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Urne chiuse a San Luca, paese senza candidati


Oggi a San Luca, un paesino dell’Aspromonte nella provincia di Reggio Calabria non si vota. E’ il luogo dove lo scorso 11 giugno non è stata presentata alcuna lista per l’elezione diretta del sindaco e il rinnovo del Consiglio Comunale
Era il 2015, quando fu presentata una sola lista “Liberi di ricominciare“, che però non ottenne il quorum sufficiente. Nel 2013 dopo l’arresto del sindaco, il comune venne sciolto per infiltrazioni mafiose. Da allora ad amministrare la cittadina è un commissario nominato dalla Prefettura di  Reggio Calabria, ad oggi riconfermato.
Infiltrazioni mafiose. Queste due pesanti parole che scoraggiano anche i più onesti che ormai sono stanchi per ciò che da sempre accade in quel luogo che ha dato i natali allo scrittore Corrado ALvaro, ma che alla fine è noto per la faida di San Luca, tra i clan che imperversavano nel 1991, culminata con la strage di Duisburg, atto criminale compiuto dalla ‘ndrangheta calabrese.
Le luci sulla Calabria, e ancor più sui paesini dell’Aspromonte come San Luca, sono sempre accese, così come è accaduto pochi giorni fa quando è avvenuta la cattura effettuata dai Carabinieri del superlatitante Giuseppe Giorgi, che era nella lista del Ministero degli Interni dei ricercati di massima pericolosità. Ma non solo. I riflettori sono stati ben accesi anche per l’ormai famoso episodio del baciamano con cui un suo vicino di casa lo ha salutato mentre i militari lo portavano via.
Un episodio sul quale si sono scatenati un po’ tutti, tra Chiesa e Stato, lo stesso Stato che dovrebbe interrarsi per davvero sul perché a San Luca, non ci sono candidati alla carica di Primo Cittadino. Sul famoso “baciamano”, le parole del Vescovo di Locri sono state perentorie: “I cristiani si inchinano solo davanti a Dio“. Ma in quanti vedono Dio lì dove non c’è, quanti attribuiscono poteri massimi a chi è boss di mafia, di ‘ndrangheta, di camorra? A poco sono servite le scuse dell’autore del baciamano che per giustificare il gesto, ha detto di “voler solo salutare un amico che non vedeva da oltre 20 anni”.
Peccato che non ci si meravigli più di nulla, neanche davanti alla mancata dignità di un paese che non sembra non esistere più perché non ha una identità politica, non ha credibilità, non ha più diritti.
E sono gli stessi cittadini di San Luca, che avvicinati da noi giornalisti ci accusano di andare in quel luogo solo quando c’è “la notizia” di ‘ndrangheta, per poi spegnere i riflettori sui reali problemi del luogo“.
Non lo so perché non c’è nessuno che vuole fare il sindaco” – dice un signore anziano al quale poniamo la domanda. Un giovane risponde: “non ne vale la pena candidarsi, per il mondo noi siamo tutti mafiosi, e se ci candidiamo poi alla fine ci sciolgono ogni volta“. Risposte che fanno riflettere, considerato che in questi luoghi della Calabria ci sono problematiche importanti di sviluppo, di occupazione, problematiche sociali serie.
Ma è un cane che si morde la coda. Non rinasce un paese che non ha una proprio gestione, che non ha una persona che prenda delle decisione, che guidi una giunta per far crescere un territorio. Resterà il ricordo di una terra di ‘ndrangheta, di boss che fanno notizia e di urne vuote, perché il braccio di ferro tra Stato ed Antistato, sembra dover durare ancora a lungo.
“La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile.”
Corrado Alvaro
Simona Stammelluti

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