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Droga e armi. E’ quanto scoperto nel corso delle perquisizioni effettuate nell’ambito dell’operazione “Freezer” che martedi’ ha decapitato il mandamento mafioso di Alcamo, con l’arresto di ‘U dutturi’, il medico boss Ignazio Melodia, fedelissimo di Matteo Messina Denaro. Era stato scoperto che i summit si svolgevano nella cella frigorifera di un fruttivendolo per paura delle microspie. Sequestrati nelle due abitazioni di uno degli indagati, Giuseppe Di Giovanni, camionista incensurato, un considerevole quantitativo di hashish e marijuana, nonche’ numerose armi. In particolare, sono stati trovati 14 panetti per un totale di 7 chili di hashish e 6 chili di marijuana; nonche’ 39 armi da taglio, 49 cartucce calibro 38, un machete, una sciabola tipo katana, due tirapugni, una cartucciera con undici cartucce calibro 16, un fucile di precisione ad aria compressa e due mazze da baseball. Di Giovanni, accusato di associazione per delinquere di tipo mafioso, era a disposizione della cosca di Alcamo e del suo reggente Melodia, del quale era autista e uomo di fiducia, partecipando alle riunioni e tentando di condizionare il voto in occasione dell’elezione del sindaco di Alcamo.

Si presenta in casa di una donna di 84 anni, che vive da sola, e le chiede di consegnargli tutti i soldi che ha, lei inizia ad urlare e il malvivente fugge. E’ quanto accaduto, ieri pomeriggio, a Canicattì. Un uomo ha cercato di rapinare un’anziana che abita in via Sulmona ma la pronta reazione della stessa lo ha costretto a scappare. Del fatto si stanno occupando i carabinieri della Compagnia della cittadina della provincia di Agrigento.

“Con riferimento ad alcuni articoli di stampa su una presunta festa per il mio compleanno, preciso che non c’e’ stato nessun brindisi. Nessuna festa. Non ho una abitazione a Roma, dove ormai vado di rado; alloggio in un Bed e Breakfast in via Della Scrofa. Non ho festeggiato il mio compleanno: non lo faccio da anni. Se tornassi a festeggiarlo, lo farei con mia madre, mia moglie, i miei figli e i miei fratelli. Se i giornali, per parlare di politica, devono scrivere inesattezze, credo proprio che siamo alla frutta”. Lo afferma in una nota l’ex governatore siciliano, Toto’ Cuffaro.

Gli abusi edilizi – giudicati tali da sentenze che vanno dal 1992 al 1999 – sono stati già trasmessi dalla Procura al Comune di Agrigento che ha appaltato i lavori
Sono pronte a tornare in azione le ruspe della ditta Salvatore Patriarca di Comiso – azienda vincitrice dell’appalto – per abbattere 13 abusi edilizi perpetrati – e adesso passati finalmente in giudicato – dal 1992 al 1999.
Tredici immobili costruiti senza alcuna autorizzazione e presenti in piena zona “A”, ricadenti cioè nell’area del Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento.
Dopo l’approvazione in Consiglio Comunale del Bilancio si è avviata la procedura negoziata vinta – appunto – dalla Patriarca srl di Comiso. La ditta ragusana è la stessa che si occupa da un anno delle demolizioni nella vicina Licata ed è anche l’azienda che – lo scorso 27 aprile – abbandonò i suddetti lavori in seguito a pesanti minacce ricevute in una lettera recapitata al titolare.
L’allora procuratore capo di Agrigento , Renato Di Natale , definì la vicenda “di una gravità inaudita” e la ditta – in seguito – fu scortata dalle forze dell’ordine per tornare a svolgere il proprio lavoro.
E, ancora oggi, a Licata la situazione vive momenti di incertezza. Si attendono, infatti, direttive dalla Procura di Agrigento per avviare una nuova fase di demolizioni – che interesseranno abusi minori – dopo che la gara d’appalto è stata rinviata al prossimo 10 marzo a causa di due offerte al ribasso giudicate anomale.
Sul versante agrigentino, invece,  si attende l’ufficio Urbanistica Comunale che dovrà stilare il calendario delle demolizioni. In elenco ci sono 13 immobili che però potrebbero divenire 9 se – come pare – 4 di essi saranno abbattuti dai proprietari in forma privata.

Disgustoso gesto a Palma di Montechiaro. Una donna dimentica l’auto aperta, una Mercedes classe B, e, al ritorno, la trovata imbrattata all’interno da escrementi umani. Il fatto è accaduto alla periferia del paesino agrigentino ed è stato scoperto da una 40enne originaria del luogo che si è rivolta al Commissariato di Polizia. Inspiegabile in gesto che è al vaglio degli investigatori.

Un festa organizzata in una villa di San Leone. Una festa particolare che viene annunciata su un sito web che sarebbe destinata a coppie o donne single che vogliano essere protagoniste della stessa, ovvero una festa di sesso in maschera per scambisti. Dettagliato l’annuncio che dice: “Per la prima volta ad Agrigento si organizza festa in maschera in Villa per scambisti…. cliccate su rispondi all’annuncio, è gradita anche foto per intero con viso in maschera…”. Addirittura viene indicata la data dell’”evento” a luci rosse: 17 marzo 2017.

Camastra, poco più di duemila abitanti in provincia di Agrigento, si sarebbe pagato il pizzo anche sui funerali. E innanzi ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Agrigento si sono presentati i titolari di un’agenzia di onoranze funebri a Camastra, affinchè siano ammessi parte civile al processo antimafia cosiddetto “Vultur”, che è “avvoltoio”, tradotto dal latino. E così anche la Fai, la Federazione antiracket italiana. Gli imputati sono 5, e lo scorso 16 gennaio, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo, accogliendo la richiesta dei pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia, Alessia Sinatra e Maria Teresa Maligno, ha disposto il giudizio immediato, in ragione della ritenute evidenti prove di colpevolezza, a carico di Rosario Meli, 68 anni, presunto capo della famiglia mafiosa di Camastra, il figlio Vincenzo, 46 anni, poi Calogero Piombo, 65 anni, anche lui di Camastra, e poi Calogero Di Caro, 70 anni, di Canicattì. Invece, Angelo Prato, 38 anni, di Camastra, che, in occasione dell’interrogatorio di garanzia, ha risposto: “Conosco i Meli solo perché il paese è piccolo, ma non ho rapporti con loro”, sarà giudicato in abbreviato il prossimo 14 marzo. Secondo gli investigatori della Squadra Mobile di Agrigento, capitanati da Giovanni Minardi, alla famiglia di Rosario Meli, conosciuto come “U puparu” ed ex consigliere comunale della Democrazia Cristiana, non sarebbe sfuggita alcuna preda, ed ecco perché l’inchiesta è stata battezzata Vultur – avvoltoio. L’esempio a testimonianza di ciò, che ha determinato la costituzione di parte civile, è un’impresa di onoranze funebri a Camastra, che è già stata sotto protezione pagando 500 euro ogni 2 – 3 mesi. Quando il presunto protettore dell’ impresa è stato ucciso, al funerale, il 2 febbraio del 2012, il titolare dell’impresa funebre sarebbe stato abbordato da Rosario Meli: “Ascoltami, da ora in poi i 500 euro che hai pagato al morto adesso li paghi a me.” E le parole di Meli rivolte all’imprenditore testualmente sarebbero state: “Ora mettici un punto … da questo funerale i 500 euro … li porti a me.” Poi, il 26 luglio del 2012, Rosario Meli avrebbe ancora una volta incontrato l’ imprenditore per rimproverarlo, per non avere pagato nulla di quanto richiesto, nuove rate e arretrati. E le parole di Meli in tale occasione sarebbero state: “Guarda che noi non bruciamo macchine, ma facciamo altro.” L’imprenditore avrebbe risposto: “Non ho disponibilità di denaro, e sei libero di fare quello che vuoi”. E la notte tra l’ 1 e il 2 novembre 2012, tra i Santi e i Morti, l’automobile dello stesso imprenditore ha subito un incendio. I due sono adesso in Tribunale, al palazzo di Giustizia, ad Agrigento, in via Mazzini, su due fronti opposti, al cospetto del giudice terzo.
fonte teleacras

E’ il segno di come anche la Valle dei templi, su proposta del Lions club Agrigento Host, partecipa alla festa del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili “M’illumino di meno”, giunta quest’anno alla sua tredicesima edizione.
Com’è noto, la manifestazione, nata su iniziativa della trasmissione radiofonica di Rai 2 “Caterpillar” e che ha ricevuto l’adesione del Parlamento, del Ministero dell’ambiente e di molti comuni, intende sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità del risparmio energetico, anche attraverso lo spegnimento simbolico di un monumento.
Per l’occasione i Lions del Club Agrigento Host invitano la cittadinanza a partecipare, dalle ore 17.30, nello spazio sottostante il tempio, ad un momento di riflessione, durante il quale si accennerà alle tematiche relative alle politiche concernenti i cambiamenti climatici.
Sarà anche un segno di condivisione della società civile alle sempre più pressanti preoccupazioni provenienti dal mondo scientifico sugli effetti che l’opera dell’uomo sta apportando alle condizioni di abitabilità del pianeta.
In concomitanza con l’iniziativa, il Parco archeologico, che ha disposto lo spegnimento, ha autorizzato l’ingresso gratuito.

“L’eredità dello zio buonanima” divertente commedia al Teatro San Francesco di Favara-
Sabato 25 febbraio 2017- ore 21.00
Continua a mietere successo e applausi “RASSEGNAti”, la prima rassegna teatrale creata dalla Cioppy Group Events. A calcare il palcoscenico del Teatro San Francesco di Favara, sabato 25 febbraio a partire dalle ore 21.00, sarà la volta del Collettivo “Piccolo Teatro” Città di Aragona, con la commedia “L’eredità dello zio buonanima”. La compagnia teatrale aragonese, costituitosi nel 1986, ha portato sulle scene diversi lavori teatrali che portano la firma di Nino Martoglio, Luigi Pirandello, Eduardo De Filippo, Eduardo Scarpetta, Antonino Russo Giusti, Hannequin ed altri. Tali lavori hanno tenuto presente come tematica la Sicilia con i suoi tratti umani e culturali più significativi e caratterizzanti, una Sicilia rappresentata come metafora del mondo. Le attività del “Piccolo Teatro” hanno toccato le scene non solo locali e provinciali, ma anche quelle internazionali: l’ultimo lavoro rappresentato in Belgio, nel dicembre 2016, è stato un percorso storico-letterario sulle miniere e sui carusi, con l’opera “Ciaula e la luna”.
“L’eredità dello zio buonanima”, brillante commedia in tre atti di Antonino Russo Giusti- per la regia di Federico Marotta, ci presenta una Sicilia schietta, fatta di personaggi veri, reali e semplici, ma soprattutto vittime della miseria e del bisogno. L’azione scenica si sviluppa sulle vicende di vita di Antonio Favazza, modesto sensale con moglie e figli da sfamare, con un oneroso affitto da pagare, il quale subisce improvvisamente un radicale sconvolgimento per la morte di uno zio canonico, ricco proprietario di palazzi e terreni, che lo dichiara erede universale. Questa inaspettata notizia può finalmente porre fine alla miseria della famiglia Favazza e può alimentare sogni e speranze. Ma a contrastare questa felicità intervengono i cugini Mariantonia e Santo, pronti a mettere a tutti costi le mani su questo ricco bottino ereditario. La vicenda si evolve in una serie di contingenze comiche ed umoristiche, che disilludono il povero erede universale e gli lasciano solo “gli occhi per piangere”. Tutto sembra precipitare quanto arriva la Provvidenza per un finale tutto da scoprire. Come finirà per il povero Antonio Favazza e la sua famiglia…? Per scoprirlo non vi resta che essere presenti sabato 25 febbraio alle ore 21.00 al Teatro San Francesco. Servizio navetta disponibile; locale riscaldato. Prezzo del biglietto euro 6,00. Per maggiori dettagli chiamare i numeri 3289514586 oppure 3282847828.

documento redatto dai capigruppo consiglieri comunali e approvato in consiglio il 22-02-2017consiglio
consiglio comunale straordinario del 13.02.2017 con all’ordine
del giorno “problematiche relative all’Italcementi”.
Con riferimento al consiglio comunale straordinario in oggetto
indicato, preso atto della volontaria assenza dei vertici aziendali
Italcementi e ritenendo comunque essenziale il loro coinvolgimento ai
lavori consiliari, tutti i partecipanti hanno ritenuto necessario
redigere il presente documento da portare all’attenzione dei
rappresentati legali dell’azienda e agli organi di stampa.
A tal uopo si premette e significa quanto segue.
Al consiglio erano presenti, oltre ai consiglieri e
all’amministrazione, rappresentati della deputazione regionale e
nazionale e delle organizzazioni sindacali.
Dalla totalità degli intervenuti, preliminarmente, veniva preso atto
di come l’azienda abbia oramai ridotto drasticamente il ciclo
produttivo e di conseguenza l’impiego di personale non sia superiore
alle venti unità e che la forza lavoro presistente è stata trasferita
in altri siti produttivi o messa in mobilità usando gli ammortizzatori
sociali previsti dalla norma.
Ciononostante il territorio continua ad essere occupato
dall’insediamento industriale, per la gran parte non più operativo,
senza che peraltro se ne conosca la futura destinazione.
Ebbene, gli interrogativi posti nel corso del consiglio, cui l’azienda
si ritiene debba fornire importanti e celeri risposte, attengono,
innanzitutto, alla sorte dei dipendenti rimasti senza lavoro e
all’utilizzo di una vasta area con destinazione industriale.
È fondamentale conoscere se esistono elementi tali da far ritenere
possibile una loro riassunzione a Porto Empedocle o in eventuali altri
stabilimenti.
Si conveniva unanimemente che, nella denegata ipotesi l’insediamento
empedoclino non dovesse riprendere l’intero ciclo produttivo, rendendo
definitiva l’interruzione dei rapporti lavorativi, il Comune dovrà
conoscere, a stretto giro, la destinazione cui l’azienda vorrà dare ai
700 ettari di territorio occupato.
È importante, per quanto concerne l’area, avere contezza di eventuali
cessioni ad altri imprenditori o di possibili reimpieghi da parte della
medesima impresa, attivando i necessari protocolli di legalità a
garanzia del territorio.
In entrambe le ipotesi, interesse prioritario manifestato da tutti i
presenti è stato quello di voler richiedere all’azienda la bonifica
integrale dell’area da essa occupata al fine di scongiurare qualsiasi
immissione inquinante su Porto Empedocle e su tutta la zona limitrofa.
Infine il Consiglio Comunale, rappresentate tutta la comunità
empedoclina, si riserva di valutare la possibilità di istituire una
commissione consiliare con l’ausilio di organismi pubblici e con il
coinvolgimento dei sindacati,nel rispetto della normativa vigente, per
avviare una seria conoscenza dei luoghi al fine di evitare passività
ambientali.
Altresì il Consiglio resta in attesa delle determinazioni del Governo
regionale e della sua deputazione per avviare una seria vertenza sulle
cementerie.