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Falcone spara a Borsellino, sfregiato il murales milanese dedicato ai due giudici-eroi

A Milano è stato sfregiato il murale di Falcone e Borsellino, in corso di Porta Ticinese. Ignoti hanno disegnato una pistola in mano al giudice Falcone, che spara in fronte al collega Borsellino. Quanto accaduto è stato denunciato dallo speaker radiofonico Alvise Salerno che ha pubblicato la foto su Facebook e ha scritto: “Qualche idiota ha deciso di disegnare una pistola rossa sulla mano di Falcone, che spara in fronte a Borsellino. Un simbolo, un segno di libertà e giustizia, massacrato brutalmente. Milano, l’Italia intera, non può accettare questi gesti. Dietro un gesto si può nascondere qualcosa di ancora più tragico. Falcone e Borsellino, oggi, sono morti una seconda volta”. Il ricordo dei due giudici palermitani uccisi dalla mafia non è nuovo a casi di vandalismo. Un episodio simile è avvenuto pochi mesi addietro a Serradifalco, in provincia di Caltanissetta, dove il murale che ritrae la stessa famosa foto scattata da Antonio Gentile è stato rovinato da ignoti che hanno oscurato i volti di Falcone e Borsellino.

 

Il giudice ucciso da Cosa Nostra nella strage di Capaci impugna una pistola rossa e la punta proprio alla tempia dell’amico magistrato ucciso appena 57 giorni dopo in via D’Amelio. 

A immortalare lo sfregio Alvise Salerno, palermitano emigrato nella città meneghina, che su Facebook si lascia andare ad un lungo sfogo. “E’ successa una cosa orrenda. Il murales di Falcone e Borsellino, in corso di Porta Ticinese a Milano, è stato vandalizzato. Qualche idiota ha deciso di disegnare una pistola rossa sulla mano di Falcone, che spara in fronte a Borsellino. Un simbolo, un segno di libertà e giustizia, massacrato brutalmente. Milano, l’Italia intera, non può accettare questi gesti. Dietro un gesto, tanto stupido quanto schifoso, si può nascondere qualcosa di ancora più tragico. Falcone e Borsellino, oggi, sono morti una seconda volta. A ucciderli, sia fisicamente in passato che iconograficamente, degli ignoranti di cui, purtroppo, non ci libereremo mai”.

 

 
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