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La commissione Salute dell’Ars ha espresso oggi, a maggioranza, parere favorevole allo schema di decreto attuativo in materia di sostegno alla disabilità ed alla non autosufficienza. La versione del testo è stata rivista tenendo in considerazione le proposte di miglioramento formulate dalle associazioni di rappresentanza delle persone con disabilità.

“E’ stata una discussione lunga e approfondita, abbiamo utilizzato lo stesso criterio del confronto sulla rete ospedaliera, articolo per articolo abbiamo cercato di apportare le modifiche che il mondo della disabilità ci aveva indicato, speriamo di aver fatto un buon lavoro e che il testo venga apprezzato dai diretti interessati e dalle loro famiglie”, commenta la presidente della commissione Salute dell’Ars Margherita La Rocca Ruvolo a margine della seduta.

“E’ stata approvata dalla sesta commissione – aggiunge – una risoluzione che tiene conto di tre elementi importanti: intanto l’estensione dei benefici non solo ai disabili psichici ospiti delle comunità alloggio ma a tutti, poi l’estinzione del criterio di esenzione per i minorenni, quindi non servirà nessun Isee per chi non ha ancora compiuto i 18 anni. Ed infine è previsto che il Piano triennale a favore delle persone con disabilità dovrà passare all’esame della sesta commissione dell’Ars per un parere a maggiore tutela e garanzia”.

“Non possiamo che ritenerci soddisfatti – conclude Margherita La Rocca Ruvolo – perché la commissione Salute, grazie all’autorizzazione del presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè, il 21 di agosto dà innanzitutto una risposta al mondo della disabilità rimanendo aperta al dialogo e al confronto per eventuali miglioramenti, dà al governo la possibilità di poter pubblicare il decreto attuativo in Gazzetta ufficiale e di poter essere operativi da settembre per evitare che si creino dei momenti di vacatio. Esprimo soddisfazione per il lavoro fatto, per il risultato finora raggiunto e per le risposte che spero siamo riusciti a dare alle persone con disabilità e alle loro famiglie che meritano grande attenzione e rispetto da parte di tutti a partire dalle Istituzioni”.


Il nostro plauso è volto nei confronti dei colleghi del Commissariato di Palma di Montechiaro che, in ordine di tempo, hanno effettuato l’ultimo arresto il 17 agosto c.a. con il conseguenziale recupero di armi da guerra e munizioni, che testimoniano in questa Provincia il fatto che non si deve e non si può indietreggiare di un solo centimetro nella lotta contro la criminalità organizzata e spicciola.
Queste le dichiarazioni del Segretario Generale Provinciale UILMP AlfonsoIMBRO’: in qualità di rappresentante del maggiore sindacato provinciale del personale della Polizia di Stato ci sentiamo in dovere di evidenziare le capacità investigative dimostrate dai nostri colleghi a cui va il nostro sincero plauso che esterniamo pubblicamente, a testimonianza che il nostro lavoro è silente e costante e di colleghi del Commissariato di P.S. di Palma Montechiaro che sono quotidianamente impegnati in più fronti per garantire la sicurezza ed il bene collettivo ne sono la testimonianza.


Ci auguriamo che ai sacrifici ed ai risultati conseguiti dagli uomini e dalle donne della Polizia di Stato seguano finalmente gli adeguamenti degli organici, di cui l’attuale Governo sembra volersene fare carico, almeno a parole, in modo tale da poter garantire standard lavorativi equi ed una maggiore presenza e sicurezza a beneficio della collettività considerato che i cinque Commissariati P.S riescono ad assicurare la presenza spesso effettuando gravosi prolungamento dell’orario di 
servizio.

 

La tragedia di Genova ed il collegamento con il “nostro” Ponte Morandi, la ripresa dell’attività sismica nell’Italia centrale, la pubblicazione dell’elenco delle “incompiute” (che è un elenco assai più lungo di quello monitorato dalla Regione), tutti fatti e questioni assolutamente diverse che, tuttavia, sottolineano l’esigenza con forza e comunemente di guardare con occhi diversi al tema dell’infrastrutturazione del territorio, alla qualità del costruito, all’esigenza sempre più avvertita di indirizzare le risorse, pubbliche e private, verso l’innovazione e i beni comuni.
La CGIL aveva individuato queste necessità nel suo “Piano del lavoro” con il quale chiedeva di creare nuovi posti di lavoro, mettendo al centro il territorio, riqualificando industria e servizi, riformando Pubblica Amministrazione e welfare, con l’ambizione di dare senso all’intervento pubblico come motore dell’economia.
Non dobbiamo e non possiamo attendere le tragedie ed inseguire permanentemente la logica dell’emergenza!
Serve mettere attorno ad un tavolo le Istituzioni locali e le Organizzazioni di rappresentanza per capire, ad esempio, come sono attrezzati gli Uffici Tecnici Comunali in termini di quantità e qualità del personale.
Occorre ragionare per “aree vaste” favorendo le aggregazioni di Comuni e spingerli a ragionare insieme su come aggredire queste criticità e su come programmare politiche di sviluppo e di intervento.
Da questo punto di vista, l’approccio giusto è quello individuato nella SNAI (strategia nazionale delle aree interne) che nella nostra provincia riguarda, purtroppo, solo 12 Comuni.
Abbiamo sostenuto da tempo che occorrerebbe monitorare lo stato di avanzamento e di attuazione del “patto per la Sicilia” , a quasi 2 anni dall’annuncio in pompa magna davanti al Tempio della Concordia, quanti e quali cantieri sono partiti?
Vogliamo capire se e come vengono impiegati i “fondi europei”?
I Comuni, l’ex Provincia, le Associazioni dei Costruttori, gli Ordini Professionali insieme al Sindacato possiamo trovare una sintesi per definire una comune azione insieme ai Parlamentari del Territorio oppure dobbiamo continuare in questa inconcludente e, spesso, inesistente recita a soggetto giusto per strappare un titolo ed una foto che sono buone solo ad alimentare la nostra vanità di persone e/o di organizzazione ?
E’ troppo auspicare una “lobby del territorio” che si occupi di definire una linea d’azione comune nei confronti dello Stato, della Regione, dell’Anas, delle Ferrovie ecc. in grado di centrare obiettivi di sviluppo condivisi?
In tutta la Sicilia si è aperto un dibattito sulle ZES, le Zone Economiche Speciali. Tranne ad Agrigento!
Esiste la nuova Autorità Portuale. Dobbiamo affidarci alla interlocuzione dei singoli Sindaci o dobbiamo aprire una discussione seria su come possiamo utilizzare questa opportunità?
Questo significa aprire una riflessione SERIA su cosa deve essere e “cosa vuole fare da grande” questa Provincia!
Cosa vuole fare dei suoi porti (Porto Empedocle, Licata, Sciacca) come li rende “al servizio” del turismo, dell’Industria, dell’Agricoltura.
La “vicenda rigassificatore” si è davvero chiusa? Come volevasi dimostrare non è che se non si fa il rigassificatore, magicamente, dal nulla spunta un’altra ipotesi di sviluppo! Siamo alla desertificazione dell’apparato industriale! Qualcuno se ne preoccupa in questa provincia!?
Abbiamo bisogno di svegliarci! Di mettere in campo un movimento, di fare tutti di più e meglio. Le cose da sole non cambiano!

Nasce il movimento politico del giovane filosofo Diego Fusaro dal nome Italia Federale; gli organizzatori del movimento stanno definendo il regolamento e l’organigramma; il movimento che appoggia Fusaro giovane e brillante filosofo che si sta facendo conoscere per le sue qualità intellettuali.
Fusaro si considera “allievo indipendente” di pensatori come Hegel e Marx, tra gli italiani predilige Gramsci e Gentile, e tra gli antichi cita Spinoza e Fichte, con un’attenzione costante per le origini greche della filosofia. 
Si è dichiarato contro il decreto-legge n. 73 del 2017 relativo agli obblighi vaccinali dato che un numero molto elevato di vaccinazioni obbligatorie, secondo lui, gioverebbe agli interessi delle multinazionali del farmaco. 
Nel suo Pensare altrimenti, ritiene che la teoria del gender sia un modo che il capitalismo e le élite europee/statunitensi usano per distruggere le differenze sociali tra uomini e donne e disintegrare la famiglia quale ultima fonte di sostegno dell’individuo. Ritiene che la casa sia un diritto inalienabile del cittadino, e ha espresso più volte una serrata critica del sistema bancario internazionale che può privare l’individuo della casa.
Considera l’euro come un metodo di governo trasnazionale che ha imposto politiche neoliberiste e di austerità, a vantaggio della Germania e del capitale finanziario.
Per chi volesse prendere contatto e fare parte del movimento può contattare il numero telefonico 3204233428

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La segreteria provinciale della Uil di Agrigento interviene ancora una volta sulla drammatica situazione di infrastrutture viarie, edifici pubblici e del territorio interno e della fascia costiera nell’agrigentino diventato un problema, che nei numeri è devastante.
“Non vogliamo creare nessuna psicosi, anche dopo i fatti del crollo del costone di Zingarello che fortunatamente non ha provocato danni per i bagnanti. Ma la situazione in Sicilia e in provincia di Agrigento non può essere solo motivo di discussione o di approfondimento su social e altri mezzi di comunicazione, bisogna intervenire e cambiare passo e ammettere che non ha funzionato quasi nulla per la messa in sicurezza di scuole, ospedali e strade e salvaguardia di spiagge e fiumi e centri storici.
Dal report si evince che ci sono 25 opere incompiute in provincia, un dato che onestamente non stupisce, è assurdo che le opere pubbliche dalle nostre parti hanno un inizio e non hanno una fine, tra progetti esecutivi, blocco dei lavori e ritardi e lungaggini che non hanno eguali.
Ci sono da rivedere le procedure di progettazione, il sistema dei controlli, i collaudi, la tempistica, i contenziosi, in questo si devono riaggiustare le falle del codice degli appalti, come del resto il sistema di cofinanziamenti assume ritardi che sono inspiegabili.
Non si può rischiare la propria vita per ritardi burocratici e per mancanza di responsabilità su interventi soprattutto su opere datate che non sono procrastinabili.
Le ultime immagini sul ponte Salsetto e altri viadotti e strade non possono che essere più che un campanello d’allarme e non si può far finta di nulla.
E’ incredibile che prima di chi ha il dovere di controllare, arrivino le associazioni ambientaliste e i privati che mettono in evidenza le criticità.
In provincia di Agrigento il sistema infrastrutturale e delle opere pubbliche ha bisogno un netto scossone, più che un Piano Marshall serve un cambio di passo da parte delle Istituzioni che hanno competenza su manufatti e strade; non si può solo aspettare che avvengano disastri per muoversi, in questo la Uil di Agrigento sollecita un report su tutte le criticità e le soluzioni e gli interventi prima che succedano altri disastri”.

AGGIORNAMENTO ORE 5:00 – Dei 10 corpi ritrovati 8 appartenevano al gruppo censito di 17 componenti; i corpi di 3 di loro più la giuda, sono stati già identificati. Dello stesso gruppo, alcuni fortunatamente sono stati tratti in salvo e al momento si trovano ricoverati presso i vari nosocomi della provincia. Si suppone esserci anche un vigile del fuoco tra le vittime che si contano.

La guida che ha perso la vita, De Rasis Antonio, era uomo esperto nel suo lavoro, non certo uno sprovveduto, ma tanto evidentemente non è bastato per salvare sé stesso ed il suo gruppo,  dalla furia delle acque.

Sempre più difficile contare i dispersi, considerato che nelle ultime ore, sembrerebbe che erano tanti i turisti non censiti, ad affollare la zona e le sponde del torrente Raganello.

Sul posto fino a poco fa anche il capo della protezione civile Carlo Tanzi, che ha coordinato i lavori di ricerca e recupero. Presente sul posto anche il Procuratore Capo della Procura di Castrivillari, Eugenio Facciolla.

Si danno il cambio poco per volta i militari presenti sui luoghi,  i Cacciatori dell’Arma dei Carabinieri della Calabria, i Vigili del Fuoco, i sommozzatori, gli uomini della Protezione Civile e del Soccorso Alpino che ne avranno ancora per molto prima di recuperare tutti coloro che sarà possibile portare in salvo, considerato che c’è ancora speranza che in una di quelle gole, qualcuno un po’ più esperto,  possa aver trovato rifugio, una volta calata pian piano la piena.

Le zone impervie, quelle che sono raggiungibili solo a piedi, è stato impossibile praticarle durante la notte, malgrado siano giunti sul posto macchine speciali e illuminazioni particolarmente sofisticate tali da illuminare pienamente la zona. Sono quelle zone che verranno battute appena il sole del nuovo giorno, si affaccerà su quelle vite che ancora sono disperse e sugli uomini incessantemente al lavoro sin da ieri pomeriggio.

Resta ancora da chiarire quali siano state le reali cause che hanno prodotto il muro d’acqua di oltre 10 metri che ha riempito quelle profonde gole, che si sono trasformate in quella trappola mortale per un numero notevole di turisti giunti in Calabria da diverse parti della Campania, della Puglia , ed anche dall’Olanda.

 

AGGIORNAMENTO ORE 11:00 –  E’ appena giunto a Civita il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che ha deciso di avviare un tavolo tecnico di crisi, al quale siederanno il capo della Protezione Civile Carlo Tanzi, di nuovo a Civita, considerato che era andato via alle 5 di questa mattina, e poi tutti i responsabili delle varie forze di Polizia e di soccorso  che stanno operando nella zona, incessantemente, per la ricerca e il recupero dei dispersi che ad ora sono 5. I morti restano 10.

AGGIORNAMENTO DELLE 13.30In salvo tre ragazzi che si davano per dispersi ma che si erano messi in salvo da soli, disertando quell’appuntamento alle gole del torrente Raganello. Si cercavano invano, i loro nomi erano tra i dispersi, ma in realtà non erano sui luoghi della tragedia.
I morti restano 10. Sembrerebbe che tutti le persone che erano da cercare, siano state rintracciate. Molti dei feriti sono in discrete condizioni, tranne la bambina trasportata a Roma in elisoccorso che aveva tracce di detriti all’interno dei polmoni.
La procura di Castrovillari ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, così come espresso dal procuratore Eugenio Facciolla.

Simona Stammelluti

La Regione ha ridato la possibilità per le navi di stabilire quando avviare il blocco di 30 giorni. Franco Andaloro, delegato dell’associazione ambientalista e componente della commissione regionale per la pesca, critica i modi con cui viene gestita la materia

Uno stop più utile ai pescatori che al mare. Poco attento alla biologia e molto agliinteressi delle marinerie. È questo il giudizio che arriva dal Wwf Sicilia sul fermobiologico diramato a inizio mese dall’assessorato regionale guidato da Edy Bandiera e rivisto una settimana dopo, con un nuovo decreto che modifica parzialmente le prescrizioni temporali che dovranno essere rispettate dai pescherecci, che usano le reti a strascico e sono registrati in Sicilia. Le misure adottate dalla Regione, per consentire il ripristino degli equilibri nei fondali davanti le coste isolane, entro una distanza di dodici miglia, prevedono la possibilità per le imbarcazioni di scegliere quando dare inizio ai trenta giorni di fermo previsti dalla normativa, mantenendosi all’interno della finestra temporale compresa tra l’1 agosto e il 2 ottobre. In modo che lo stop si concluda prima che inizi novembre. Tempi diversi per chi pesca i gamberi: i pescherecci in questo caso potranno ritardare l’avvio del fermo fino all’1 dicembre. Le scelte della Regione rappresentano un segno di discontinuità rispetto al recente passato. Perlomeno agli ultimi anni del governo Crocetta quando, con Antonello Cracoliciassessore al ramo, si decise di imporre il fermo per tutti nello stesso periodo

«Introdurre una maggiore flessibilità con l’obiettivo di ampliare la possibilità di manutenzione dei pescherecci nei cantieri presenti nelle marinerie e di evitare la riduzione di offerta del pesce in un periodo di elevato interesse turistico. Inoltre, il rientro graduale in mare delle imbarcazioni avrebbe effetti favorevoli sugli equilibri biologici del mare». Questi gli obiettivi dichiarati nelle premesse del decreto firmato da Bandiera. La tesi sarebbe però valida a metà: se è vero che consentirà ai pescherecci di organizzare al meglio le manutenzioni, evitando di rischiare di trovare i cantieri affollati, non porterebbe benefici al mare. «Lo sforzo di pesca sarebbe più ridotto se l’intera flotta si fermasse contemporaneamente rispetto a quando la stessa si distribuisce su un periodo più ampio», commenta a MeridioNews il delegato Wwf Sicilia Franco Andaloro, sottolineando come l’impatto sui fondali quest’anno rischia di essere maggiore rispetto agli ultimi anni.

Ma Andaloro, che oltre a essere voce dell’associazione ambientalista è biologo marino per l’Ispra, uno degli enti che siedono al tavolo della commissione consultiva regionale per la pesca, si spinge oltre. Per l’esperto, infatti, a essere sbagliato sarebbe l’intero arco temporale individuato per il fermo. Stando infatti alle caratteristiche biologiche dei pesci che popolano le nostre acque, e in particolar modo quelle che interessano il mercato ittico, lo stop dovrebbe essere predisposto non in piena estate. «Per salvaguardare le possibilità riproduttive delle specie bisognerebbe pensare di fermare le navi in tarda primavera e in autunno», continua Andaloro. Ma quali sono i motivi che portano a scelte diverse? «È una storia che si trascina praticamente da metà anni Ottanta. I perché vanno ricercati nel fatto che si tiene maggiormente conto delle istanze dei pescatori e delle marinerie rispetto alle necessità del mare. È un dato di fatto – sottolinea il biologo – che il fermo coincida con i periodi festivi, in estate e a ridosso del Natale, ovvero quelli in cui molto probabilmente i pescatori resterebbero comunque a terra per stare con le proprie famiglie».

Il decreto dell’assessorato regionale si rifà, a sua volta, a un provvedimento del ministero che prevede per tutti i pescherecci il divieto di uscire in mare non solo il sabato e la domenica, ma anche il venerdì. Perlomeno per le prime quattro settimane successive al fermo. «Non essendo esplicitato diversamente nel decreto regionale, questo provvedimento vale anche per i pescherecci siciliani. Una piccola tutela in più, perché bisogna ricordare che l’Unione europea ha detto che il 70 per cento delle specie pescate è sovrasfruttata», conclude Andaloro.

Un incidente stradale lungo la Catania-Gela in territorio di Mineo ha provocato la morte di un uomo di 49 anni, Antonio Nicosia, alla guida di una Fiat Multipla che si è scontrata con un autocarro carico di ortaggi. Sono cinque le persone ferite, e si tratta degli altri quattro passeggeri a bordo dell’automobile. Sono ricoverati nell’ospedale di Caltagirone. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, carabinieri e polizia stradale. La Procura di Caltagirone ha disposto l’avvio di un’inchiesta. E poi, sabato sera, Drin Costi Ghimbu, 42 anni, romeno, è morto lungo la strada provinciale Comiso-Santa Croce Camerina. L’uomo, alla guida di un ciclomotore, si è scontrato con una Bmw che procedeva da Santa Croce verso Comiso. Poco prima, all’ospedale Cannizzaro di Catania è morto un diciottenne, Jason Buglio, deceduto per i postumi delle ferite subite in un incidente stradale ad Aci Bonaccorsi: sul suo scooter si è scontrato contro un’auto. Sono complessivamente 18 i morti ad agosto in Sicilia vittime di incidenti stradali.

Spazio alle segnalazioni dei cittadini. Ad Agrigento alcuni residenti della via Gaglio denunciano che l’acqua non è erogata. E’ saltato già un turno. Gli stessi residenti aggiungono che al telefono la società Girgenti Acque ha offerto un’eventuale autobotte il cui scarico idrico dei metri cubi è però a spese dei cittadini. In via Gaglio commentano: “Per cosa paghiamo la bolletta noi agrigentini? Per non avere servizi? Se l’acqua non si paga la staccano. Se paghi non la erogano.
Chiediamoci per quale motivo siamo una delle ultime province italiane”.

La Procura della Repubblica di Agrigento, diretta da Luigi Patronaggio, nell’ambito della propria giurisdizione e competenza, ha avviato una indagine volta a conoscere il tentativo di ingresso di 190 immigrati extracomunitari avvenuto lo scorso 16 agosto a largo di Lampedusa, e poi tratti in salvo dalla motonave “Diciotti”. L’indagine, affidata alla Capitaneria di Porto Empedocle e alla Squadra Mobile di Agrigento, oltre ad individuare scafisti e soggetti impegnati nel favoreggiamento della immigrazione clandestina, tende altresì a conoscere le condizioni dei 177 migranti superstiti ancora a bordo della stessa unità navale militare.