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Caso movida in piazza San Calogero, la residente Germana Landri scrive una lettera aperta alla città

LETTERA APERTA ALLA CITTA’

Ho aspettato che passassero i giorni caldi della vicenda  per esternare la mia posizione e poiché  non sono “social” né iscritta su Facebook, non condividendolo come mezzo di comunicazione  e ritenendolo uno strumento subdolo e pericoloso  che dà voce senza nessun tipo di controllo e selezione, ho deciso di scrivere questa lettera.

Sono una dei ricorrenti della vicenda  “Nzolia”, ovvero una di quelle persone che per il fatto di “essersi permessa”   di avere fatto valere un proprio diritto nelle aule di un tribunale è stata definita da tanti “invidiosa, “cattiva” addirittura “appestata” tanto da dover essere emarginata dalla società.

Ebbene dico subito che non c’è bisogno che nessuno mi emargini perché oggi come non mai sono io stessa che mi dissocio da questa realtà agrigentina che attraverso una tastiera, senza conoscere lo svolgimento dei fatti,  le persone coinvolte e i danni subiti, ha sputato veleno e soprattutto senza averne i titoli ha confutato la scelta di un giudice che ha emesso un provvedimento non basato su  presunzioni o  considerazioni personali ma soltanto su fatti  ovvero certezze documentali di fronte le quali non poteva fare diversamente dato che il suo ruolo è quello di fare emergere la verità, tutelare la verità e tutelare chi subisce una violazione di legge.

Premesso ciò, preciso che nessuno di noi è ricco, invidioso, cattivo, nessuno di noi ha lo stipendio garantito al mese tantomeno una vita facile e nessuno di noi è contro l’impresa o contro la “movida” io per prima ne ho ampiamente fatto parte.

Ad oggi però mi trovo a vedere la movida sotto un altro aspetto, per molti anni sono stata soltanto un avventore dei locali notturni e non solo, ma da qualche anno, ahimè, sono anche una  residente di una abitazione collocata sopra i locali notturni …

Io per prima non ho risparmiato nessun commento nella simile vicenda accaduta qualche anno fa ad un altrettanto noto locale nei confronti di quei ricorrenti che hanno agito a tal proposito …

Ho pensato che le loro ragioni non fossero tali da giustificare i limiti imposti a quel locale.

Oggi ho chiesto perdono a queste persone per essere stata superficiale,  irrispettosa  del loro dolore, per avere giudicato senza  avere provato sulla mia pelle!!!

(“Un problema non è un problema quando non  è un mio problema).

Provate a immaginare la vostra normale vita, fatta di lavoro,di sacrifici, di alti e bassi, aspettate di poter rientrare nella vostra casa, luogo sacro dove chiuse le porte, si  lascia fuori tutto: preoccupazioni, fatiche, estranei.  La casa è un posto soltanto nostro, dove ti senti libero, che nessuno può violare … E invece no, un imprenditore viene a fare un investimento,  proprio sotto la tua abitazione, fa irruzione come un carro armato nella tua vita non curante di chi già stava in quel luogo (preciso che le nostre case non sono state acquistate adesso ma si tramandano di generazione in generazione e che oggi non potremmo neanche vendere oltre che  per un legame affettivo anche perché  ne è stato leso il valore), diciamoci la verità: “Chi di voi si comprerebbe una casa sopra un locale già super avviato e senza alcuna limitazione di orari?”

Cosa succede da quel giorno in poi? La tua vita cambia, ti vengono imposte nuove regole e soprattutto sei costretta a scappare da casa tua!

Il riposo così come il vivere liberamente nella propria casa sono sacrosanti diritti, non negoziabili e irrinunciabili!!!

Qui non è un problema di mancanza di tolleranza, perché si può essere tolleranti quando c’è  il rispetto di un ragionevole orario di inizio e di fine del disturbo arrecatoti. L’esasperazione  viene fuori quando invece non si sa fino a quando persisterà  quel rumore intollerabile ogni sera della settimana e di ogni stagione.  E a questo punto si diventa colpevoli e quindi passibili di punizione per avere una casa in centro. Ho conosciuto  gente intollerante  per molto meno tipo il classico caso del motorino dell’acqua o del cane che abbaia del vicino. Non è forse vero?

Secondo voi chi apre un locale nell’ambito di una  zona ricca di abitazioni non dovrebbe prima pensare che impronta dare alla propria attività?? Non dovrebbe pensare che la sua realtà debba conciliarsi con quelle già esistenti? Non dovrebbe pensare se quella attività possa disturbare qualcuno?

Nessuno vuole  impedire il divertimento, nessuno vuole danneggiare nessuno, nessuno vuole la “ morte” della città, semplicemente  si chiede di convivere nel giusto e reciproco rispetto così come le regole di una società civile impongono, ed evidentemente questo rispetto non c’è stato, nonostante tutti i tentativi.

E soprattutto nessuno vuole impedire lo sviluppo turistico di questa città e posso confermare che il turismo che veicola attorno la città di Agrigento è prettamente culturale e non discotecaro (lasciatemi passare il termine),  i turisti frequentano questi locali nella primissima serata poi stanchi delle visite di un giorno intero vanno a dormire per poi risvegliarsi presto la mattina seguente! Qui c’è gente che aspira a fare diventare Agrigento come Riccione! E vi ricordo che Agrigento è città d’arte che è stata candidata capitale della “cultura” e non capitale della “movida”.  I servizi che promuovono il turismo sono altri come i giusti collegamenti urbani, le strade pulite e il decoro della città.

Voglio  invitare  alla riflessione, soprattutto quelli che non hanno resistito a bombardare, offendere e fomentare le masse ed inoltre consiglio loro di battersi con la stessa veemenza e ostinazione, mostrata  in questa circostanza, per i problemi più gravi che affliggono la città.

Quello che ad oggi fa sgomento non è la legittima differenza di opinioni, ma la lapidazione virtuale avvenuta che rispecchia la povera società di oggi, dove non si agisce come individui ma come branco, un branco che si schiera senza alcuna valutazione oggettiva a favore della parte che fa più comodo. 

Molte persone ci hanno anche definito frustrati ma ritengo che la frustrazione sia di chi  in questa occasione abbia sfogato le proprie rabbie recondite , scrivendo ciò che la massa voleva sentire,  guadagnandosi nella vita un momento di gloria, notorietà e tanti “followers”…

Siamo anche stati definiti  dei non lavoratori, (magari potessi campare di rendita ). Invece noto con grande dispiacere come  siano molti i disoccupati di questa città che hanno tutto questo tempo da dedicare ai social.

Ci tengo anche a precisare che in questa vicenda non ci sono né vinti né vincitori, è noto infatti che nelle guerre purtroppo ci sono soltanto feriti…

Ringrazio quanti che hanno avuto il coraggio di esprimere il loro giudizio a nostro favore andando controcorrente, “ persone di  grande sensibilità e senso civico”.

E proprio in onore della città di Agrigento, voglio concludere così:

“Prima di giudicare la mia vita o il mio carattere mettiti le mie scarpe, percorri il cammino che ho percorso io. Vivi il mio dolore, i miei dubbi, le mie risate. Vivi gli anni che ho vissuto io e cadi là dove sono caduto io e rialzati come ho fatto io.”   (Luigi Pirandello)  

Germana Landri, residente in piazzetta San Calogero                                                  

12 COMMENTI
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    Salvo 26 Febbraio 2018

    …non ti curar di loro ma guarda e passa.

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    Salvo 26 Febbraio 2018

    Riflessione completa e intelligente.

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    Annamaria 26 Febbraio 2018

    Perfettamente da cordo su tutto. E’ facile parlare quando un problema non ci riguarda. La nostra liberta finisce dove comincia quella degli altri. Ci vuole rispetto. La casa e’ sacra. Andassero altrove a fare movida e cioe alcol e musica a palla. Magari dove non disturbano le persone dalla lora vita senza movida! Altro che capitale della cultura. Questo e’ terrorismo mentale.

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    Sonora 26 Febbraio 2018

    Colgo il malessere della signora Landri in ogni parola, in ogni, verbo usato per scrivere questa lettera accorata e molto ben strutturata oltre che razionale, sincera ed onestà intellettualmente.
    Un plauso per lo stile

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    Francesca 26 Febbraio 2018

    Anche io non sono un utente di social,non lo condivido nemmeno. Uso solo wz e mi sembra che con questi “luoghi di incontro virtuali”, si sia perso tanto, specialmente in rapporti umani. Premesso cio’, vorrei esprimere la mia solidarietà alla signora ed a tutti gli abitanti della zona. E’ giusto, lavorare, divertirsi e nello stesso tempo riposarsi e le regole ci vogliono, necessitano…. Da quel che si comprende per avere diritto al proprio riposo serale, gli abitanti hanno dovuto ricorrere alla giustizia… e non è bello. Anche nella mia zona è successo….ma non con un locale, ma con dei ragazzi (non della zona), che la sera si appropiano di uno spazio “comunale”, e fanno rumore, mettono le auto come vogliono e se ti azzardi a rimproverarli, ti ritrovi le ruote dell’auto a terra. Succede a Fontanelle… Più volte, noi abitanti del palazzo a ridosso, ci siamo rivolti alle forze dell’ordine, ma devi presentare denuncia ed è tutto complicato, molti non firmano ed il rispetto si è fatto andare a benedire. Secondo il mio parere, il locale si trova in centro storico, ed è stato aperto in zona abitata. Il comune, dovrebbe chiedere, prima di dare i permessi, che si “attrezzino” per non distrurbare la quiete, o per gli odori etc. Non deve essere il cittadino a chiedere che venga rispettato…. Ad Agrigento, ormai, per avere dei diritti si deve chiedere, rivolgendosi ai legali, alle petizioni (vedi discarica fontanelle di prima pagina). Tutto è concesso, a discapito di tutti. Il locale vuole lavorare, far musica fino a tardi…. si doti di pannelli isolanti, di parcheggi (sicuramente la sera si parcheggia sopra i marciapiedi, senza alcun rispetto), ed il comune metta il servizio notturno ai vigili per controllare….. che i regolamenti siano rispettati, che le persone siano rispettate, sia chi vuole divertirsi sia chi deve riposare…..

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    salvatore 26 Febbraio 2018

    Voglio far sentire tutta la mia vicinanza e solidarieta’ alla signora Germana e voglio non solo confermare ma ricalcare ancora di piu ‘. Purtroppo è inutile nascondersi dietro un dito perche ‘ questo è l’agrigentino: quando deve spendere qualche parola lo fa in modo impulsivo sparando a zero, senza provare minimamente a capire il problema. Poi a proposito del locale in questione voglio dire che la mia impressione sia che questi proprietari si comportino da padroni non solo della piazzetta ma di agrigento. E con loro anche parte di frequentatori dello stesso. Mi dispiace per la signora ma sara ‘ dura perche ‘ ultimamente la societa’ è questa.

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    Alberto 26 Febbraio 2018

    Apprezzabile la lettera della Signora, ma Città ben più “Soggette” a turismo Culturale vivono le stesse problematiche. Sicuramente si possono trovare delle soluzioni meno drastiche come l’isolamento acustico del locale con controllo dei Db emessi, una insonorizzazione adeguata dei serramenti della Signora (a spese del Locale) e un controllo su gli schiamazzi notturni (considerando che chi parla per strada civilmente non emette un rumore tale da dare fastidio a chi dorme , se non per gravi “problemi” di natura costruttiva dell’immobile).
    Rispetto comunque l’opinione della Signora e la sentenza del Tribunale e cordialmente la saluto.
    Un semplice cittadino.

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    angelo 26 Febbraio 2018

    Bravissima Germana,
    ti comprendo e ti stimo.

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    Peppe 26 Febbraio 2018

    ….sono d’accordo con la Signora. Il diritto a divertirsi non può concultare il sacrosanto diritto al riposo in casa propria! In questi momenti fioccano sui social rabbiose prese di posizione dei soliti opinion lider agrigentini ritenuti tali in virtù di ignoti meriti, tutti schierati con il pub in oggetto. Penso che invece in un caso del genere debba utilizzarsi il parametro del compromesso. Modificare le nostre abitudini guardando ai paesi anglosassoni dove ai pub si va negli orari tardo pomeridiani e fino alle 23 (cenando negli stessi magari). Frequentare i pub dalle 23 in poi e’ inevitabile che crei disagi a chi vive nelle vicinanze. Penso che le parti in causa debbano fare uno sforzo per trovare una soluzione e gli agrigentini per trovare la moderazione che sui sicial e sui media non vedo

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    Agrigentino esaurito 26 Febbraio 2018

    All’avvocato scozzari, che per inciso stimo come avvocato e come persona domando: se questo casino lo facessero sotto la palazzina dove abita e dove una volta c’era una pizzeria, avrebbe ugualmente difeso questi signori o avrebbe fatto di tutto per proteggere la sua famiglia da rumori e musica fino a notte fonda? Suvvia!!

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    giovanbattista perasso 26 Febbraio 2018

    Tutti bravi a criticare fino a quando il problema non ti tocca in prima persona. Il sottoscritto è 8 anni che ha dovuto abbandonare la propria abitazione a San Leone, frutto dei sacrifici dei genitori per l’impossibilità di riposo notturno.

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    giovanni 27 Febbraio 2018

    tra l’altro il segnale minimo di disordine presente in quel luogo è rappresentato da quella colonnina movibile che consente alle autovettore di entrare comodamente all’interno della piazzatta, per cui in una citta dove non si riescono a garantire le condizioni minime di civilta come si puo pensare di non arrecare disturbo ai residenti, è necessario visto il disordine che si crea soprattutto al sabato sera,quando le macchine sono tranquillamente parcheggiate in ogni dove, tranne che nei pochi luoghi consentiti.Il comune decida di non risparmiare sulla sicurezza e l’ordine portando in strada alla sera almeno una squadra di vigili urbani che possano consentire un minimo di ordine sgravando le altre forze dell’ordine che riescono con difficolta a controllare il vasto territorio.Approfitto ancora una volta per segnalare l’assoluto disordine in via ugo la malfa dove la presenza di espositori e la incivilta diffusa rende quel tratto di strada un vero e proprio bordello.

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