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Ad Agrigento domani, mercoledì 8 agosto, nella sede dell’Accademia Belle Arti, in via Bac Bac 7, innanzi al Circolo Empedocleo, alle ore 18:30 il Centro culturale Pasolini, diretto da Maurizio Masone, in collaborazione con la stessa Accademia, ha organizzato un incontro sul tema: “Era di maggio, il ‘68 agrigentino nella memoria di alcuni protagonisti”. Coordina Giandomenico Vivacqua e interverranno alcuni dei protagonisti del movimento studentesco agrigentino di 50 anni addietro, tra Fausto D’Alessandro, Giorgia Cuffaro e altri ancora. La serata sarà dedicata a Fabrizio Zicari, protagonista di quel movimento studentesco ad Agrigento.

La Provincia di Agrigento ha concluso numerose operazioni di bonifica ambientale di alcune strade provinciali tramite il personale dell’impresa Mediterranea Servizi, aggiudicataria dell’appalto per la rimozione dei rifiuti nelle strade di competenza della Provincia. I siti bonificati sono stati segnalati da Procura della Repubblica di Agrigento, Polizia Provinciale, Comandi Locali dei Vigili Urbani, Carabinieri e personale stradale della stessa Provincia. Complessivamente sono stati rimossi 25.360 chili di amianto, 3.445 chili di plastica, vetro e altri rifiuti speciali non pericolosi, 10.000 chili di inerti, 1420 chili di guaine bituminose e oltre 120.000 chili di rifiuti solidi urbani, con una spesa complessiva di quasi 50.000 euro.

Il presidente della Regione è intervenuto nel merito dell’emergenza rifiuti in Sicilia, dei lavori in corso e delle prospettive future. Nello Musumeci ha affermato: “L’emergenza rifiuti si affronta recuperando 22 anni di arretrato. La prima emergenza è scoppiata nel 1998. Fare in 22 mesi quello che non è stato fatto in 22 anni è la nostra sfida. Quando noi diciamo che entro due anni l’emergenza rifiuti in Sicilia sarà soltanto un ricordo, non siamo né ottimisti, né pessimisti. Siamo soltanto realisti, come deve essere la buona politica. La Sicilia ha bisogno di impianti, possibilmente pubblici, di trattamento dei rifiuti, ed ha bisogno di 390 sindaci che si convincano che fare la raccolta differenziata è una missione di civiltà, non è un capriccio, oltre ad essere un obbligo di legge previsto ormai da diversi anni. In questi sei mesi, lo dico con grande orgoglio abbiamo guadagnato quasi 10 punti nella raccolta differenziata. A novembre, quando siamo arrivati, noi eravamo intorno al 15 per cento in Sicilia. Ora, ragionevolmente, abbiamo superato il 25. Permettete che entro dicembre arriviamo al 30? E non vi pare una grande conquista? Significa allineare la Sicilia alle altre regioni d’Italia. Nel frattempo stiamo prevedendo gli impianti. Saranno realizzati in un anno – un anno e mezzo”.

Il presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, durante un forum all’Ansa, Roma, 20 marzo 2018. ANSA / ETTORE FERRARI

 

Carabinieri hanno arrestato il presunto aggressore di Davide Mangiapane, il ragazzo di colore di San Giovanni Gemini insultato e picchiato a Lercara Friddi. I dettagli.

Davide Mangiapane

Sabato 21 luglio scorso Davide Mangiapane è stato insultato e aggredito innanzi ad un pub a Lercara Friddi in provincia di Palermo, dove spesso ha lavorato come ballerino. Lui, 23 anni, è un ragazzo di colore, africano ma adottato appena nato da una famiglia di San Giovanni Gemini. Due settimane dopo l’aggressione, i Carabinieri, informati di quanto accaduto da cittadini di San Giovanni Gemini in mancanza di denuncia da parta della vittima, hanno identificato e denunciato i due aggressori. Uno è minorenne, e l’altro adesso è stato arrestato ai domiciliari, con il braccialetto elettronico. Si tratta di Giuseppe Cascino, 29 anni, di Lercara Friddi. L’arrestato risponderà all’autorità giudiziaria di violenza e lesioni personali aggravate dall’odio razziale. Ed è un’aggravante che all’atto della denuncia non è stata contestata. Peraltro, il sindaco di Lercara, Luciano Marino, si è premurato a precisare di conoscere l’aggressore, di essere sicuro che “non si tratti di razzismo quanto invece di abuso di alcol e di ignoranza”. Davide Mangiapane è stato prima insultato e poi picchiato violentemente, nonostante fosse ormai a terra, privo di sensi, con la mandibola fratturata. E’ stato ricoverato all’ospedale “Civico” a Palermo dove ha subito un impegnativo intervento nel reparto di chirurgia maxillo – facciale. La prognosi è di oltre 40 giorni. La madre di Davide, Rita Tagliareni, dopo l’arresto di Cascino commenta: “Sono contenta ma anche dispiaciuta perchè non fa piacere vedere un ragazzo agli arresti. Ma è giusto che la legge faccia il suo corso. Davide è stato dimesso dall’ospedale da tre giorni ma ha problemi d’udito. Una situazione da rivedere. Non dovevano fare tutto questo a mio figlio”. L’inchiesta è coordinata dalla Procura della Repubblica di Termini Imerese, competente per territorio. L’ordinanza cautelare è stata eseguita dai Carabinieri, e il colonnello Luigi De Simone, comandante del gruppo Monreale, ricostruisce quanto accaduto così: “Davide Mangiapane è stato preso a calci e picchiato anche mentre era a terra, ferito. La lite è iniziata per futili motivi ed è sfociata in un vero e proprio accanimento nei confronti della vittima”.

 Angelo Ruoppolo Teleacras 

La proposta arriva dal deputato Claudio Fava. Nell’Isola è ancora difficile riuscire ad applicare la norma sull’interruzione volontaria della gravidanza. «Non è solo procedura chirurgica, serve una rete di sostegno», commenta il ginecologo Alberto Vaiarelli

Una legge che da oltre 40 anni risulta difficile da applicare. È la 194 del 1978 che norma «la tutela sociale della maternità e l’interruzione volontaria della gravidanza», uno strumento fondamentale per la salute delle donne troppe volte rimasto solo sulla carta. A rimettere sul tavolo la questione adesso è il deputato regionale leader dei Cento Passi Claudio Fava con un disegno di legge che prevede una serie di misure volte alla piena applicazione della 194: da progetti di informazione ed educazione alla sessualità nelle scuole a un incremento dei consultori familiari, dalla disponibilità di metodi contraccettivi gratuiti per i cittadini al rafforzamento di una rete di sostegno, oltre alla effettiva realizzazione del diritto di interrompere una gravidanza in piena sicurezza. Per questo, una delle azioni pratiche da mettere in campo nella proposta di Fava sarebbe quella di predisporre «concorsi pubblici specificatamente volti all’applicazione della legge 194/78 nelle aziende ospedaliere».

Si tratta di bandi mirati all’assunzione di personale medico che non sia obiettore di coscienza e, dunque, in grado di garantire le prestazioni sanitarie connesse alle pratiche abortive. Qualcuno, in passato, di fronte a questa ipotesi ha storto il naso tirando in ballo l’articolo 3 della Costituzione. Ma sono stati diversi tribunali amministrativi a sentenziare che non c’è nessun contrasto con il principio di eguaglianza nell’assumere medici non obiettori. Del resto, invece, sono numerose e gravi le violazioni dei diritti della donna dovuti all’alta percentuale di medici che per scelta non praticano l’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg). Negli ultimi dati ufficiali del ministero della Salute, in Sicilia l’86,1 per cento dei ginecologi dichiara di essere obiettore di coscienza. Un numero destinato a crescere se a questi si aggiungono anestesistiinfermieri e personale sanitario. Tradotto questo significa l’impossibilità di praticare l’Ivg in moltissime strutture e un numero altissimo di aborti clandestini, stimato dall’Istituto superiore di sanità fra i 12mila e i 15mila all’anno in Italia. 

A fare le file nei pochi luoghi che rispettano il diritto di interrompere la gravidanza ci sono donne giovani, adulte, arrivano da sole o in coppia e non tutte sono spinte solo da difficoltà economiche. «Il concetto fondamentale – spiega a MeridioNews Alberto Vaiarelli, medico chirurgo specialista in Ginecologia e Ostetricia – è che la possibilità di interrompere una gravidanza dovrebbe essere un servizio al quale tutte donne che ne fanno richiesta devono poter accedere secondo scienza, coscienza e normativa vigente». È anche sulla base di questo che l’articolo 2 del ddl prevede, fra i compiti delle Aziende sanitarie provinciali e delle altre strutture anche del privato accreditate in Sicilia, di «assicurare l’effettuazione degli interventi di Ivg richiesti, anche in presenza di personale medico e sanitario che abbia sollevato obiezione di coscienza». 

Nelle linee tracciate dal ddl, le strutture ospedaliere dovrebbero mettere a disposizione delle pazienti un percorso dedicato. «Non si tratta solo di una procedura chirurgica – precisa il ginecologo – Attorno alle donne deve esserci una precisa organizzazione da parte dell’azienda ospedaliera: dalla sala operatoriaall’equipe medica e infermieristica, alla degenza post-operatoria. Una rete che si prenda cura delle paziente prima, durante e dopo. Per essere un servizio utile a garantire il rispetto del diritto della donna, questa deve innanzitutto essereinformata in modo corretto per scegliere consapevolmente, dopo una consulenza completa da parte del medico e di uno psicologo che dovrebbero avvenire in un ambulatorio dedicato. Per ognuna di loro è importante che ci sia una rete che riesca a garantire il servizio in tempi rapidi».

Ed è all’articolo 4 del ddl che si precisa che se «dovesse emergere che le Asp presentino, nei propri organici, carenze di figure professionali non obiettori tali da pregiudicare la corretta e puntuale applicazione della disciplina in materia di Ivg, i direttori generali provvedono alla sostituzione di personale mediante turni di reperibilità, attivando procedure di mobilità, assegnando premi di produzione, o procedendo all’indizione di concorsi specificatamente riservati a personale sanitario non obiettore». Anche per evitare una discriminazione su base economica delle pazienti perché chi ha più mezzi ha anche la possibilità di rivolgersi a strutture private a pagamento o spostarsi in altre Regioni o Stati.

In questa stessa direzione va l’idea di mettere a disposizione gratuitamente i metodi contraccettivi (ormonali, impianti sottocutanei, dispositivi intrauterini, contraccezione di emergenza, preservativi femminili e maschili) in tutti i presidi ospedalieri e nei consultori per persone di età inferiore ai 26 anni e donne con età compresa tra i 26 e i 45 anni in condizioni di precarietà economicanei 24 mesi dopo l’intervento di Ivg o nel primo anno dopo il parto. «Per il raggiungimento di tali scopi – si legge nell’articolo 3 – la Regione Siciliana predispone e assicura ogni specifica misura organizzativa adoperandosi per rimuovere eventuali ostacoli alla sua applicazione e per prevenire e sanzionare eventuali violazioni che possano configurare una interruzione di pubblico servizio o inosservanza del diritto a una maternità consapevole».

L’assessore alla Salute interviene nel dibattito in merito alla circolare del ministero guidato da Giulia Grillo, che prevede in attesa dell’approvazione del decreto Milleproroghe la possibilità per i genitori di assicurare l’avvenuta vaccinazione dei figli

«Sono certo che prevarrà il buon senso e si eviterà di compiere passi indietro che potrebbero risultare pericolosi». A dichiararlo è l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, in merito alle ultime polemiche riguardanti l’indirizzo del governo nazionale in materia di vaccini, e in particolare la circolare del ministero – guidato dalla pentastellata siciliana Giulia Grillo – riguardante l’autocertificazione sufficiente a garantire l’iscrizione a scuola, in attesa del decreto Milleproroghe che prevede il rinvio di un anno all’obbligo di dimostrare le avvenute vaccinazioni. 

«Sul tema delle vaccinazioni c’è sempre un confronto aperto con il ministero della Salute, particolarmente proficuo e serrato anche durante la crisi per i casi di morbillo che si sono manifestati in Sicilia alla fine della scorsa primavera – continua Razza -. Proprio alla luce di quella esperienza, credo non si possa non tenere conto dei risultati ottenuti grazie all’incremento della campagna di vaccinazione per aumentare le percentuali ed abbassare la soglia di rischio».

Ed è proprio dalle Regioni che in queste ore è arrivata una risposta al governo nazionale. «È un passo indietro. Lavoriamo perché non passi in Parlamento, altrimenti siamo pronti a ricorrere alla Consulta, perché la Sanità non è una materia esclusiva di competenza dello Stato», ha dichiarato il coordinatore della commissione Salute della conferenza delle Regioni Antonio Saitta. A riguardo non è ancora chiaro se il governo Musumeci si accoderà a quelle Regioni, come nel caso dell’Umbria, che hanno annunciato la volontà di approvare una legge regionaleper vincolare le famiglie all’obbligo della vaccinazione, stante il fatto che la materia sanitaria non è di esclusiva competenza nazionale. 

Miccichè, novità assoluta esempio per Europa

Mappatura genetica dei cani non sterilizzati e creazione di una Banca dati regionale del Dna canino per il controllo del randagismo in Sicilia. Ecco l’elemento attorno a cui ruota il disegno di legge per la prevenzione del randagismo presentato stamattina in sala stampa dal presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Miccichè, dal consulente dell’Ars ed esperto in materia Giovanni Giacobbe Giacobbe e dal professore Giovanni Scala, giurista e costituzionalista che ha contribuito alla stesura del ddl. Un disegno di legge che, pur mantenendone i principi, rielabora la legge regionale 15 del 3 luglio 2000 sull’Istituzione dell’anagrafe canina e norme per la tutela degli animali da affezione e la prevenzione del randagismo con l’obiettivo di risolvere il problema alla radice attraverso una rivoluzione culturale. “Il disegno di legge è una novità assoluta nel settore e potrebbe diventare un esempio a livello europeo” ha detto Miccichè.

Esprimiamo totale solidarietà e vicinanza al collega titolare dello stabilimento balneare di Mollarella vittima di una tentata rapina che per fortuna non ha avuto conseguenze ancor più gravi. Un plauso alle forze dell’ordine per il pronto intervento e la cattura del malvivente. Tale episodio non fa che rafforzare la preoccupazione di quanti sono impegnati nella gestione di pubblici esercizi per una situazione ambientale da tempo al limite della sicurezza. Dai piccoli furti e ai gratuiti danneggiamenti, si e passati alle rapine a mano armata. Urge una più incisiva attività di prevenzione e un maggiore presenza nel territorio dei tutori dell’ordine, specialmente nelle ore notturne.

Come al solito pagano cittadini e lavoratori

A seguito della conclusione della procedura di licenziamento collettivo con esito negativo presso l’Ufficio Provinciale del Lavoro che dopo la prima riunione del 16.07.2018 era stata aggiornata su richiesta delle OO.SS. in data 30.07.2018 alla presenza del funzionario rappresentante dell’ATI e del funzionario rappresentate dell’INPS, al fine di trovare misure alternative ai licenziamenti, l’Azienda in data odierna, dimostrando ancora una volta la mancanza di totale tatto, consegna i licenziamenti ai lavoratori interessati senza alcun preavviso, che dovrà essere indennizzato, invitando i destinatari del provvedimento ad accomodarsi fuori dall’ufficio o dall’impianto presso cui i lavoratori stavano prestando la propria attività lavorativa.
Le OO.SS. come già verbalizzato nei diversi incontri in sede aziendale prima e nella sede istituzionale del Centro Per l’Impiego dopo, esprimono dissenso ai licenziamenti messi in atto dall’Azienda perché in netto contrasto con la reale situazione della stessa ha sempre asserito che i licenziamenti erano dettati da motivi economici in quanto non ci sono esuberi di personale, come dichiarato dalla stessa nelle informative ai sindacati, i lavoratori vantano un residuo di ferie e permessi non goduti di circa 9000 giorni del personale Girgeti Acque S.p.A. e di circa 7000 giorni per il personale della controllata Hydortecne s.r.l. per non parlare del continuo ricorso ad ore di lavoro straordinario che superano il 50% delle ore lavorate.
Ci sono, chiaramente, grosse responsabilità sulla cattiva gestione del servizio Idrico Integrato da parte dell’Azienda ma anche delle istituzioni titolate al controllo, indirizzo e programmazione del sistema acque: governo regionale, amministrazione comunale e assemblea territoriale idrica per non aver provveduto al rifacimento delle reti che perdono il 50% del prezioso liquido e degli impianti di depurazione, di cui buona parte sono sotto sequestro perché non funzionati.
Inoltre, si è mantenuta la illegalità, permettendo ai comuni di non conferire reti e impianti, che la gestione solidale del servizio idrico integrato impone.
Occorrerebbe fare eseguire tutti i lavori necessari a portare soluzioni definitive a rete e impianti, spendendo le somme disponibili e non utilizzate che lasciano la provincia con le infrastrutture idriche obsolete e inadeguate.
Tutto ciò darebbe un notevole impulso all’economia di questa disastrata provincia in termini di adeguamento del servizio idrico agli standard europei e contribuirebbe a dare risposte occupazionali di cui abbiamo estremo bisogno.
Il licenziamento dei lavoratori, indispensabili per il corretto funzionamento del Servizio Idrico Integrato, creerà un ulteriore peggioramento del già lacunoso servizio, con aggravio dei costi che già i licenziamenti porteranno per i contributi che l’Azienda dovrà versare all’INPS e per le spese legali che dovrà affrontare a seguito delle impugnative che i lavoratori licenziati intraprenderanno; aumenteranno inevitabilmente i carichi di lavoro per i lavoratori rimanenti in servizio.
Le OO.SS. invitando le Aziende a recedere dai provvedimenti di licenziamento collettivo, dichiarano lo stato di agitazione del personale.

 

Giovedì 9 Agosto  ore 18,30 Piazzetta Purgatorio, nell’ambito della Rassegna “AUTORI IN GIRGENTI ESTATE 2018”, sarà presentato il libro “MALA TERRA di Giuseppe Graceffa.

I racconti di Giuseppe Graceffa profumano di agrumi, fichi d’India e salsedine. Sono l’eco delle voci dei padri che si disperdono nelle vallate arse dal sole e che narrano le tradizioni, le sofferenze e i drammi della gente di Sicilia. Le parole dell’autore delineano il profilo di un’isola “ricca di contraddizioni, di forti asprezze e di languide malinconie”, di una terra appassionata e appassionante e custode di bellezze senza tempo. Una terra che urla – non solo per farsi sentire – e che chiede comprensione, rispetto e cura. Tra sulfatara, conti da saldare e offese da riparare si snodano le storie di uomini e donne che hanno fatto della semplicità un valore inespugnabile e che, con la loro genuinità, saranno in grado di infondere nel lettore la loro autenticità.

Racconti amari e dolci allo stesso tempo.

Il professor Enzo Alessi e la giornalista Maria Giuseppina Terrasi colloquieranno con l’autore, letture di Sal Valenti.

Introduce Alessandro Accurso Tagano Coordinatore SIL SICILIA e titolare della Libreria IL MERCANTE DI LIBRI, organizzatori della Rassegna.