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Accolta dal governo Musumeci la nostra risoluzione sui rifiuti. 
Il 7 Marzo 2018, la IV Commissione che Presiedo, dichiara l’on. Savarino, dopo aver audito l’esperienza meritoria del Comune di Ferla che ha una percentuale di raccolta differenziata superiore al 65% , ha impegnato il governo ad “attuare politiche finalizzate a privilegiare attività di prevenzione e di preparazione al riutilizzo, nonché ad incentivare le percentuali di raccolta differenziata dei rifiuti anche con la previsione di promuovere ‘case dell’acqua’ o ‘del compostaggio’ e ogni altra misura volta a coinvolgere e incentivare i privati nella gestione dei materiali riciclati” . 
In altre parole, abbiamo chiesto al governo di adottare il “modello Ferla”in tutti I Comuni siciliani. 
Un plauso al governo Musumeci per aver accolto le nostre istanze ed un invito ai cittadini di adottare la pratica del compostaggio domestico.

Il consigliere comunale di Agrigento, Pasquale Spataro, interviene a seguito del congelamento del Bando Periferie ad opera del governo 5 Stelle e Lega, e del conseguente blocco a 120 progetti, per circa 2 miliardi di euro, in tutta Italia per la riqualificazione delle aree degradate, compreso il progetto “Girgenti” a favore del centro storico di Agrigento.

Spataro afferma: “Confidiamo ancora che a settembre, in occasione del voto alla Camera, sia sconfessato il voto di approvazione al Senato del “Milleproroghe” nella parte in cui ha cancellato il Bando Periferie. Sarebbe oggettivamente auspicabile, quanto doveroso politicamente, che i tanti deputati 5 Stelle agrigentini, eletti a furor di popolo dagli elettori agrigentini, battano un colpo a fronte di ciò che non è altro che uno scippo ingiustificato e un tradimento alle promesse di sviluppo urbanistico e di indotto economico anche della città di Agrigento. E invece no: ciò che meraviglia è il silenzio assordante della numerosa deputazione agrigentina del Movimento 5 Stelle. Non una sola parola è stata spesa a riguardo del Bando Periferie e del Progetto Girgenti, come se ciò non gli interessasse, e come se il loro compito sia solo accodarsi e assecondare in silenzio le scelte del Capo, anche quando danneggiano gravemente il proprio territorio di elezione. Se questa è la politica a 5 Stelle, noi preferiamo allora un modesto bed and breakfast, da dove contrastare in tutti i modi tale regresso e blocco delle iniziative di sviluppo testimoniato e condotto dal governo nazionale”.

Con il Patrocinio del Comune di Agrigento, l’organizzazione dell’Associazione Culturale John Belushi/ARCI e la collaborazione del Cia di Agrigento, prosegue la rassegna cinematografica estiva 2018.
Dopo la prima proiezione nel quartiere di Fontanelle, Villaseta sarà al centro delle attività culturali agrigentine con la proiezione del film “ZORAN, IL MIO NIPOTE SCEMO” di Matteo Oleotto.
La pellicola, presentata con successo alla 70esima Mostra Cinematografica di Venezia, è una “alcolica” e fresca commedia che abbandona gli stereotipi adottati dal genere in Italia  proponendo alcuni personaggi divertenti e amari al contempo.
Un racconto calato in un ambiente insolito dove culture diverse, quella friulana e quella slovena, si confrontano in una storia semplice raccontata con gusto e leggerezza.
Questa rassegna cinematografica “diffusa” ha il merito di rendere itinerante, nelle periferie e nel centro storico della Città, la cultura cinematografica di Autore.
Appuntamento, dunque, questa sera, presso la ex-Scuola Quasimodo di Villaseta (Viadell’Autonomia n°1), venerdì 17 agosto alle ore 20:30.
Ingresso libero

Un Sito Quello de Il Centro Storico di Agrigento, gestito da Ragazzi Mattias Lo Pilato, Sandro Capizzi, Libertino Gariele B. con Amore per la propria Girgenti.

Un sito che in questi anni ha raccontato non solo ad Agrigentini, ma anche ai molti turisti, un sito che ogni giorno racconta tantissime novita’, come quella che vi raccontiamo Oggi.

Da Oggi entrando sul portale, http://ilcentrostoricodiagrigentoag.jimdo.com

 sarà possibile avviare una conversazione live, chiamata “Chat Live” dove moltissimi lettori, che possono essere turisti ma anche agrigentini, possono contattarci anche sul nostro sito. una grande rivoluzione tecnologica che sempre più cercheremo di fare e garantire.

 

È diventata nel tempo un’attrazione turistica sia per la singolarità della scogliera, di colore bianco e dalle peculiari forme, sia a seguito della popolarità acquisita dai romanzi con protagonista il commissario Montalbano scritti dallo scrittore empedoclino Camilleri. Migliaia di persone hanno infatti preso d’assalto la spiaggia anche quest’anno. Purtroppo queste migliaia di persone lasciano sulla spiaggia un notevole quantitativo di rifiuti

Www.sicilia24h.it

E’ stata ancora una volta la Scala dei Turchi e tutto l’arenile che la congiunge con Punta Grande, ad aver fatto registrare il “pienone” durante la notte di Ferragosto e nel corso della giornata successiva.

Migliaia di persone hanno infatti preso d’assalto la spiaggia anche grazie ai diversi chioschi che hanno organizzato eventi di intrattenimento dedicati soprattutto ai giovani che hanno deciso di restare anche fino al mattino successivo alla notte di Ferragosto.


Migliaia di persone che lasciano sulla spiaggia un notevole quantitativo di rifiuti che, anche quest’anno, si sta facendo una certa fatica a raccogliere in tempi brevi. Ieri, 16 agosto, il sistema della raccolta, che a Realmonte funziona a pieno regime e con risultati assolutamente positivi, è infatti giunto a saturazione già alle 8 del mattino non consentendo agli operai della Realmarina di rimuovere tutti i rifiuti presenti in spiaggia lasciati dai chioschi che sorgono tra Villa Romana e Scala dei Turchi. Il tutto, sia perchè il quantitativo di rifiuti era ovviamente di gran lunga maggiore a quello degli altri giorni, sia per la presenza in spiaggia di molte persone che hanno passato la notte sull’arenile, rendendo impossibile, per ragioni di sicurezza, l’utilizzo di mezzi pulisci spiaggia.La pulizia dello spazio antistante ai singoli chioschi da parte degli stessi infatti, si è rivelata insufficiente per la quantità di rifiuti accumulatisi e per questo servirebbero interventi di tipo diverso per evitare criticità future.

E dall’amministratore delegato di Iseda, Giancarlo Alongi arriva la proposta che potrebbe evitare, nel futuro, che queste criticità possano ripetersi.
“Valutando la situazione – spiega – potrebbe essere un’idea quella che il Comune di Realmonte coinvolga proprio i titolari dei chioschi di questa zona balneare che ogni anno si dimostra essere sempre più apprezzata e frequentata da turisti e villeggianti. Il tutto, magari con un contributo economico che permetta all’amministrazione di autorizzare le imprese di Realmarina ad utilizzare più personale e mezzi per queste giornate dove la raccolta dei rifiuti e necessita di maggiori servizi”.


Da qui la necessità paventata da Realmarina al Comune, di avere l’autorizzazione per utilizzare un automezzo aggiuntivo per rimuovere i rifiuti accatastati nei pressi degli accessi degli arenili, previa autorizzazione da parte della discarica di Enna – Cozzo Vuturo per il conferimento di quantità superiori a quelle previste dall’ordinanza attuale

“In merito agli ultimi aggiornamenti del dibattito intorno ai viadotti Akragas I e II, siamo costretti, nostro malgrado, a rinnovare un invito alla politica a non affrontare sull’onda dell’emozione questioni d’importanza collettiva come quelle della dotazione infrastrutturale del nostro territorio, della viabilità e della messa in sicurezza dell’esistente”.
Così intervengono in merito agli ultimi aggiornamenti che riguardano il futuro del viadotto “Morandi” di Agrigento il presidente dell’Ordine degli Ingegneri Alberto Avenia, il segretario del Consiglio provinciale Maria Micciché e il vicepresidente Epifanio Bellini. 
“Quest’ordine – proseguono – solo pochi mesi fa aveva lanciato un appello alla Politica, affinché ascoltasse la voce delle professioni tecniche sul tema, essenziale per i prossimi decenni, del patrimonio pubblico che invecchia. La proposta è praticamente caduta nel vuoto e siamo ancora in attesa che venga convocata un’annunciata seduta di Commissione Ambiente all’Assemblea regionale siciliana (si sarebbe dovuta tenere a l26 luglio, è stata rinviata a data da destinarsi). Oggi ribadiamo quanto abbiamo sempre espresso: nessuna scelta venga presa senza valutare concretamente gli effetti che essa avrebbe sulla collettività. Lo stesso viadotto Akragas fu costruito in un momento di grande emergenza (siamo, infatti, nei giorni tragici della frana) e le scelte fatte non si sono dimostrate oggi lungimiranti da un punto di vista paesaggistico, di rispetto del patrimonio archeologico ma anche strettamente pratico.  Sia chiaro a chi in queste ore continua a fare confusione, a volte artatamente, che le vicende di Genova e di Agrigento non sono collegabili usando come filo il mero riferimento al progettista.
Crediamo, piuttosto, che si stia per l’ennesima volta tentando di alzare una cortina che possa consentire a chi Amministra (a vario livello) di sfuggire ad un tema che questo Ordine ha più volte messo sul tavolo, senza successo: la necessità impellente dell’implementazione delle infrastrutture e dei servizi ad esse collegati nell’ambito di un più  complessivo quadro di sviluppo del nostro territorio. Complementare a ciò – continuano Avenia, Micciché e Bellini – è chiaramente necessario preservare le infrastrutture esistenti attraverso un monitoraggio costante e puntuale  del patrimonio più sensibile ( non già con mere ricognizioni visive, ma con l’utilizzo delle strumentazioni oggi disponibili) che consenta l’avvio di una vera stagione di interventi manutentivi in grado di adeguare opere progettate in tempi, e per tempi, diversi da quelli attuali alle mutate condizioni storiche e di esercizio. Discutere ancora oggi solo del demolire, o non demolire, un ponte ‘malato’ crediamo sia riduttivo rispetto al dovuto dibattito sul tema dell’effettiva dotazione infrastrutturale di un capoluogo di provincia e del patrimonio pubblico che invecchia, e rischia di non restituire ai cittadini né servizi né maggiore sicurezza. Territori come il nostro – concludono -, che hanno già subito eventi gravi come ad esempio il crollo del viadotto Petrulla, e si presentano in una condizione disastrosa dal punto di vista della dotazione infrastrutturale, non possono permettersi tutto questo”.

È possibile che un ponte crolli senza segnali di preavviso? E che passi sopra le case? Che rischi si corrono nell’Isola? Dubbi che si pongono in tanti e a cui Luigi Bosco, ingegnere ed ex assessore regionale, prova a rispondere

«L’età critica dei viadotti è mediamente 50 anni, passata quella fase è necessario intervenire in maniera importante». Luigi Bosco – ex presidente dell’ordine degli ingegneri di Catania, già assessore alle Infrastrutture del Comune etneo e della Regione siciliana per un breve periodo sul finire del mando di Rosario Crocetta – si è sempre occupato di prevenzione e antisismicità delle grandi opere. Anche lui è rimasto impressionato dal disastro di Genova e, da tecnico, si interroga sulle ipotesi del cedimento del viadotto Morandi. Domande che in tanti si fanno in questi giorni: è possibile che un ponte crolli senza dare segni di preavviso?Dobbiamo preoccuparci attraversando i viadotti di autostrade e statali siciliane, costruiti in gran parte negli anni ’60 e ’70? Ci sono segnali di rischio che anche i comuni cittadini possono cogliere ed eventualmente segnalare? 

«Quando un viadotto cede – spiega Bosco – possono esserci due tipi di rotture: una definita duttile e l’altra fragile». Nel primo caso l’eventuale crollo è preceduto da una fase di deformazione della struttura. «Si vede ad occhio, il cemento armato si deforma, e solo dopo le le travi si rompono». Spesso è il risultato di un fenomeno detto carbonatazione, visibile da tutti quando l’armatura emerge dal calcestruzzo, ormai corroso, e si ossida. «Questo succede perché, a contatto con l’atmosfera, l’anidride carbonica reagisce con l’idrossido di calcio presente nella malta generando carbonato di calcio ed acqua. La conseguenza peggiore è sulle armature che si arrugginiscono, aumentando il proprio volume. Il cemento si lesiona e il copriferro viene meno, diminuendo la capacità di resistenza di tutta l’opera». È un processo di deterioramento che dipende dalla qualità del cemento e dallo spessore del copriferro. Quello appena descritto – che a lungo andare può portare alla cosiddetta rottura duttile – è quanto sarebbe potuto accadere sul ponte Gioeni a Catania (demolito tra mille polemiche sotto l’amministrazione Bianco, proprio quando Bosco era assessore), o ancora sul viadotto Morandi (gemello di quello crollato a Genova) che collega Agrigento a Porto Empedoclechiuso dall’Anas a marzo 2017 dopo le denunce sulle sue precarie condizioni strutturali e in attesa del consolidamento. 

Ma il crollo di un ponte può anche essere causato da una rottura fragile, «cioè apparentemente improvvisasenza segnali premonitori – sottolinea Bosco -. I cambiamenti in questo caso avvengono all’interno di alcuni elementi strutturali e sono poco visibili da fuori». Secondo l’ex presidente dell’ordine degli ingegneri di Catania, è quanto potrebbe essere successo a Genova. In questo tipo di rottura un ruolo determinante lo giocano gli stralli, cioè i tiranti che legano la cima dei piloni alla struttura. A Genova gli stralli erano in cemento precompresso. «Una tecnica – precisa Bosco – brevettata proprio dall’ingegnere Morandi che, se non eseguita a regola d’arte, può generare problemi. In Sicilia quasi tutte le travi del patrimonio autostradale sono realizzate in cemento armato precompresso e per questo necessitano di un’attento monitoraggio,di adeguata manutenzione e ove necessario di interventi di consolidamento o addirittura demolizione e ricostruzione». Nel luglio del 2014 il crollo improvviso del viadotto Petrulla tra Licata e Ravanusa fu causato proprio dalla rottura fragile delle travi in cemento precompresso. Ipotesi che potrebbe essere alla base anche del disastro di Genova. «Le possibili alternative – sottolinea Bosco – sono un cedimento istantaneo in fondazione o la rottura delle travi di impalcato precompresso con la conseguente destabilizzazione dei piloni».

Ci sono poi altri due aspetti che interrogano molti comuni cittadini in queste ore: la capacità di carico del ponte, cioè di sopportarte il passaggio di auto e mezzi pesanti, e la presenza delle case sotto al viadotto. «I ponti – spiega Bosco – subiscono cicli di carico non costanti, questo sistema di carico e scarica determina il fenomeno della perdita di resistenza per fatica. Le norme in questo senso ci sono e cambiano nel tempo perché i nuovi tir sono sicuramente più pesanti di quelli di una volta. Intervenire è possibile, in casi urgenti limitando la carreggiata, o anche sulla struttura stessa per migliorarne la resistenza, ma è necessario un monitoraggio costante e investimenti importanti. Negli ultimi anni vengono pure usati dei sensori che si inseriscono sui viadotti o negli edifici e restituiscono la misura dello stato di salute dell’opera. Io li ho fatti inserire in una decina in edifici a Catania».

La presenza delle case, infine, alcune attaccate ai piloni, non è cosa rara. Succede ad esempio pure sotto il viadotto Ritiro di Messina, sulla A20 per Palermo. Ai piedi dell’imponente ponte vivono centinaia di persone che verranno sgomberate in autunno a causa dei lavori di manutenzione straordinaria. «Una casa sotto un viadotto non si può costruire, ma un viadotto sopra una casa sì – sintetizza il tecnico – perché l’interesse pubblico può prevalere su quello privato. Se non c’è nessun altro posto dove far passare l’infrastruttura, può succedere che venga realizzata anche sopra le abitazioni».

 

«Riusciva a unire mondi che spesso hanno difficoltà anche solo a parlarsi, autonomi e giovanili di partito, boy scout e associazioni studentesche, legalitari e garantisti, comunisti e cattolici, operatori del sociale e giovani imprenditori, oggi tutti dicono sostanzialmente una cosa: quello a fianco di Rita è stato l’unico impegno politico privo di chiaroscuri, spaventosamente cristallino nel suo essere retto, l’unico in cui era a tutti ben chiaro, a prescindere dagli esiti, di essere dalla parte giusta della vita». Non ha dubbi Fabrizio Pedone, classe ’83, tra gli animatori della campagna elettorale che nel 2006 vide la sorella del giudice antimafia sfidare Totò Cuffaro. Un’esperienza, quella della campagna elettorale più partecipata di sempre in Sicilia, così come i precedenti e i successivi anni di militanza civile, rimasta indelebile nelle migliaia di giovani che insieme a Rita hanno percorso un pezzo di strada per costruire una Sicilia differente. 

È così per Maria Pia Erice, che gli anni al fianco di Rita li ha raccontati in disegni, realizzati a Trapani, ma arrivati dappertutto. «Come è diventata riferimento per un’intera generazione di giovani siciliani? Perché c’era. E la sua presenza era dinamica, forte, contemporanea. È stata costruttrice di comunità e modernità in politica. Ha messo al centro le periferie ed è stata una forza rigeneratrice».

Molti dei ragazzi che le sono stati accanto ricordano Rita riportando alla lucel’arrivo in Sicilia del Rita Express, un treno che qualche giorno prima delle regionali del 2006, ha riportato in Sicilia, tappa dopo tappa lungo lo Stivale, oltre mille studenti e lavoratori fuori sede per votare. Ad accoglierli a Villa San Giovanni, per traghettare ancora una volta insieme, c’era proprio lei. «È stata una gioia immensa, un momento di felicità pura – racconta Luca Salici, catanese d’origine, ma residente a Roma -. Eravamo giovani, ci credevamo davvero. Eppure lei era più energica di tutti noi».

«Ricordo il suo sorriso, grandissimo – aggiunge Norma Ferrara – e i suoi occhi lucidi pieni di gioia e di commozione. Dietro di noi ricordo il mare, lo Stretto di Messina, intorno invece oltre mille studenti siciliani arrivati insieme da ogni parte d’Italia, da Trento a Roma. Ricordo quell’incontro sulla nave-traghetto che ci portava in Sicilia dopo oltre 12 ore di viaggio; ricordo di averla vista respirare a pieni polmoni, prendere una pausa prima di parlare. In quei pochi secondi riuscì a guardarci negli occhi, uno per uno… eravamo 1.200. Nel suo discorso ci fu qualcosa di storico, qualcosa di unico. Quella campagna elettorale cambiò la vita di molti di noi».

«È stata una questione digentilezza – aggiunge ancora Luca -, di buone maniere, incarnava una rivoluzione che si può fare in maniera diversa, anche se eravamo in guerra, c’era la possibilità di esserlo in maniera creativa. Non era una guerrafondaia, cercava di costruire una rete e lo ha fatto con gentilezza, anche laddove la politica non è stata affatto gentile con lei».

«Nata il 19 luglio. Così amava definirsi – sottolinea ancora Norma -. Con lei ci siamo accorti di far parte di una generazione, la generazione delle stragi: studenti che avevano dai 10 ai 15 anni quel 19 luglio del 1992. Lei ci ha guardati negli occhi, ci ha incontrati, per tanti anni, come si guarda un albero che vedi crescere libero e speri solo che dia buoni frutti. Si è presa cura di noi, lasciandoci liberi mentre testimoniava nelle scuole, nei contesti pubblici, attraverso libri e interviste una idea di Sicilia che pian piano sentivamo nostra. Una Sicilia lontana dai sistemi di potere, non solo quelli mafiosi».

«Il ricordo più forte – aggiunge Fabrizio – non è legato ad un fatto, ma ad un sentimento, l’onore e l’orgoglio di aver percorso quella strada insieme a lei, e insieme a tutti gli altri che con lei camminavano. Rita era la sorella di Paolo, ma era anche molto altro».

«Ed è riuscita ad essere altro, oltre alla sorella di Paolo, – conclude Maria Pia – quando ha fatto capire a noi siciliani che chi lavora per una società più giusta non appartiene solo a se stesso, ma diventa patrimonio e memoria da conservare e disseminare per le generazioni future. E questo è avvenuto anche per lei. Lei è la Sicilia migliore. Ne abbiamo sentito il fresco profumo di libertà attraverso il suo impegno e le sue parole. Quel profumo ci accompagnerà».

Si è concluso con grande successo anche il secondo weekend di “R-Estate a Girgenti”, la rassegna promossa ad Agrigento dalle attività commerciali di via Atenea, via Pirandello e piazza San Francesco, tutte insieme per rivitalizzare il centro storico della città.  Protagonisti dello scorso fine settimana sono stati i bambini e le famiglie, che hanno partecipato a photoshoot e presentazioni di vario genere. Un angolo rosa è stato riservato alle donne con la lezione di bellezza di Alma Cannì, e poi, tra cultura e ricerca storica, Elio Di Bella ha intrattenuto tanti ospiti nello Spazio Temenos sul centro storico di Agrigento. Inoltre, artisti di strada, degustazioni e band musicali hanno animato le serate. 

Altri eventi in programma sono pronti a ravvivare il centro cittadino in occasione del prossimo fine settimana. Venerdì 17 agosto alle ore 20, un Flash Mob della Casa del Musical tra la Via Atenea e via Pirandello. Alla stessa ora sarà la volta delle degustazioni “Cuddiruna pi tutti” del Cafè Girasole. Poi alle ore 21 sarà allestito il “Laboratorio del Gusto” in piazzetta Josemarìa Escrivà (via Pirandello) a cura di Slowfood Agrigento. Alle ore 22 si terrà la replica del Flash Mob della Casa del Musical, nella parte centrale della via Atenea. E alle ore 23 i QBETA in concerto al Mojo. E a seguire Dj set, sempre al Mojo.

Altri eventi sabato 18 agosto: alle ore 19:30 la presentazione della raccolta dei racconti “Strisce di stelle” di Dario Lo Scalzo in Piazza Purgatorio. Alle ore 20 “Laboratorio per Bambini: Silvia Forese, installazioni artistiche per l’arredo urbano”, con inizio da Art&Craft Boutique. Alle ore 22 lo spettacolo “Ahi…L’amour!” all’Open Space Theatre. Alle ore 23 dj set al locale Mojo. 

I negozi rimarranno aperti fino a tarda sera, sia venerdì che sabato.

I feriti sono 15 di cui 9 in codice rosso. Istruttoria del Mit su Autostrade

Si continua a scavare alla ricerca di eventuali ulteriori vittime tra le macerie del ponte Morandi crollato due giorni fa a Genova, ma per ora non sono stati né individuati né recuperati altri corpi. Al momento sono 38 i morti accertatiI feriti sono 15 di cui 9 in codice rosso.  Vertice in Procura, il Procuratore capo Cozzi fa sapere che ‘ci potrebbero essere ancora 10-20 persone disperse’. A Parigi aperta un’inchiesta per omicidi colposi. 

Il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ha avviato un’istruttoria su Autostrade per l’Italia, a seguito dei fatti di Genova. Il Ministero tramite la direzione generale competente – si legge in una nota – ha inviato una comunicazione formale ad Autostrade chiedendo di far pervenire entro 15 giorni da oggi “una dettagliata Relazione nella quale sia fornita chiara evidenza di tutti gli adempimenti posti in essere per assicurare la funzionalità del ponte Morandi, e prevenire ogni evento accidentale”.

“Oggi agli atti il progetto” della Gronda “è bandito e partirà. Sarà oggetto della valutazione costi-benefici ma non c’entra niente con il ponte Morandi”. Lo ha detto il vicepremier e ministro del lavoro e dello sviluppo Luigi Di Maio a ‘In Onda’ su La7. “Vi dico con molta franchezza che io non ho intenzione di parlare del tema della Gronda nel dibattito sul Ponte Morandi. Tutto quello che pensavamo come M5s resta lì”, ha detto ancora. 

‘Il ponte e’ crollato’, l’audio della chiamata al 112

“Di fronte a una tragedia del genere non voglio sentir parlare di limiti di spesa o di norma”. Ha affermato Cozzi che coordina le indagini per il crollo del ponte Morandi per il quale sono stati ipotizzati i reati di omicidio colposo plurimo, disastro colposo conseguente a crollo di costruzione e attentato colposo alla sicurezza dei trasporti. 

Tra le ipotesi di reato allo studio della procura di Genova che sta indagando sul crollo di ponte Morandi c’è anche omicidio colposo stradale anche se “e’ prematuro perche’ dipende tutto dalle possibili configurazioni di scenario”. Così il procuratore capo Cozzi. “E prematuro anticiparlo perché significherebbe inquadrare in un certo modo le possibili cause e ipotecare un qualcosa che ancora si deve conoscere”. I reati ipotizzati sono attentato colposo alla sicurezza dei trasporti e disastro colposo conseguente al crollo di costruzione con omicidio colposo plurimo. “Al momento le ipotesi di reato sono tutte a carico di ignoti perché bisogna individuare prima le possibili cause”, ha sottolineato il procuratore capo.

La procura di Parigi ha aperto un’inchiesta per “omicidi colposi” in relazione al crollo del ponte Morandi a Genova, in cui sono rimasti uccisi 4 ragazzi francesi. La procura di Parigi ha annunciato l’apertura di un’inchiesta per “lesioni involontarie” e “omicidi colposi”. Le indagini sono state affidate alla Direzione della gendarmeria nazionale.

Sfollati, 45 alloggi subito, 300 entro 2 mesi  – Sono 45 gli alloggi di Arte Genova (l’istituto delle case popolari) e del Comune che da lunedì verranno messi a disposizione per altrettanti nuclei familiari sfollati a seguito del crollo di ponte Morandi. Altri 300 verranno predisposti entro due mesi. Lo annunciano il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, il sindaco Marco Bucci, l’assessore regionale all’Urbanistica Marco Scajola e comunale all’Edilizia Pietro Piciocchi. L’obiettivo è dare “una risposta immediata ai 311 nuclei familiari sfollati. Gli alloggi individuati sono ‘vicini’ alla zona del crollo in quartieri come Sampierdarena o Rivarolo, ma anche a Pegli. La prima tranche di alloggi sarà assegnata ai nuclei familiari con bambini, anziani o persone fragili. Sabato 18 agosto il presidente Toti e il sindaco Bucci consegneranno al presidente del Consiglio Giuseppe Conte l’elenco delle ulteriori 300 abitazioni individuate per le quali verrà richiesto un finanziamento straordinario per ristrutturarle.

Si svolgeranno sabato alle ore 11 i funerali delle vittime. Saranno funerali di Stato. Si apprende da fonti prefettizie confermate dal Comune. La funzione si terrà alla Fiera di Genova nel padiglione Jean Nouvel. Con i componenti del Governo potrebbe esserci anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. I funerali saranno celebrati dall’arcivescovo di Genova, cardinale Angelo Bagnasco, che nel pomeriggio ha parlato con il sindaco Marco Bucci.

IL MOMENTO DEL CROLLO DEL PONTE – IL VIDEO

E il Consiglio dei ministri straordinario in programma sabato presso la Prefettura di Genova stanzierà la seconda tranche di aiuti alla città per affrontare l’emergenza. Dopo i 5 milioni stanziati per le urgenze, ha annunciato l’assessore regionale ligure alla Protezione Civile Giacomo Giampedrone,  il Cdm riconoscerà extra costi per dare un’abitazione agli sfollati, modificare la viabilità cittadina e rimborsare le aziende danneggiate dal crollo e dall’ interruzione del traffico. 

Entro il 2019 – hanno assicurato il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti e il sottosegretario alle Infrastrutture Edoardo Rixi – i genovesi avranno un nuovo viadotto autostradale sul torrente Polcevera al posto del ponte autostradale Morandi crollato. 

Dopo l’apertura di una raccolta fondi e lo stanziamento di 100.000 euro per le famiglie delle vittime del crollo di Ponte Morandi, Banca Carige delibera, con decorrenza immediata, la sospensione della rate dei mutui e finanziamenti a tassi calmierati.

 Toti, case per gli sfollati a giorni – Il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti ha annunciato che “già nei prossimi giorni ci saranno trenta case disponibili per gli sfollati a causa del ponte Morandi. Altre cento arriveranno più tardi ma l’impegno è di dare una casa a tutti entro la fine dell’anno”. Toti ha ribadito che le case sotto il ponte “non potranno essere più riabitate”.

Per il presidente della Regione Liguria con il passare delle ore “è poco probabile trovare superstiti” sotto le macerie di ponte Morandi. “Alcuni feriti sono ancora gravi, uno preoccupa in maniera particolare” ha aggiunto Toti