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“E’ per noi motivo di vanto entrare a far parte della macchina gestionale ed organizzativa di un luogo così importante, che ogni anno richiama centinaia di migliaia di turisti provenienti da tutte le parti del mondo”, dichiara il direttore della Banca Ines Curella. 
“Anche noi – aggiunge – daremo il nostro contributo tecnico all’Ente che gestisce un sito Unesco, patrimonio mondiale dell’umanità, tra i più grandi. Basti pensare che si estende su una superficie di 1.300 ettari, su cui si trovano i resti dell’antica città di Akragas. Un complesso archeologico suggestivo, di inestimabile valore storico e straordinaria bellezza paesaggistica”.
 
Alla Banca spetterà il compito di amministrare tutta la parte economica e contabile dell’Ente, secondo i più alti standard di efficienza e trasparenza. Attività indispensabili per garantire la cura, la valorizzazione e la fruizione del Parco e di tutti i servizi erogati.

Il degrado igienico sanitario in cui la città di Agrigento è sprofondata a causa di una gestione miope del comparto rifiuti, dove si è arrivati a giudicare troppi gli operatori ecologici rimasti in servizio dopo la sforbiciata voluta dell’ex assessore alla spazzatura, è sotto gli occhi di tutti. Occhi che non sopportano più strade non spazzate da oltre due mesi e sterpaglie che superano il metro e mezzo e dove trovano habitat naturale, topi, zecche, randagi e serpenti. In via Garibaldi, esempio tipico di zona dove i turisti ospiti delle decine di B&B rimangono esterrefatti dalle pessime condizioni igienico sanitarie, alcuni residenti si sono attrezzati. C’è chi prova a cimentarsi nello spazzamento, chi nella raccolta dei volantini pubblicitari di supermercati di ogni genere e chi ha fatto sistemare una sfalciatrice per provare a rendere meno schifose le scalinate del centro storico del Rabato. Ora, con tutto il rispetto per questi cittadini di buona volontà, c’è chi si dovrebbe solamente vergognare di aver portato il sistema ad un passo dal ko! La città è sporca, se ne rendano conto, tutte quelle menti eccelse che non sanno far di conto e hanno giudicato eccessivo il numero dei netturbini. Questi sono i risultati. Agrigento sta implodendo. Le strade sembrano essere state bombardate di recente, l’acqua viene quando può e adesso anche le sterpaglie e la spazzatura che rischia di sommergerci. Un vero capolavoro di cultura 2020.

La mania del selfie non è solo la normalità, ma anche un meccanismo perverso che sembra non nuocere a nessuno, ma che a volte si inceppa, proprio sul filo sottile che separa l’audacia dal buonsenso

Perché sempre più spesso si dimentica che la propria libertà, finisce dove inizia quella degli altri e se a quella famigerata legge di tutela della privacy ci si appella quando ci si sente in pericolo, quando si pensa stiano violando i nostri diritti di riservatezza, la si dimentica quando la goliardia, la voglia di diventare virali, la necessità di avere un momento di notorietà, ci fa ruzzolare giù dal burrone, travolgendo in un colpo solo il rispetto per gli altri e la lucidità circa ciò che sia giusto.

Non sembra aver pensato al diritto di riservatezza, l’uomo di Piacenza, che si è scattato il selfie alla stazione davanti alla donna gravemente ferita dal treno, ancora riversa sulle rotaie, dopo essere stata travolta dal convoglio subito dopo esserne scesa. È stato solo l’intervento della Polizia a convincerlo a cancellare la foto. La cosa singolare è che c’era chi ha fotografato entrambi i protagonisti della vicenda: la donna è l’uomo del selfie. Ma in questo caso, la foto ha avuto il significato di denuncia.

Se la poliziotta in borghese non fosse intervenuta per tempo, quella foto, quel selfie, avrebbe affollato i social, aggiungendosi a tutto quel materiale trash che ogni giorno si fa strada in rete, che diventa sempre più pericoloso, considerato che quotidianamente c’è chi cerca qualche gesto estremo da emulare.

Il ragazzo avrà circa vent’anni; più o meno la stessa età di quel giovane che si era permesso di bullizzare un insegnante e che aveva preteso che i suoi compagni lo filassero durante quella sua miserevole performance.

Sembrano davvero i nuovi mostri … i mostri del nuovo millennio.

Quelli che non sanno cosa si festeggi il 2 giugno ma che però hanno diritto di voto;
Quelli  che in famiglia, forse, non hanno ricevuto la giusta educazione al rispetto delle regole. Perché se le regole non vengono rispettate in famiglia, difficilmente saranno rispettare in società.
Quelli che trovano sfogo e soddisfazione, solo negando l’altrui libertà.
Quelli che nella diversità, riconoscono una qualche supremazia.

Verrebbe da dire che sì, abbiamo un problema.

I ragazzi, sempre più narcisi, più egocentrici e convinti di possedere chissà quale potere, perdono sempre più spesso il confine tra virtuale e reale; perdono il controllo delle proprie azioni – forse perché non hanno più nessuno che gli dica quando sbagliano, dove sbagliano – e sempre più spesso disconoscono il senso morale ed etico del vivere.

Sembra una strada senza via d’uscita, una sorta di vicolo cieco.
Ed invece lo spiraglio risiede nel non considerare con indifferenza quel che un tempo ci faceva paura, nel non girarsi dall’altra parte, nel non far finta di nulla quando ci vien chiesto di prendere una posizione, perché  si deve scegliere da che parte stare, si deve conservare la lucidità di riconoscerla una mostruosità, quando ci si imbatte in essa, e sembra che di far questo, non si sia capaci più.

Mi sembra anche giusto sottolineare il significato sociale ed antropologico che la modernità ha conferito alle immagini. Un significato che è distante, ai giorni d’oggi, da quel potere che le immagini hanno avuto nel corso del tempo, quando – malgrado tutto – potevano essere una testimonianza di alcuni accadimenti, il passato e il presente insieme, e poi ancora immagine-ammonimento, la verità contenuta in una foto, l’essenza della foto stessa. Le immagini che – malgrado tutto – aiutano i processi mnemonici, aiutano a ricordare oltre che a “non dimenticare”.

I mostri dei giorni nostri, trasformano le immagini in feticismo, in merce, in emblema di un potere sottile finito nelle mani sbagliate. Alcuni scatti – come il selfie in oggetto – non sono il mezzo per conservare un’identità, ma per mercificare un narcisismo che diventa prodotto di scarto di identità di cartapesta.

L’istantaneità cercata (e ottenuta) con il selfie  nuoce spesso a quella società nella quale per decenni si è cercato quanto più possibile di testimoniare senza filtri, senza ritocchi, alcune atrocità che si erano consumate e non sarebbero dovute tornare. L’urgenza di strappare parti di realtà affinché divenissero storia, custodendo in se, una propria efficacia.

Tutto, subito, senza porsi tante domande, senza interrogarsi circa l’effetto che quella foto che ritrae un’altra persona possa avere sul chi guarda, sull’altrui esistenza. La volgarità sta anche in questo: nella mancanza di decenza, che può divenire offesa. E allora io mi sento offesa da un ragazzo che potrebbe essere mio figlio, che prova a mostrarsi mentre sullo sfondo si consuma una piccola grande tragedia umana, come se fosse il logo di riconoscimento di una generazione, di un divenire che – a mio avviso – fa paura, a volte ribrezzo, quasi sempre sconforta.

Non nasciamo fotografi né fotoreporter, ci divertiamo ad inquadrare e a scattare, a postare e a condividere, a ritoccare e a cercare didascalie…e pensare che nel lontano 1944 Alex, un ebreo greco, membro del sonderkommando, pur sapendo che sarebbe morto, come tutti gli altri ebrei, scattò con una macchina fotografica 4 foto – oggi conservate nel museo di stato di Auschwitz – e per farlo dovette nascondersi in una camera a gas appena svuotata, prendendo di mira l’orrore, l’inimmaginabile, con l’urgenza vera di lasciarne il segno nell’archivio dell’estinzione.

Foto, quelle, senza didascalia.

 

Simona Stammelluti

 

 

 

 

Messa in sicurezza degli edifici, focus sulle responsabilità dei tecnici ad Agrigento i prossimi 7 e 8 giugno
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Quali le responsabilità dei tecnici in caso di messa in sicurezza degli edifici già esistenti ai sensi delle nuove Norme tecniche per le costruzioni?
E’ questo il tema che sarà approfondito i prossimi 7 e 8 giugno durante una due giorni promossa dall’Ordine degli Ingegneri di Agrigento e dedicata, appunto ai “profili di responsabilità giuridica del direttore dei lavori e del collaudatore statico di lavori inerenti le nuove costruzioni e gli interventi su edifici esistenti”, argomento oggi di grande attualità sia per i liberi professionisti che per le pubbliche amministrazioni.
Nel corso dell’iniziativa, che si svolgerà all’Hotel della Valle, interverranno, per i saluti, il presidente dell’Ordine degli Ingegneri Alberto Avenia, il presidente dell’Ordine degli Architetti Alfonso CImino, il presidente della Fondazione “Architetti nel Mediterraneo” Pietro Fiaccabrino e l’ingegnere capo del Genio Civile di Agrigento Duilio Alongi, mentre parteciperanno con contributi tecnici penalisti, amministratori giudiziari, docenti universitari. Tra questi, l’ing. Lidia La Mendola, professore ordinario del Dicam dell’Università di Palermo, l’ing. Antonio Lucchese, dirigente Stc del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, i dott. Vincenzo D’Aria e Stefano Bufarini, del laboratorio dell’Università Politecnica delle Marche, l’ing. Calogero Cucchiara, ricercatore del Dicam dell’Università degli studi di Palermo, l’ing. Calogero Zicari, dirigente dell’Ufficio del Genio Civile di Agrigento, ed entrambi componenti del Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri di Agrigento e l’avvocato Maurizio Di Benedetto, professore di Diritto processuale civile all’Università di Palermo.
I lavori si concluderanno con una tavola rotonda coordinata dall’ingegnere Franco Messina.
Il corso è rivolto a tutti gli iscritti all’Ordine e da diritto a 15 crediti formativi. Per dettagli tecnici rispetto alle modalità di adesione è possibile collegarsi sul sito on line dell’Ordine all’indirizzo http://www.ordineingegneriagrigento.it/

 

Il Libero Consorzio Comunale di Agrigento ricorda che dalle ore 22 di domani, 5 giugno, alle ore 6 del mattino successivo, sarà chiusa al traffico al km 0+980 la Strada Provinciale n. 1-tratto A “Quadrivio Spinasanta-Villaseta” per l’esecuzione di lavori urgenti e indifferibili alla sede ferroviaria in prossimità del passaggio a livello km 136+144, tratta Agrigento Bassa-Tempio di Vulcano, da parte della Rete Ferroviaria Italiana. La chiusura nelle ore notturne riguarderà anche i due giorni successivi, 6 e 7 giugno con le stesse modalità indicate nell’Ordinanza n. 5 del 30 maggio 2018 del Settore Infrastrutture Stradali, finalizzata ad evitare disagi più gravi alla popolazione, considerata la chiusura del viadotto Morandi.
Riassumendo, questi gli orari di chiusura al transito:
– dalle ore 22 del 5 giugno alle ore 6.00 del 6 giugno
– dalle ore 22 del 6 giugno alle ore 6.00 del 7 giugno
– dalle ore 22 del 7 giugno alle ore 6.00 del 8 giugno.
La RFI, unica responsabile dei lavori, ha predisposto la segnaletica stradale e di cantiere, diurna e notturna, indicante l’interruzione al transito, all’inizio 

e alla fine della strada provinciale ed in prossimità del sito di intervento, presidiando con proprio personale la zona.
Durante l’esecuzione dei lavori i mezzi pesanti dovranno obbligatoriamente seguire il seguente percorso alternativo: dalla SS 115, direzione Trapani-Gela, passare per la rotatoria Giunone e proseguire sulla SS 640, anche per raggiungere Agrigento città e il territorio provinciale. Tutti gli altri autoveicoli dovranno utilizzare le Strade Provinciali presenti sul territorio.  

In numerose “occasioni” ho chiesto ed ho invitato l’Amministrazione Firetto , ad operare un taglio almeno del 50% delle indennità degli assessori e del Presidente del Consiglio Comunale. I miei appelli, purtroppo sino ad oggi sono stati sempre inascoltati e disattesi. Prendiamo atto della “riunione dei volti incupiti e preoccupati”. 

 

L’etica, la morale, il cambiamento e la rinascita imporrebbero una dimostrazione di coerenza e di rispetto di tutti gli amministratori dell’ente nei confronti della situazione finanziaria e degli agrigentini, che pagano i tributi locali ai massimi livelli senza ottenere servizi adeguati.

La città di Agrigento sta vivendo uno dei più brutti periodi della sua storia. Rassegniamoci! Tagliano tutto, ma non tagliano le loro indennità. 


Venerdì 1 Giugno 2018 si è svolta la “Passeggiata senza barriere tra storia e mitologia” presso la Valle dei Templi di Agrigento organizzata dalla Cooperativa Sociale CAPP, dai volontari del Servizio Civile Nazionale.
La passeggiata si è svolta lungo la via Sacra e la Dott.ssa Di Piazza ha illustrato alcuni cenni della storia dei Templi e raccontato il mito a cui sono legati. Durante la passeggiata si è svolto un rinfresco presso la Caffetteria Arcosoli.
L’iniziativa è stata organizzata per dare un’occasione di svago e di interesse culturale alle persone con disabilità e mobilità ridotta, per concretizzare l’idea che il Turismo può e deve essere accessibile per tutti Un secondo appuntamento è previsto il prossimo venerdì 8 Giugno.
L’evento è stato realizzato grazie alla collaborazione della direzione del Parco Archeologico Valle dei Templi, della cooperativa Al Kharub con il ristorante Ginger-people&food e la Caffetteria Arcosoli .

Il Consigliere Comunale al Comune di Porto Empedocle Giuseppe Todaro, interviene in merito all’incontro avuto dal Sindaco con l’Amministratore delegato di Italcementi.

“In merito all’incontro avuto dal Sindaco Carmina con i vertici di Italcementi, in qualità di primo firmatario della richiesta del Consiglio Comunale straordinario, che si svolgerà lunedì 11 giugno 2018, ho inviato una nota al primo cittadino per conoscere il motivo di tale incontro e per sapere quali sono le reali intenzioni della azienda con il sito empedoclino. Credo che questa sia una battaglia di tutti i cittadini empedoclini che auspicano un rilancio di quel sito, affermo ancora una volta, nel pensare che su questa faccenda non si debba fare assolutamente speculazioni politiche, mettendo da parte simboli e nomi di partito e facendo fronte comune, bisogna capire, quali sono le reali intenzioni di Italcementi.

Invito quindi il Sindaco a relazionarsi con i Consiglieri  prima del Consiglio Comunale previsto per giorno 11/06/2018 in modo di trovare sinergia e punti di incontro che portino realmente a delle soluzioni da proporre in tale sede, auspicando naturalmente ad un rilancio economico e industriale di tutto il territorio empedoclino.”

I marciapiedi del viale della Vittoria cominciano ad essere pieni dei fruttini degli alberi che li ombreggiano.
Tali alberi, ormai da anni, non sono sottoposti a potatura. Eppure diminuendo la chioma, in proporzione, potrebbe diminuire la quantità di frutti da sganciare. Invece la chioma si innalza e si allarga, inghiottendo l’illuminazione sui marciapiedi, danneggiando i marciapiedi con radici che cercano nutrimento e stabilità per alberi sempre più grandi.
Chi fa le potature? Protagonisti civici davanti le loro case o i loro esercizi commerciali oppure il vento e la pioggia che hanno buttato giù molti rami negli ultimi temporali.
E’ necessario salvaguardare il decoro, la salute degli alberi e dei cittadini che rischierebbero con meno probabilità scivoloni sui fruttini o di trovarsi un ramo in testa.
Questa amministrazione ha stipulato una convenzione con il Dipartimento dello Sviluppo rurale e territoriale di Agrigento tramite cui erano stati fatti alcuni lavori a Porta di Ponte. Tra l’altro tali lavoratori potevano essere utilizzati per il diserbo. E’ stata anche conclusa la procedura negoziata per il conferimento d’incarico ad un Dottore Agronomo per la direzione dei lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria del verde pubblico per l’anno 2018 per circa 15mila euro.
Perché, dunque, non si procede con la manutenzione?
Per avere delle risposte ho inviato delle interrogazioni sull’argomento sperando che la risposta non sia la solita: “non ci sono soldi”. Dai cittadini però si pretendono le tasse comunali per pagare le indennità e i danni della carenza/mancanza di servizi. Questa amministrazione non faccia l’errore di sottovalutare l’esasperazione dei Cittadini.