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Un incidente stradale si è verificato, pochi minuti fa, sulla statale che collega Agrigento a Raffadali, nei pressi del mobilificio Russo. Una vettura, per cause da definire, si è ribaltata adagiandosi sul bordo della strada. Al momento non si hanno altre notizie. Sul posto si stanno portando le forze dell’ordine.

Udienza, in Tribunale, ad Agrigento, relativa al processo scaturito dall’inchiesta denominata “Demetra” circa presunte finte assunzioni e finti infortuni per una truffa all’Inps. Nel procedimento sono imputate 53 persone. Ieri è stato sentito un giovane di Porto Empedocle, Luca Di Stefano, 32 anni, che ha ottenuto il patteggiamento e ha subito una condanna. Il ragazzo ha raccontato di essere stato avvicinato da uno sconosciuto “si è avvicinato per strada e mi ha detto che dovevo cambiare atteggiamento, altrimenti mi sarebbe successo qualcosa di grave”. L’empedoclino sta raccontando, secondo la sua versione, retroscena dei fatti sui quali indagarono i carabinieri e che portarono, nel 2013, al blitz dei militari dell’Arma. Una delle figure centrali della vicenda sarebbe quella di Giuseppe Vincenzo Terrazzino, 52 anni, ex consigliere provinciale, raffadalese. Nella storia sarebbe coinvolto, secondo le dichiarazioni di Di Stefano anche un medico radiologo di Aragona che avrebbe scritto referti per traumi inesistenti.

Una coppia di coniugi di Sciacca, di mezza età, è stata multata dal giudice monocratico del Tribunale della cittadina termale e condannati al pagamento di una multa di 5.000 euro per aver tenuto, in una struttura di circa 40 mq, 80 cani. Il pm aveva chiesto per loro una condanna per maltrattamenti di animali. I fatti si riferiscono al 2015.

Colpo dei soliti ignoti in un bar dell’agrigentino. Il furto è avvenuto in un locale di Canicattì dove malviventi si sono introdotti all’interno di un esercizio sito in via Pasolini e hanno portato via una macchina scambia-soldi. E’ stato il titolare del bar a denunciare il fatto. Indagano i carabinieri.

Incidente sulla S.S. 640, in prossimità di Canicattì, a poca distanza da dove, qualche giorno fa ha perso la vita Elena Giardina, la commessa di 38 anni, deceduta a seguito di un sinistro verificatosi in zona. Lo scontro, nel vecchio tracciato della statale, ha visto “protagoniste” due autovetture, condotte da due uomini che non hanno riportato conseguenze. In fase di accertamento le cause che hanno portato allo scontro tra i due mezzi che hanno riportato danneggiamenti.

Incidente stradale ieri pomeriggio, intorno alle ore 17.00, lungo la via Unità d’Italia, l’arteria che porta all’ospedale di c.da Consolida. Ad impattare tra loro una vettura, un’Alfa 157 nera e un furgone giallo. Al momento dello scontro in zona stava piovendo abbondantemente e l’asfalto era bagnato. Sul posto il carro attrezzi di una ditta specializzata. Non si registrano conseguenze alle persone coinvolte.

Del caso se ne stanno occupando anche “Le Iene”, la famosa trasmissione televisiva di Italia1. L’inviato Michele Cordaro ha intervistato l’ex sindaco di Palma di Montechiaro, Rosario Gallo, in merito alla questione sull’esproprio del Castello Chiaramonte. Il Comune, nel 2007, decise di espropriare l’antico monumento, acquisendolo al suo patrimonio indisponibile.

Roberto Bilotti Ruggì d’Aragona,amministratore unico della società Vallesinella s.a.s. si è rivolto alla Corte Europea di Strasburgo per rivendicare il ritorno del possesso del trecentesco fortilizio chiaramontano.
Ecco la missiva inviata dall’amministratore unico Bigotti Ruggì:
“Il Comune di Palma, mentre era in trattativa d’acquisto del castello al prezzo richiesto calcolato su precedenti di mercato come per legge (Torre di Salaparuta, castello di S. Nicola, ecc) sferra l’esproprio di cui non ne aveva competenza (per i beni culturali è del Ministero e in Sicilia dell’Assessorato) basandosi su una valutazione UTE (ufficio tecnico erariale) paradossale, che dichiara “non si conosce il mercato relativo”, e ancor più incredibilmente “il valore non tiene conto dei pregi storico, artistico, architettonici e ambientali propri del compendio” come se si dovesse valutare la Pietà di Michelangelo e ci si basasse sul solo prezzo del marmo senza considerare il profilo artistico.
La società Vallesinella sas proprietaria ricorre al TAR che ne ordina la restituzione in quanto “il Comune lo detiene illegittimamente”.
Il Comune allora ricorre ad una legge dichiarata incostituzionale l’art. 43 (“acquisizione sanante”) che prevede l’acquisizione al valore di mercato per beni “trasformati” però questa non è applicabile ai Beni Culturali, in quanto in Italia il MIBACT prevede esattamente l’opposto, cioè il restauro : “rimettere nelle condizioni originarie” che è l’opposto della trasformazione cioè ha deciso di “provocare una forma totalmente diversa dall’originaria”.
L’atto ex art 43 messo a segno dal Comune paradossalmente dichiara  che “sono stati attuati lavori irreversibili di trasformazione” questi effettivamente hanno “trasformato” il castello medioevale dei Chiaromonte, passato ai Moncada d’Aragona e quindi attraverso i Caro ai Tomasi di Lampedusa duchi di Palma cancellandone gli elementi storici.

Il castello veniva effettivamente “trasformato” : il cemento copre gli elementi chiaromontani, l’intonaco a disegni bizzarri rimodula il portale, le antiche murature in pietra che dopo poco hanno iniziato ad espellerlo anche loro schifate, le finestre archiacute divenute quadrate, la scala chiaromontana scavata nella roccia – lo stile dal nome della famiglia che lo ha edificato si caratterizza nell’inglobale elementi naturalistici adattando le costruzioni alla morfologia del sito  – la scala è stata ricostruita in cemento armato in posizione opposta e in difformità al progetto approvato.  e oggi giace vuoto, in abbandono, in parte inagibile, privo dell’Ecomuseo della macchia mediterranea che doveva essere l’interesse pubblico.
Già nel 2004- 2005 Italia Nostra dichiarava: “un restauro che cancella la storia”; l’Espresso “c’è del Marcio a Montechiaro”; La Repubblica “Il restauro -beffa, poi la rovina sos dal castello del Gattopardo”; Sgarbi: “Un Paese Sfigurato”; Daverio: I Normanni in Sicilia “la rovina del castello di Montechiaro”, due interrogazioni di Cardinale e Fragalà al Ministro Beni Culturali  che ha dichiarato l’incompetenza territoriale per l’Autonomia della Regione che tutto assoggetta alle dinamiche politiche invece di quelle della competenza. perfino il CGA Consiglio di Giustizia Amministrativa un terzo dei componenti sono eletti dalla politica, dal presidente della Regione, e non si può ricorrere al Corte d’Appello come nel resto del Paese.
L’esproprio del castello di Montechiaro attuato dal Comune è stato dichiarato illegittimo dall’Assessorato Beni Culturali – unico competente in materia – con due note a firma del Dirigente generale Dr. Antonino La Lumia.

Due conferenze di Servizi indette dal Dirigente Generale dell’Assessorato BBCC, avv. Romeo Palma,  dichiarano che “il sindaco di Palma regolarmente invitato non si è presentato” hanno provato a dare una destinazione museale al castello con una dotazione permanente e mostre ed eventi temporanei che avrebbero aperto il castello verso il turismo e creando per i palmesi un’occasione indotta di crescita economica. L’Assessorato dopo aver effettuato un istruttoria sui soci e aver verificato che sono tra i più importanti operatori culturali con le Istituzioni in Italia e che inserire Palma nelle loro attività  sarebbe stato per i palmesi e per il castello una grande opportunità. Ma il Comune ha scelto la chiusura verso l’esterno e verso nuove opportunità, ha attuato la “trasformazione” che ha suscitato l’indignazione degli operatori culturali, la rovina, l’abbandono.
Vallesinella ha sempre garantito l’apertura al pubblico e il perfetto stato della chiesa-santuario; ha effettuato lavori nella torre: a pag. 10 del “Progetto di restauro, relazione tecnica” della Soprintendenza parla dei “restauri che alcuni anni orsono sono stati condotti” da Vallesinella sas; la stessa non ha potuto ricostruire le 4 stanze, due lato mare addossate alla torre e due prospicenti l’ingresso perché la Soprintendenza prevedeva  che il “restauro è conservativo non riedificativo” invece il Comune ha scelto di costruire due stanze lato mare (oggi inagibili) lasciando a rudere quelle presso l’ingresso. Mentre il Comune trattava l’acquisto e la società proprietaria chiedeva il valore di mercato come per legge, il Comune valutava più conveniente tentare di “scipparlo” con una valutazione UTE che dichiarava di esserne incompetente e di non conoscere i valori di mercato di ca € 11 mq..
Il Comune di Palma delegittimando anche l’Assessorato ha continuato autoreferenzialmente la sua strada verso la rovina, la chiusura, l’abbandono. Le richieste dirette ai sindaci ad essere ricevuto per individuare una gestione congiunta sono rimaste tutte senza riscontro.”


La mafia rurale che assalta le città, la Cosa nostra del secondo dopoguerra, se non la si legge adesso la si leggerà al più presto nei libri di storia. Infatti, la criminalità organizzata di stampo mafioso, in ampia parte, si è infiltrata nelle pubbliche amministrazioni, dagli scarponi campagnoli ai colletti bianchi. E ciò è testimoniato da un report del Centro Pio La Torre, che si è basato sui dati a disposizione del Tribunale di Palermo. Ebbene, solo al Comune di Palermo, dal 2012 al 2016 i reati contro la pubblica amministrazione sono raddoppiati: da meno di 100 a oltre 200 sono i procedimenti innanzi ai giudici delle indagini o delle udienze preliminari. E meno di 50 sono poi sfociati nel dibattimento. Ancora secondo la ricerca del “Pio La Torre”, i Comuni siciliani sciolti per infiltrazioni mafiose dal 1991 al 2016 sono stati 55: 24 nella provincia palermitana, 8 Catania, 7 Agrigento, 6 Trapani, 4 ciascuno tra Caltanissetta e Messina, e uno nelle province di Siracusa e Ragusa. I reati più ricorrenti, ancora tra il bianco dei colletti della pubblica amministrazione, sono peculato, malversazione, corruzione e concussione, e a fronte di ciò sono aumentate le denunce, che in Italia sono state 1266 nel 2010, 1300 nel 2011, 1527 nel 2012 e poi 1420 nel 2013 e 1346 nel 2014. Nel frattempo, la Direzione investigativa antimafia ha radiografato le condizioni di salute dei clan mafiosi e ha depositato le lastre al ministero dell’ Interno. Nell’ultimo periodo di tempo ai raggi x, tra il primo gennaio e il 30 giugno 2016, secondo la Dia “Cosa nostra agrigentina si presenta, ancora, come un’organizzazione strutturata in modo unitario, in contatto diretto con altri gruppi mafiosi e operativa secondo codici comportamentali arcaici che si perpetuano nel tempo. Quanto alle aree di influenza, si conferma, per Cosa nostra, la presenza di 7 mandamenti e di 41 famiglie, mentre relativamente alla Stidda, sarebbero presenti 8 sodalizi operanti nei comuni di Bivona, Camastra, Campobello di Licata, Canicattì, Naro, Palma di Montechiaro, Favara e Porto Empedocle, non più in aperta opposizione con la principale organizzazione mafiosa.”
fonte teleacras


Alla ministra della Pubblica Istruzione Valeria Fedeli
Valeria,
raccontarti cosa è accaduto ed accade dietro il “meraviglioso” “progetto Scuolebelle”tanto decantato dai politici di turno, (ultimo in ordine di tempo-Davide Faraone) –ha esordito così,incontrando a Palazzo Chigi una nostra delegazione-  è assai difficile. Potrei paragonarlo al poema allegorico della Divina Commedia,solo che a differenza dell’originale,diviso in tre “cantiche” (inferno purgatorio e paradiso) a questo,manca la parte finale,il paradiso.
Il progetto Scuolebelle, un capitolo che riguarda gli interventi di piccola manutenzione, decoro e ripristino funzionale degli edifici scolastici,il piano di edilizia scolastica, fortemente voluto dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, fin dal suo discorso di fiducia alle Camere del 24 febbraio 2014 si è rivelato, dopo “appena” 20 anni, un fallimento.Non ti elenco gli importi mostruosi “distribuiti” A iosa.Non ti racconto del “cartello” (Consorzio Nazionale Servizi e altri) che si è spartito una torta di oltre un miliardo e mezzo di euro di soldi pubblici, alle spalle dello Stato che con la gara Consip avrebbe dovuto risparmiare (Il Fatto Quotidiano ndr). Episodio finito con una max multa alle aziende.Consentimi di dirti che personalmente non me ne frega pù di tanto della maxi multa per le aziende coinvolte, mi preoccupano i lavoratori,ai quali è rimasto l’amaro in bocca,ai quali è proibito aprire le porte di quel girone dantesco. Da una parte, montagne di denaro pubblico e dall’altra sempre loro, gli ex lsu ata ancora una volta al centro di un disincanto                   che non vuole saperne di cambiare. Il mese scorso ho scritto una lettera al Dott.Raffaele Cantone,(ANAC)raccontando 25 anni di “sfruttamento fisico”, di “degrado delle regole”, di “mortificazione economica” dei lavoratori chiamati impropriamente Lsu, lavoratori facilmente ”scaricabili”,quando non servono più,da un’azienda all’altra.Cara Valeria,voglio fortissimamente voglio,comprendere perché il silenzio del governo,del ministero che dirigi,-da qualche mese-. Chi ha fatto e fa SINDACATO,quello vero,come il sottoscritto,come Tu del resto: ricordo la Filctem,il comitato etc- non può rimanere insensibile a quanto sta accadendo.
Ci sono sempre due scelte nella vita,accettare le condizioni in cui viviamo o assumersi  la responsabilità di cambiarle. Mi sono assunto la responsabilità di cercare di cambiare le “condizioni” di questi lavoratori i quali sono in grande difficoltà,ed è per questo che Ti chiedo di convocarmi presso il ministero per ascoltare il dramma di chi silenziosamente,giorno dopo giorno “muore”.
Aldo Mucci

E’ tornata ad allenarsi ieri pomeriggio, presso l’impianto di gioco di Fontanelle, l’Akragas di mister Raffaele Di Napoli. La squadra ha lavorato intensamente nonostante il maltempo che si è abbattuto nelle ultime ore anche sulla città di Agrigento. Tutti i giocatori hanno partecipato alla seduta incentrata principalmente sulla rapidità e potenziamento muscolare. I biancoazzurri preparano il derby siciliano di domenica prossima, alle ore 14.30, all’Esseneto, contro il Catania per la sesta giornata di ritorno del campionato di Lega Pro, girone C.
Oggi, martedì 7 febbraio, è prevista una nuova seduta, sempre a Fontanelle, con inizio alle ore 14.30.