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Il collaboratore della giustizia di Favara, Mario Rizzo, 32 anni, è stato interrogato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, nell’ambito dell’incidente probatorio sollecitato dalla Procura di Agrigento per “cristallizzare” tecnicamente la prova frutto delle dichiarazioni di Rizzo. Mario Rizzo ha confermato quanto dichiarato in precedenza, ossia che ad organizzare la spedizione punitiva contro il ristoratore empedoclino Saverio Sacco in Belgio, non per ucciderlo ma solo per ferirlo, è stato l’empedoclino Salvatore Prestia, cognato di Gerlandino Messina. E ciò perché la moglie di Sacco avrebbe accusato Prestia di essere stato lui l’autore di alcune “soffiate” che avrebbero provocato l’arresto del marito per droga. Mario Rizzo, che ha prodotto una lettera di scuse rivolte a Sacco, ha aggiunto di non essere associato ad alcuna famiglia mafiosa, e ha spiegato: “Ho iniziato a collaborare con i magistrati perché ho avuto un contrasto con alcuni albanesi per questioni di droga e temevo per la mia vita”.

Oltre l’agrigentino Leandro Picarella, con il suo cortometraggio “Epicentro”, anche un altro agrigentino partecipa a Venezia alla prestigiosa Mostra del cinema. Si tratta di Gero Arnone, originario di Favara, sceneggiatore e interprete, che, insieme al fumettista Gipi, presenta “Il ragazzo più felice del mondo”, un documentario a sfondo comico, che narra la storia vera di un misterioso fan che da 20 anni manda lettere cartacee a tutti gli autori di fumetti italiani. La proiezione in anteprima per il pubblico de “Il ragazzo più felice del mondo” è attesa al Lido di Venezia sabato 1 settembre, in Sala Giardino.

A Favara i Carabinieri della locale Tenenza hanno arrestato Emilio Nobile, 23 anni, sorpreso in movimenti anomali, come a volere eludere il controllo, a bordo di un’automobile, in possesso di un involucro prima trattenuto tra le gambe e poi gettato repentinamente a terra. Dentro sono stati scoperti circa 10 grammi di cocaina, risultata di ottima qualità, per un valore di mercato di alcune centinaia di euro. Risponderà di detenzione a fine di spaccio di stupefacenti e su disposizione della Procura della Repubblica di Agrigento è stato ristretto agli arresti domiciliari, in attesa dell’udienza di convalida.

 

Carissimi,
anche quest’anno, dopo avere ascoltato i miei collaboratori, ho inteso compiere alcuni trasferimenti di sacerdoti, per far fronte ai bisogni pastorali dei fedeli delle nostre comunità. Ringrazio i confratelli che hanno dato la loro disponibilità ai trasferimenti e, ancor prima, per il lavoro che hanno svolto, per poco o molto tempo, nelle comunità in cui sono stati finora impegnati. Una menzione particolare ai presbiteri che lasciano per raggiunti limiti di età e che continueranno a servire la Chiesa diocesana con altri incarichi; ai sacerdoti provenienti da territori di missione e ai religiosi che, dopo alcuni anni di servizio nella nostra Diocesi, sono stati chiamati dal loro Vescovo e dai loro Superiori ad altri servizi pastorali.
Vi comunico, con senso di gratitudine, i nomi dei singoli presbiteri interessati:
Nomina di Parroco:
Adrianoy don Blaise, Vocazionista, parrocchia Sacra Famiglia – Canicattì
Carbone don Giuseppe, U.P. SS. Crocifisso e BMV Immacolata – Siculiana
Fraccica don Angelo, U.P. S. Antonio e Vincenzo e S. Agostino – Licata
Lo Mascolo don Luigi, U.P. S. Giov. Battista e BMV Immacolata – Campobello di Licata
Mangione don Domenico, parrocchia S. Maria di Gesù – Cammarata
Martorana don Antonino, U.P. S. Biagio e Sacra Famiglia – San Biagio Platani
Militello don Andrea, parrocchia S. Nicola – Fontanelle – Agrigento
Panaro don Giacomo, Guanelliano, parr. BMV della Divina Provvidenza – Agrigento
Sciabbarrasi don Aldo, parrocchia S. Antonio di Padova – Raffadali

Nomina di Vicario Parrocchiale:
Ambel Mpepo don Pascal, parrocchia S. Gerlando – Lampedusa
Arcuri don Gianluca, parrocchia S. Gregorio – Agrigento
Attardo don Salvatore, parrocchia SS. Redentore – Canicattì
Cardella don Salvatore, U.P. S. Antonio e Vincenzo e S. Agostino – Licata
Mgeni don Pastor, U.P. SS. Crocifisso-Mad. del Rosario e BMV della Mercede – Aragona
Milawa don Benjamin, parrocchia SS. Trinità – Porto Empedocle
Ndzana Ndzana don Marcél, U.P. S. Venera e BMV del Carmelo – Grotte
Ortiz Candia don Juan Manuel, Guanelliano, parr. BMV della Divina Provvidenza – AG
Pace don Tommaso, U.P. S. Giov. Battista e BMV di Fatima – San Giovanni Gemini
Siwingwa don Evodius, U.P. M. SS. del Buon Consiglio e Santa Croce – Porto Emp.

Nomina di Rettore:
Apreda don Salvatore, Guanelliano, Santuario San Calogero – Naro

Nomina di Cappellano:
Ferranti don Salvatore, Suore Collegine della Sacra Famiglia – Racalmuto
Montana don Calogero, Istituto S. Teresa del Bambino Gesù – Campobello di Licata

Nomina Dipartimento Pastorale della Curia:
Sorce don Mario, Direttore del Servizio di Pastorale Sociale e del Lavoro
Sabato 8 settembre, alle ore 10,00, avrò il piacere di incontrare in episcopio, tutti i sacerdoti interessati al cambiamento per un saluto fraterno, per uno scambio di idee e per concordare le date dell’inizio del loro nuovo ministero.
Affido questi trasferimenti e nomine alla preghiera, alla preparazione gioiosa di tutti i fedeli, fiducioso che essi porteranno frutto a misura dell’accoglienza e della collaborazione che riceveranno.
A tutti la benedizione del Signore e l’augurio di un fecondo lavoro apostolico.

 

Sarà effettuato domani 31 agosto il programmato intervento di disinfestazione negli uffici della sede centrale di Piazzale Aldo Moro del Libero Consorzio Comunale di Agrigento. Chiuso anche il punto informativo di Porta di Ponte, sempre ad Agrigento.
Resteranno aperti, invece, gli uffici di Agrigento di Via Acrone nella sede ex ENEL, il Punto Informativo della Stazione, Via Esseneto ex IPAI, del Viale della Vittoria sede dell’Ufficio Tecnico e gli uffici del Giardino Botanico in Via Demetra. Inoltre, resteranno aperti gli uffici Urp delle sedi periferiche della provincia di Agrigento e il Punto Informativo di Porta Quinta, nella Valle dei Templi.
Gli interventi di disinfestazione saranno eseguiti dal personale dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Agrigento. Le normali attività di lavoro nella sede centrale riprenderanno il 3 settembre a partire dalle ore 8:00.
 

Non so se sia meglio non averla mai vista la Cappella Sistina prima di assistere al “Visual Show” GIUDIZIO UNIVERSALE, Ideato da Marco Balich e realizzato da Artainment Worldwide Shows con la consulenza scientifica dei Musei Vaticani.
Per me che la Cappella Sistina l’ho visitata ed ammirata un po’ di anni fa, l’emozione e la spettacolarità – in tutti i sensi – mi ha nuovamente investita, seppur con dinamiche differenti.
Sì perché si viene letteralmente investiti dalla bellezza, e non solo dalle bellezza delle immagini, ma anche dal “come” quelle immagini ti piovono addosso, ti inglobano, ti travolgono, proprio come nel giorno del “Giudizio Universale”, a prescindere se ci si senta più santi o più dannati.
Un po’ dannato lo sarà di certo stato chi questo live show lo ha ideato, riproponendo agli spettatori i passaggi fondamentali della genesi della cappella Sistina.
È senza dubbio un “inno alla bellezza”, lo spettacolo che non ha precedenti e dunque neanche termini di paragone, non ha una regia canonica – ed é questo il punto di forza – che non sembra assolutamente una semplice sfida, ma che nella semplicità dei dialoghi tra Papa Clemente VII e Michelangelo, e nel racconto dei passaggi della Bibbia, lascia spazio alla ricchezza di quelle dinamiche visive che non si può fare a meno di definire fantasmagoriche.
Passi di danza ad opera di performer e ballerini di altissimo livello, che vengono letteralmente fermati e riprodotti nel vuoto tridimensionalmente, giochi di luci e proiezioni, che però non vengono semplicemente riprodotti a 270 gradi sulla volta e sulle pareti dell’Auditorium della Conciliazione di Roma – lo spettacolo sarà Permanente a Roma e sarà in scena per tutto il  2018 e il 2019 – ma sono studiati ad arte per mostrare tutta la maestosità di quel lavoro che venne realizzato da un Michelangelo ormai in là con gli anni, e che in maniera audace, non ebbe problemi a mostrare i nudi perfetti di quelle figure raggruppate in singole formazioni plastiche, che nuotano isolate in disperata solitudine nella tremenda infinità del vuoto.
Ecco…quel vuoto è stato riempito dal regista che ha incastonato ogni immagine riprodotta sulla volta della Cappella Sistina nelle varie fasi della Bibbia raccontate.
La Creazione” è uno dei passaggi più incredibili ai quali si assiste; e poi la separazione del giorno dalla notte, della terra dalle acque che è travolgente. Così come l’uomo e la donna nel Paradiso Terrestre, mentre commettono il peccato originale o ancora il diluvio universale.
L’insicurezza di un’epoca, la totale mancanza di certezze, la deriva che travolge i dannati quanto i beati, e poi anche i simboli della passione; tutto perfettamente accordato con le intenzioni della regia, che a mio avviso ha dato vita alla genialità della narrazione, con accenni di dettagli storici, lasciando che il vero protagonista fosse l’opera d’arte che si trasforma e prende vita trasformandosi in una esperienza visiva ed emozionale, unica.
 
Sembra riduttivo anche parlare di suggestione, perché malgrado sia tutto molto suggestivo, accattivante e sorprendere, in realtà questo nuovo modo di fare spettacolo definito ARTAINMENT®, è capace di mettere in perfetta connessione i codici emozionali che sono talmente soggettivo da sembrare difficilmente campionabili, alla bellezza assoluta di opere d’arte come Giudizio Universale.
Lo spettacolo è nella doppia versione in italiano e in lingua inglese (a mio avviso andrebbero viste entrambe). Nella versione italiana la voce di Michelangelo nello show è affidata al bravissimo Pierfrancesco Favino, e nella versione inglese spicca invece la voce di Susan Sarandon che racconta la Bibbia.
Ad unire in una sorta di meccanismo perfetto tutto lo show, un impianto tecnologico che permette allo spettatore di fare un salto temporale di oltre 500 anni e le musiche, anch’esse maestose, di sfacciata bellezza compositiva, e la colonna sonora d’eccezione, con tema musicale originale firmato dal grande Sting, che è riuscito a musicare e poi a cantare versi in latino e in quel cantato così fascinoso, si conclude un live show che andrebbe visto e rivisto, per scorgerne ogni volta un dettaglio ancora, perché la dinamica ti costringe a tenere gli occhi all’insù, anche, mentre tutto intorno è altrettanta meraviglia.
Io cerco la bellezza, la bellezza é tutto, è la mia ossessione” – diceva Michelangelo.
Lo dice anche in apertura di spettacolo, nel 2018 per volontà di Marco Balich, e grazie a questa geniale idea, la bellezza concepita e creata e forgiata attraverso un’opera d’arte, dopo la visione di Giudizio Universale, diventa anche un po’ la nostra.
Simona Stammelluti

Costruita nel 1626 dopo l’epidemia di peste che sconvolse la Sicilia, è sopravvissuta ai bombardamenti ma non alle scarse premure di chi, negli anni ’50, ha eseguito dei lavori demolendo l’intera parte anteriore, senza conservare gran parte dei decori originali.

Si è salvata dai bombardamenti aerei del 1943 ma non dal degrado. Da oltre sessant’anni, la seicentesca chiesa di santa Rosalia, nella storica via Atenea del capoluogo agrigentino, attende il ripristino della facciata, smontata negli anni ’50 per lavori di consolidamento delle murature. Dell’opera originale non resta quasi nulla: poche e incostanti, infatti, sono state le premure affinché i decori fossero conservati. Eppure la chiesa dedicata alla patrona di Palermo rimane uno dei luoghi religiosi più importanti per la storia della comunità agrigentina. E ora il rifacimento sognato e sempre rimandato potrebbe – il condizionale è d’obbligo – farsi concreto. «Entro cinque anni sarà oggetto di ripristino», assicura don Giuseppe Pontillo, direttore dell’ufficio Beni culturali dell’arcidiocesi di Agrigento. In modi ancora da definire.

La nascita del luogo di culto affonda le radici nella storia siciliana. La chiesa viene costruita nel 1626 in segno di devozione verso la Santuzza, Santa Rosalia, per essere intervenuta contro la terribile epidemia di peste che, a partire dal 1624, infuriava sulla città di Palermo. «Il flagello – scrive lo storico e studioso locale Elio Di Bella sulle pagine del sito Agrigento ieri e oggi – giunse in Sicilia, secondo il racconto del Picone, nel giugno del 1624 quando approdò a Trapani un galeone proveniente da Tunisi, che scaricò nel porto merci appestate. A Palermo i fedeli si rivolsero alla vergine Rosalia il cui corpo era stato ritrovato in una caverna del Monte Pellegrino e pochi giorni dopo l’epidemia ebbe fine. Gli agrigentini allora cercarono le reliquie del loro proto-vescovo San Libertino, ma senza successo». Il destino degli abitanti di Agrigento sembrava segnato fino a quando «venne da Palermo un frate portando un osso dei piedi di Santa Rosalia e nell’anno seguente l’epidemia cessò. Ciò si attribuì alla protezione di Santa Rosalia. Fu dunque innalzata prontamente una chiesa a lei dedicata».

Della facciata, continua lo studioso, «in pietra di tufo arenario con capitelli lavorati, sormontato da un campaniletto», oggi resta una parete in mattoni rossi, inframmezzata da solai di cemento armato. Il degrado della struttura è stato oggetto di attenzione da parte di Legambiente che l’ha inserita nella 17esima edizione di Salvalarte Sicilia, campagna di sensibilizzazione per la difesa e la valorizzazione del patrimonio culturale. «La nostra attenzione si è concentrata principalmente su questo sito – commenta a MeridioNews il referente di Legambiente AgrigentoDaniele Gucciardo – perché abbiamo deciso di esplorare i territori interni della Sicilia, di solito lontani dalla ribalta mediatica, e focalizzare le problematiche relative al centro storico e al suo importante patrimonio artistico».

Ma perché la facciata è stata smantellata? A fare luce sulla questione è un dossierapparso sul settimanale dell’arcidiocesi L’Amico del popolo, a cura della giornalista Marilisa Della Monica, che prende in esame alcuni stralci di un volume edito dall’assessorato e dalla soprintendenza a proposito dell’immobile. Correva l’anno 1953 quando l’allora capo del Genio civile, rilevando «segni manifesti di dissesti gravi alle murature», ritiene opportuno intervenire con la «totale demolizione della parte anteriore». Tre anni dopo è il soprintendente Giuseppe Giaccone a correggere il tiro, raccomandando che quelle parti «venissero smontate con ogni cura e allo scopo di conservare il più possibile intatti gli elementi in pietra della decorazione architettonica». Eppure, si legge ancora nel dossier, «contravvenendo alle indicazioni della Soprintendenza di procedere al parziale smontaggio della parte sommitalesi demolì l’intera facciata».

La vicenda torna alla ribalta alla fine del 1967, quando l’ingegnere Donato La Mendola comincia a redigere un progetto di ripristino. L’idea è quella di utilizzare i pochi elementi originali sopravvissuti alla demolizione, unendone di nuovi coerenti e accurati come quelli antichi. Il progetto, però, non convince la Soprintendenza che, nell’ottobre del 1968, comunica il suo rifiuto all’assessorato regionale. La possibilità di ripristino svanisce definitamente nel 1971 con la dichiarazione del soprintendente Michele Gargano che stabilisce «gli elementi lapidei non sufficienti nella ricostruzione della facciata».

Il finale per l’immobile, dopo decenni di decadimento, sembrerebbe essere giunto a una soluzione. «La chiesa di Santa Rosalia – garantisce don Giuseppe Pontillo, direttore dell’ufficio Beni culturali dell’arcidiocesi di Agrigento – è stata inserita nel piano quinquennale 2017- 2022 dell’Arcidiocesi di Agrigento. Questo significa che entro cinque anni sarà oggetto di ripristino. Di sicuro non sarà possibile ricostruire la facciata com’era un tempo, perché molti elementi architettonici sono andati perduti. Bisognerà valutare il da farsi insieme all’ordine degli architetti, la Soprintendenza e il Comune».

Il quadro allarmante è venuto fuori dalla riunione di ieri indetta dalla Regione. Musumeci: «Serve qualche anno per uscire dall’emergenza». De Luca conferma l’ordinanza di chiusura fino al via libera del Milleproroghe

 

La campanella a Messina non suonerà il 12 settembre. Che l’inizio delle lezioni slitti di qualche settimana ormai è quasi una certezza. È quanto emerso dal summit sulla sicurezza dei plessi scolastici che si è tenuto ieri sera a Palazzo D’Orleans. E al termine dell’incontro a cui hanno partecipato tra gli altri il governatore Nello Musumeci, l’assessore regionale Roberto Lagalla e quello alle Infrastrutture Marco Falcone, i sindaci delle Città metropolitane di Palermo, Catania e Messina, i commissari straordinari dei Liberi consorz. 

Il sindaco messinese Cateno De Luca è stato designato dal presidente dell’Anci Sicilia quale rappresentante nell’unità di crisi. «La città è stata individuata per il progetto pilota di redazione delle schede Aedes (agibilità e danno in emergenza sismica)», spiega De Luca. A creare il caso sulla sicurezza delle scuole a Messina è stato proprio il primo cittadino peloritano che il 3 agosto ha disposto la chiusura di tutti i plessi scolastici in attesa di avere un quadro chiaro sul possesso o meno dei vari certificati che ne attestano la sicurezza. E la fotografia che ne è venuta fuori è desolante. Su un totale di 116 istituti, tra scuole elementari, primarie o dell’infanzia, 26 non sono in regola. Solo cinque, invece, sono in possesso della certificazione antisismica, mentre 61 sono prive della certificazione antincendio. La situazione non è delle migliori anche per gli istituti superiori. Solo cinque scuole su 65 sono in regola. 

E se si estendono i controlli a livello regionale la situazione non migliora. Stando ai dati dell’anagrafe regionale il 73 per cento degli edifici è inagibile, e soltanto il 26 per cento sono costruiti secondo criteri antisismici, mentre quelli edificati in aree sismiche sono l’85 per cento. «Dobbiamo prendere consapevolezza del problema e per questo motivo costituiremo, la prossima settimana, un’unità di crisi che si riunirà periodicamente per capire come sta procedendo il lavoro di ricognizione sugli istituti scolastici – commenta Musumeci -. Abbiamo bisogno di nuovi tecnici, di un confronto con i nove prefetti dell’Isola e i comandanti provinciali dei vigili del fuoco. Serve una sinergia tra istituzioni dello Stato, regionali e locali: questo è il ruolo che la Regione vorrà svolgere. Assieme ai sindaci e ai presidenti delle ex Province, sono sicuro che, entro qualche anno, potremo uscire anche da questa condizione di emergenza». «Abbiamo chiesto agli enti proprietari degli immobili – ha proseguito il governatore – se abbiano mai provveduto a effettuare una verifica sulla sicurezza degli edifici che ospitano gli istituti scolastici e, in ogni caso, di continuare a fare accertamenti. Dai dati emersi viene fuori un quadro preoccupante che dimostra quanto il tema dell’edilizia scolastica, in questi anni, sia stato sottovalutato, anche se non sono state rappresentate dai vari enti situazioni gravissime».

A Messina intanto una task force, formata da tecnici della protezione civile e del genio civile, avrà un mese di tempo per stabilire la vulnerabilità sismica di tutti i plessi scolastici. Oggi De Luca ha incontrato il prefetto per discutere dell’ordinanza di chiusura delle scuole che «allo stato attuale rimane in vigore fino a quando la Camera non approverà il decreto Milleproroghe che consente di usufruire di un altro anno per poter adeguare i plessi scolastici alle norme antisismiche ed antincendio». Sempre oggi al Comune è stato istituito un gruppo di progettisti interni per realizzare un parco progetti di messa in sicurezza per ottenere le risorse che già altre città hanno avuto assegnate in questi anni. «Se a Messina le scuole apriranno a ottobre che problema c’è? – conclude De Luca -. Quando avrò la certificazione che non ci sono rischi sotto il profilo sismico revocherò l’ordinanza».

Il presidente regionale dell’associazione che si occupa di disabilità sottolinea come le politiche per la disabilità non passano soltanto per i contributi economici, ma anche per i progetti sociali. Da 18 anni si attendono le unità di valutazioni multidimensionali

 

«Non dobbiamo fare l’errore di ripiombare in un clima da Sicilia degli anni Cinquanta, quando chi aveva un disabile in famiglia lo nascondeva anche alla cerchia più stretta di conoscenti. Scongiuriamo il rischio di tornare a chiudere la disabilità in casa». L’accorato appello arriva da Pippo Giardina, presidente di Anffas Sicilia, associazione che con la disabilità e al fianco delle famiglie vive quotidianamente. C’è grande attesa, ma poco ottimismo, da parte delle associazioni in vista del 31 agosto quando, come assicurato dall’assessore alla Salute Ruggero Razza e confermato dal governatore Nello Musumeci in più occasioni, il decreto di definizione dei criteri di assegnazione dell’assegno di cura sarà pubblicato in Gazzetta ufficiale. Nessuna anticipazione, intanto, neanche informale, alle associazioni, all’interno delle quali monta la preoccupazione.

«Noi abbiamo messo nero su bianco – racconta ancora Giardina – nove punti di osservazione alla prima bozza di decreto, ma non prevediamo grandi aperture, per quanto la presidente della commissione Sanità all’Ars, Margherita La Rocca Ruvolo, abbia dichiarato che ne avrebbero tenuto conto. Di certo quella versione del decreto non va bene, perché ancora una volta non si parte dal bisogno dei disabili, ma dalla disponibilità economica. Invece dopo anni in cui i nostri appelli cadono nel vuoto, la politica dovrebbe finalmente dare risposte alla disabilità».

Secondo Giardina, partire dalle risorse economiche e non dai bisogni della disabilità rischia, paradossalmente, di diventare anche più dispendioso perché «magari ci sono servizi che si accavallano, tra gli interventi di tipo sanitario e quelli sociali, che praticamente non ci sono. E poi l’assegno di cura diamolo a chi davvero ne ha bisogno, ma non chiudiamo in casa la disabilità siciliana. I progetti di vita servono a quello, così come l’attivazione delle unità di valutazione multidimensionale». Le strade da percorrere per Giardina sono diverse: «Stilare dei piani personalizzati razionalizzerebbe di molto i costi, ma servono anche centri diurni e occasioni di socialità. La disabilità non è tutta uguale: se parliamo di un soggetto che può aprirsi al mondo esterno, non chiudiamolo in casa. Se può essere inserito nel mondo lavorativo, inseriamolo, non gli mandiamo i soldi a casa».

Una prospettiva, quella di cui Giardina si fa promotore a nome delle tante realtà siciliane, che è stata sancita già 18 anni fa, nell’articolo 14 della legge 328 in materia di politiche sociali. E che, appunto, individuava nelle unità di valutazione multidimensionali lo strumento per calcolare i reali bisogni del disabile non soltanto in base alle condizioni di salute del paziente, ma anche al contesto sociale, culturale, familiare ed economico nel quale è inserito. «Intanto sono passati 18 anni – aggiunge – e le Uvm all’interno delle Asp non sono ancora state istituite, rendendo ancora una volta la Sicilia fanalino di coda tra le Regioni italiane».

Erano bambini e sono diventati uomini. E si attendono ancora i progetti di vita. Ma intanto, mentre i disabili adulti fanno i conti con un mondo sempre meno accessibile, ecco che per i bambini diversamente abili in Sicilia torna ancora una volta il tema dei servizi scolastici. «Siamo arrivati a fine agosto – denuncia Antonio Costanza di Anffas Palermo – e non sappiamo cosa avverrà, se e da quando verrà garantita l’assistenza igienico-personale o il servizio di trasporto. Tutto continua a gravare sulle spalle delle famiglie».