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Sono parcheggiatori abusivi, tra loro una donna

Quattro persone sono state arrestate dai carabinieri del nucleo investigativo di Siracusa per aver appiccato un incendio all’auto del sindaco di Siracusa Giancarlo Garozzo, nel novembre scorso. Secondo i militari dell’Arma ad agire sono stati alcuni parcheggiatori abusivi che volevano in questo modo intimidire il primo cittadino dopo il piano repressivo, messo in atto con i carabinieri del comando provinciale, contro il fenomeno del posteggio abusivo.
    I carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di tre uomini e una donna, accusati di estorsione e danneggiamento aggravati in concorso.
    L’intimidazione avvenne in tardo pomeriggio: Garozzo, che si trovava a Roma per motivi istituzionali, aveva lasciato l’auto davanti alla sua abitazione. A dare l’allarme era stata la moglie del sindaco.

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Nessuna diffamazione contro Di Matteo, solo critica aspra e pungente, con toni iperbolici (art 52 cod penale e art. 21 Cost)”. Lo dice l’avvocato Giampaolo Cicconi, difensore di Vittorio Sgarbi, commentando la sentenza di ieri del giudice monocratico di Monza che ha condannato Sgarbi a sei mesi di reclusione per avere diffamato nel 2014, sul Il Giornale, il magistrato palermitano. Per omesso controllo è stato condannato a tre mesi il direttore del quotidiano Alessandro Sallusti. “Ricordo – aggiunge il legale – che la Corte europea ha più volte detto che i giornalisti sono i cani da guardia della democrazia. Errata la pena: il tribunale di Monza, applicando la pena illegale della reclusione ha finito per danneggiare più Di Matteo che Sgarbi e Sallusti”. 

 – La polizia di Ragusa ha sgominato una banda specializzata in rapine e furti con ‘spaccate’. Sono venti gli ‘assalti’ contestati agli indagati, con cinque furti commessi in una sola notte tra tentati e consumati. La tecnica, è emerso da indagini della squadra mobile di Ragusa e del commissariato di Vittoria, era sempre la stessa: rubavano auto vecchie e robuste con sistemi di sicurezza obsoleti e le usavano come “ariete” per sfondare infissi in vetro o saracinesche.
    Alcuni degli indagati erano agli arresti domiciliari, ma di notte uscivano di casa per commettere i reati. Sono cinque le persone destinatarie di un provvedimento cautelare emesso dal Gip su richiesta del procuratore Fabio D’Anna e del sostituto Santo Fornasier. 

    Gli arrestati sono Rosario Antoci, 32 anni; Salvatore Fidone, 28 anni e i ventenni Giovanni Giliberto, Salvatore Giordanella, e Gabriele Meli, tutti di Vittoria.
Non curanti dei danni che arrecavano agli esercizi commerciali, i ladri distruggevano gli infissi e le saracinesche e facevano razzia di tutto ciò che potevano facilmente portare via. Spesso si accontentavano delle monete contenute nelle casse e facevano danni per migliaia di euro per rubare 300 euro di monetine. Inizialmente la banda di vittoriesi operava nel territorio ipparino, poi ha iniziato a spostarsi su Comiso ed altri comuni a seguito degli arresti e dei controlli disposti dal questore di Ragusa. Gioiellerie, minimarket, profumerie, parrucchieri, panifici, farmacie, bar, distributori di carburanti e pasticcerie rientravano tra gli obiettivi dei criminali.
Grazie alle telecamere di videosorveglianza pubbliche e private è stato possibile trovare i primi indizi. Gli investigatori hanno ricostruito ben 20 fatti reato, tra furti in abitazione, furti aggravati e una rapina

“DILLO A NOI”.
Sulla scia della proposta dialtri meetup del M5S, nasce anche ad Agrigento il sevizio di segnalazione che si pone da tramite tra i cittadini e l’amministrazione comunale.
Grazie a “Dillo a Noi”, si potranno segnalare tramite il numero Whatsapp 391 478 3908 o l’indirizzo mail: movimento5stelleagrigento@gmail.com tutti i disservizi, disagi, potenziali pericoli presenti in città, le richieste verranno filtrate e inviate via PEC agli uffici comunali di competenza. Il consiglio comunale già nel 2016, sotto proposta del M5S, con la delibera 104 del 6 Luglio, aveva approvato un atto di indirizzo per l’amministrazione che dava la possibilità ai cittadini di comunicare direttamente con l’ amministrazione attraverso anche un numero whatsapp, mail e telefono: il servizio non è mai partito.
Gli Attivisti con le Stelle per Agrigento insieme alla portavoce Marcella Carlisi sono a disposizione per le segnalazioni dei problemi al fine di impegnare l’amministrazione nella loro risoluzione.

Le prossime amministrative del 10 giugno: Rosario Serravillo, coordinatore comunale di Forza Italia a Castrofilippo,  sostiene la lista civica “SìAmo Cafrofilippo” e il candidato sindaco Franco Badalamenti. La lista e il candidato sindaco sono stati presentati nel corso di una manifestazione a cui hanno partecipato anche dirigenti del partito provinciale di Forza Italia e del movimento giovanile tra cui la coordinatrice provinciale Lilly Di Nolfo. Lo stesso Rosario Serravillo commenta: “La lista a sostegno del sindaco Badalamenti ha tra i candidati al consiglio comunale un elevato numero di giovani e donne, a testimonianza di una sana partecipazione civica e di una prospettiva generazionale ammirevole”.

A conclusione del processo, con rito abbreviato, il GUP ha condannato per “traffico di cittadinanza” Cleber Zanatta, 44 anni, residente a Cassibile, Diego Zanatta, 30 anni, fratello di Cleber, anch’egli residente a Cassibile, Sabrina Dos Santos, 33 anni, moglie di Cleber Zanatta, residente a Cassibile, Antonio Mameli, 67 anni, responsabile Ufficio anagrafe del Comune di Augusta, Angelo Zappulla, 65 anni, responsabile Stato Civile del Comune di Floridia, Carmelo Lo Giudice, 63 anni, impiegato dell’Ufficio Stato Civile del Comune di Floridia.

L’attività investigativa del commissariato di Augusta, coordinata dal sostituto procuratore Tommaso Pagano, era iniziata nell’Aprile del 2016, con il riscontro di un flusso alquanto “anomalo” di cittadini brasiliani, che entrati in Italia  in esenzione del visto per soggiorni di breve durata,  così come previsto dalla relativa disciplina comunitaria, ottenevano in breve tempo il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis, per poi richiedere il rilascio del passaporto. Altro fattore “anomalo” era che tutto l’iter burocratico era gestito dall’agenzia  disbrigo pratiche di Cleber Zanatta titolare della stessa, con sede a Siracusa.

La tempistica nel concedere i documenti per la cittadinanza, che richiedono una complessa attività amministrativa con verifiche sulla veridicità della documentazione presentata dalla straniero e la mancanza delle contro-verifiche nello Stato di origine dello stesso, sono stati gli elementi che hanno fatto insospettire gli agenti investigative ed avviare così, degli accertamenti.

Il Giudice per l’udienza preliminare ha riconosciuto colpevoli di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e corruzione Cleber Zanatta condannandolo a 6 anni e 8 mesi di reclusione e una multa di 30 mila euro; alla moglie, Sabrina Dos Santos 3 anni e 4 mesi di reclusione e la multa di 16 mila euro; a Diego Zanatta, fratello di Cleber, 4 anni di reclusione e la multa di 20 mila euro; ad Antonio Mameli 4 anni e 8 mesi di reclusione e la multa di diecimila euro; ad Angelo Zappulla 4 anni di reclusione e a Carmelo Lo Giudice la pena di 3 anni di reclusione (questi ultimi ritenuti responsabili solo per corruzione).

Con una nota indirizzata al Presidente della Regione Nello Musumeci, nella giornata di oggi, il Commissario straordinario, Maria Grazia Brandara, coinvolta nel caso Montante, si è dimesso.
Questo il testo integrale di quanto a tal proposito ha comunicato il Commissario straordinario:
“Dopo un’attenta riflessione susseguente al ricevimento dell’avviso di garanzia relativo al cosiddetto “caso Montante” – si legge testualmente nella nota – ho maturato l’idea che oltre ad essere integri sia anche necessario apparirlo.
Pertanto, pur nella coscienza della mia estraneità a fatti penalmente rilevanti, ritengo sia necessario rassegnare le mie dimissioni da commissario straordinario del Comune di Licata con effetto immediato”.

A nostro modo di vedere l’unica grande, ottima, straordinaria notizia è quella che rilascia il “certificato” del fatto che Alfonso Frisco, sindaco uscente di Alessandria della Rocca, non si è ricandidato. Ma prima di lasciare e rifornire due braccia all’agricoltura il suo danno personale lo ha fatto.

E lo ha fatto a scapito degli alessandrini, popolo civile e perbene, che in parte (ed una parte…) ha voluto credere in lui qualche anno fa.

La lista di Salvatore Tallo e la lista civetta che avrebbe dovuto accompagnare al voto la dirigente scolastica Giovanna Bubello sono state bocciate.

Stamattina, la commissione elettorale di Ribera, ha spedito al mittente i due plichi i quali, per diversi motivi, non sono stati ritenuti perfetti per essere presentati.

Il tutto grazie ad una mossa dell’agricoltore (per sua stessa ammissione in una mia trasmissione) che ha cercato (in parte riuscendovi) di far franare tutta la terra che ruotava attorno ai due candidati Bobello e Tallo. 

Già, il Tallo. Quel Salvatore che per anni è stato suo presidente del Consiglio comunale e che oggi ha subito il più classico dei “spunnapedi” proprio dal suo vecchio pupillo don Fofò.

Fofò ha cazzeggiato trequarti di paese; aveva la lista, poi no, poi si, poi forse. Insomma ha tirato fino all’ultimo per destabilizzare prima gli ignari cittadini, poi la lista civetta della dirigente Bubello e quella della contrapposizione di Salvatore Tallo. 

Tallo è rimasto fuori, la civetta non esiste più e adesso ad Alessandria della Rocca per avere un nuovo primo cittadino dovrà votare il 50% più uno degli aventi diritto.

Non possiamo non sottolineare, dunque, l’incresciosa situazione che si è venuta a determinare grazie alle gesta gloriose di chi adesso dovrà tornare ad arare i campi e raccogliere cipolletta di ottimo gusto. Ma sarebbe anche doveroso da parte sua riconoscere agli alessandrini che forse il posto che ha occupato in questi anni non lo meritava affatto.

Alessandria della Rocca, gloriosa cittadina dell’entroterra agrigentino, merita molto di più. 

Un conto è una fascia tricolore, un altro conto sono una zappa e un forcone…

N.B. Nella giornata odierna ho ricevuto una telefonata dal presidente del Consiglio uscente Salvatore Tallo il quale, pur riconoscendo molte verità nell’articolo di ieri, non ha particolarmente gradito che il sottoscritto scrivesse che lui e Alfonso Frisco fossero stati “compagni di merende”.

Ovvio è scontato che da parte nostra su questa terminologia si voleva solo ed esclusivamente rimarcare il fatto che Tallo e Frisco fossero dei grandissimi amici soprattutto dal punto di vista politico.  Nulla più. Potevamo scrivere amici per la pelle, culo e camicia, cip e ciop. Non sarebbe cambiato nulla. Il significato delle nostre parole è chiaro. Così come è chiaro, purtroppo, che nella vita, le migliori fregature arrivano proprio dagli amici più stretti.


Un uomo di 72 anni Stefano Greco è morto nello scontro frontale avvenuto sulla strada consortile ASI di Termini Imerese a Palermo,  all’altezza della centrale dell’Enel. Greco viaggiava su una Fiat e 600 e si è scontrato con una Chevrolet Matiz a bordo vi erano altri due uomini 39, e 41 anni trasportati in ospedale, sono intervenuti i carabinieri i vigili del fuoco e  la personale del 118.  

Il comune di Montevago, così come deliberato dal consiglio comunale, ha manifestato l’interesse all’acquisizione dei beni confiscati alla mafia ricadenti nel proprio territorio al fine di realizzare progetti sociali”. Lo spiega il sindaco della città termale, Margherita La Rocca Ruvolo, al termine della conferenza di servizi provinciale indetta dall’Agenzia Nazionale per i beni sequestrati e confiscati e svoltasi oggi alla prefettura di Agrigento.

Sono complessivamente 14 gli immobili confiscati a Montevago, solo 11 quelli che potranno essere utilizzati, poiché 3 si trovano nel vecchio centro distrutto dal terremoto del ’68 e non sarà possibile riutilizzarli. Adesso si attende dall’Anbsc l’emanazione del decreto di destinazione dei beni al comune che, con proprio regolamento, stabilirà poi come affidarli a fini sociali.

“Durante l’incontro in prefettura – aggiunge il sindaco di Montevago – si è parlato anche della Calcestruzzi Belice, sulla questione c’è la massima attenzione da parte di tutti. Per quanto riguarda i locali dell’azienda si stanno valutando varie ipotesi per la fruizione di questo posto che non può essere lasciato in abbandono. Ritengo importante e necessario che vengano restituiti alla comunità i beni sottratti a circuiti illegali per il loro riutilizzo a fini sociali e per la valorizzazione del territorio”.

Mercoledì scorso, Sua Eccellenza Prefetto di Agrigento, Dario Caputo, insieme al sindaco di Montevago, ha visitato la Calcestruzzi Belice. “Un ringraziamento – conclude Margherita La Rocca Ruvolo – va al Prefetto Caputo per la grande sensibilità mostrata oggi e mercoledì scorso quando, visitando la Calcetruzzi Belice, ha espresso solidarietà ai lavoratori impegnati in questi mesi in una lunga battaglia per il lavoro ed è rimasto colpito dalla grandezza dell’impianto estrattivo e degli uffici impegnandosi ad affrontare, con l’Agenzia Nazionale per i beni sequestrati e confiscati, eventuali ulteriori difficoltà che si dovessero frapporre all’ottimale gestione di questo patrimonio che non può essere disperso”.