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Processo “Cricca Lampedusa” il verdetto

“Lampedusa è stata una Repubblica a sé dove non vigevano le leggi dello Stato italiano ma comandava un’organizzazione criminale con a capo il sindaco e due funzionari pubblici infedeli”. Il procuratore aggiunto Salvatore Vella inizia con toni durissimi la requisitoria del processo alla cosiddetta cricca che, per almeno tre anni, a partire dal 2008, quando a capo del Comune c’era Bernardino De Rubeis, oggi in carcere per scontare una condanna a sei anni e nove mesi per concussione, avrebbe gestito lavori pubblici ed edilizia con un articolato giro di tangenti.“

La “cricca” del Comune verso il verdetto, il pm: “Lampedusa isola a sè per anni. Non comandavano le leggi ma un’organizzazione criminale”

“Lampedusa è stata una Repubblica a sé dove non vigevano le leggi dello Stato italiano ma comandava un’organizzazione criminale con a capo il sindaco e due funzionari pubblici infedeli”. Il procuratore aggiunto Salvatore Vella inizia con toni durissimi la requisitoria del processo alla cosiddetta cricca che, per almeno tre anni, a partire dal 2008, quando a capo del Comune c’era Bernardino De Rubeis, oggi in carcere per scontare una condanna a sei anni e nove mesi per concussione, avrebbe gestito lavori pubblici ed edilizia con un articolato giro di tangenti.“Il simbolo di questo processo – ha detto Vella – è il video in cui il dirigente dell’Ufficio tecnico Giuseppe Gabriele incassa una tangente dall’isolano Francesco Cucina, incaricato della raccolta dei soldi dei vari imprenditori”“Vella, nella prima “puntata” della requisitoria che dovrebbe concludersi oggi con le richieste di pena per i venticinque imputati, si è soffermato anche sulla figura dell’architetto Gioacchino Giancone, incaricato da De Rubeis di dirigere lo Sportello unico delle attività produttive. “Giocava su due tavoli – ha detto – e si è inventato, insieme a Gabriele, la LabProject che serviva solo a fare confluire i soldi delle tangenti e far transitare le risorse che venivano sottratte al Comune”. 

 
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