Home / 2018 / Maggio (Pagina 39)

L’assessore al Turismo e Spettacolo della Regione Sandro Pappalardo ha partecipato all’avvio del 54esimo ciclo di rappresentazioni classiche nel teatro greco di Siracusa curato dalla Fondazione Inda.
Il ricco calendario di rappresentazioni prevede sei produzioni e 56 repliche per arrivare sino al 18 luglio, con una breve interruzione dal 24 al 29 giugno. Eracle di Euripide per la regia di Emma Dante ha aperto la stagione ed ha fatto registrare la presenza di 4 mila spettatori.

“Respirare cultura a pieni polmoni – dichiara l’assessore Pappalardo – in un luogo pieno di magia e di sacrale rispetto per la grande storia che ha alle spalle è una emozione unica. Siracusa e il suo teatro greco sono la cornice di un ciclo, come sempre, di alto livello di rappresentazioni classiche messo in campo dall’Inda. I numeri testimoniano il successo con oltre 140mila spettatori nel 2017. Il mio impegno sarà quello di sostenere e valorizzare questo grandissimo ricevuto soltanto trascuratezza. Adesso occorre invertire la rotta, e punterò con decisione a rafforzare un ciclo di spettacoli che segna l’identità, la tradizione e la cultura di una regione meravigliosa”.

Bisogna porre fine una volta per tutte allo scaricabarile tra il Comune e la Cooperativa Progetto Vita” – così interviene il Consigliere d’Opposizione, Oscar Aiello, in merito alla vicenda dei mancati pagamenti alle lavoratrici, che si occupano dei disabili nelle scuole, dei portatori di handicap a domicilio e degli anziani a domicilio.

“Essendomi interessato del problema – dichiara Aiello – al Comune mi è stato detto che il pagamento non può avvenire perché la Cooperativa non ha presentato il Durc, la Cooperativa dice invece che il Durc c’è e il Comune non pagherebbe da Dicembre. E mentre Comune e Cooperativa giocano a ping-pong di responsabilità – ribadisce l’esponente di Direzione Futuro – chi lavora con professionalità e tanto sacrificio non viene pagato da Gennaio.

Una situazione inaccettabile, che crea disagi alle famiglie e mortifica le lavoratrici, alle quali manifesto solidarietà a nome di tutto il movimento Direzione Futuro.

Pertanto – conclude Oscar Aiello – occorre individuare una volta per tutte le responsabilità del mancato pagamento degli stipendi e punire chi sbaglia affinché il problema non si verifichi più”.

Ma in quanti siete? 

Solo in due. O forse avrebbero dovuto rispondere “in 4” perché ci sono anche “una voce e una chitarra”, il meglio degli effetti speciali che si possano desiderare, in serate come quella consumatasi sulle tavole del Teatro dell’Acquario di Cosenza (sold out)  che ha ospitato lo scorso venerdì 11 maggio il duo londinese formato da Kevin Dempsey e Jacqui McShee. 

C’è da fare un plauso al direttore artistico della rassegna “La nave dei folli” Carlo Fanelli, che con quel pizzico di geniale follia ha scovato oltre la manica due artisti che – così come hanno spiegato loro stessi durante la serata – era la prima volta (inteso come prima esperienza) che suonavano insieme, dopo essersi incontrati per caso e piaciuti reciprocamente (musicalmente parlando), mettendo pertanto insieme tutto quello che si era consumato in decenni di personali carriere, accomunati dal folk britannico, e poi dal blues, contaminato dalla musica che arriva dall’est dell’Europa, dalla Bulgaria, dalla Russia.  

Le ballate inglesi sono un meraviglioso mondo sonoro che i due artisti hanno imbastito e raccontato, senza sovrastrutture, con la forza della voce sottile, raffinata, quasi cristallina di Jacqui McShee (che se chiudi gli occhi mai diresti che è una deliziosa signora di 70 anni) e dal carisma, dall’energia di Kevin Dempsey, chitarrista acustico sopraffino, compositore e intrattenitore. 

Sobri, a loro agio, appaganti. 

Sono saliti su di un aereo e raccogliendo l’invito di Carlo Fanelli sono volati in Calabria, abbandonando per qualche giorno la loro tournée nel Regno Unito, intenzionati a raccontare in musica, il mondo fatto di dettagli di musica britannica, all’interno del tessuto blues e jazz. Non dimentichiamo che la grande Jacqui McShee è stata la cantante dei Pentangle, innovativo gruppo Folk rock degli anni 70. 

Le tradizioni folkloristiche si vestono per l’occasione, in una dimensione intima, acustica, in un viaggio musicale vario, con sonorità affascinanti. 

Lei, vestita con un semplice vestitino a fiori, bionda, come un tempo, semplice – perché non ha bisogno di null’altro se non la sua voce che ricorda Joni Mitchell – una voce sottile, rotonda, da mezzo soprano, che si vela appena di malinconia, nelle ballate, sempre in equilibrio tra la trasparenza vocale e il vissuto che si porta dentro. 

Dempsey accompagna nei controcanti, suona in accompagnamento e poi ricama, con virtuosismi calibrati. Parla con il pubblico, è simpatico ed accattivante. 

“Come to me baby”, “Song to Molly” ed è subito atmosfera. Gli lascia il palco Jacqui durante la serata e Dempsey sfrutta quel tempo per deliziare il pubblico con il suo blues e con la musica inglese datata 1965. 

È un duo che sembra avere ancora  tante cose da dire, e malgrado qualche piccola imperfezione, che si perdonerà a due artisti di quella portata che ancora a 70 anni reggono magnificamente il palco, io c’ho visto una ruota panoramica in quel concerto, che girando e salendo verso l’alto raccoglie dettagli sonori fuori dal tempo, e poi il jazz in velata suggestione, oltre a quel sapere frizzante del folk e quando quel suono, girando arriva giù, vicino al pubblico, giunge appagante. 

Un bel concerto, un mondo lontano a portata di mano, storie di amore in musica, di canzoni dedicate e di voglia di fare ritorno da qualche parte, fosse anche una nostalgia. 

Simona Stammelluti 

Daniele  Fragapane 33 anni originario di Santa Elisabetta cugino di Francesco, ritenuto il vertice del mandamento della “Montagna”  è stato arrestato dalla polizia belga a Bruxelles,  che ha eseguito un mandato di arresto in carcere per associazione mafiosa. 

Era sfuggito alla cattura nell’ambito della maxi operazione antimafia e seguita dei carabinieri del comando provinciale di Agrigento,  denominata “montagna”  Fragapane,  non si nascondeva ma conducevo una vita tranquilla in Belgio dove peraltro è capitano ed attaccante della squadra di calcio dilettantistica la Rolex. Secondo l’accusa Daniele Fragapane si sarebbe occupato della famiglia mafiosa per un certo periodo e di essere stato il braccio destro del cugino. 

 L’incidente tra venerdì e ieri in via gela nei pressi del villaggio Peruzzo, una donna travolta da un’auto alla cui guida vi era un uomo di 67 anni di Agrigento. 

La donna è portata all’ospedale San Giovanni di Dio dove sono stati effettuati tutti gli accertamenti diagnostici e sul posto del sinistro gli uomini della Polizia Municipale della città dei templi. 

Una vera e propria rivoluzione nel sistema sanitario pubblico che vede l’Ospedale Cannizzaro di Catania il “primo” ospedale pubblico, unico nel centro-sud e tra i 50 presenti in tutto il mondo, ad utilizzare, per i pazienti affetti da tumori o altre lesioni cerebrali, la tecnica della radiochirurgia  “Gamma Knife”.

L’attività clinica del nuovo Gamma KnifeIcon dell’ospedale Cannizzaro, inaugurata la scorsa settimana,è già operativa. Sono stati già trattati i primi cinque pazienti con la nuova apparecchiatura in regime ambulatoriale e non più in ricovero.

La radiochirurgia Gamma Knife, detta anche radiochirurgia stereotassica, è una forma molto precisa di radioterapia. Anche se è chiamata chirurgia, una procedura di Gamma Knife non comporta un intervento chirurgico effettivo.  Questa nuova macchina, ultima frontiera della “radiochirurgia stereotassica“ utilizza fasci di raggi gammacon precisione sub-millimetrica,che si irradiano concentrandosi sulla lesione da trattare, somministrando così una dose molto intensa di radiazione senza nessuna incisione chirurgica.

La radiochirurgia Gamma Knife viene denominata “chirurgia” perché rende possibile un risultato simile ad una procedura chirurgica reale attraverso una sola sessione di trattamento radioterapico. I fasci di radiazione sono centrati in modo molto preciso sul tumore, le lesioni o altre aree da trattare con un minimo effetto sul tessuto cerebrale sano circostante.

La radiochirurgia Gamma Knife è più spesso impiegata per il trattamento di tumori e di altre lesioni cerebrali. Viene anche impiegata per il trattamento di alcune malattie neurologiche, come la nevralgia del trigemino (una condizione in cui la compressione sul nervo trigemino provoca spasmi facciali molto dolorosi) e il trattamento del neurinoma dell’acustico (un tumore cerebrale che si localizza a livello dei nervi che controllano l’udito), disturbi del movimento, malformazioni artero-venose (angiomi cerebrali).

Il nuovo Gamma KnifeIconha una gestione funzionale integrata tra le U.O.C. di Neurochirurgia e di Radioterapia dell’Azienda Cannizzaro, ognuna per le proprie competenze, sotto la supervisione dei rispettivi direttori dr. Salvatore Cicero e dr. Francesco Marletta.

Il trattamento più idoneo, in ciascun caso, viene discusso e stabilito da un team multidisciplinare che si riunisce settimanalmente e che ha già programmato i trattamenti delle prossime settimane. Per accedere alle visite ambulatoriali, gli utenti possono contattare lo 095 7264015 (segreteria Radioterapia) o 095 7263435 (segreteria Neurochirurgia), dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13.


 

Il 16 novembre 2014 la Procura della Repubblica di Agrigento ha chiesto l’archiviazione delle indagini. Il 21 luglio 2015 la Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Alessandra Vella, ha respinto la richiesta di archiviazione restituendo gli atti di indagine, per altri approfondimenti, alla Procura. Il 25 settembre 2015 la Procura ha ripetuto per la seconda volta la richiesta di archiviazione a favore di 6 medici. Poi il 17 dicembre 2015 la Gip Vella ha accolto l’archiviazione per 4 medici e ha disposto l’ imputazione coatta per gli altri 2 medici che, dunque, hanno subito il processo. La notte tra il 16 e il 17 dicembre 2012 Vincenzo Rigoli è morto ad Agrigento a 19 anni di età in ospedale, al “San Giovanni di Dio”, dopo un incidente stradale in contrada Gasena alle ore 23.05. Alle 23.41 è entrato al Pronto soccorso. Il medico del Pronto soccorso, nonostante mancasse la Tac, ha diagnosticato le gravissime lesioni polmonari e al fegato. Vincenzo Rigoli alla mezzanotte è in sala operatoria. Il medico anestesista ha eseguito correttamente il suo compito. Poi, in sala operatoria lavorano  3 chirurghi generali che, tra le lesioni al polmone, e quindi a tamponamento dell’emorragia ai polmoni, e le lesioni al fegato, scelgono di intervenire al fegato e tagliano l’addome praticando una laparotomia per tamponare l’emorragia al fegato. Nel frattempo, il medico chirurgo toracico, l’unico capace di intervenire sul torace e quindi sulla emorragia polmonare, è stato già allarmato dalle ore 23.30. E’ residente a Gela e, giustificandosi a causa del maltempo, giunge in ospedale 2 ore e 30 minuti dopo la telefonata, alle ore 2, quando Vincenzo Rigoli, nonostante le trasfusioni di sangue, ha già subito un arresto cardiocircolatorio. Alle ore 2.45 Rigoli muore per shock emorragico. Se l’ intervento di tamponamento della emorragia polmonare fosse stato eseguito prioritariamente e tempestivamente, o dal medico specialista o anche dai 3 chirurghi generali, che, secondo i consulenti della parte civile, avrebbero potuto agire manualmente, in modo più rudimentale, praticando una toraco – freno – laparotomia, Vincenzo Rigoli sarebbe morto malgrado ciò oppure si sarebbe salvato? Vi è un rapporto di causa ed effetto tra le condotte dei medici e la morte del ragazzo? E poi, altro interrogativo : per quali ragioni non si è proceduto a trasportare Enzo Rigoli con l’ elisoccorso in un altro ospedale dotato di unità operativa toracica d’urgenza più attrezzata? A tali interrogativi hanno risposto i periti del Tribunale, il medico legale Dino Maria Tancredi e il chirurgo Innocenzo Bertoldi, secondo cui “la condotta professionale dei medici non è certamente condivisibile e un trattamento ottimale avrebbe aumentato le possibilità di sopravvivenza ma forse in maniera non decisiva”. E il giudice monocratico Maria Alessandra Tedde, probabilmente perché non ha accertato la colpevolezza “al di là di ogni ragionevole dubbio”, ha assolto, “perché il fatto non sussiste”, i due medici imputati di omicidio colposo, il primario del reparto Chirurgia, Salvatore Napolitano, e il chirurgo Sergio Sutera Sardo. A conclusione della requisitoria, la pubblico ministero Manuela Sajeva ha invocato la condanna a 4 anni di reclusione per Sutera Sardo e 2 anni e 2 mesi per Napolitano. Il giudice, secondo chi scrive, ha praticato la saggezza latina espressa nel principio “In dubio pro reo”, ossia nel dubbio si giudica a favore dell’imputato.

A.R (Teleacras)

Trasferiti su nave inglese diretta verso il porto di PozzalloUn barcone con 95 migranti è stato soccorso ieri sera nelle vicinanze delle coste di Lampedusa. Dopo essere stati trasbordati sulle motovedette della Guardia Costiera gli extracomunitari, quasi certamente tunisini, sono stati trasferiti a bordo della nave inglese protector che sta navigando alla volta di Pozzallo (Rg). Si tratta del secondo recupero nel giro di pochi giorni di migranti che non vengono fatti sbarcare a Lampedusa ma accompagnati con altre imbarcazioni verso la Sicilia. L’hot spot dell’isola ospita infatti in questo momento oltre cento persone in attesa di essere trasferite, il massimo della capienza prevista.

Investite a Palermo, automobilista fugge ma viene rintracciato

Anna Maria La Mantia, 63 anni, e la figlia, Angela Merenda, 43 anni, sono state investite da un’auto e uccise la scorsa notte a Palermo. Una Fiat Punto in via Fichidindia, nella periferia est della città, le ha travolte mentre stavano attraversando la strada. La madre è morta sul colpo, la figlia all’ospedale Civico dove era stata portata dai sanitari del 118. Il pirata della strada, fuggito dopo l’investimento, è stato individuato e si troverebbe nella caserma dei vigili urbani.