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La sezione misure di prevenzione del Tribunale di Agrigento, presieduta da Luisa Turco, ed a latere Giuseppe Miceli e Antonio Genna, dopo avere risposto no alla richiesta di sequestro, adesso ha risposto no anche alla richiesta di confisca, da parte della Questura di Agrigento e della Procura antimafia di Palermo, di 10 supermercati R7 in provincia di Agrigento di cui è titolare una società riconducibile alla famiglia Alongi di Aragona. I giudici, nel motivare il provvedimento di diniego, scrivono: “La disponibilità in capo alla famiglia Alongi di una società di così elevato rilievo economico appare molto sospetta, tuttavia al di là delle congetture non ci sono sufficienti elementi per disporne la confisca”. La richiesta di sequestro trae origine dalla presunta contiguità a Cosa Nostra dell’ottantenne Giovanni Alongi, di Aragona, condannato al maxi processo “Akragas” a 4 anni e 6 mesi per associazione mafiosa. Ancora più nel dettaglio, è stato chiesto il sequestro e poi la confisca della società Al.Ca. srl, costituita nel 2012, gestita dai figli di Alongi, e proprietaria di 10 supermercati R7. La famiglia Alongi è difesa dagli avvocati Daniela Posante, Antonino Gaziano e Vincenza Gaziano.

Al confine tra Agrigento e Favara, in contrada Crocca, nottetempo, uno scooter 125 sarebbe stato investito da un’automobile. Il conducente dell’auto non ha prestato soccorso ed è ricercato dalle forze dell’ordine. I due giovani a bordo del due ruote hanno subito ferite. In particolare una ragazza di 16 anni di Agrigento è stata trasferita all’ospedale “Sant’Elia” a Caltanissetta, dove è stata sottoposta ad un intervento chirurgico a rimedio di traumi cranico e facciale. La 16enne versa in stato di coma. Il ragazzo di 17 anni alla guida dello scooter ha subito traumi lievi ed è ricoverato all’ospedale di Agrigento. I Carabinieri della Tenenza di Favara hanno accertato, da pezzi di carrozzeria rinvenuti in strada, che l’automobile pirata è una Fiat Punto.

 E’ stata intitolata ai minatori di Marcinelle, la piazza principale di Montaperto. Nel corso di una breve cerimonia in occasione del 62° Anniversario della tragedia dell’8 agosto 1956 in cui morirono 252 minatori tra cui due agrigentini di Montaperto, Carmelo Baio e Calogero Reale, l’assessore Nino Amato in rappresentanza dell’Amministrazione e il consigliere Maria Grazia Fantauzzo per il Consiglio Comunale, hanno deposto una corona d’alloro ai piedi della lapide che ricorda il tragico evento. Nell’occasione è stata mostrata la targa marmorea che indicherà il nuovo toponimo della piazza e che sarà collocata a breve a cura dell’Amministrazione Comunale a memoria del sacrificio di questi lavoratori. 

E’ stato attivato stamani dall’Ufficio Provinciale di Protezione Civile del Libero Consorzio di Agrigento il servizio di vigilanza antincendio lungo alcune strade provinciali ed ex consortili. Il servizio è stato concordato in sinergia con i vari soggetti istituzionali competenti in materia di prevenzione e contrasto degli incendi boschivi, e consiste nell’attivazione di postazioni dinamiche lungo le strade provinciali limitrofe alle aree boscate. Quattro le associazioni di volontariato, iscritte nel registro di Protezione Civile, che opereranno con due volontari per ciascuna postazione dinamica tre volte la settimana e per otto ore giornaliere (dalle ore 12.00 alle ore 20.00), ed a seguito dell’emissione del bollettino di pericolosità incendi “alta” del Centro Funzionale della Regione Siciliana. I volontari agiranno sotto il diretto coordinamento dell’Ufficio di Protezione Civile del Libero Consorzio per garantire le attività di vigilanza e avvistamento dei focolai di incendio.
Un servizio garantito, dunque, anche in questa stagione, sino al 31 agosto prossimo, nonostante le difficoltà di bilancio. La sua attivazione è stata comunicata dal Commissario Straordinario del Libero Consorzio dott. Girolamo Alberto Di Pisa alla Prefettura, al Comando dei Vigili del Fuoco, all’Ispettorato Ripartimentale delle Foreste, al Dipartimento Regionale della Protezione Civile ed ai Sindaci dei Comuni interessati.
Le postazioni di avvistamento si trovano lungo le seguenti strade (tra parentesi l’associazione che effettuerà il servizio):
– SP n. 63A, SP n. 05B, SPC n. 67, SPC n. 68, SPC n. 69 nei comuni di Palma di Montechiaro e Licata (Organizzazione Europea Volontari di Prevenzione e Protezione Civile di Camastra);
– SP n. 20B, SP n. 21, SP n. 19, SPC n. 29, SPC n. 30 nei comuni di San Biagio Platani, S. Angelo Muxaro e Casteltermini (Giubbe Verdi Santa Croce di Casteltermini)
– SP n. 75, SP n. 17B, SP n. 28, SPR n. 21 nei territori di Siculiana, Montallegro e Cattolica Eraclea (Emergency Life di Porto Empedocle)
– SP n. 24, 24 B bivio SS 118, SP n. 26 nei territori di Cammarata San Giovanni Gemini e Santo Stefano Quisquina (Sicilia Soccorso di San Giovanni Gemini).

 

RACCOLTA FIRME PER DUE PROPOSTE DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE

Il delegato delle funzioni dirigenziali, Giuseppe Cottitto, rende noto che presso l’ufficio elettorale è in corso la raccolta di firme per due proposte di legge di iniziativa popolare:
a) L’educazione alla cittadinanza come materia autonoma nelle scuole;
b) Sospensione dell’obbligo vaccinale per l’età evolutiva.

La raccolta durerà per tutto il mese di agosto, tutti i giorni di ufficio, dalla ore 8,30 alle ore 13,00. e, nella giornata di martedì anche nelle ore pomeridiane dalle ore 16,00 alle ore 18,00.

 

Sono in corso operazioni di bonifica dei rifiuti, lungo varie strade di accesso alla città. In particolare è stata ripulita la bretella di via Dante con il viadotto Morandi. Diverse altre aree, deturpate dagli incivili, sono già state, o stanno per essere, ripulite dai cumuli di spazzatura abbandonata. Intanto la Speciale Squadra di Sorveglianza Ambientale della Polizia Municipale di Agrigento in queste ore ha intensificato i controlli per scoraggiare e reprimere il malcostume di alcuni di liberarsi dei sacchetti della spazzatura abbandonandoli per strada anziché diversificare.

Da almeno due decenni si susseguono le istanze, le menzogne e le false promesse relative al trasferimento dell’Esercito italiano dal poligono Drasy in località Punta Bianca ad Agrigento in altra zonaDa almeno due decenni si susseguono le istanze, le menzogne e le false promesse relative al trasferimento dell’Esercito italiano dal poligono Drasy in località Punta Bianca ad Agrigento in altra zona, a tutela del rinomato tratto costiero, peraltro candidato a riserva naturale. Già il precedente governo regionale Crocetta, in accordo con il ministero della Difesa, si è impegnato a trasferire l’Esercito. E lo stesso Esercito si è dichiarato disponibile al trasferimento a condizione che fosse reperita un’area alternativa. Ad oggi nulla è stato compiuto. Adesso il coordinamento provinciale di “Liberi e uguali” di Agrigento annuncia di avere appreso dalla stampa che l’attuale governo Musumeci si è accordato con l’Esercito per l’autorizzazione a proseguire le esercitazioni nel poligono Drasy per altri 5 anni. E dunque, “Liberi e uguali” ha invitato il deputato regionale Claudio Fava a presentare una interrogazione al governo, chiedendo se ciò corrisponda a verità, e se l’attuale governo Musumeci sia a conoscenza dei precedenti impegni assunti dal governo Crocetta. E se l’attuale governo Musumeci sia al corrente che in Sicilia esistono già altri siti di esercitazioni militari dove trasferire il contingente di Drasy. Si tratta di Santa Barbara in provincia di Messina, Masseria dei Cippi a Montelepre in provincia di Palermo, e San Matteo a Trapani.

Gli operai del gruppo Amarù hanno sospeso le proprie attività per un’ora. Si tratta dei 230 dipendenti dell’omonima società dell’ex presidente di Sicindustria Caltanissetta, Rosario Amarù, coinvolto nell’ambito dell’inchiesta “Double Face” che, tra l’altro, ha provocato l’arresto di Antonello Montante. A seguito dei risvolti delle indagini della Procura di Caltanissetta, l’Eni avrebbe infatti sospeso le commesse al gruppo Amarù che lavora nell’indotto delle raffinerie a Gela e in tutta Italia. Almeno così ritengono i dipendenti, che scrivono: “Se la decisione di Eni dovesse dipendere (non vediamo davvero altre possibili motivazioni) dall’inchiesta “Double face”, non comprendiamo comunque la portata della decisione dal momento che lo stesso Rosario Amarù, non appena appresa la notizia dell’inchiesta, si è dimesso da tutte le cariche ricoperte, cedendo anche le sue quote azionarie”. Amarù è indagato perché avrebbe finanziato illecitamente la campagna elettorale di Rosario Crocetta, versando 200mila euro.

La Guardia di Finanza abborda e scorta a Palermo una nave carica di 20 tonnellate di hashish, per un valore di mercato fino a 200 milioni di euro. I dettagli.

A Palermo sono stati dirottati tra i 300 e i 400 miliardi di lire, tra 150 e 200 milioni di euro. Non si tratta di finanziamenti ma di droga. Nel porto della città capitale della Cultura 2018 è approdata una nave olandese, la Remus, battente bandiera del Panama. La Guardia di Finanza, capitanata dal colonnello Francesco Mazzotta, l’ha ispezionata. E nei locali dove sono custodite le scorte di carburante ha scoperto oltre 20 tonnellate di hashish. Si tratta di 20.140 chili, sommersi dalla nafta e divisi in 650 sacchi di iuta. E su ciascun sacco è stata indicata anche la qualità e il tipo di droga, per ampliare il raggio di scelta e di mercato. Sono stati sequestrati anche 400mila litri di gasolio. E 11 persone, i componenti dell’equipaggio, stranieri, tutti del Montenegro, sono stati arrestati, sono reclusi in carcere, e risponderanno ai magistrati di traffico internazionale di droga. A bordo hanno lavorato anche i Vigili del fuoco per svuotare i locali dove sono state contenute le riserve di nafta. Controlli e accertamenti si sono protratti sei giorni, e sono ancora in corso, e si indaga soprattutto alla ricerca del dove sarebbe stata destinata la droga. La nave Remus ufficialmente si occupa di soccorso alle navi che hanno bisogno di rifornimento in mare. E’ lunga 47 metri. La Remus ha viaggiato dalla Spagna, da Las Palmas, poi un breve ancoraggio ad Augusta in Sicilia, e poi il timone è stato orientato verso Palermo. La destinazione finale sarebbe stata Tuzla, in Turchia. La nave è stata bloccata a Palermo la sera del primo agosto, e sono intervenuti pattugliatori ed elicotteri. Il tutto è stato coordinato dalla Procura della Repubblica di Palermo. Durante la rotta la nave Remus ha spento più volte il proprio trasmettitore Ais, ossia il sistema di identificazione automatica, verosimilmente per occultare la posizione e i movimenti. E ciò ha alimentato l’ipotesi che la nave fosse coinvolta nel traffico internazionale di stupefacenti. L’abbordaggio è stato organizzato in acque internazionali e il comportamento dell’equipaggio si è rivelato sospetto perché nessuno ha saputo spiegare quali fossero le attività condotte in mare e la rotta seguita. La Remus è stata così scortata al porto di Palermo. Gli arresti sono stati già convalidati dal Tribunale.

Angelo Ruoppolo Teleacras