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Usb su hotspot Lampedusa: “Chiudiamoli”

Lo scorso 13 marzo si sono incontrati al Viminale il capo dipartimento per le Libertà civili e l’immigrazione, il direttore centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle frontiere del dipartimento di Pubblica Sicurezza ed il sindaco di Lampedusa. Nel corso del colloquio è stata analizzata la situazione del Centro di Lampedusa. A conclusione dell’incontro, si è convenuto di procedere al progressivo e veloce svuotamento della struttura con chiusura temporanea della stessa, per consentire l’esecuzione dei lavori di ristrutturazione, a partire da quelli già programmati, riguardanti la recinzione, i locali mensa e la videosorveglianza. In caso di emergenza saranno assicurate le esclusive operazioni di primissimo soccorso ed identificazione, in vista della conseguente distribuzione territoriale dei migranti.  Una soluzione strutturale che non affronta minimamente quelli che sono i diritti fondamentali dei cittadini stranieri.          

Che fine hanno fatto i sacrosanti diritti umani delle persone migranti contemplati nella “Dichiarazione universale dei diritti umani” Che fine hanno fatto la Convenzione Onu sui diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie, le  Convenzioni OIL sui diritti dei migranti, la Piattaforma di Pechino, il Programma d’azione di Copenhagen?

E’ grave che questa convenzione, a più di dieci anni dalla sua adozione, non sia ancora entrata in vigore. Il problema hotspot di Lampedusa ed altri, riguarda la durata della detenzione dei migranti (superiore alle 48 ore previste dalla normativa) L’hotspot dovrebbe essere un posto in cui le persone lasciano le impronte, vengono identificate per poi essere divise tra richiedenti asilo e chi vorrebbe andare oltre Lampedusa. I tedeschi si inventarono i  lager intesi come  “magazzino”, luogo in cui esercitare una stretta sorveglianza  su un grande numero di persone, chiamati “pezzi”. La legge approvata nel 1933, sosteneva  che i  lager servivano per confinare e rieducare gli uomini. I migranti non sono “pezzi”, sono esseri umani, sono uomini, donne, bambini, sono domande, memorie, emozioni, sentimenti, tutti fattori che all’interno degli hotspot vengono ridotti al minimo addirittura abbandonati, per lasciare posto alla disperazione, alla sopravvivenza.

Non possiamo pensare di vivere in una democrazia apparente, in cui la libertà è soltanto un’illusione della nostra mente. Proviamo a stupire il Mondo, impegniamoci acciocché chiudano  gli hotspot.

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