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Quante volte abbiamo tirato su un muro, dietro il quale ci siamo nascosti difendendoci da qualcosa o da qualcuno, o semplicemente per non vedere quel che era troppo scomodo, in una vita spesso già scomoda di suo. 

Un muro da tirare su in una notte, un muro che separa la realtà dai sogni, l’illecito dallo sfruttamento, l’avidità dal bisogno; un abuso edilizio, da consumare a discapito dell’arte e a favore dell’ennesima attività commerciale, che non fa sconti, se non sugli scaffali. 

A tirare su quel muro due Muratori, Fiore e Germano, squattrinati, in cerca di un riscatto sociale, amici ancora per un po’, divisi – così come fa quel muro – da una visione un po’ diversa della vita. Uno realista, sposato, con figli, l’altro scapolone incallito, ancora alla ricerca di cosa fare da grande, un sognatore che gira con l’Ape; eppure scoprono di avere più di qualcosa in comune, senza saperlo. 

Accettano un lavoro in nero, per racimolare una somma che gli permetta di aprire un’impresa di spurgo. Germano ha paura del buio e dei topi (la materia prima delle fogne) e Fiore, che teme che quello che stanno per compiere, sia una fatica immane, per poi continuare ad essere nessuno “con tanti sogni e senza speranze”. 

Germano difende il ruolo del destino, Fiore sostiene che “il destino è diventare grandi e si diventa grandi mettendo un mattone alla volta, ma messo bene”. 

E di mattoni in scena se ne mettono su tanti e per davvero. Un muro di 4 metri si erge sul palcoscenico, ed è una piéce faticosa, in manualità ed intenti. Carriole da trasportare, cemento da preparare e foratini da sistemane. Tutto in scena, dal vivo, sotto gli occhi di un pubblico che ride, tanto, perché il romanesco è spiccato, le battute geniali. 

Ma la genialità di Edoardo Erba – che ha scritto 16 anni fa il testo teatrale –  è quella di imbastire attraverso i dialoghi, una storia che è attuale più che mai, che si regge sull’impalcatura – è proprio il caso di dirlo – delle problematiche del lavoro, sulle aspettative puntualmente deluse, sulle amarezze che restano in tasca insieme a pochi spicci. E poi ancora sulla questione dei favoritismi, degli imbrogli autorizzati nel mondo dell’imprenditoria, del come si diventa esperti di truffa, per poter “fottere il mondo”.

I protagonisti bravi fino alla lacrime – che non sono solo di risate ma anche di commozione  – sono Nicola Pistoia e Paolo Triestino, che diretti da Massimo Venturiello, interpretano con maestria, veracità ma anche delicatezza il ruolo della disillusione, e di come alla fine non si guarda in faccia a nessuno, per un minuto di felicità o anche solo per una dose di illusione, che è così forte da sembrare vera.   

Lo spettacolo non è solo un ritratto di come il potente mondo imprenditoriale stia facendo scivolare la società nel simultaneo degrado culturale, nella deriva che sembra spettare ai posteri, ma è anche un poetico esperimento sociale ed antropologico; è un testo che racconta molto bene di un amore per il teatro. Quel teatro che entra esso stesso nel testo teatrale, oltre che nelle mura del teatro. 

Il “metateatro” che si affaccia alla “meta realtà”, è una delle parti degne di nota del testo di Erba. La signorina Giulia, protagonista di uno spettacolo teatrale – interpretata in maniera affascinante e deliziosa da Lydia Giordano – piomba nella vita dei due muratori, in tempi diversi, dividendoli in più di un momento; quando Fiore prova a convincere Germano che quell’incontro è solo frutto di una allucinazione e quando lo stesso Fiore, subisce il fascino di quella creatura che credeva non potesse esistere se non in un’opera teatrale [In fondo il lavoro a nero, era in un teatro in disuso da un po’]. 

L’ipotetica donna dei sogni in un sogno, forse ad occhi aperti. Che di alcuni sogni si ha bisogno, in fondo, ogni tanto, per sopravvivere. Il fatto è che la realtà è così dura, a volte, che quell’attimo di Incanto, non lo vuoi lasciare neanche al tuo miglior amico. 

Mai noioso lo spettacolo, pregno di capacità e di successi e di talento, che talvolta è collettivo, proprio come in questo caso. 

Edoardo Erba sa scrivere, il suo testo è finito in scena e lì è restato meritatamente (perché il riscontro del pubblico lo ha tenuto in vita) per 16 lunghi anni.  Partito il 20 novembre del 2002 con centinaia e centinaia di repliche in tutta Italia da Bolzano a Palermo; ha viaggiato per tanto tempo e si è fermato ieri sera, per l’ultima replica in assoluto, al Teatro Ghione di Roma. 

Il testo di Erba è la risposta a tutti coloro che in questi anni hanno pensato che il teatro si fosse affiacchito, che la drammaturgia contemporanea fosse in sordina. La scelta del dialetto romano ha creato il giusto spessore all’opera, ha reso il senso, ha suggerito riflessioni, così come il napoletano fa nelle commedie di De Filippo. 

Il testo di Erba è finito in teatro passando nelle mani di un ottimo Venturiello alla regia, e di due fuoriclasse, Pistoia e Triestino, che hanno reso tutto così vero, così appassionato, fino allo stremo delle forze, (anche fisiche) come quel destino che a volte ti fa restare “un muratore della vita”, per tutta la vita. 

E allora il destino di quest’opera è quella di restare nella storia del teatro contemporaneo, con il pregio di aver raccontato le fragilità dell’essere umano e di quella società che si è spostata troppo in là, si è spostata dove i muri che crollano sono quelli che seppelliscono l’arte sotto un mucchio di macerie e da esse non risorge un domani che può essere cambiato, e lui, Edoardo Erba profeticamente lo sapeva già 16 anni fa. 

Applausi a scena aperta ieri sera, al Teatro Ghione, commozione pulsante e ringraziamenti doverosi per chi ha lavorato alacremente a che questo progetto avesse lunga vita, e a chi con amore gestisce il teatro e protegge la cultura. 

 

Simona Stammelluti

Ha ormai tutti i capelli bianchi il pianista statunitense, ha la nonchalance di chi ha navigato abbastanza per potersi permettere tutto o quasi, ha la postura di chi non ha tante regole da seguire tranne l’estro che nel tempo l’ha reso riconoscibile e apprezzabile come uno dei migliori pianisti della scena jazzistica contemporanea. 

Molti hanno azzardato paragoni tra Brad Mehldau e alcuni pianisti del passato. Lui si è sempre scrollato di dosso questo peso ed io, a dire il vero, c’ho provato ma non ci sono riuscita, forse perché quando lo ascolto provo sempre la stessa sensazione – che non mi accade spesso ascoltando concerti – ossia di riconoscere nel suo pianismo una sorta di effetto ipnotico che lui dispensa all’ascoltatore, attraverso quel suo modo di ripetere le note, in controtempo ostinato ed armonico, e si sentono tutte, le variazioni di tempo tipiche di chi è stato influenzato dalla musica classica e sa come allargare e poi stringere nel timing; e poi quella caratteristica di fare domande con la mano sinistra per poi rispondere con la mano destra, cosa che prima di lui (ma in maniera differente) aveva fatto meravigliosamente bene Bill Evans. E se in “piano solo” questo accade abbastanza spesso nelle esecuzioni pianistiche, più o meno bene, in trio diventa un dialogo aperto in cui tutti gli strumenti in gioco, danno una loro risposta che – in questo caso – non é mai sbagliata, anzi, è convincente e appagante. 

Brad Mehldau, ospite sabato 12 maggio nella Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, ha ipnotizzato tutti, con la complicità di due musicisti sopraffini e  perfettamente complici di ciò che il pianista aveva da raccontare. 

Brani tratti dal suo ultimo lavoro discografico “Seymour Reads the Constitution!” in uscita in questi giorni, realizzato proprio in trio con due eccellenti musicisti  Larry Grenadier, strepitoso al contrabbasso e Jeff Ballard, raffinato e sofisticato alla batteria – che nella serata di sabato mi sono piaciuti tanto quanto il leader. 

Alcuni dei brani eseguiti sono originali, ma combinati con alcuni pezzi pop. 

C’è grande scorrevolezza, fruibilità e godibilità nelle esecuzioni, come in “Ten Tune”, e poi quel linguaggio personale che non ammicca ai giganti del passato. E la performance è ancor più apprezzabile proprio nella misura in cui la stessa si snoda su reinterpretazioni di brani di altri compositori, con il focus su opere di Cole Porter, o “and I love her” di McCartney. 

La rivisitazione di alcuni pezzi noti – come These foolish things”-  è originale, si sente tutta la sua  originalità stilistica, ma non abbandona quasi mai il tema; Mehldau lo imbastisce in ingresso e poi in un tempo ampio lo ricama, con Grenadier che usa l’archetto e  Ballard che spesso si serve delle spazzole; Ballard che anche negli assoli non strafà, non si ostina, ma lascia suonare tanto i tom quando il rullante in maniera calibrata e appassionante, dando al contempo dimostrazione della sua bravura all’interno del trio, che è in perfetta armonia. 

Nel jazz una performance in trio può diventare un piano solo e non solo un “assolo” ed e tutto normale, tutto appagante, tutto calibrato. Questo sabato sera è accaduto, ed è stato uno dei momenti più ricchi di pathos. Tutto si ferma, al momento giusto, e lui, quel Pianista che parla poco ma suona tanto, che si lancia in poche parole in italiano e più recupera il suo inglese per piccoli convenevoli, continua a suonare come se avesse da dire qualcosa di importante e sapesse farlo solo così. 

Corre sui tasti verso le note acute, si lascia andare al virtuosismo, nuotando con bracciate sicura nelle acque calme di ciò che sa fare bene. L’estetica della sua arte pianistica si riappropria poi del trio, di quell’interplay che resta la chiave di volta di chi si propone in formazione. 

I brani corrono lungo il tempo e lo ingoiano facendoti dimenticare che sta “andando” perché tu sei lì, che cerchi di capire cosa faranno un minuto dopo. 

Nel jazz un pezzo può durare anche 20 minuti e alla fine dici “già finito?” Perché in alcuni ascolti si perde la dimensione spazio/temporale, si chiudono gli occhi, il tempo non scorre, batte.

Nel jazz quando si è più d’uno conta moltissimo l’affiatamento tra i musicisti, l’Interplay, la sintonia, un po’ come in quelle coppie che lo vedi da subito che si capiscono anche senza parlare.

Nel jazz ci sono tante formazioni eppure il trio così come era strutturato sabato sera resta una delle mie formazioni preferite. 

4 bis…l’atmosfera era impregnata di jazz, emozioni e pathos e nessuno voleva finisse. Quel pubblico era caloroso e affamato. 

Lo dice Mehldau : “sento una buona energia; è quella che mi da la carica” e allora va avanti, vanno avanti, suonano complici con i loro strumenti e tra di loro, suonano con la tecnica ma anche con l’estro che appartiene a chi non ha paura di osare. 

Sono lontani gli anni in cui Mehldau dalla musica classica si converte al jazz, per poi rivoluzionarlo il mondo del pianismo jazz, e dopo anni di sperimentazione armoniche, sembra tutto perfettamente in equilibrio tra lo spunto di genialità e il senso della polifonia. 

Simona Stammelluti 

Con dirigente Confindustria altri cinque, tra cui 3 poliziotti

Antonello Montante, presidente di Confindustria in Sicilia. 

La Polizia di Caltanissetta ha arrestato, con altre cinque persone, l’ex presidente di Sicindustria Antonio Calogero Montante, attualmente presidente della Camera di Commercio di Caltanissetta e presidente di Retimpresa Servizi di Confindustria Nazionale. Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di essersi associati allo scopo di commettere più delitti contro la pubblica amministrazione e di accesso abusivo a sistema informatico, nonché più delitti di corruzione. L’inchiesta, condotta dalla squadra mobile di Caltanissetta, è coordinata dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia. Tra gli arrestati, tutti ai domiciliari, ci sarebbero anche tre agenti della Polizia di stato che avrebbero fatto parte di una rete di spionaggio al servizio di Montante. A un sesto indagato è stato notificato un provvedimento di interdizione (sospensione per un anno dal lavoro)

L’avvio di una procedura di licenziamento collettivo è stata comunicata ai sindacati dal Girgenti Acque, il gestore del servizio idrico integrato. La società annunciato un piano di ridimensionamento del personale che riguarderà in totale 85 dipendenti: 75 operanti nella controllata Hydortecne e 10 nella stessa Girgenti Acque. Nella lettera pubblicata anche su Facebook dalla Uil TEC si evidenziano le difficoltà in cui opera il gestore e si fa il punto della situazione finanziaria. Girgenti Acque annuncia di puntare al contenimento dei costi soprattutto di investimento e annuncia il ridimensionamento e la riorganizzazione delle attività affidate alla Hydortecne , con conseguente riduzione di personale, avendo le società adottato ogni possibile iniziativa atta a razionalizzare i costi aziendali. La società di Marco Campione evidenzia alcuni aspetti già noti come il mancato conferimento delle reti da parte di alcuni comuni ai mancati finanziamenti pubblici.

Erano su gommone che stava affondando, oggi arrivo a Messina

La Aquarius, la nave di soccorso umanitario noleggiata da Sos Mediterranee e gestita in partnership con Medici Senza Frontiere, ha tratto in salvo 73 persone da un gommone sovraccarico nelle acque internazionali al largo della Libia. Malgrado avesse mostrato la propria disponibilità a proseguire l’attività di ricerca e salvataggio, la Aquarius ha ricevuto l’istruzione dalle autorità competenti di lasciare la zona Sar e fare rotta a nord senza rinvii. Questo mentre le condizioni meteorologiche favorevoli rendono probabili altri viaggi pericolosi. La nave approderà stamane a Messina.
    Tra i 73 naufraghi ci sono 12 donne, tra cui due in gravidanza, e 12 minori, inclusi sette non accompagnati.
    All’alba di sabato la Aquarius era tornata nelle acque internazionali a nord della Libia dopo lo sbarco, il 10 maggio scorso, di 105 persone nel porto di Catania.

 A capo un medico dentista di Favara ricchissimo da sequestrare o rapinare nella sua casa di Cannatello, San Leone, zona balneare di Agrigento, dove custodiva una cassaforte ricolma di denari, per pagare una partita di cocaina reclamata dal clan Fragapane e mai pagata dal clan Errigo di Comiso, tramite il referente,  è più importante dopo l’arresto del boss Concetto Errigo, ossia Carmelo Battaglia.

A capo e ad indicare il nome del facoltoso professionista ai mafiosi Comitini è stato il pentito favarese Giuseppe Quaranta , che aveva premura di recuperare i soldi di una partita di cocaina mai pagata da Battaglia che aveva fatto “incazzare tantissimo il seppur giovane boss e  figlio d’arte Francesco Fragapane. E gli uomini del clan Errigo avevano già reclutato il comando che avrebbe dovuto entrare in azione a Favara. Solo un caso fortuito ha fatto perdere tempo e il rapimento o la rapina del dentista favarese è rimasto fortunatamente solo un progetto. Inquirenti conoscono il nome del medico dentista. È, nell’allegare i verbali di Quaranta , la sua posizione è stata stralciata, gli atti del processo Proelio, ieri udienza a Catania subito rinviata al prossimo 23 maggio a causa del trasferimento del giudice ma giusto in tempo per raccogliere la richiesta degli imputati più imputati agrigentini di essere giudicati con il rito a breve abbreviato ossia Francesco Fregapane, 38, Di Sant’Elisabetta, Roberto Lampasona 41 anni di Santa Elisabetta, Antonino Mangione 38 anni di Raffadali e Girolamo Campione quarant’anni residente a Burgio. Hanno pensato bene di omissare l’intera pagina cinque (su 23)  segno tangibile che le investigazioni sono tuttora in corso.

Un incidente stradale si è verificato sabato pomeriggio nei pressi della Scala dei Turchi a Realmonte. Un uomo di cinquant’anni, rimasto ferito, dallo scontro tra il suo scooter ed un’auto con a bordo due turisti.

Per soccorrere il malcapitato è stato fatto arrivare  un elicottero che ha trasportato quest’ultimo all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta per le ferite riportate.

Giunto nel capoluogo Nisseno, il cinquantenne é stato ricoverato con una frattura del perone e del setto nasale ma nessuna preoccupazione. Sul luogo del sinistro sono sopraggiunti anche i carabinieri della Stazione di Realmonte.

Ad Agrigento, nello Spazio Temenos della Chiesa di San Pietro, in via Pirandello, da oggi venerdì 11 maggio a lunedì 14 maggio si svolgono le Giornate internazionali del Nero d’Avola. L’iniziativa è ideata e organizzata da Carmelo Sgandurra, Master Sommelier ed autore della “Guida del Nero d’Avola”. La manifestazione intende rilanciare, affermare, e apprezzare le produzioni del rinomato vitigno autoctono siciliano.

E le “Giornate internazionali del Nero d’Avola” proseguono oggi venerdì 11 maggio con il seguente programma:

alle ore 15 nello spazio Temenos della Chiesa di San Pietro il seminario su “L’evoluzione produttiva del Nero d’Avola, principe dei vitigni siciliani, dalle sue origini ad oggi. Prospettive future”.

Dalle ore 17 in poi una Masterclass riservata ad un pubblico ristretto che interverrà sulle caratteristiche sensoriali del Nero d’Avola e sulle sue sfaccettature territoriali. A seguire, infine, i banchi d’assaggio dei vini delle aziende partecipanti. 

Le interviste https://youtu.be/Qz3FGO1LPwQ

A Lampedusa barcone con 160 persone

Sbarco sull’isolotto di Portopalo di Capo Passero nel Siracusano. Individuata una barca a vela di nome Melody con bandiera degli Stati Uniti. A bordo 37 migranti, tra cui 3 donne e 3 bambini, di asserita nazionalità kurda. Le forze dell’ordine hanno anche ritrovato in spiaggia un piccolo tender utilizzato dagli scafisti, probabilmente tre ucraini, per fuggire. Secondo quanto ricostruito dalle testimonianze dal Gruppo interforze di contrasto all’immigrazione clandestina della Procura di Siracusa, i migranti sono partiti cinque giorni fa dalle coste greche, pagando 5 mila euro ciascuno per il viaggio. A Lampedusa Continuano senza sosta gli sbarchi di migranti tunisini a Lampedusa. Ieri pomeriggio per il terzo giorno di fila, un barcone con 160 migranti a bordo è stato intercettato dalle motovedette della capitaneria di porto vicino l’isola. I 160 migranti sono stati accompagnati a Trapani con due motovedette una della capitaneria di porto e una della guardia di finanza.