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Sciopero dei lavoratori marittimi e dei lavoratori portuali del 11 maggio 2018

La FIT CISL e la UST CISL di AG-CL-EN, in merito allo sciopero dei lavoratori Marittimi e dei lavoratori portuali dell’11 maggio 2018, sottolineano che: Il territorio di Agrigento è posto al centro di un sistema marittimo e portuale di primaria importanza, i porti di Porto Empedocle, Licata e Lampedusa con le prerogative di traffico ed assistenza a navi adibite al trasporto merci e viaggiatori, quindi interessate da una consistente attività lavorativa dei due settori marittimo e portuale, è fortemente colpito dalle motivazioni della vertenza che ha portato allo sciopero dell’11 maggio 2018.
Accade sempre più spesso che le compagnie navali utilizzano i lavoratori a bordo delle navi in sostituzione dei lavoratori portuali a discapito della sicurezza delle operazioni portuali che mette a rischio l’incolumità di chi opera nell’area.
Il Segretario della UST di Ag Maurizio Saia e della Fit Cisl Mario Stagno, continuano dicendo:
L’autoproduzione è la ragione principe di tale malessere, si assiste infatti da parte degli armatori al proliferare continuo di richieste al ricorso di tale sistema che mortifica il lavoro e la professionalità del “portuale” in nome di una riduzione di costi che non può giustificare rischi a cui vengono sottoposti anche i passeggeri delle navi nei porti italiani.
Il nostro territorio vive due vertenze, a Licata e Lampedusa dove sono già state rilasciate autorizzazioni in merito e dove la Cisl è in prima linea con le altre OO. SS. confederali a contrastare questa forma di “svilimento” del lavoro e della professionalità che crea dumping nel lavoro portuale e lacune nella filiera della sicurezza, come testimonia la lunga serie di infortuni nell’ambito marittimo e portuale.
La valorizzazione degli organismi consultivi che agiscono in materia, potrebbe essere un buon inizio alla risoluzione della vertenza, così come una necessaria riforma di legge del settore che puntualizzi e valorizzi il sistema marittimo e portuale che ancora oggi predilige l’impresa al sistema, in un clima di corsa al “risparmio” sempre a discapito dei lavoratori.
Pertanto concludono confermando la necessità dello sciopero dell’11 maggio 2018, a contrasto di una selvaggia corsa al ridimensionamento del lavoro, che non tiene conto, minimamente, dell’impatto in termini occupazionali e sociali, in un territorio già pesantemente martoriato.

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