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«Finalmente è arrivato il tanto atteso giorno del giudizio! Ci sarà l’udienza del mio processo sull’Aggressione subita nel Settembre 2015 a San Leone! Chi ha sbagliato paghi”. E’ quanto ha scritto sul proprio profilo Facebook Ambra Meli, il transessuale agrigentino assurto agli onori della cronaca per una vicenda che purtroppo l’avrebbe vista vittima di una aggressione. Il fatto accadde nel 2015 in un locale di San Leone dove, secondo l’accusa, tre persone, una donna e due uomini, prima la insultarono e poi l’aggredirono e picchiarono. Ora arriva il giorno in cui i tre dovranno presentarsi davanti al giudice monocratico di Agrigento, Katia La Barbera. Il giorno fissato è il 19 maggio e i tre accusati dovranno rispondere del reato di lesioni personali aggravate.

“Si avvisa la cittadinanza che è stato diramato un avviso del Dipartimento Regionale di Protezione Civile, per rischio idrogeologico e idraulico, che, in ragione delle avverse condizioni meteorologiche , fissa, fino a tutta la giornata di oggi un livello di allerta ‘arancione’ per rischio Meteo idrogeologico e idrualico”. Lo scrive sui social il sindaco di Licata (Agrigento) Angelo Cambiano. “Si invita pertanto la cittadinanza a porre la massima attenzione – dice – Non è stata emessa fino ad ora alcuna ordinanza di chiusura delle scuole. Si continua a monitorare la situazione”.

Oggi il capo della polizia – direttore generale della Pubblica sicurezza, prefetto Franco Gabrielli, sarà presente ad Agrigento per presenziare alla cerimonia di inaugurazione degli uffici dell’archivio digitalizzato “Telemachus” della Questura.
Il sistema di digitalizzazione degli uffici ha consentito alla questura di Agrigento l’adozione, dal dicembre 2013, del protocollo unico informatico, una graduale dematerializzazione dei propri archivi cartacei attraverso l’informatizzazione degli atti e dei documenti in entrata ed uscita, la protocollazione dei medesimi e la successiva archiviazione nel sistema informatico.
In tale contesto, la Questura di Agrigento ha adottato, a partire dal 2014, l’archivio unico che ha determinato una più facile e rapida consultazione del fascicolo da trattare che si presenta, all’atto dell’utilizzo, unico per tutti gli uffici, completo ed aggiornato in tempo reale nel suo contenuto.
Sostanzialmente, tutti gli uffici della Questura ed i cinque commissariati di P.s. distaccati, condividono un solo archivio, implementandone, ognuno in modo autonomo e per quanto di specifica competenza, il relativo contenuto. Il capo della Polizia, al termine della cerimonia, incontrerà il personale della Polizia di Stato e dell’amministrazione civile dell’Interno in servizio in Questura e nei commissariati di P.s. distaccati.

Il 14 settembre 2016 la Cassazione ha annullato con rinvio a un altro giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Catania la sentenza di “non luogo a procedere” emessa, il 21 dicembre 2015, dalla giudice delle udienze preliminari Gaetana Bernabò Distefano a favore dell’editore de “La Sicilia” Mario Ciancio Sanfilippo, imputato di concorso esterno in associazione mafiosa. Contro il proscioglimento di Ciancio hanno presentato ricorso la Procura di Catania e i due fratelli del commissario di polizia Beppe Montana ucciso dalla mafia, Dario e Gerlando. Pertanto si svolge un secondo procedimento innanzi al Giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Catania. E la Procura di Catania, tramite i pubblici ministeri Antonino Fanara e Agata Santonocito, ha ribadito alla giudice Loredana Pezzino la richiesta di rinvio a giudizio di Ciancio, imputato di concorso esterno all’associazione mafiosa e iscritto nel registro degli indagati dal novembre 2010. La prossima udienza è in calendario il 22 febbraio quando interverranno gli avvocati delle parti civili che sono i fratelli del commissario Montana e l’Ordine dei Giornalisti di Sicilia. Poi, il 15 marzo, sarà la volta degli avvocati della difesa. In principio, la Procura di Catania ha chiesto l’archiviazione delle accuse a Ciancio, ma il Giudice per le indagini preliminari ha sollecitato ulteriori indagini. Dunque, la Procura ha proposto il rinvio a giudizio di Mario Ciancio Sanfilippo sulla base di alcuni episodi che iniziano negli anni ’70 e si protraggono nel tempo fino ad anni recenti, e riguardano la partecipazione ad iniziative imprenditoriali nelle quali risulterebbero coinvolti interessi riconducibili all’organizzazione Cosa Nostra. Poi, il 22 dicembre 2015 il Giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Catania ha disposto il non luogo a procedere. Il 18 giugno 2015 Ciancio ha subito, ad opera dei Carabinieri del Ros, il sequestro di beni per 17 milioni di euro: 12 milioni di euro in una banca in Svizzera, tra titoli e azioni, e altri 5 milioni di euro in una banca catanese. E lui, Ciancio, ritenuto il più potente editore del sud Italia, ha replicato così: “E’ tutto alla luce del sole. Si tratta di somme ereditate e mantenute in Svizzera, versate sin dagli anni 60 e 70, e sono state per oltre 40 anni senza movimentazione. E, non essendoci alcun mistero, non sono ricorso al segreto bancario ma ho autorizzato senza riserve la Procura svizzera a collaborare con la magistratura italiana.”
fonte teleacras

L’Akragas, in vista del derby di domenica contro il Catania, ha intensificato la sua preparazione. Sotto lo sguardo vigile di mister Di Napoli, la seduta di allenamento è stata caratterizzata da lavoro atletico, esercitazioni tecnico – tattiche e partitella finale.
Tutti i giocatori in organico hanno preso parte all’intero allenamento. Per la sfida contro i rossoazzurri tornerà a disposizione il centrocampista Luca Palmiero che ha scontato il turno di squalifica. Non saranno, invece, del match i difensori Thiago Cazè da Silva e Genny Russo, entrambi squalificati.
La preparazione proseguirà domani con una seduta che inizierà alle ore 14.30.

Se si provasse a guardare al Festival di Sanremo, un po’ come ad una metafora del vivere italiano, non si farebbe fatica a scorgerne dei tratti somiglianti. Siamo spesso vestiti a festa ma altrettanto maldestri, facciamo del nostro meglio ma mai abbastanza, abbiamo le capacità ma non le applichiamo mai fino in fondo. Perché è così, tutti gli anni si ripete la storia di quanto sia scontato il Festival, eppure non ci facciamo sfuggire nessun particolare su cui imbastire conversazioni, così come si fa con il migliore dei pettegolezzi. Una sottile contraddizione che regge i giorni sanremesi, nei quali tutto può essere sovvertito a seconda se si decida di simpatizzare o meno con l’evento.

Perché tutti gli anni con Sanremo il popolo italiano si divide in due: chi sta con la Kermesse canora e chi “fa finta di non interessarsene”, perché ormai tra gli esperti di tutto, ci sono anche quelli che “Sanremo è trash, è spazzatura”, e poi in macchina però hanno il cd di Nek o di Giorgia, o – peggio ancora – giurano di non vederlo mai, ma sanno tutti i ritornelli delle passate edizioni.

Insomma, che piaccia o no, Sanremo detta tendenza, crea un meccanismo che inevitabilmente diviene una questione di “costume” e che mette in moto il mercato della discografia, oltre a far discutere circa i cachét di presentatori ed ospiti che – sarebbe proprio il caso di dirlo – sono senza dubbio inappropriati rispetto a quello che “singolarmente” danno (presentatori ed ospiti), in fatto di performance. Perché a presentatori che non spiccicano una parola in inglese, io non affiderei una maratona con ospiti stranieri e per di più, passi il gobbo (elettronico) ma ci si aspetta da chi fa questa professione da decenni, che abbia la capacità di memorizzare una semplice frase di 10 parole alla volta, senza per forza far vedere che legga.

Quest’anno l’accoppiata Conti-De Filippi appare come una tranquilla convivenza tra inquilini di uno stesso quartiere, e sembra aver gradito il pubblico, che fa schizzare lo share della prima serata oltre il 50 per cento. Anche perché ognuno di essi si è “vestito” con ciò che fa quotidianamente e pertanto Maria ha portato un pezzo di quel che fa dall’altra parte del quartiere, anche sul palco dell’Ariston. Echi di “c’è posta per te” si odono di sottofondo come se qualcosa la tirasse con forza giù dal palco dell’Ariston.  In quanto a vestiti, inteso come look, non si può non sottolineare come gli abiti disegnati dallo stilista Riccardo Tisci, indossati dalla De Filippi saranno pur belli, ma forse non sono appropriati al suo fisico, come per esempio il maxi cardigan indossato nella seconda serata. Eppure gli outfit al femminile di questa edizione, tolta qualche eccezione, erano degni di nota. Belli i completi pantalone della Mannoia e della Turci, molto sofisticati gli abiti della Atzei e di Chiara. Bocciato invece il look della Ferreri.

Sparite le vallette – nate proprio per supportare la conduzione e per far parlare di se, delle loro papere e dei loro vestiti – quest’anno ci siamo dovuti sorbire dei “valletti” non proprio all’altezza. Passi Raul Bova, ma Totti che – per carità sarà pure un grande campione – ha mostrato tutta la sua “maldestrezza” con la parola e a poco è servita la simpatia, che dopo 5 minuti lascia il posto al nulla.

Ma quel che alla fine passa o non passa, è la musica. Diciamolo subito: non ci sono più i testi di una volta, le musiche lasciano a desiderare e malgrado gli arrangiamenti “orchestrati”, sono due volte su tre scarse, tanto quanto l’intonazione dei cantanti in gara. In una serata si contano al massimo 3 performance convincenti su 10. E se si escludono i veterani come Zarrillo, Ron, Al Bano e la Mannoia, si fa fatica a trovare una esecuzione “in nota”, se si chiudono gli occhi e non ci si lascia distrarre da tutto il meccanismo che gira sul palco di Sanremo, considerato che l’orchestra fa sempre il massimo che può e resta – anno dopo anno – la parte più affidabile della kermesse. Intonatissimi Chiara, Michele Bravi e nella prima serata Ermal Meta, del quale si è apprezzato anche il senso del testo che racchiude un chiaro messaggio contro la violenza con la sua “vietato morire“. Anche Sergio, il figlio artistico di Maria, delude le aspettative considerato che ha una gran voce, ma non ha ancora il pieno controllo della stessa e ad aggravare il tutto, una canzone che non era proprio adatta a quel timbro e a quelle potenzialità.

Tornano sul palco di Sanremo le coppie di cantanti, come dei moderni Jalisse, ma non passano al televoto forse perché sconosciuti malgrado il loro posto tra i Big. Chi sa in fondo chi siano Raige & Giulia Luzi?

Come sempre per dire cosa piaccia davvero, i pezzi sanremesi necessitano di essere ascoltati più e più volte, ma alla fine per un orecchio un po’ esperto si fa presto a scovare nella canzone della Mannoia “Che sia benedetta” un bel testo, un vero e proprio inno alla vita, supportato dall’esperienza della brava interprete che però – a mio avviso – perde nel corso del tempo quell’appeal e quella credibilità interpretativa che aveva ai tempi in cui a scriverle le canzoni erano Fossati e De Gregori.

Maurizio Crozza – che si è ben guardato da andare sul palco dell’Ariston e appare in vidiwall – tira le serate con le sue gag politiche, che fanno spesso ridere Carlo Conti quasi sguaiatamente. Nella prima serata invece è stato lo strepitoso duetto composto da Paola Cortellesi e Antonio Albanese a mettere tutti d’accordo, mentre fanno un omaggio all’amore e alla storia di Sanremo.

Boccio Tiziano Ferro che omaggio Tenco in apertura di Festival. Un accostamento troppo arduo, che si smonta come un soufflé riuscito male, malgrado gli ottimi ingredienti utilizzati.

Sono riusciti a rilanciare Ricky Martin, che nella seconda parte della prima serata, ha costretto con il suo medley il pubblico ad un salto nel passato, non saprei dire con quali precisi risultati.

Ieri sera invece tra gli ospiti senza dubbio spicca Keanu Reevs, inserito dalla rivista Peaple tra i 50 uomini più sexy del mondo. Bello è bello, e sa suonare pure il basso! Insomma, il cachet sembra se lo sia guadagnato.

C’è chi va e c’è chi resta.
Un po’ si scivola, un po’ si resta in piedi.
Si procede, perché la barca va condotta in porto.
Abbiamo ancora qualche giorno per farci un’idea e per scoprire se abbiamo fatto bene o meno a stare dalla parte di chi pensa che “Sanremo è Sanremo”.

Ed anche se sono scomparsi i begli intro di una volta, se la conduzione non è proprio come la vorremmo e non ci sono i Claudio Villa ed i Tenco, tra maldestrezza e ritornelli che ci accompagneranno fino all’estate, non ci resta che godere del piacere di dire la nostra.

Simona Stammelluti


Se si provasse a guardare al Festival di Sanremo, un po’ come ad una metafora del vivere italiano, non si farebbe fatica a scorgerne dei tratti somiglianti. Siamo spesso vestiti a festa ma altrettanto maldestri, facciamo del nostro meglio ma mai abbastanza, abbiamo le capacità ma non le applichiamo mai fino in fondo. Perché è così, tutti gli anni si ripete la storia di quanto sia scontato il Festival, eppure non ci facciamo sfuggire nessun particolare su cui imbastire conversazioni, così come si fa con il migliore dei pettegolezzi. Una sottile contraddizione che regge i giorni sanremesi, nei quali tutto può essere sovvertito a seconda se si decida di simpatizzare o meno con l’evento.
Perché tutti gli anni con Sanremo il popolo italiano si divide in due: chi sta con la Kermesse canora e chi “fa finta di non interessarsene”, perché ormai tra gli esperti di tutto, ci sono anche quelli che “Sanremo è trash, è spazzatura”, e poi in macchina però hanno il cd di Nek o di Giorgia, o – peggio ancora – giurano di non vederlo mai, ma sanno tutti i ritornelli delle passate edizioni.
Insomma, che piaccia o no, Sanremo detta tendenza, crea un meccanismo che inevitabilmente diviene una questione di “costume” e che mette in moto il mercato della discografia, oltre a far discutere circa i cachét di presentatori ed ospiti che – sarebbe proprio il caso di dirlo – sono senza dubbio inappropriati rispetto a quello che “singolarmente” danno (presentatori ed ospiti), in fatto di performance. Perché a presentatori che non spiccicano una parola in inglese, io non affiderei una maratona con ospiti stranieri e per di più, passi il gobbo (elettronico) ma ci si aspetta da chi fa questa professione da decenni, che abbia la capacità di memorizzare una semplice frase di 10 parole alla volta, senza per forza far vedere che legga.
Quest’anno l’accoppiata Conti-De Filippi appare come una tranquilla convivenza tra inquilini di uno stesso quartiere, e sembra aver gradito il pubblico, che fa schizzare lo share della prima serata oltre il 50 per cento. Anche perché ognuno di essi si è “vestito” con ciò che fa quotidianamente e pertanto Maria ha portato un pezzo di quel che fa dall’altra parte del quartiere, anche sul palco dell’Ariston. Echi di “c’è posta per te” si odono di sottofondo come se qualcosa la tirasse con forza giù dal palco dell’Ariston.  In quanto a vestiti, inteso come look, non si può non sottolineare come gli abiti disegnati dallo stilista Riccardo Tisci, indossati dalla De Filippi saranno pur belli, ma forse non sono appropriati al suo fisico, come per esempio il maxi cardigan indossato nella seconda serata. Eppure gli outfit al femminile di questa edizione, tolta qualche eccezione, erano degni di nota. Belli i completi pantalone della Mannoia e della Turci, molto sofisticati gli abiti della Atzei e di Chiara. Bocciato invece il look della Ferreri.

Sparite le vallette – nate proprio per supportare la conduzione e per far parlare di se, delle loro papere e dei loro vestiti – quest’anno ci siamo dovuti sorbire dei “valletti” non proprio all’altezza. Passi Raul Bova, ma Totti che – per carità sarà pure un grande campione – ha mostrato tutta la sua “maldestrezza” con la parola e a poco è servita la simpatia, che dopo 5 minuti lascia il posto al nulla.
Ma quel che alla fine passa o non passa, è la musica. Diciamolo subito: non ci sono più i testi di una volta, le musiche lasciano a desiderare e malgrado gli arrangiamenti “orchestrati”, sono due volte su tre scarse, tanto quanto l’intonazione dei cantanti in gara. In una serata si contano al massimo 3 performance convincenti su 10. E se si escludono i veterani come Zarrillo, Ron, Al Bano e la Mannoia, si fa fatica a trovare una esecuzione “in nota”, se si chiudono gli occhi e non ci si lascia distrarre da tutto il meccanismo che gira sul palco di Sanremo, considerato che l’orchestra fa sempre il massimo che può e resta – anno dopo anno – la parte più affidabile della kermesse. Intonatissimi Chiara, Michele Bravi e nella prima serata Ermal Meta, del quale si è apprezzato anche il senso del testo che racchiude un chiaro messaggio contro la violenza con la sua “vietato morire“. Anche Sergio, il figlio artistico di Maria, delude le aspettative considerato che ha una gran voce, ma non ha ancora il pieno controllo della stessa e ad aggravare il tutto, una canzone che non era proprio adatta a quel timbro e a quelle potenzialità.
Tornano sul palco di Sanremo le coppie di cantanti, come dei moderni Jalisse, ma non passano al televoto forse perché sconosciuti malgrado il loro posto tra i Big. Chi sa in fondo chi siano Raige & Giulia Luzi?

Come sempre per dire cosa piaccia davvero, i pezzi sanremesi necessitano di essere ascoltati più e più volte, ma alla fine per un orecchio un po’ esperto si fa presto a scovare nella canzone della Mannoia “Che sia benedetta” un bel testo, un vero e proprio inno alla vita, supportato dall’esperienza della brava interprete che però – a mio avviso – perde nel corso del tempo quell’appeal e quella credibilità interpretativa che aveva ai tempi in cui a scriverle le canzoni erano Fossati e De Gregori.
Maurizio Crozza – che si è ben guardato da andare sul palco dell’Ariston e appare in vidiwall – tira le serate con le sue gag politiche, che fanno spesso ridere Carlo Conti quasi sguaiatamente. Nella prima serata invece è stato lo strepitoso duetto composto da Paola Cortellesi e Antonio Albanese a mettere tutti d’accordo, mentre fanno un omaggio all’amore e alla storia di Sanremo.
Boccio Tiziano Ferro che omaggio Tenco in apertura di Festival. Un accostamento troppo arduo, che si smonta come un soufflé riuscito male, malgrado gli ottimi ingredienti utilizzati.
Sono riusciti a rilanciare Ricky Martin, che nella seconda parte della prima serata, ha costretto con il suo medley il pubblico ad un salto nel passato, non saprei dire con quali precisi risultati.
Ieri sera invece tra gli ospiti senza dubbio spicca Keanu Reevs, inserito dalla rivista Peaple tra i 50 uomini più sexy del mondo. Bello è bello, e sa suonare pure il basso! Insomma, il cachet sembra se lo sia guadagnato.
C’è chi va e c’è chi resta.
Un po’ si scivola, un po’ si resta in piedi.
Si procede, perché la barca va condotta in porto.
Abbiamo ancora qualche giorno per farci un’idea e per scoprire se abbiamo fatto bene o meno a stare dalla parte di chi pensa che “Sanremo è Sanremo”.
Ed anche se sono scomparsi i begli intro di una volta, se la conduzione non è proprio come la vorremmo e non ci sono i Claudio Villa ed i Tenco, tra maldestrezza e ritornelli che ci accompagneranno fino all’estate, non ci resta che godere del piacere di dire la nostra.
Simona Stammelluti

A causa delle intense precipitazioni che hanno avuto come conseguenza un’elevata torbidita’ delle acque provenienti dall’invaso Poma, l’Amap e’ stata costretta a interrompere, dalle 20 di ieri, l’erogazione idrica dall’acquedotto Jato. L’erogazione nei comuni della fascia costiera occidentale (da Isola delle Femmine a Balestrate) e’ stata bloccata. Si prevede il ritorno alla normalita’ nella serata di oggi. A Palermo i disservizi interessano la fascia pedemontana (Villagrazia, Boccadifalco, Borgo Nuovo) e la zona occidentale (Mondello, Partanna, Sferracavallo, Villaggio Ruffini). Per informazioni si potra’ telefonare al numero 091 279111 (risponditore automatico) o ai numeri 800-915333/800-050911, esclusivamente da telefono fisso.

La Guardia di Finanza di Catania, in esecuzione di un decreto emesso dal gip etneo su richiesta della Procura, ha sequestrato disponibilità finanziarie per oltre 5,7 milioni di euro, nonché le apparecchiature informatiche di un “Money Transfer” appartenenti a 2 coniugi di nazionalità cinese residenti nel capoluogo etneo. I due sono accusati di esercizio dell’attività di agente finanziario attraverso 7 agenzie di “Money Transfer” attive a Catania, di cui solo 2 erano intestate formalmente ai coniugi cinesi. Le altre 5 agenzie infatti erano intestate a prestanome sia italiani che cinesi.
Le indagini hanno messo in luce anomali trasferimenti di enormi flussi finanziari da Catania verso la Cina, pari a circa 212 milioni di euro. L’ingente flusso finanziario, relativo agli anni dal 2010 al 2014, proveniva da cittadini di nazionalità cinese e transitava dalle agenzie di “Money Transfer” coinvolte nel circuito criminale. Le transazioni, previa riscossione di una provvigione pari al 2,7% (circa 5,8 milioni di euro) da parte di Lin Yuqin e Zhang Jiantong, avvenivano con il cosiddetto metodo dello “smurfing”, ovvero il frazionamento dell’importo oggetto di trasferimento, in singole operazioni inferiori alla soglia consentita per legge in modo tale da aggirare gli obblighi imposti dalla normativa antiriciclaggio.
La maggior parte dei mittenti delle somme di denaro risultava inesistente per effetto delle alterazioni di codici fiscali e di documenti di riconoscimento, mentre alcuni di coloro che venivano identificati risultavano già noti alle cronache giudiziarie in quanto imputati per contrabbando, ricettazione o contraffazione o, in alcuni casi, titolari di attività commerciali che dichiaravano al Fisco volumi d’affari anche nettamente inferiori rispetto al denaro inviato in Cina. Il procedimento penale in questione vede il coinvolgimento di 60 persone, di cui 27 indagate, a vario titolo, per associazione a delinquere a carattere trasnazionale finalizzata al riciclaggio e alle violazioni agli obblighi antiriciclaggio e per esercizio di attività abusiva di agente in attività finanziaria; 33 soggetti (tutti di etnia cinese) risultano indagati per infedele o omessa dichiarazione dei redditi.

La Guardia di Finanza di Catania, in esecuzione di un decreto emesso dal gip etneo su richiesta della Procura, ha sequestrato disponibilità finanziarie per oltre 5,7 milioni di euro, nonché le apparecchiature informatiche di un “Money Transfer” appartenenti a 2 coniugi di nazionalità cinese residenti nel capoluogo etneo. I due sono accusati di esercizio dell’attività di agente finanziario attraverso 7 agenzie di “Money Transfer” attive a Catania, di cui solo 2 erano intestate formalmente ai coniugi cinesi. Le altre 5 agenzie infatti erano intestate a prestanome sia italiani che cinesi.
Le indagini hanno messo in luce anomali trasferimenti di enormi flussi finanziari da Catania verso la Cina, pari a circa 212 milioni di euro. L’ingente flusso finanziario, relativo agli anni dal 2010 al 2014, proveniva da cittadini di nazionalità cinese e transitava dalle agenzie di “Money Transfer” coinvolte nel circuito criminale. Le transazioni, previa riscossione di una provvigione pari al 2,7% (circa 5,8 milioni di euro) da parte di Lin Yuqin e Zhang Jiantong, avvenivano con il cosiddetto metodo dello “smurfing”, ovvero il frazionamento dell’importo oggetto di trasferimento, in singole operazioni inferiori alla soglia consentita per legge in modo tale da aggirare gli obblighi imposti dalla normativa antiriciclaggio.
La maggior parte dei mittenti delle somme di denaro risultava inesistente per effetto delle alterazioni di codici fiscali e di documenti di riconoscimento, mentre alcuni di coloro che venivano identificati risultavano già noti alle cronache giudiziarie in quanto imputati per contrabbando, ricettazione o contraffazione o, in alcuni casi, titolari di attività commerciali che dichiaravano al Fisco volumi d’affari anche nettamente inferiori rispetto al denaro inviato in Cina. Il procedimento penale in questione vede il coinvolgimento di 60 persone, di cui 27 indagate, a vario titolo, per associazione a delinquere a carattere trasnazionale finalizzata al riciclaggio e alle violazioni agli obblighi antiriciclaggio e per esercizio di attività abusiva di agente in attività finanziaria; 33 soggetti (tutti di etnia cinese) risultano indagati per infedele o omessa dichiarazione dei redditi.

richiesta di incontro sindacale per criticità lavoratori TRS98

La scrivente Segreteria Provinciale, comunica lo stato di agitazione dei lavoratori della emittente televisiva locale TRS98 facente capo all’azienda Coop. Fra Diego La Matina a causa della oramai critica situazione in cui versano i lavoratori stessi per la mancata e regolare corresponsione del salario mensile da circa 26 mesi, i lavoratori per senso di responsabilità continuano a svolgere la loro attività lavorativa fornendo in maniera puntuale e precisa le notizie ai cittadini attraverso i Tg e servizi ad essi collegati.
Slc Cgil è accanto ai lavoratori a tutela dei diritti e del salario contro ogni forma di sfruttamento.