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Commozione, dolore e rabbia per i funerali di Nuccia Vullo, di 35 anni, e della figlia, Ludovica Caracappa, di 6 anni, travolte e uccise domenica notte, mentre attraversavano la strada, in via Venezia, a Gela.
La funzione religiosa è stata celebrata nella chiesa cristiano evangelica ‘Terra promessa’, dove si è raccolta l’intera comunità.

Il sindaco per oggi ha proclamato il lutto cittadino. Sospese anche le manifestazioni dell’estate gelese.
La chiesa era affollata di persone, amici e parenti. Affranto ed in lacrime il marito della donna e padre della piccola. Davanti alle bare uno striscione con la foto di madre e figlia e la scritta “vi ricorderemo sempre così”. Ai piedi di quella bianca uno zaino rosa, quello nuovo che Ludovica aveva appena comprato in vista dell’inizio della scuola.
Intanto, sul fronte delle indagini, si trova agli arresti domiciliari un giovane di 23 anni, Salvatore Rinella, che dapprima è fuggito e poco dopo si è costituito ai carabinieri.

Venerdì 8 settembre 2017 alle ore 18:30 al Convitto delle Arti Museum di Noto inaugura la mostra personale di Agostino Arrivabene dal titolo Naht – Blitz a cura di Giuseppe Stagnitta, promossa da Fenice Company Ideas in collaborazione con la Galleria Giovanni Bonelli con il patrocinio del Comune di Noto.
“La moderna nozione illusoria della pittura è che il pittore sia il creatore, in realtà è solo un destinatario” scrive Jhon Berger nel testo “Sacche di resistenza” (cit. di A. Zanchetta, Stille di Proteo in L’ospite parassita, Vanilla edizioni, 2017): “quel che sembra creazione è l’atto di dare forma a ciò che si è ricevuto”.
La pittura diventa taumaturgica in Agostino Arrivabene attraverso una sublimazione medianica di un influsso mistico, e il titolo della mostra rappresenta bene questo processo, Blitz/Lampo, termine tedesco preso in prestito da Jakob Böhme, un teosofo e  mistico del 1600, che scrivendo il suo delirante o ispirato Morgenröte (Aurora Nascente) “ci trascina nella rivelazione che avviene sotto forma di lampo che all’improvviso sotto la tensione di un’anima angosciata, si accende: accende ed incendia” (Jakob Böhme, Aurora Nascente a cura di CeciliaMuratori, Mimesis 2007, Milano). La differenza in Arrivabene come in Bhöme sta proprio in questo, Dio non scende a visitare l’uomo ma ad impossessarsi di lui, per renderlo suo strumento, annullando la volontà del singolo ed affermando il suo supremo ed incomprensibile volere.
Le opere presentate in questa mostra sublimano stati estatici, o postumi a dolorose lacerazioni, ferite che si rimarginano in suture (Naht): La pittura diventa tessuto cicatriziale che nasconde e si rivela nello stesso istante, ingressi dove il divino innesta nuova vita in quei simulacri di carne e pittura, vista come carne metaforica e metamorfica del corpo.
In alcuni dipinti l’artista esprime un’informalità della materia pittorica per lasciare scoperto un “non finito”, come fosse una ferita aperta e pulsante. In altri dipinti invece, tutto questo viene rimarginato attraverso la vestizione di una pittura più riscritta, ricamata, ricucita come per medicare una muscolatura scorticata dal suo derma, un’incompiutezza che esprime qualcosa da nascondere e sempre attraverso i rimandi di una pittura di rinascimentale memoria. Al centro della sala una scultura in bronzo patinato con innesti pittorici chiude il percorso mistico di questa mostra: simulacro bronzeo dedicato all’Arcangelo Michele, rituale protettivo che addensa in sé paganesimo e cristianesimo, i due mondi religiosi che si disputano l’anima dell’artista sin dagli esordi del suo percorso.

Una intensa nuvola di fumo si è sollevata sul comune di Burgio, in provincia di Agrigento, allorchè un grave incendio è divampato nella località Campello e nelle aree limitrofe. Si è reso necessario l’intervento di un canadair, a lavoro un’intera giornata insieme alla Guardia Forestale di Burgio e di Ribera. Complessivamente sono adesso in fumo circa 15 ettari di terreno non coltivato. In particolare, l’opera del canadair, che ha prelevato l’acqua dal lago Arancio a Sambuca di Sicilia, ha scongiurato che le fiamme divorassero anche il bosco prospiciente.

Al lettore può sembrare strano il titolo: Forza Italia e Scudo Crociato sono in antitesi. La divergenza non è marginale ma sostanziale: la democrazia, una conquista della società Moderna. Se la memoria non c’inganna, di Forza Italia, in questi più di vent’anni non abbiamo visto una campagna tesseramento e nemmeno si è svolto un congresso come Dio comanda. Forza Italia non si chiamò ‘Partito’ perché – allora si disse – quel termine dava l’idea di una formazione ottocentesca, nonostante quella forma di aggregazione politica avesse garantito la democrazia interna: i tesserati avevano il potere di mandare a casa i segretari politici. La nostra Costituzione è democratica, perché fu scritta dai Padri Costituenti che provenivano dai Partiti democratici. In contrapposizione ai totalitarismi di ogni sorta, i cattolici preferirono chiamare la nuova organizzazione politica Democrazia Cristiana, facendosi baluardi della democrazia, intesa come libera circolazione di idee e capace di trasformare una minoranza in maggioranza e viceversa nelle dinamiche di un Partito. I cattolici furono fieri di questo valore, che attingeva al genuino insegnamento sociale del Magistero della Chiesa. E governarono, nel bene e nel male, avendo come bandiera la democrazia, capaci di stare per quarant’anni in sella fino a quando non caddero gli accordi di Yalta.
La divergenza tra i partiti della cosiddetta Prima Repubblica, comunisti compresi, e il Berlusconismo sta proprio qui: l’assenza nel Berlusconismo di Forza Italia di democrazia interna in una formazione politica che nel nome e per conto della Costituzione si candida alla guida dell’Italia. Silvio Berlusconi guida Forza Italia da più di vent’anni, ma chi l’ha legittimato? Chi è il Segretario politico? Come viene eletto? Quando è stato eletto l’ultima volta? Quali e quanti congressi nazionali e regionali sono stati celebrati da poter indicare questa aggregazione politica ‘democratica’, tanto da poter guidare, in modo democratico, il Governo della Nazione o della Regione? Come sono stati svolti questi Congressi? I tesserati, i seguaci, i simpatizzanti in che modo hanno espresso il loro consenso per la guida di Forza Italia? Nulla di tutto questo è avvenuto in questi vent’anni, diseducando le nuove generazioni sulla partecipazione democratica alla vita della Nazione. Ministri, Sottosegretari, coordinatori e altro personale sono stati tutti ‘nominati’ secondo il gusto del Padrone. È la più grossolana delle contraddizioni che gli italiani hanno assistito: pretendere di governare una Nazione democratica nonostante nel proprio interno Forza Italia non avesse alcuna struttura democratica!!!!!!!
Il consenso elettorale ottenuto, dal popolo sovrano, non giustifica l’assenza di democrazia all’interno di una formazione politica, che deve essere garantita da uno statuto e dai congressi. Su questa anomalia la storia non risparmierà inchiostro. Ci chiediamo: perché in questo ventennio nessuno ha gridato allo scandalo? Il Berlusconismo è il frutto della cosiddetta ‘società liquida’, dove niente è fissato e determinato. In questo infelice contesto culturale, il Cavaliere è il Padrone Assoluto del Consenso elettorale.
Nel secolo appena trascorso, come abbiamo detto, i cattolici sono stati i paladini della difesa dello statuto democratico, tanto che il loro simbolo era lo Scudo Crociato. Da un pezzo, i cattolici non sono più obbligati a rimanere uniti in un’unica formazione politica. Sono diventati ‘adulti’ e possono votare secondo coscienza, ma non devono dimenticare la loro storia, che è storia di difesa e promozione dello statuto democratico, il quale, prima di essere attuato nelle sedi governative, lo si deve all’interno della propria formazione politica.
Nel 1994, l’on. Pierferdinando Casini commise un grave errore: si alleò con Berlusconi con un simbolo in cui la Croce e lo Scudo purtroppo erano sbiaditi, dimenticando che quel simbolo era stato ideato per controbattere le antiche e nuove forme di totalitarismo. Se ne rese conto troppo tardi per prendere le distanze, e il berlusconismo lo umiliò. Quel che resta dello Scudo Crociato, ormai ridotto a numero telefonico come consenso, non può allearsi con chi ha una storia antidemocratica nella sua struttura organizzativa; e gli stessi cattolici, sostenitori della democrazia nel rispetto della dignità della persona umana, non possono allearsi con chi non conosce lo statuto democratico interno che è stato il fondamento dei Partiti Politici Moderni, garanzia sicura di un governo democratico.
Forza Italia e Scudo Crociato sono antitetici, perché il primo non conosce una democrazia interna, il secondo ne è stato alfiere e porta bandiera nel rispetto della dignità della persona. Il resto è pragmatismo.
Enzo Di Natali
Fondatore di Uniti per Canicattì

Forza Italia e Scudo Crociato sono in antitesiAl lettore può sembrare strano il titolo: Forza Italia e Scudo Crociato sono in antitesi. La divergenza non è marginale ma sostanziale: la democrazia, una conquista della società Moderna. Se la memoria non c’inganna, di Forza Italia, in questi più di vent’anni non abbiamo visto una campagna tesseramento e nemmeno si è svolto un congresso come Dio comanda. Forza Italia non si chiamò ‘Partito’ perché – allora si disse – quel termine dava l’idea di una formazione ottocentesca, nonostante quella forma di aggregazione politica avesse garantito la democrazia interna: i tesserati avevano il potere di mandare a casa i segretari politici. La nostra Costituzione è democratica, perché fu scritta dai Padri Costituenti che provenivano dai Partiti democratici. In contrapposizione ai totalitarismi di ogni sorta, i cattolici preferirono chiamare la nuova organizzazione politica Democrazia Cristiana, facendosi baluardi della democrazia, intesa come libera circolazione di idee e capace di trasformare una minoranza in maggioranza e viceversa nelle dinamiche di un Partito. I cattolici furono fieri di questo valore, che attingeva al genuino insegnamento sociale del Magistero della Chiesa. E governarono, nel bene e nel male, avendo come bandiera la democrazia, capaci di stare per quarant’anni in sella fino a quando non caddero gli accordi di Yalta. La divergenza tra i partiti della cosiddetta Prima Repubblica, comunisti compresi, e il Berlusconismo sta proprio qui: l’assenza nel Berlusconismo di Forza Italia di democrazia interna in una formazione politica che nel nome e per conto della Costituzione si candida alla guida dell’Italia. Silvio Berlusconi guida Forza Italia da più di vent’anni, ma chi l’ha legittimato? Chi è il Segretario politico? Come viene eletto? Quando è stato eletto l’ultima volta? Quali e quanti congressi nazionali e regionali sono stati celebrati da poter indicare questa aggregazione politica ‘democratica’, tanto da poter guidare, in modo democratico, il Governo della Nazione o della Regione? Come sono stati svolti questi Congressi? I tesserati, i seguaci, i simpatizzanti in che modo hanno espresso il loro consenso per la guida di Forza Italia? Nulla di tutto questo è avvenuto in questi vent’anni, diseducando le nuove generazioni sulla partecipazione democratica alla vita della Nazione. Ministri, Sottosegretari, coordinatori e altro personale sono stati tutti ‘nominati’ secondo il gusto del Padrone. È la più grossolana delle contraddizioni che gli italiani hanno assistito: pretendere di governare una Nazione democratica nonostante nel proprio interno Forza Italia non avesse alcuna struttura democratica!!!!!!!Il consenso elettorale ottenuto, dal popolo sovrano, non giustifica l’assenza di democrazia all’interno di una formazione politica, che deve essere garantita da uno statuto e dai congressi. Su questa anomalia la storia non risparmierà inchiostro. Ci chiediamo: perché in questo ventennio nessuno ha gridato allo scandalo? Il Berlusconismo è il frutto della cosiddetta ‘società liquida’, dove niente è fissato e determinato. In questo infelice contesto culturale, il Cavaliere è il Padrone Assoluto del Consenso elettorale.Nel secolo appena trascorso, come abbiamo detto, i cattolici sono stati i paladini della difesa dello statuto democratico, tanto che il loro simbolo era lo Scudo Crociato. Da un pezzo, i cattolici non sono più obbligati a rimanere uniti in un’unica formazione politica. Sono diventati ‘adulti’ e possono votare secondo coscienza, ma non devono dimenticare la loro storia, che è storia di difesa e promozione dello statuto democratico, il quale, prima di essere attuato nelle sedi governative, lo si deve all’interno della propria formazione politica. Nel 1994, l’on. Pierferdinando Casini commise un grave errore: si alleò con Berlusconi con un simbolo in cui la Croce e lo Scudo purtroppo erano sbiaditi, dimenticando che quel simbolo era stato ideato per controbattere le antiche e nuove forme di totalitarismo. Se ne rese conto troppo tardi per prendere le distanze, e il berlusconismo lo umiliò. Quel che resta dello Scudo Crociato, ormai ridotto a numero telefonico come consenso, non può allearsi con chi ha una storia antidemocratica nella sua struttura organizzativa; e gli stessi cattolici, sostenitori della democrazia nel rispetto della dignità della persona umana, non possono allearsi con chi non conosce lo statuto democratico interno che è stato il fondamento dei Partiti Politici Moderni, garanzia sicura di un governo democratico. Forza Italia e Scudo Crociato sono antitetici, perché il primo non conosce una democrazia interna, il secondo ne è stato alfiere e porta bandiera nel rispetto della dignità della persona. Il resto è pragmatismo.


Aveva 36 anni, Lady Diana, quando morì in un incidente d’auto sotto il ponte dell’Alma, la notte del 31 agosto del 1997. Era ed è rimasta il simbolo dei reali di tutto il mondo anche quando smise di essere un reale, e neanche la sua morte è riuscita a spegnere quel simbolo, fatto di una forte e travolgente personalità che ancora oggi risulta scomoda, per chi la vide come una rivale in vita, come una nemica da allontanare, o come una spina nel fianco che ancora oggi continua a fare male.
Lady Diana, è stata al contrario molto amata dalla gente comune, da coloro che vedevano in lei il simbolo di una libertà che mostrava anche attraverso il suo modo di vestire, avendo capito che la moda avrebbe potuto essere il lasciapassare per quella sua personalità che mai si è piegata completamente alle logiche di corte. Era un simbolo, Lady D, con un viso d’angelo, carismatica, impeccabile nel suo apparire e fragile nel suo essere donna che non avrebbe mai rinunciato a quel che sentiva.
Resta ancora da chiedersi, a distanza di venti anni, cosa sentisse per davvero quando morì, Diana Spencer, che nel 1981 sposò il principe Carlo di Inghilterra, erede al trono. Dodici anni di differenza, tra di loro e un matrimonio che fu infelice dal primo giorno. Due figli, una vita, quella della principessa del Galles, che fu come un reality show quando i reality show ancora non esistevano, i suoi fatti personali, i cosidetti “panni sporchi” furono dati in pasto al mondo, e quell’appellativo che le fu dato di “principessa triste“, non l’abbandonò mai.
Morì triste o felice, Lady D? Chi può dirlo. Oggi come allora, spuntano fuori testimonianze di chi giura che lei fosse infelice anche con Dodi Al Fayed, che morì anch’egli quella notte, mentre i fotografi – tanti fotografi – continuavano a scattare foto. Furono accusati di essere stati loro a causare quell’incidente mortale e furono sempre loro a peggiorare la situazione, mentre continuavano a scattare foto senza prestare il giusto soccorso.
Ma le ipotesi restano sospese nell’aria, come fumo di una candela che prima o poi svanisce, lasciando che l’odore acre si insinui nelle narici ancora per un po’.
Quelle sue parole, dette sempre con il sorriso, quando appariva in pubblico, perché lei amava gli altri, e non solo il suo popolo. “Vorrei essere la regina nei cuori di tutti, ma non penso che sarò mai regina di questa nazione” – diceva. Il suo desiderio era che i suoi figli imparassero a comprendere le emozioni delle persone, le loro insicurezze e le preoccupazioni, le loro speranze ed i loro sogni. Sottolineava sempre che “tutti hanno bisogno di essere valorizzati, perché ognuno ha un proprio potenziale“. Quando la inquadravano, a sua insaputa, lei appariva con gli occhi alzati verso il cielo e i bordi delle labbra all’ingiù, simbolo di una grande tristezza, di quelle che attanaglia a tiene prigionieri; eppure Lady D aveva conosciuto l’amore in vita sua e in merito a questo diceva che “se si incontra qualcuno da amare nella vita, bisogna aggrapparsi a quell’amore“.
Era uno spirito libero la principessa triste, e difendeva quella sua prerogativa contro i dissensi di tutti e diceva: “io sono così, questa è la mia natura e non mi importa se a molti questo non piace“.
Nel 1994 si arruolò nella Croce Rossa, dedicò parte della sua esistenza ai più deboli. Fecero il giro del mondo, le foto che la ritraevano con Madre Teresa di Calcutta, le foto di quelle due donne così diverse, ma così simili in quel sorriso di comprensione e di solidarietà.
Ovunque vi sia sofferenza, è lì che voglio essere, per fare quello che posso” – dichiarò quando gli chiesero cosa ne sarebbe stata della sua vita dopo la separazione dal principe Carlo.
Aveva qualcosa di speciale, Lady Diana, forse era solo la sua grande umanità, che veniva fuori ogni qualvolta si slegava dalle catene di un ruolo che non le avrebbe concesso mai lo spazio giusto dove essere semplicemente quella donna fragile, piena di amore che forse, in quella breve vita, non trovò mai un luogo giusto dove fiorire completamente.
Invitava le persone ad abbracciare le persone con l’Hiv; “Ne hanno bisogno – diceva – fatelo, non abbiate paura, non c’è nessun pericolo di contagio“.
Credeva fortemente nel senso della famiglia, che per lei era la cosa più importante, ma lei non ebbe come gioirne. La sua, di famiglia, fu piena di crepe, di rotture, nelle quali si insinuarono malcontento, rancori e gocce di disperazione.
Chissà perché chi avrebbe dovuta amarla, non lo fece, o non lo fece abbastanza. Chissà se nella sua breve esistenza riuscì a godere di un abbraccio appagante, cosa che lei desiderava per ogni essere umano al mondo. Chissà se una parte di quel che il suo destino le aveva riservato riuscì a viverlo sino in fondo. Soffriva Lady D, ma spesso in silenzio, in quel silenzio che diventava un chiasso assordante nei momenti di sconforto, quando si accorgeva di non poter cambiare il corso degli eventi.
Un giardino a Kensington Palace, a lei dedicato, alla sua memoria, dove in tanti si sono recati per ricordarla. Perché nessuno può dimenticare la principessa triste, colei che dettò il suo stile, inconfondibile, che non si omologò mai ad un mood che non le apparteneva.
Passano gli anni, resta il ricordo di una donna che morì, forse sfuggendo a quei paparazzi che volevano ancora sbranarle pezzi di quella sua tormentata vita.
Simona Stammelluti
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Ad Agrigento, domenica prossima, 3 settembre, a Casa Sanfilippo, nella Valle dei Templi, dalle ore 10 alle 13, si svolgerà in incontro – corso formazione per i giornalisti sul tema “Comunicazione e deontologia. Tra giornali, Tv, Internet e social media”, organizzato dall’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, e valido per 5 crediti formativi deontologici. Modera la vice presidente dell’Ordine, Teresa Di Fresco, e intervengono il sociologo, giornalista e docente di comunicazione all’Università di Messina, Francesco Pira, e i giornalisti Serafino Lo Piano e Roberto Chifari. Ci si iscrive tramite il sito internet dell’Ordine

Non mancano le reazioni in casa Partito Democratico alla designazione di Claudio Fava a candidato presidente della Regione Sicilia da parte del Movimento Democratici e Progressisti. Il senatore Pd, Andrea Marcucci, afferma: “Il Movimento Democratici e Progressisti ambiva a rifare l’ Ulivo. Alla fine in Sicilia sarà una sorta di nuova Rifondazione”.


Scene drammatiche, questa mattina, al largo della costa di Sciacca. Un uomo di 55 anni ha rischiato di annegare ed è stato salvato dal provvidenziale intervento della Guardia Costiera. L’uomo, non si conoscono i motivi, era in mare tutto vestito, ed in evidente stato di affaticamento, rifiutava il salvagente gettato in acqua dai militari. Grazie alla loro abilità questi, proprio quando si stavano lanciando tra le onde per salvere il malcapitato, hanno recuperato l’uomo e portato a riva. Da qui il cinquantacinquenne è stato trasferito in ospedale. Non è in pericolo di vita.

Si è svolta nella sede regionale di Sicilia Futura una riunione del gruppo parlamentare insieme alle segreterie provinciali. I temi trattati hanno riguardato le imminenti elezioni Regionali, in particolare la composizione delle liste di Sicilia Futura, che ha diffuso un documento a termine della riunione in cui si legge: “Le lista di Sicilia Futura saranno forti e competitive in tutte le province. Altro tema affrontato è stato il rapporto con gli alleati che sosterranno a Presidente della Regione il rettore dell’Università Fabrizio Micari, persona di alto livello che ha accettato di rappresentare l’intera coalizione in una competizione elettorale difficile e delicata, dove la discontinuità all’attuale esperienza di governo Crocetta sarà per l’appunto garantita da un candidato espressione della migliore società civile. Sicilia Futura non entra invece nelle polemiche stucchevoli e strumentali alimentate dall’attuale Presidente della Regione per le evidenti difficoltà che lo interessano in questo suo finale di legislatura”.