rifiutato di scendere dalla nave, separandosi dai loro compagni? «Si notava, in quei giorni, che ci fossero alcune coppie particolarmente unite. Abbiamo provato a spiegare loro che ci sono diverse organizzazioni umanitarie che fanno un lavoro incredibile per ricongiungere i componenti di uno stesso nucleo familiare. Ma loro avevano costruito un rapporto talmente forte coi loro compagni che non se la sono sentita. Quei legami, noi li avevamo già notati da giorni. Spesso capita che in una situazione di stasi, molte coppie si allontanino. Loro, invece, restavano sempre insieme».

Ma a bordo della nave rimasta attraccata a Catania per cinque giorni, oltre le coppie, in tanti viaggiavano da soli. I minori non accompagnati, ma anche giovani adulti, uomini e donne, che scappavano dalla leva militare obbligatoria per tutti in un Paese in guerra, come l’Eritrea. C’erano studenti medi, laureandi in medicina. A bordo della Diciotti c’erano centinaia di sogni nel cassetto, che viaggiavano «alla ricerca di una vita finalmente normale». Quella vita, finalmente normale, che adesso ciascuno di loro cercherà di costruirsi in Europa.

 

Cateno de Luca (Udc), nuovo sindaco di Messina

Posso fare una proposta? Mandiamo i baraccati negli alberghi e i migranti nelle baracche? Non sarebbe giusto dopo 110 anni dare un tetto dignitoso ai messinesi e tenere qualche anno i migranti nelle baracche? Ma una cosa del genere farebbe indignare tutto il mondo e i benpensanti”. Lo scrive provocatoriamente su Facebook il sindaco di Messina Cateno De Luca riferendosi ai migranti scesi dalla nave Diciotti.
    “Nessuno mi ha avvertito dell’arrivo dei migranti all’hotspot di Messina – aggiunge – Vuol dire che i sindaci sono buoni solo per prendersi le denunce per le scuole prive di verifica sistemica e prive delle elementari norme antincendio mentre sulle politiche di ammasso dei migranti non hanno alcun diritto di parola. Mi chiedo perché oltre 10 mila persone possono continuare a stare nelle baracche sotto l’amianto con bambini che giocano tra le fogne e i ratti ed i migranti possono stare in strutture migliori ivi incluso gli alberghi”.
   

Il Lions Club Agrigento Host, in collaborazione con il Leo Club Agrigento Host, con il patrocinio del Parco dei Templi e del Comune, ha organizzato la prima edizione della “Passeggiata veloce e risveglio muscolare nella Valle dei Templi”. L’iniziativa si svolgerà domenica prossima, 2 settembre, con raduno alle ore 6:30 al tempio di Giunone, e sarà presentata in conferenza ad Agrigento mercoledì prossimo, 29 agosto, a Casa Sanfilippo, nella Valle dei Templi, alle ore 11:30. Hanno già aderito diverse associazioni locali. Presenteranno l’iniziativa il Presidente del Lions Club Agrigento Host Sebastiano Milazzo e il Presidente del Comitato Organizzativo Achille Furioso. La partecipazione alla manifestazione sportiva è gratuita

Il deputato regionale del Partito Democratico, Michele Catanzaro, rilancia il progetto stradale della Agrigento-Castelvetrano. Catanzaro afferma: “La provincia di Agrigento, ad oggi, rimane l’unica provincia siciliana priva anche di un solo chilometro di autostrada. I collegamenti interni sono vergognosi e provocano gravi difficoltà e morti. È giunto il momento che il Governo regionale pensi seriamente al futuro della terra agrigentina spingendo sul progetto della Gela-Agrigento-Castelvetrano, per il quale già esiste uno studio di fattibilità dell’Anas. Si tratta di 170 chilometri di rete stradale che permetterebbero di chiudere l’anello autostradale e non continuare a mortificare il territorio agrigentino e ostacolare la crescita e lo sviluppo di un intero territorio. Alla ripresa del lavori dell’Assemblea chiederò, inoltre, al Governo di aumentare i fondi della misura 4.3.1 rivolta alla ristrutturazione di strade interaziendali. Non può, infatti, esservi lo sviluppo delle aziende senza uno sviluppo delle infrastrutture”.

 

Sul tema turismo e tassa di soggiorno interviene ancora una volta la Segreteria Provinciale della Uil di Agrigento.

“Da anni la nostra Organizzazione Sindacale si batte sul tema del turismo in termini di proposte e di migliorie al sistema, per apportare progetti di sviluppo e arricchimento generale all’intero sistema del servizio turistico.
Sulla tassa di soggiorno la Uil è stata sempre favorevole e abbiamo sottolineato che questa imposta di scopo non è a carico degli agrigentini ma dei turisti che visitano la città, però a condizione che questi introiti vengano utilizzati per le finalità previste dalla norma.
Già nei primi 6 mesi del 2018 si sono superati i 400 mila euro: il dato è più che incoraggiante, al netto dei dati finali sull’anno.
Si deve finalmente investire sulla manutenzione delle strade comunali e le strade di collegamento del centro e della fascia costiera. È incredibile che se i visitatori e lo sbigliettamento nella Valle dei Templi crescono continuamente, dall’altro canto tra Agrigento e San Leone i turisti non sono sollecitati.
In attesa che il bilancio previsionale venga approvato il prima possibile dal consiglio comunale, ci auguriamo che questi fondi possano avere un utilizzo finalizzato in maniera corretta: dalle strade, al servizio turistico, dalla promozione alla realizzazione di eventi che attirino il turista a rimanere qualche giorno in più e a spendere di più in centro e nella zona balneare. I dati degli arrivi segnano per gli aeroporti di Catania e Palermo numeri eccezionali, per questo Agrigento deve investire nei servizi e nella crescita di opportunità. La Uil ha sempre detto che il turismo va programmato con la sinergia di tutti per essere competitivi e appetibili sul mercato, e le potenzialità ci sono, ma bisogna lavorare e migliorare la situazione generale che oggi non è delle migliori”.

 

BRACCIO DI FERRO TRA LAVORATORI E LIBERO CONSORZIO – “ IL LAVORO è SACRO E NON SI TOCCA”

Insorgono 71 lavoratori con la qualifica di “Assistenti alla autonomia ed alla comunicazione scolastica” contro il Libero Consorzio dei Comuni ( ex provincia di Agrigento) lamentando la emanazione di un provvedimento che li priva del diritto al lavoro.
Con Avviso pubblicato nel mese di luglio di quest’anno il Libero Consorzio, dispone che gli Assistenti alla Comunicazione delle scuole di competenza della provincia, e, quindi, deklle scuole superiori , per l’anno scolastico 2018/2019 dovranno avere la Laurea triennale, ciò comporterà che una grande quantità di lavoratori , privi della laurea rimarranno a casa e senza lavoro, con grave disagio sia delle scuole che delle famgilie di disabili che si avvalgono permanentemente della figura dell’assistente. Ricordiamo, per chi non lo sapesse, che l’assistente all’autonomia e alla comunicazione è un operatore che media la comunicazione e l’autonomia dello studente disabile con le persone che interagiscono con lui nell’ambiente scolastico .
Ritengono , infatti, che il provvedimento emanato sia stato dettato da esigenze di economia dell’Ente e non da motivi di natura giuridica e/o di tutela della cittadinanza .
E sul motto “il loro lavoro è sacro e nessuno deve toccarlo”, con veemenza, chiedono la revoca del provvedimento rappresentando che il Libero Consorzio ha agito senza potere poiché la legislazione nazionale devolve esclusivamente allo Stato , alle Regioni ed alle Province Autonome in sede di conferenza di servizi il potere di individuare i criteri delle figure professionali degli assistenti alla autonomia ed alla comunicazione; riservando agli Enti Locali ( tra cui il Libero consorzio in indirizzo) la gestione amministrativa per la concreta attuazione della assistenza in argomento.
Praticamente il Libero Consorzio non ha il potere giuridico-amministrativo per individuare e definire i profili professionali del personale destinato all’assistenza per l’autonomia e per la comunicazione personale.
Già la Regione Siciliana con un decreto del luglio del 2017 aveva individuato in un titolo specialistico consegutio a seguito della frequenza di un crso di 900 ore la figura dell’Assistente.
Tutti questi motivi sono stati riassunti in un Ricorso depositato nelle ultime ore al Libero

 

E’ stata prorogata al 31 Agosto la scadenza del bando di partecipazione alla seconda edizione del concorso “Marine Litter Art” , organizzato dall’associazione ambientalista Marevivo come strumento di sensibilizzazione per fronteggiare la grande emergenza del nostro mare: l’inquinamento provocato dall’ abbandono dei rifiuti.

La seconda edizione, ricordiamo, si svolgerà dal 10 al 16 settembre 2018 nello stesso luogo, il borgo di Eraclea Minoa (AG), ove ha sede l’Oasi di Marevivo, cuore pulsante dell’associazione, delle scuole, delle istituzioni regionali siciliane, delle amministrazioni dei comuni vicini.

Il progetto quest’anno è realizzato grazie alle risorse dell’Agenzia Nazionale per i Giovani (istituzione governativa che si occupa della gestione in Italia del capitolo Gioventù del programma Europeo Erasmus+), assegnate a Marevivo con l’Avviso “Cosa vuoi fare da giovane? Il tuo futuro parte adesso” e il contributo di Fondazione Sicilia nell’ambito delle iniziative promosse nel I° semestre 2018.

L’iniziativa ha ottenuto anche i patrocini di molte istituzioni della Regione Siciliana, delle amministrazioni dei comuni del territorio di riferimento e di altri enti culturali.

Il Concorso destinato a giovani talenti di età compresa tra i 18 e i 30 anni ha alcuni obiettivi fondamentali:

  • focalizzare l’attenzione sul tema dei “Rifiuti abbandonati in mare“, che purtroppo costituisce una delle più gravi minacce per questa risorsa naturale;
  • sostenere la creatività giovanile, offrendo l’opportunità di far emergere nuovi talenti, anche tra giovani che vivono condizioni di disagio economico e sociale;
  • rappresentare con sculture ed immagini le emergenze ambientali del territorio, come l’erosione costiera;
  • valorizzare un luogo di alta valenza naturalistica, realizzando un percorso creativo e d’attrazione culturale.

I giovani artisti concorrenti potranno fare domanda di partecipazione al concorso, osservando quanto disposto dal bando pubblico. Le domande di ammissione al concorso devono essere inviate entro e non oltre il 31 agosto 2018.

I costi dell’accoglienza dei giovani artisti saranno interamente a carico di Marevivo.
Le Opere realizzate dovranno esprimere una forte componente di denuncia ambientale ed evocare riflessioni sui temi relativi all’inquinamento, al riciclo ed al riuso dei materiali abbandonati.

Il Concorso, il cui bando completo è sul sito www.marevivosicilia.it, prevede due sezioni:

  • la sezione Marine Litter – che comprende la realizzazione di opere ispirate al tema dei rifiuti solidi marini prodotti dall’uomo e abbandonati nell’ambiente marino e/o materiale naturale spiaggiato (legno, tronchi, rocce etc.); le opere potranno essere realizzate in piena libertà stilistica e su qualsiasi supporto, tessuto, carta, legno, plastica, ferro, etc., e qualunque elemento rinvenuto e classificato come “rifiuto” e potranno altresì realizzarsi delle installazioni;
  • la sezione Fotografia: che comprende l’elaborazione di scatti fotografici (realizzati con qualsiasi dispositivo) che mirino alla sensibilizzazione sulle principali problematiche ambientali che investono il tratto di costa compreso tra la Foce del Fiume Platani e Torre Salsa.

Due i premi da assegnare da parte della Giuria alle opere che saranno realizzate, valutando chi meglio ha saputo esprimere il concetto della tutela e del rispetto dell’ambiente e chi con maggiore capacità artistiche ha saputo impiegare i rifiuti rinvenuti nel corso della giornata ecologica, appositamente organizzata per reperire i materiali di lavoro.

La premiazione avverrà il 15 settembre 2018.

Video precedente edizione: https://www.youtube.com/watch?v=8vxn0_3n_lg&t=45s

Francesco Pira, sociologo, giornalista, docente di comunicazione e giornalismo presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università di Messina; coordinatore didattico del Master in “Manager della Comunicazione pubblica” e di “Comunicazione pubblica e d’Impresa” presso lo IUSVE, Università Salesiana di Venezia e Verona. Ricercatore e Visiting Professor presso l’Università Juan Carlos di Madrid. (potremmo ancora continuare, evitiamo di farlo perché l’intervista si prospetta lunga oltre che interessante).

Questo, se qualcuno avesse bisogno di alcune referenze per capire la caratura del personaggio che tra qualche minuto risponderà ad alcune domande a tema, in ordine alla sua ricerca nell’ambito sociologico che riguardano: le fake news, il cyberbullismo ed il sexting .

Oramai il nostro vocabolario è sempre più contaminato da parole delle quali spesso non si comprende il significato, ma attenzione cari lettori, dietro le parole c’è un mondo che si apre a comportamenti borderline, al limite della legalità, azioni atte a fare del male indiscriminato, senza remora alcuna, solo per il gusto sadico del danno provocato ad altri o per motivi che spesso sfuggono a chi , ha della vita una visione semplice e pulita o chi vive il mondo dei social, in modo più o meno “normale”.

 

Professore, cos’è una “Fake News”?

“Purtroppo tende a passare un messaggio errato e cioè che le Fake News sono un tema moderno che nascono con l’ausilio dei social. In realtà, sono sempre esistite e se ne ha antica memoria, ad es. nel mio ultimo libro “Giornalismi” scritto insieme ad Andrea Altinier, (che in  atto viene presentato in tutta Italia), si parla forse della più antica Fake della storia: ” Il cavallo di Troia” che nasce come regalo ad una Dea ed  in realtà si trasforma in uno strumento di guerra per prendere la città. In effetti se ne possono raccontare tante. Il problema non è la bufala, lo scherzo, che in sè può essere addirittura divertente, ma l’uso distorto che ne  viene fatto. Non solo, parliamo anche dell’uso politico delle Fake News, perché il dibattito politico che c’è in queste ultime ore, ci fa capire che esiste una regia che artatamente confeziona informazioni false, per colpire determinati partiti, movimenti o personalità del mondo politico”.

Possiamo dire allora, che le Fake siano nella maggior parte dei casi confezionate ad uso e consumo della politica, per colpire o danneggiare un personaggio piuttosto che un altro?

“Si, la Fake è politica se parliamo di politica, ma se pensiamo ai vaccini sui quali ultimamente si è creato un lungo dibattito ed altrettante polemiche, si può notare come questo fatto vada a colpire non solo gli esponenti politici, ma anche tutta l’industria che li produce, perché poi alla fine vengono utilizzati soltanto quelli che prevedono le normative politiche Nazionali o Internazionali prodotti nel momento storico in cui viviamo.

E’ sicuramente un allarme sociale proprio perché tocca varie parti della società, da quella politica a quella dell’industria , è chiaro che se va ad intaccare la credibilità dell’una o dell’altra, si creano delle situazioni di depotenziamento anche di alcuni leader politici o di industrie presi di mira. L’idea che un Presidente del Consiglio dica che vuole aprire una commissione d’inchiesta, ci fa capire che il problema esiste a livello politico. Prendiamo ad esempio il Presidente degli Stati Uniti d’America, ogni qual volta si sente criticato pubblicamente, dice di essere vittima delle Fake. Questo ci da la dimensione della serietà del problema che non riguarda soltanto il mondo dei social, perché il fatto che sia  saltata la disintermediazione giornalistica che è la cosa più importante, ha consentito a tutta una serie di creatori di Fake, di spopolare sul web”.

 Una delle ultime orribili Fake in ordine di data, è la lettera scritta sulla tragedia che si è consumata a Genova. Perché qualcuno sente l’esigenza di fare una cosa del genere?

“La lettera che tutti conosciamo sulla tragedia di Genova, è proprio l’esempio lampante che di distorto non c’è solo l’uso dei social , ma anche altro. Approfittare di una immane tragedia per riesumare una lettera e riadattarla alle circostanze, ha concesso a chi l’ha messa in rete di ottenere migliaia di visualizzazioni e condivisioni, per poi scoprire che la persona che ha  scritto la lettera era morta quindici anni prima e che la bufala era talmente grossa proprio perché copiata da una bufala precedente, ci fa capire quanto grave sia il problema e le motivazioni a volte futili che portano a questo. Possiamo citarne delle altre di diversa natura, ad esempio lo stratagemma che bloccherebbe attraverso un sistema di parole un algoritmo di Facebook o che whatsapp presto diventerà a pagamento. Tutte bufale che girano da tempo ma che non contengono alcuna veridicità. Il problema sta nell’individuare la bufala che può essere innocua, da quella che potrebbe portare a danni davvero gravi o addirittura irreversibili”.

 

Facendo un analisi tra bufale di diversa natura e finalità, si comprende quanto allarmate possa essere il dato estratto

“Credo che uno dei dati più allarmanti, riguardi il Ministero della Sanità, perché le Fake che girano sono tante e tali da costringere il Ministero a sponsorizzare una campagna che possa impedire alla gente di credere che alcune malattie gravissime, possano curarsi affidandosi al dott. Google . Naturalmente girano tantissime bufale e si arriva pure a credere di curarsi mangiando patate e cipolle! Il dato è davvero gravissimo, tanta gente quando sente d’avere qualcosa invece di andare dal medico si collega ad internet, cercando diagnosi. Da qui una grossa campagna fatta anche dall’Ordine dei Medici che ci fa capire che ci sono delle situazioni davvero gravi e soprattutto non sono più controllabili , perché fidarsi più dei rimedi che si trovano su internet che di seri professionisti, ha portato alla divulgazione di uno spot agghiacciate che ritrae una lapide con su scritto: “pensavo d’avere un mal di denti e invece sono morto per un tumore alla bocca…rivolgiti al tuo medico curante”. Non ci sono più parole”.

 In effetti si rimane sconvolti . Il messaggio che deve passare è quello di consultare subito uno specialista e non fidarsi di maghi che promettono miracoli o diagnosi a caso (ma questa è solo una mia considerazione!)

 Perché si arriva a questo ? Lei pensa che la società si sia incattivita? E se si perché?

“Si. Secondo me, dal punto di vista sociologico ci sono due dati molto rilevanti : uno legato al fenomeno delle globalizzazioni ed uno alla crisi economica.

Nel momento in cui è esplosa la famosa crisi, si è quindi verificato un fenomeno smisurato di migrazioni, sottrazione di posti di lavoro etc, che dagli Stati Uniti è partita fino a raggiungere il resto del mondo, togliendoci tutto quello di cui prima si godeva e riducendoci praticamente in povertà. E’ chiaro che la società ha subìto una profonda trasformazione. Si è incattivita. Servizi ridotti uguale introiti diminuiti a quel punto aumenta non la competitività ma il cannibalismo”.

 Non crede che a questo punto si stia registrando non più una evoluzione della società ma una involuzione?

 “La società segue comunque il suo corso, l’evoluzione tecnologia, la ricerca, la scienza, tendono comunque ad andare avanti a migliorarsi sempre, ma avendo eliminato per via della crisi, la classe di mezzo ed avendo solo potenti che ci governano o gente che non sbarca il lunario, è chiaro che qualcosa si sia capovolto. Un altro elemento importante è quello legato alla nostra percezione di sicurezza che ormai è quasi nulla, non ci sentiamo tutelati ed al sicuro, al punto che la paura ha preso il sopravvento, arrivando ai casi più gravi di giustizia privata. Questi a mio avviso i principali motivi di cambiamento che poi incidono a cascata su tutto”.

 Parliamo del bullismo. Fenomeno recente ed emulativo o perversione che ha radici più lontane?

“Il bullismo è sempre esistito. Pensiamo a quello che succedeva dentro le caserme o nelle scuole, il problema si fa più pregnante con le devianze che nascono con le tecnologie ed è proprio in questo terreno fertile che il classico bulletto si trasforma in cyberbullo. Una delle cose più terribili del cyberbullismo è il sexting. Qualche anno fa, sono stato o ospite in una trasmissione Rai, per parlare proprio di questi fenomeni dilaganti. In quella sede ho avuto modo di lanciare un serio allarme su questi problemi, perché quando si ha notizia che una ragazza minorenne registra un video e poi finisce in rete, si perde nell’etere, è praticamente impossibile eliminarlo completamente e non dimentichiamo che va, anche e soprattutto, ad arricchire le già strapiene banche dati dei pedofili. E’ un problema molto serio che va affrontato con provvedimenti seri, perché purtroppo le cronache sono piene di notizie che riguardano  suicidi di ragazze che non hanno retto l’onta”.

Oramai la nostra società si è trasformata nella  “società dell’apparire” Non si cerca più l’essenza del vivere,cosa abbiamo perso di vista?

“E’ vero, si è innescato un processo molto forte di vetrinizzazione, dove il mondo reale deve andare di pari passo con quello che il mondo del web si aspetta e ciè la condivisione di ogni cosa che ci appartiene, ogni momento, ogni pensiero, ogni foto,  solo per essere presenti in un modo o nell’altro. Una cosa che mi rende molto perplesso è che noi siamo il paese col più alto numero di leggi; quando non si sa come affrontare un problema si fa una legge: c’è lo stalking e facciamo una legge, c’è il cyberbullismo e se ne fa un’altra. Prendiamo il caso del cyberbullismo. I giuristi dicono che ha dei limiti soprattutto nella fase repressiva, rimane una buona idea dal punto di vista preventivo ma non ci sono le risorse per supportarla. Andando avanti in questo modo, credo diventi impossibile trovare quali siano gli elementi forti per creare un vero sistema di prevenzione che può essere attuato solo se si ha già un “sistema “ a norma; genitori e docenti preparati e ragazzi che non dovrebbero essere più informati di chi dovrebbe avere il compito di educarli. Nella mia esperienza di ricercatore, spesso mi reco nelle scuole per parlare del fenomeno “Cutting”e devo dire che gli insegnanti sono molto interessati e partecipi, anche perché sono loro i primi ad intercettare certi problemi. A volte i genitori sono così “occupati” da non accorgersi che i loro figli minorenni si provocano dei tagli sul corpo per seguire dei video virali che li trascina in percorsi molto pericolosi e che possono sfociare anche alla morte dei ragazzi stessi”.

Perché si tende a credere sempre a tutto quello che esce fuori dal web, come se fosse il verbo? Cos’è cambiato nel modo di fare informazione?

“E’ cambiato molto se non del tutto. Una volta ci si alzava al mattino e si compravano i giornali o si guardavano i tg per essere informati. Oggi col web tutto questo non ha più modo di esistere perché l’informazione online è molto più immediata e sempre più aggiornata. Dobbiamo però preoccuparci del fatto che è talmente accessibile a tutti e non solo presidio dei giornalisti che hanno un etica da rispettare, che tutti possono scrivere tutto dandolo per buono. Qui ci riallacciamo al problema delle Fake News, perché se tutti possono scrivere tutto è molto probabile che una grossa percentuale delle notizie in rete non siano vere. Il problema ritorna”.

 A questo punto, ad intervista finita, ringrazio sempre il lettore temerario che si è spinto fino alla fine ed il prof. Pira che ha voluto renderci più edotti rispetto a problemi che spesso si tendono a minimizzare.

Concedetemi però qualche considerazione.

Voglio pormi e voglio porvi una domanda. Siamo proprio sicuri che il mondo del web sia stata la vera conquista di questo millennio? Dovremmo forse considerare quali sono gli elementi positivi rispetto a quelli negativi e metterli su una bilancia per dar loro un peso specifico?

Ci sono i fanatici dei social ed in generale del mondo del web…e poi ci sono quelli che tendono a razionalizzare pensando che tutto ciò che è stato creato dall’uomo e non da una divinità, può contenere degli elementi che voglio chiamare con un eufemismo” elementi di disturbo”.

Il bene ed il male è insito nell’uomo, questo è un fatto, ed aver cercato di dare ulteriori informazioni su problematiche gravi che vengono fuori dalla rete, dovrebbe in qualche modo darci la possibilità di discernere ciò che è giusto da ciò che non lo è, perché avendo una visione globale e sincretica di tutto quello in cui ci si può imbattere frequentando il “sacro” web, può portarci a sminuire fatti di effettiva gravità.

D’altro canto, demonizzare internet i social, il web in generale, non sarebbe un atteggiamento intelligente, perché si tratta di una delle più grandi invenzioni dell’uomo dopo la ruota. Piuttosto farne un uso più discreto e meno appassionato per non dire “ossessivo”, forse potrebbe essere il giusto approccio per non perderci in meandri sconosciuti o pericolosi.

Le Fake News, non sono solo delle bufale, il cyberbullismo non è solo la prepotenza di qualcuno verso qualcun altro; il sexting non è solo un sostantivo che si riferisce allo scambio di immagini, filmati o messaggi sessualmente espliciti, ma di tanto altro; l’uso distorto dei social, le perversioni mentali, la volontà di far parte di un gioco che può trasformare e distorcere la verità come è quando si vuole, tende a mio avviso a creare deliri di onnipotenza che non portano altro che allo svilimento dell’universo uomo.

Pensiamoci.