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Afa spinge consumi di elettricità, ma lontani da picco del 2015

Caldo e afa da bollino rosso per molte città italiane. I meteorologi prevedono notti tropicali mentre l’afa spinge i consumi di elettricità. Il bollettino delle ondate di calore del ministero della Salute segnala una escalation dei centri con allerta 3, la più alta, che entro giovedì saliranno a 18, tutti al Centro-Nord.

    Mercoledì sarà codice rosso a Bolzano, Bologna, Campobasso, Firenze, Genova, Perugia, Pescara e Rieti. Mentre il 2 agosto saliranno a 18 le città contrassegnate dall’allerta 3: Bolzano, Bologna, Brescia, Campobasso, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Milano, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Trieste, Venezia, Verona e Viterbo. “L’anticiclone africano arroventerà l’Italia almeno per tutta la settimana – spiega il meteorologo di 3bmeteo.com Edoardo Ferrara – Ci attendono notti tropicali con minime anche di 25-27 gradi specie nei grandi centri urbani e lungo le coste”. Per l’esperto non mancheranno “temporali di calore estivi, improvvisi, localizzati ma anche intensi su Alpi e Nordovest, mentre da venerdì il rischio aumenterà al Sud”.

    Il grande caldo e i condizionatori d’aria a tutta birra spingono al massimo i consumi di elettricità: hanno toccato il nuovo record di quest’anno a 56.400 MW. Secondo i grafici di Terna, il dato supera il precedente primato di 54.700 MW toccato il 28 febbraio in concomitanza con il grande gelo, ma resta ben al di sotto del picco storico di 60.500 MW raggiunto il 22 luglio del 2015. Con l’avvio delle ferie estive il carico fisiologicamente scenderà

A Licata i Carabinieri hanno arrestato ai domiciliari un operaio di 50 anni, sorpreso nella sua abitazione intento a picchiare a calci e pugni l’ex moglie, e anche la figlia intervenuta a difesa della madre. E’ stata l’ex moglie, esasperato dalle perduranti molestie, a telefonare nottetempo ai Carabinieri invocando il loro intervento. Le due donne hanno subito delle contusioni.

Ci sono anche due siciliani tra gli oltre 35 morti causati dal crollo del ponte Morandi a Genova. Si tratta di Vincenzo Licata, 58 anni, nato ad Agrigento, e della giovane Marta Danisi, aveva 29 anni ed era originaria di Sant’Agata di Militello, in provincia di Messina. La giovane si trovava a bordo di un’automobile, in compagnia del proprio ragazzo, quando il ponte ha ceduto. Danisi lavorava come infermiera all’azienda ospedaliera Santi Antonio e Biagio ad Alessandria.

A confermare la notizia è stato anche il sindaco del centro del Messinese, Bruno Mancuso, con un post su Facebook: «Sono sconvolto e addolorato per la tragedia che ha colpito una nostra compaesana, la giovane Marta Danisi, deceduta in seguito al crollo del ponte Morandi a Genova – si legge -. Stessa sorte è toccata al fidanzato che era in macchina con lei. A nome di tutta la comunità santagatese esprimo profondo cordoglio e vicinanza ai familiari per questo grande dolore e incolmabile vuoto che li ha colpiti». 

La tragedia ha spinto l’amministrazione comunale a dichiarare il lutto cittadino. «Sospendiamo tutte le manifestazioni dell’estate santagatese fino a giorno 20 agosto», conclude Mancuso.

Sorella del magistrato aveva 72 anni, fu europarlamentare

E’ morta a Palermo Rita Borsellino, sorella del magistrato ucciso dalla mafia nel ’92.
    Aveva 73 anni. Farmacista, dal 2009 al 2014 era stata europarlamentare eletta nella lista del Pd. La minore dei quattro fratelli, è morta nel pomeriggio nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Civico di Palermo. Lo scorso febbraio era venuto a mancare il marito, Renato Fiore.
    Tre figli, Rita Borsellino si è battuta affinché si arrivasse alla verità sulla morte del fratello. Nel 2006, dopo dieci anni come vicepresidente di Libera, si candida per il centrosinistra – dopo aver vinto le primarie – alla presidenza della Regione siciliana sfidando il governatore uscente Salvatore Cuffaro che viene rieletto. Nel 2012 si candida alle primarie per sindaco di Palermo ma viene sconfitta d’un soffio da Fabrizio Ferrandelli.
    Lo scorso 19 luglio, nel 26/o anniversario della strage di via D’Amelio, spiegò che il modo migliore per ricordare il fratello era l’impegno quotidiano di ognuno per la verità.

Il provvedimento firmato ieri dall’assessore al Territorio Toto Cordaro. «I piani di Utilizzo – dice – sono fondamentali per il rilascio di nuove concessioni demaniali, per la creazione di nuove attività turistiche, ricettive e commerciali»

 

Sessantatré commissari ad acta, che si sostituiranno ad altrettante amministrazioni comunali siciliane inadempienti nella redazione dei Piani di Utilizzo del Demanio Marittimo. A inviare i commissari ai Comuni è l’assessore regionale al Territorio, Toto Cordaro, affinché vengano predisposte le procedure per l’approvazione degli strumenti di pianificazione urbanistica delle coste. Fondamentali per il rilascio di nuove concessioni demaniali, volano per la creazione di nuove attività turistiche, ricettive e commerciali e, quindi, per la realizzazione di nuove ricchezze e posti di lavoro. I Piani rappresentano lo strumento di programmazione attraverso cui viene regolamentato l’utilizzo della fascia costiera demaniale e del litorale marino, sia per quanto riguarda le attività di tipo privato che pubblico.

Secondo l’assessore si tratta di un intervento «necessario e non più derogabile al quale i Comuni erano stati chiamati dall’amministrazione regionale ad adempiere secondo una tempistica precisa e comunicata in tempo utile. Alcuni dei 122 comuni costieri si sono attivati, individuando i tecnici per la realizzazione del piano e attivando la procedura. In questi casi – continua Cordaro – anche se non hanno concluso l’iter, abbiamo valutato positivamente la volontà di ottemperare alle indicazioni dell’assessorato. Negli altri casi, si è evidenziata una assoluta mancanza di riscontro alla nostra interlocuzione, che ha portato al commissariamento. La nomina dei Commissari – conclude l’assessore – non risponde, tuttavia, a una logica punitiva, ma intende essere uno strumento agile, che consenta alle amministrazioni comunali di uscire dalle secche di una pianificazione che in molti casi si è rilevata difficile da realizzare, anche per mancanza di personale tecnico o di risorse adeguate».

Secondo alcuni dei sindaci interessati dal provvedimento, però, la situazione non sarebbe poi così grave. Il primo cittadino di Bagheria, Patrizio Cinque, ad esempio, sottolinea come il Comune abbia affidato «la redazione del Piano a un architetto già nel 2015. Un professionista esterno all’amministrazione individuato con avviso pubblico. Stiamo attendendo che completi il lavoro – spiega il primo cittadino – e ho sollecitato gli uffici affinché sollecitino, a loro volta, il professionista. Abbiamo già dato gli indirizzi politici con apposite delibere di giunta, soprattutto rispetto al rilancio della costa di Aspra. Confido che già dopo Ferragosto – conclude – il piano ci venga consegnato».

Anche Mario Bolognari, primo cittadino di Taormina, assicura che il piano è già stato definito e che entro qualche settimana sarà presentato in assessorato. «In questo senso – sostiene Bolognari – il commissariamento rappresenta una sollecitazione inutile perché ci eravamo già mossi, nonostante il mio mandato abbia soltanto un paio di mesi». Ma se i sindaci ridimensionano la vicenda, a rincarare la dose è invece il governatore, Nello Musumeci, secondo cui «dopo anni di attese vane, presto la nostra Regione avrà lo strumento di pianificazione delle sue coste. Si pone fine così a una lunga stagione che ha consentito in alcuni casi opacità nei rapporti con i privati, caos urbanistico e mancate occasioni di sviluppo delle aree demaniali. Ora che grazie a noi la musica sta cambiando, ci aspettiamo dai Comuni pronta e leale collaborazione, nell’interesse di tutti».

I 63 Comuni commissariati sono: Barcellona Pozzo di Gotto, Brolo, Acquedolci, Aliterme, Carlentini, Melilli, Noto, Priolo Gargallo, Ustica, Lascari, Bagheria, Ficarazzi, Termini Imerese, Milazzo, Santa Marina Salina, Lipari, Letojanni, Motta d’Affermo, Portopalo, Acate, Altavilla, Casteldaccia, Santa Flavia, Naso, Oliveri, Cattolica Eraclea, Ribera, Butera, Gela, Valderice, Porto Empedocle, Siculiana, Reitano, Rometta, Sant’Alessio Siculo, Santo Stefano di Camastra, Pace del Mela, San Filippo del Mela, Terme Vigliatore, San Pier Niceto, Taormina, Forza D’Agrò, Monforte San Giorgio, San Mauro Castelverde, Terrasini, Cinisi, Trappeto, Valdina, Tusa, Calatabiano, Fiumefreddo, Mascali, Capo d’Orlando, Torregrotta, Torrenova, Sant’Agata di Militello, Scicli, Vittoria, Montallegro, Modica, Lampedusa, Menfi, Sciacca.

Il sindaco di Agrigento, Calogero Firetto, interviene a seguito di quanto accaduto al ponte Morandi a Genova e ribadisce la sua proposta già rivolta all’Anas di non spendere decine di milioni di euro per recuperare il ponte Morandi ad Agrigento ma, piuttosto, di redigere e attuare il progetto di un percorso alternativo raso terra in sostituzione del ponte. Firetto afferma: “Il rincorrersi di notizie sugli interventi di consolidamento in corso sul ponte malato di Genova, costruito negli anni ’60, impone due considerazioni: la prima riguarda la prudente chiusura al traffico chiesta e ottenuta del viadotto che collega Villaseta ad Agrigento. La seconda concerne l’opportunità del costoso intervento, alla luce di quanto avvenuto in queste ore. Credo che il dramma che Genova sta vivendo renda necessario un momento di riflessione sulla funzione del viadotto di Agrigento rispetto ai rischi connessi alla vetustà della struttura e sulla durata nel tempo di un così complesso intervento conservativo. Tornano di pressante attualità le valutazioni fatte ai vertici di Anas di riconsiderare le decisioni adottate e di valutare la realizzazione o il potenziamento di percorsi alternativi