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Paola (Cs) – E’ l’alba, quando i pellegrini raggiungono il santuario. Sono in migliaia coloro che hanno scelto di festeggiare il 1 maggio partendo a piedi, da molte località della provincia, per giungere in mattinata presso il santuario dedicato a San Francesco, il Santo eremita, che visse una vita piena di prodigi

 

E’ da poco passata la mezzanotte del 30 aprile, quando a piedi, zaini in spalla, i pellegrini – più o meno devoti al Santo – si incamminano per poi addentrarsi nella notte e nel fitto bosco, per attraversare la montagna oltre la quale c’è la meta, quel luogo così suggestivo, a tratti mistico, che si affaccia sul mare, che riconcilia con il mondo, che mette a tacere alcune paure e che regala il sollievo per l’anima.

Che di paure, ad attraversare una montagna in piena notte, ce n’è più d’una. Alcuni questo pellegrinaggio lo fanno per voto, lo fanno a piedi scalzi, incontrando sul proprio cammino anche il dolore fisico, oltre che la stanchezza. Ci sono intere comitive, tanti ragazzi, che quasi ci si domanda cosa muova una massa umana così corposa, verso un luogo di culto. Ci siamo fatti raccontare da alcuni di loro, se fosse la prima volta in quell’esperienza, il perché si fossero incamminati e cosa si aspettassero realmente appena giunti a destinazione.

C’è chi questa esperienza la fa ogni anno, e ogni anno vive una notte diversa; c’è che ci va per ringraziare il Santo e chi per chiedergli qualcosa che gli sta particolarmente a cuore. Ci sono ragazzi che vogliono passare un 1 maggio differente e chi, come Fabio, sceglie di recarsi in quei luoghi per la prima volta perché, pur essendo buddista, è rimasto affascinato dal carisma di quel Santo e quindi vuole fare quell’esperienza per “sentire” alcune cose; e quale dimensione migliore per avere qualche risposta, se non scrutando il buio, il silenzio e alcune difficoltà oggettive. Sì, perché quel percorso prima tutto in salita per raggiungere la cima della montagna, e poi tutta in discesa, incontra difficoltà reali come alcuni sentieri impervi, un fiume da guadare, animali selvatici, e poi ancora il freddo, la stanchezza e la paura di non farcela, di non riuscire a ultimare quel percorso.

Come tutti gli anni, qualcuno lungo il cammino si sente poco bene, viene soccorso e riportato indietro. C’è chi piange, perché ha un peso sul cuore e si commuove in un abbraccio di consolazione. C’è chi canta – perché come si dice “chi canta, prega due volte” – e chi si tiene silenziosamente per mano, almeno fin quando il sentiero lo permette. C’è qualcuno che resta indietro, che si accoda al gruppo successivo e poi mette a disposizione quel che ha: un po’ di cibo, una merenda, un po’ d’acqua.

La notte scorre lenta, ma a tratti sa accogliere i pellegrini con una luna meravigliosa e un cielo pieno di stelle. All’alba, migliaia di persone, in più tranche, arrivano a Paola, al santuario di San Francesco. Si è tutti stanchi, privi di forze, ma magicamente felici, come se quel posto fosse un premio per averci creduto fino in fondo.

Una volta arrivati, ognuno sceglie come disporre di quel nuovo giorno; C’è chi fa visita al Santo, chi segue la celebrazione della Messa, chi si butta sulla prima panchina disponibile per riposare per qualche minuto. E’ un colpo d’occhio incredibile, vedere tutte quelle persone che, arrivate in massa, poi si dividono, come se in comune avessero avuto solo la notte appena trascorsa.

A Paola si festeggia il Santo fino a domenica 6 maggio, con un programma di eventi sia sacri che profani, ma il pellegrinaggio a piedi, attraverso la montagna, resta il momento più suggestivo, che mostra la forza di tanti pellegrini che sono capaci di mettersi in cammino.

 

Simona Stammelluti – Claudia Badalamenti

 

Montalto Uffugo (Cs) – Oggi potrebbe apparire come uno dei tanti bar sul territorio, ma dietro la saracinesca del Bar-Pasticceria Bizio, oltre a dolci di ogni tipo, gelati artigianali e il miglior caffè della città, si nasconde una storia che ha già 50 anni

Erano gli anni 60, quando Dario Sansosti, classe 1922, apre – nella città di Montalto Uffugo in provincia di Cosenza – una cantina, con la licenza acquistata da un altro commerciante che aveva proprio la stessa attività poco sopra il centro storico di Montalto Uffugo, nel comune di San Benedetto Ullano, e che aveva deciso di chiudere.

Le cose vanno così bene, che nel 1969 la cantina diventa una trattoria, una delle più rinomate in zona. Lì si potevano gustare lo spezzatino, l’agnello, le aringhe.

Tra il 1971 e il 1972, Dario Sansosti avvia anche l’attività di bar, che raccoglie un numero notevole di clienti, che in quei luoghi si ritrovano, discorrono, gustano una birra o un buon caffè. La trattoria rimase aperta fino agli anni 80, quando al suo posto venne aperto un negozio di alimentari, frutta e verdura, conservando però anche l’attività di bar.

E’ il 1987 quando nell’attività subentra Remo, non solo seguendo una naturale continuità con l’attività paterna, ma anche coltivando il talento nel campo enogastronomico. Col tempo, infatti, diventerà uno dei migliori pasticcieri dell’hinterland cosentino.

Quando negli anni 90, Dario Sansosti muore, il negozio di alimentari chiude, ma resta il bar, che pian piano diventa anche pasticceria e ad oggi Remo Sansosti, gestisce con successo l’attività che oggi festeggia il mezzo secolo, insieme ai suoi figli Dario junior, Fabrizio e sua moglie Gianna. Difficile dire quali siano le specialità della pasticceria di Remo Sansosti. Le prelibatezze vanno dalle torte ai semifreddi, dalla piccola pasticceria ai biscotti di mandorle, dai gelati alle granite.

Mezzo secolo di lavoro, di impegno, di scelte e di voglia di migliorarsi. Mezzo secolo di tenacia, che attraversa il tempo e resta ancorata alla grande professionalità che ad oggi, è il marchio di quella fetta di economia che resiste alle difficoltà del periodo storico, nel quale la concorrenza è un mezzo per fare sempre meglio, e la qualità un “vizio di famiglia”.

 

Claudia Badalamenti – Simona Stammelluti 

 

 

 

 

Una grossa sigaretta che schiaccia e danneggia un cuore bruciandone irreparabilmente la superficie. Si presenta così una singolare installazione artistica collocata, su iniziativa dell’Unità di educazione e promozione della salute Asp, proprio all’ingresso del padiglione che ospita la Direzione generale e la sede legale dell’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento. Donata dalla ditta “Organize” di Palermo, l’opera trae spunto da alcune recenti ricerche scientifiche (Cancer Institute dell’Università di Londra) che dimostrano che, anche una sola sigaretta al giorno, rappresenta un elevato rischio di insorgenza di patologie cardiache. L’impatto visivo dell’installazione, che avrà presto dei “cloni” collocati all’ingresso dei presìdi ospedalieri, intende rafforzare l’energica azione di contrasto al tabagismo condotta dall’Asp e contribuire a consolidare gli incoraggianti risultati sin qui ottenuti: ad Agrigento si fuma infatti meno che in tutte le altre provincie siciliane. Fra i territori appartenenti alle aziende sanitarie della regione, in quello agrigentino si registra una percentuale di fumatori decisamente inferiore rispetto alla media siciliana. Il dato, secondo cui “solo” a 21 agrigentini su cento piacciono “le bionde” si discosta nettamente dal valore medio isolano del 28% e ancor di più dal 34% rappresentato dal dato del fanalino di coda della classifica, la provincia di Caltanissetta. La statistica costituisce uno degli elementi confortanti che emergono dall’ultimo piano regionale della prevenzione elaborato dall’Assessorato regionale della Salute della Regione Siciliana. Questo dato, estremamente positivo per la nostra provincia, è da mettere anche in correlazione alla vasta gamma di azioni di prevenzione e sensibilizzazione promosse dall’Asp. Già dal 2001 è attivo, gratuitamente, il Centro di prevenzione del tabagismo e svariate sono le campagne antifumo realizzate sia negli istituti scolastici (“scuola libera dal fumo”, “smoke free class competition”, “liberi di scegliere” e “club dei vincenti” sono alcuni dei titoli dei progetti) che presso vari enti pubblici e spazi collettivi. Il tabacco uccide su scala planetaria oltre sei milioni di persone ogni anno. In Italia si stima che le morti collegate al fumo arrivino ad ottantatremila in un solo anno (circa 30mila a livello polmonare). Inoltre la dipendenza dal fumo è causa certa di circa trenta malattie tra cui le broncopneumopatie croniche, diverse forme tumorali, cardiopatie e vasculopatie. Per questo le azioni dell’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento sono mirate a contrastare il tabagismo con ogni forza nell’intento di diminuire ancor di più la percentuale di fumatori nel territorio.

Al via i lavori di messa in sicurezza della discarica di contrada Consolida nei pressi di Fontanelle. Si tratta di una vecchia discarica, chiusa nel 1996, e questi lavori sono finalizzati alla prima messa in sicurezza.
I lavori sono stati aggiudicati per complessivi 325 mila euro, somma comprensiva anche degli espropri dei terreni. Un primo passo nell’operazione di bonifica totale di questa discarica per la quale il Comune di Agrigento sborsa 25 mila euro l’anno, solo per smaltire il percolato prodotto.
L’Amministrazione sta anche adoperandosi per reperire il finanziamento necessario per la soluzione definitiva del problema, il cui costo supera i tre milioni di euro.

A causa della perdurante situazione di criticità derivante dalla mancata raccolta e, conseguente, smaltimento dei rifiuti solidi urbani, sia da parte della Società Apea, a cui detto servizio era stato affidato dalla SRR Ato 4 Agrigento Provincia Est, che da parte della stessa Srr, che in virtu’ di quanto stabilito dalla vigente convenzione avrebbe potuto e dovuto intervenire con i poteri sostitutivi, il Commissario Straordinario Maria Grazia Brandara, con propria ordinanza, contingibile ed urgente in materia igienico – sanitaria, a tutela della salute pubblica, ha disposto, ai dirigenti dei dipartimenti tecnico e finanze del Comune, la predisposizione di quanto necessario e di competenza per provvedere all’immediata raccolta dei rifiuti abbandonati sul suolo pubblico, compreso rifiuti combusti, al loro conferimento in discarica o altro impianto, nonché alla disinfezione di tutte le aree interessate dai rifiuti abbandonati.
L’intervento del Commissario, è stato possibile in virtù dei poteri conferitigli dalla legge nella qualità di massima autorità sanitaria e di responsabile per la protezione civile nell’ambito dell’intero territorio comunale.
Oltre che dalle diverse segnalazioni fatte dai cittadini, la decisione del Commissario ha trovato fondamento anche su una nota del Responsabile dell’Ufficio Igiene di Licata che, tra l’altro, ha evidenziato “la necessità e l’urgenza di affrontare in modo incisivo le problematiche igienico-sanitarie connesse al rischio per la salute pubblica; considerate altresì le elevate temperature stagionali e il conseguente incremento di insetti e parassiti (mosche e zanzare), nonché la possibile proliferazione di ratti e la agevolazione del randagismo animale” . Motivazioni alle quali va anche aggiunta quella legata all’insostenibilità della situazione, derivante ed aggravata dal fatto che dal 1 al 6 maggio in città è in corso l’annuale festa di S. Angelo con annessa fiera, che richiamano decine di miglia di persone provenienti dai comuni viciniori.
Da sottolineare, in fine, che con la suddetta ordinanza è stato dato mandato ai competenti uffici comunali “di procedere all’esecuzione d’ufficio, in danno dei soggetti responsabili a valere sul costo del servizio per come già desunto nel piano economico finanziario approvato”.

Seconda iniziativa organizzata dall’ Azione Cattolica Italiana nell’ambito del programma ideato per celebrare il 150° anniversario della fondazione dell’A.C.I

Alla “Festa dell’Albero” del 21 marzo scorso, seguirà il 3 maggio alle 17,30, il convegno patrocinato dal Comune di Canicattì dal titolo “Sulle Orme del Futuro” che si terrà nelle sale della Biblioteca Comunale (Palazzo Stella).

Durante il seminario si parlerà del contributo fornito dall’Azione Cattolica alla vita dello Stato Italiano partendo dall’Unità per giungere alla contemporaneità, con particolare attenzione sulle attività dell’Azione Cattolica nel territorio della diocesi di Agrigento e di Canicattì. Per l’occasione saranno ricordate alcune figure tra le più note.

Per i saluti introduttivi interverranno il Sindaco Ettore Di Ventura e Giovanni Gueli, Vice Presidente Diocesano Settore Adulti Azione Cattolica, Agrigento. Relazioneranno Giuseppe Notarstefano, Vice Presidente Nazionale Settore Adulti Azione Cattolica, Gino Gandolfo, Incaricato Regionale Settore Adulti Azione Cattolica, Ida Carmina, già Vice Presidente Diocesano Settore Adulti Azione Cattolica, Agrigento e Piero Napoli, già Presidente Parrocchiale Azione Cattolica San Diego a Canicattì.

L’iniziativa è aperta a tutti coloro che (non solo di Azione Cattolica e non solo Cattolici) hanno a cuore la storia e il futuro della comunità cristiana e della comunità civile.

Il successivo evento in programma è previsto per sabato 5 maggio alle 16,00 con la Festa dei Ragazzi dell’ACR.

Ad Agrigento, sabato prossimo, 5 maggio, nella sala consiliare della Provincia, dalle ore 9:30 in poi si svolgerà un convegno sul tema: “Processo tributario: criticità e rapporti con le altre giurisdizioni”. Introdurrà i lavori il direttore generale dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini. Interverranno il presidente del Tar Sicilia Calogero Ferlisi, il vice presidente dell’Associazione Magistrati Tributari, Salvino Pillitteri, e poi ancora, tra magistrati, avvocati e docenti, Ennio Sepe, Daniela Gobbi, Giuseppe La Greca, Raffaele Ceniccola e Lucia Picone. E poi il vice presidente della Regione, Gaetano Armao, il Presidente della Corte d’Appello di Palermo Matteo Frasca, il Presidente Associazione Magistrati Tributari sezione Sicilia Vittorio Aliquò, il Presidente della Commissione Tributaria Provinciale di Agrigento Salvatore Di Vitale, il componente del Consiglio di Presidenza della Corte dei Conti Enrico La Loggia ed il rappresentante dell’Uncat Angelo Cuva. La manifestazione è organizzata dall’Osservatorio Permanente della Giustizia Tributaria in collaborazione, tra gli altri, con la Camera degli avvocati tributaristi di Agrigento.Locandina-convegno-tributario

Presentata presso l’ufficio di presidenza, a firma del consigliere Gibilaro, una interrogazione sulla riduzione delle indennità del 50% e la revoca degli incarichi esterni retribuiti

 

Il consigliere Gibilaro, ha depositato presso l’ufficio di presidenza, una interrogazione avente oggetto la riduzione delle indennità percepite dalla giunta comunale e dal presidente del consiglio comunale nonché la revoca degli incarichi esterni retribuiti “a breve il consiglio comunale varerà le tanto attese misure correttive da parte dell’amministrazione scrive il consigliere Gibilaro – e l’etica, la morale, il cambiamento e la rinascita imporrebbero una dimostrazione di coerenza e di rispetto di tutti gli amministratori dell’ente nei confronti della situazione finanziaria e degli agrigentini i quali pagano i tributi locali ai massimi livelli senza ottenere servizi adeguati agli standard europei. Va aggiunto, continua Gibilaro –
che, per effetto della cosiddetta “armonizzazione contabile”, i cittadini subiranno per i prossimi trenta anni, un taglio annuale di 1.300.000 destinato ai servizi essenziali. Pertanto, chiedo di conoscere se alla luce delle criticità finanziarie dell’ente, l’amministrazione Firetto, intenda inserire tra le misure correttive, anche quella che preveda la riduzione del 50% delle indennità percepite dalla giunta e dal presidente del consiglio comuale, nonché quella di revocare gli incarichi retribuiti all’ing. Lumera e al dott. Rosso”.

Negli ultimi anni il personale del Commissariato “San Cristoforo” è stato più che dimezzato ed i pochi dipendenti rimasti fanno i salti mortali per assicurare i servizi indispensabili. Sono molte le voci che si rincorrono sulla sua chiusura.

La Segreteria Provinciale di Catania del sindacato FSP-Polizia di Stato denuncia una grave criticità che riguarda il Commissariato Sezionale “San Cristoforo”, ubicato nell’omonimo quartiere di Catania. Quando fu inaugurato il Commissariato “San Cristoforo” poteva contare sul supporto di 35 poliziotti, oggi ne conta appena 14 che con molta difficoltà riescono a produrre qualche volante.

Il Commissariato “San Cristoforo”, inaugurato nel 2001, fu fortemente voluto dall’allora Ministro dell’Interno Enzo Bianco, che con un’idea ovvia quanto geniale pensò di istituire un presidio di polizia proprio laddove la mafia affermava più forte la sua presenza, nel cuore della città etnea, nei luoghi che hanno dato i natali ai più potenti boss mafiosi di “Cosa Nostra”. Il sito dove far sorgere il Commissariato non fu scelto a caso, anzi tutt’altro, giacché fu collocato a due passi da Piazza
Campo Trincerato, spesso teatro di agguati mafiosi, nel famigerato “Passareddu”, roccaforte di un potente clan mafioso catanese, lanciando così lo Stato una sfida forte alla mafia, proprio dove questa aveva affondato le sue radici.

«Nel corso degli anni l’organico è andato sempre più ad assottigliarsi, poiché ad ogni movimentazione del personale chi andava via non veniva rimpiazzato, finché l’organico si è ridotto all’osso – riferisce Giuseppe Sottile, Segretario Generale Provinciale di Catania della FSP Polizia di Stato -. Su questa situazione ha influito il blocco delle assunzioni conseguenza diretta della crisi economica che ormai da un decennio grava sul nostro Paese, ma c’è stata presumibilmente anche una disattenzione sulla gestione delle risorse umane da parte dei Questori precedenti».

«Sin dal momento dell’insediamento dell’attuale Questore di Catania gli è stata segnalata la criticità – riferisce Giuseppe Sottile -, rappresentandogli tra l’altro come questo Commissariato è stato capace di ottenere degli eccellenti risultati quando è stato messo in condizioni di lavorare, come nel 2010, quando furono effettuati 130 arresti e sequestrati 372 kg di marijuana. Il nostro allarme, però, ancora non è stato recepito, ci sono state diverse movimentazioni del personale dall’arrivo del Questore Alberto Francini e solo con l’ultima è giunto un “rinforzo” – un dipendente del ruolo degli agenti/assistenti laddove fortemente serviva un ufficiale di p.g.-, ma contestualmente un altro dipendente è stato trasferito. Siamo sicuri che si è trattato di un disguido a cui speriamo presto sarà posto rimedio. Anche perché chi ci perde in tutto questo in primis è la cittadinanza di San Cristoforo, zona ad al tasso di criminalità, che non può fare affidamento su un ufficio di polizia a pieno regime ed i colleghi costretti a lavorare sotto stress, con la frustrazione di non poter offrire un servizio degno di questo nome»

«Di recente si rincorrono molte voci, non ufficiali, ma provenienti da fonti molto affidabili, sulla possibile chiusura del Commissariato “San Cristoforo” – dichiara Giuseppe Sottile -, forse nessuno ha messo a conoscenza il Dipartimento di Pubblica Sicurezza che lo shock numerico dei risultati conseguiti tra il 2010 ed il 2016 è conseguenza diretta dello shock numerico subito dall’organico. La perdita di un presidio di Polizia in una zona ad alto tasso di criminalità sarebbe una grave perdita per la città tutta ed un messaggio di ambigua interpretazione per la criminalità, ma anche lasciare il Commissariato agonizzante ha poco significato».