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“Il Governo regionale spieghi le ragioni per cui non ha emanato un decreto attuativo, necessario per rendere operativo il protocollo d’intesa, siglato con l’Ispettorato nazionale del lavoro, per il coordinamento dell’attività di vigilanza in Sicilia”.
A chiederlo è l’esponente dell’opposizione all’Ars Nello Musumeci, che ha presentato un’interpellanza al Presidente della Regione Rosario Crocetta e all’assessore regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro, in cui si sottolinea, fra l’altro, come, nonostante il protocollo fra Regione e Ispettorato porti la data del 13 ottobre 2016, la mancanza di un decreto attuativo renda, di fatto, nulla tale convenzione, impedendo lo svolgimento di ogni attività di vigilanza.
“Secondo l’accordo siglato – sottolinea Musumeci – il personale ispettivo operante nell’Isola, dipendente dell’Inps, dell’Inail e della stessa Regione, segue un programma comune, al fine di assicurare l’efficiente programmazione dell’attività di vigilanza nei posti di lavoro”.
“L’articolo 10 del Protocollo d’intesa – si legge nell’interpellanza – stabilisce che “la Regione Sicilia si impegna a rendere operativa la presente convenzione con uno o più decreti, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, avuto riguardo anche alle strutture e al personale”.
Sono trascorsi ben cento giorni dalla firma del Protocollo – conclude Musumeci – ma nessun decreto attuativo è stato emanato dal Governo regionale, inficiando conseguentemente un valido strumento di controllo e di vigilanza nei posti di lavoro”.

I contratti d’affitto delle sedi in giro per la Sicilia sono stati siglati, il simbolo e il logo sono pronti ma al momento rimangono top secret: Rosario Crocetta, dopo gli annunci sulla volontà di ricandidarsi alla presidenza della Regione, passa ai fatti. Lo fa con un nuovo movimento che sarà “battezzato” a Palermo, in una kermesse in programma il prossimo 17 febbraio. Il governatore assieme ai suoi fedelissimi ha già preso in affitto, «una sede in centro a Palermo, non è certo un negozio con le vetrine», dice all’ANSA.
«È un movimento di aggregazione, promosso dal Megafono, che raggruppa in federazione tanti altri movimenti e circoli con una forte connotazione sicilianista – aggiunge Crocetta – È l’unico in Sicilia strutturato senza una gestione accentrata, ogni movimento e circolo ha la sua autonomia nei territori all’interno di un ‘pattò di condivisione che si basa sulla sottoscrizione di una nota d’intenti e su valori specifici: difesa dei deboli, coesione sociale, legalità, impegno a tutela della Costituzione e dello Statuto speciale».
Il nuovo movimento, spiega Crocetta, «ha una radice democratica e di sinistra» e «una forte impronta sicilianista, nulla a che fare con il concetto autonomista di certi ceti conservatori e reazionari». «Il nostro scopo – prosegue – è quello di continuare l’azione di risanamento della Sicilia che ho avviato nel corso di questo mio primo mandato e per rafforzare lo sviluppo economico e rilanciare l’occupazione». «Quelle per le regionali saranno liste forti con tante personalità, con molti giovani e donne – annuncia il governatore all’ANSA – con l’obiettivo di rilanciare l’azione politica e di creare un gruppo solido all’Assemblea regionale siciliana». Il movimento sarebbe pronto inoltre a lavorare per una lista anche a Palermo, dove si voterà in primavera per il rinnovo di sindaco e consiglio comunale. «Non escludiamo di fare una lista pure per il Senato, discutendone con il Pd», conclude.

INTERVENTO DI CONFCOMMERCIO SU MANDORLO IN FIORE:
DOPO PRESENTAZIONE PATTO PER LA PROMOZIONE
“A poche ore dalla presentazione della 72^ Festa del Mandorlo in Fiore, la Confcommercio di Agrigento per voce del suo Presidente Francesco Picarella, rivolge un invito di coesione e concordia a tutti i soggetti del territorio portatori di interesse nella manifestazione.

“Purtroppo ogni anno puntualmente assistiamo a schermaglie nei giorni precedenti la manifestazione principe della Città capoluogo e dell’intera provincia, sull’atavico problema di chi deve organizzare la kermesse.

A poche ore dalla presentazione della manifestazione, rivolgiamo invece un accorato appello a tutti gli operatori e cittadini innamorati della “Festa di Primavera”, affinché regni la condivisione, così com’è insito lo spirito della manifestazione stessa.

Ci auguriamo che gli operatori culturali , turistici, della ristorazione, dei servizi, ma anche le forze politiche, sindacali e delle associazioni, univocamente, si uniscano nel promuovere e valorizzare al meglio quella che da oltre settanta anni  dovrebbe costituire  una opportunità di promozione e valorizzazione della Città e dei suoi prodotti.

Un patto che porti ad ognuno degli attori pubblici e privati ad essere orgogliosi di questa “Festa”.”

Venerdì 3 febbraio, presso la sala conferenze dell’ANOLF CISL, in Piazza Pirandello 18, avranno inizio le attività del corso di formazione per “Mediatrice Familiare integrata”, in favore delle migranti residenti in città che hanno aderito al progetto “FIDUCIA”. Il Corso è realizzato attraverso l’apporto di FONDAZIONE CON IL SUD nel contesto dell’iniziativa “Immigrazione 2014”
Il progetto FIDUCIA è rivolto alle donne migranti residenti, spesso impegnate con lavori irregolari. Il percorso formativo prevede la trattazione di argomenti giuridico legali, sanitario e psico sociale.
A conclusione del percorso saranno attivati dei tirocini presso famiglie italiane  a basso reddito che necessitano l’intervento di un assistente familiare.

Prosegue l’attività di contrasto alla pesca illegale condotta nell’ambito del Compartimento Marittimo di Porto Empedocle.
Durante le ultime due settimane, le motovedette di questa Capitaneria di porto, in servizio di polizia marittima, hanno condotto una serie di attività lungo il litorale ricompreso tra i Comuni di Agrigento e Porto Empedocle, Realmonte, Siculiana, Cattolica Eraclea.
Tali operazioni rientrano nella più ampia attività di controllo, posta in essere da questa Capitaneria di porto e dagli Uffici dipendenti, finalizzata all’esecuzione di capillari controlli su tutta la filiera della pesca, nonché di tutte quelle attività illecite connesse alla cattura ed alla commercializzazione del prodotto ittico.
Gli equipaggi delle motovedette CP 527 e CP 765, impegnate nelle descritte attività di contrasto alla pesca illegale, hanno proceduto al sequestro amministrativo a carico di ignoti di n. 3 reti da posta non consentite, per complessivi 800 metri circa, posizionate nello specchio acqueo adiacente il braccio esterno del molo di levante del porto di Porto Empedocle ed in zona Kaos e Maddalusa.
Durante un’altra operazione sempre l’equipaggio della motovedetta CP 527, ha provveduto in località Punta Bianca all’accertamento ed alla contestazione di n. 2 illeciti amministrativi consistenti nella detenzione a bordo di attrezzi non consentiti per la pesca sportiva, a carico di pescatori non professionisti – sanzionandoli con l’elevazione di un verbale di illecito amministrativo di € 1.000 ognuno e con il conseguente sequestro di complessivi 200 metri di rete da posta, di tipo tremaglio.
Questa Capitaneria di porto continuerà le operazioni finalizzate alla repressione di analoghe attività illecite con particolare riferimento alla pesca illegale di novellame di sarda la cui cattura contribuisce al depauperamento degli stock ittici.
Si rammenta infine che, per la sola segnalazione delle emergenze in mare, è operativo il numero blu 1530, attivo nell’intero arco delle 24 ore, disponibile sia da rete fissa che mobile, al quale sarà possibile inoltrare eventuali richieste di soccorso.

Ha vinto la verità, ha vinto la giustizia, ha vinto Federica Angeli e la sua tenacia.
Sono stati tutti condannati con l’aggravante dell’articolo 7 del “metodo mafioso” gli imputati nel processo di primo grado, circa l’illecita gestione degli appalti pubblici e della concessione degli stabilimenti balneari del litorale di Ostia

Sono passati più di tre anni da quando nella primavera del 2013, la giornalista di Repubblica, Federica Angeli – nota alle cronache per essere una testimone scomoda per la mafia e che a tutt’oggi vive sotto scorta – denunciava attraverso la sua inchiesta, coloro che oggi sono stati condannati con l’aggravante del metodo mafioso.
Condannato a 5 anni ed 8 mesi, Armando Spada, esponente dell’omonimo clan.
La pena maggiore, 8 anni e 6 mesi di reclusione, i giudici l’hanno inflitta ad Aldo Papalini,  ex direttore dell’ufficio tecnico del XIII Municipio, ritenuto il personaggio chiave dell’affidamento degli appalti pubblici a ditte compiacenti, per il quale i magistrati dell’accusa avevano chiesto una condanna a 17 anni e 6 mesi di reclusione.

Condannati anche Cosimo Appeso, luogotenente della Marina Militare a 5 anni e 5 mesi, sua moglie Matilde Magni e Damiano Facioni amministratore della società Bludream, entrambi condannati a 4 anni e 4 mesi. E poi ancora  8 mesi con pena sospesa, all’Imprenditore Angelo Salzano.

Gli imputati erano stati rinviati a giudizio per reati che andavano dall’abuso d’ufficio alla turbativa d’asta, dal falso ideologico e concussione, alla corruzione, in diversi casi con l’aggravante del metodo mafioso.

Questi nomi in questi anni, sono stati fatti “forti e chiari” da Federica Angeli, che non ha avuto mai paura di andare fino in fondo, scavando in quello che poi si è rivelata essere una storia di malaffare, gestita all’ombra della criminalità organizzata, una storia fatta di illeciti sia nella gestione degli appalti, che nelle concessioni balneari. Lei, la Angeli che senza paura denunciava come il litorale di Ostia, fosse in mano alle cosche. E quelle parole che rimbombano da oggi nelle nostre orecchie e ci raccontano la verità e che sono “metodo mafioso”, non l’hanno mai spaventata, o meglio, l’hanno incoraggiata ancor più a dire, “io non mollo, io vado fino in fondo”, anche quando le fu detto “io ti sparo in testa”.

In questi anni, l’inchiesta svolta dalla coraggiosa giornalista di Repubblica è stata un vero e proprio punto fermo, che nessuno ha saputo e potuto mettere a tacere, neanche le minacce a lei stessa rivolte o forse dovremmo dire, “da lei subite”.

Federica Angeli era partita da una intercettazione avvenuta nel municipio di Ostia, dalla quale si evinceva che Armando Spada chiedeva apertamente al direttore dell’ufficio tecnico, di consegnargli un chiosco. Gli venne invece concesso uno stabilimento balneare e per lei questa era la prova di quanto si fossero spinti “oltre”. Gli Spada avevano già tante panetterie, tante sale scommesse che gestivano, gli autolavaggi, ma quell’affaccio sul mare fu per lei la prova che tutto quello che possedevano lo avevano ottenuto con il placet della politica e dell’amministrazione e pertanto, bisognava assolutamente andare avanti.

Si è andati avanti, prima con la coraggiosa denuncia, con gli avvisi di garanzia notificati nel dicembre dello stesso 2013, e con la condanna di oggi, che inchioda i colpevoli alle loro responsabilità.

“Metodo mafioso” … aveva ragione Federica Angeli, aveva in mano la verità e non l’ha barattata con la vita. Perché si può anche avere paura, ma la forza che ed il coraggio che lei ha alimentato costantemente in questi anni, le ha consegnato a piene mani questa sentenza.

Simona Stammelluti


Ha vinto la verità, ha vinto la giustizia, ha vinto Federica Angeli e la sua tenacia.
Sono stati tutti condannati con l’aggravante dell’articolo 7 del “metodo mafioso” gli imputati nel processo di primo grado, circa l’illecita gestione degli appalti pubblici e della concessione degli stabilimenti balneari del litorale di Ostia
Sono passati più di tre anni da quando nella primavera del 2013, la giornalista di Repubblica, Federica Angeli – nota alle cronache per essere una testimone scomoda per la mafia e che a tutt’oggi vive sotto scorta – denunciava attraverso la sua inchiesta, coloro che oggi sono stati condannati con l’aggravante del metodo mafioso.
Condannato a 5 anni ed 8 mesi, Armando Spada, esponente dell’omonimo clan.
La pena maggiore, 8 anni e 6 mesi di reclusione, i giudici l’hanno inflitta ad Aldo Papalini,  ex direttore dell’ufficio tecnico del XIII Municipio, ritenuto il personaggio chiave dell’affidamento degli appalti pubblici a ditte compiacenti, per il quale i magistrati dell’accusa avevano chiesto una condanna a 17 anni e 6 mesi di reclusione.
Condannati anche Cosimo Appeso, luogotenente della Marina Militare a 5 anni e 5 mesi, sua moglie Matilde Magni e Damiano Facioni amministratore della società Bludream, entrambi condannati a 4 anni e 4 mesi. E poi ancora  8 mesi con pena sospesa, all’Imprenditore Angelo Salzano.
Gli imputati erano stati rinviati a giudizio per reati che andavano dall’abuso d’ufficio alla turbativa d’asta, dal falso ideologico e concussione, alla corruzione, in diversi casi con l’aggravante del metodo mafioso.
Questi nomi in questi anni, sono stati fatti “forti e chiari” da Federica Angeli, che non ha avuto mai paura di andare fino in fondo, scavando in quello che poi si è rivelata essere una storia di malaffare, gestita all’ombra della criminalità organizzata, una storia fatta di illeciti sia nella gestione degli appalti, che nelle concessioni balneari. Lei, la Angeli che senza paura denunciava come il litorale di Ostia, fosse in mano alle cosche. E quelle parole che rimbombano da oggi nelle nostre orecchie e ci raccontano la verità e che sono “metodo mafioso”, non l’hanno mai spaventata, o meglio, l’hanno incoraggiata ancor più a dire, “io non mollo, io vado fino in fondo”, anche quando le fu detto “io ti sparo in testa”.
In questi anni, l’inchiesta svolta dalla coraggiosa giornalista di Repubblica è stata un vero e proprio punto fermo, che nessuno ha saputo e potuto mettere a tacere, neanche le minacce a lei stessa rivolte o forse dovremmo dire, “da lei subite”.
Federica Angeli era partita da una intercettazione avvenuta nel municipio di Ostia, dalla quale si evinceva che Armando Spada chiedeva apertamente al direttore dell’ufficio tecnico, di consegnargli un chiosco. Gli venne invece concesso uno stabilimento balneare e per lei questa era la prova di quanto si fossero spinti “oltre”. Gli Spada avevano già tante panetterie, tante sale scommesse che gestivano, gli autolavaggi, ma quell’affaccio sul mare fu per lei la prova che tutto quello che possedevano lo avevano ottenuto con il placet della politica e dell’amministrazione e pertanto, bisognava assolutamente andare avanti.
Si è andati avanti, prima con la coraggiosa denuncia, con gli avvisi di garanzia notificati nel dicembre dello stesso 2013, e con la condanna di oggi, che inchioda i colpevoli alle loro responsabilità.
“Metodo mafioso” … aveva ragione Federica Angeli, aveva in mano la verità e non l’ha barattata con la vita. Perché si può anche avere paura, ma la forza che ed il coraggio che lei ha alimentato costantemente in questi anni, le ha consegnato a piene mani questa sentenza.
Simona Stammelluti

I finanzieri di Ribera hanno sequestrato a Ribera un’area di circa 1000 mq in cui erano ammassati rifiuti speciali e pericolosi.
Le Fiamme Gialle hanno trovato auto “cannibalizzate” per la successiva rivendita dei pezzi di maggior valore e individuato una attività non autorizzata di raccolta, smaltimento e commercio di rifiuti. Gli ulteriori riscontri effettuati dai militari hanno rilevato la presenza di auto rubate e pronte ad essere smontate e vendute a pezzi.
Sequestrata l’area e denunciato un 60enne di Ribera per attività di gestione di rifiuti non autorizzata e delitto di ricettazione.