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Il Tar "apre" il Polo Universitario di Agrigento. Massacrati "gufi, gobbi" e la classe politica "occidentale"

 

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Dove non arriva la politica, inetta e assai silente in tema di diritto allo studio ad Agrigento, arriva certamente un organo amministrativo, il Tar Sicilia, il quale, attraverso il tanto sperato (da migliaia di giovani) provvedimento adottato ieri ha creato più di un barlume di speranza per eliminare il “fine vita” del Polo Universitario di Agrigento.
Questa straordinaria vicenda presenta un solo lato negativo: purtroppo, a mettersi in mostra e sciorinare sorrisi a 44 denti ci saranno anche loro, i politici, che abbracceranno la vittoria come un successo voluto da tutti.
Un successo che, invece, arriva solo ed esclusivamente da un solo lato, da chi è stato in questi anni sommerso dalla disperazione per la paventata chiusura del Polo di Agrigento: i giovani di tutta la provincia capitanati dall’attuale presidente del Consorzio Gaetano Armao che ha “osato” sfidare con un secco no alla richiesta di 9 milioni di euro, il “mostro” palermitano, ossia l’Ateneo del capoluogo siciliano.
O meglio. Ha sfidato i provvedimenti abnormi e micidiali di chi, a piccoli passi, ha cercato di negare il diritto allo studio a migliaia di giovani agrigentini attraverso una lenta quanto selvaggia agonia. Togliere le facoltà di Architettura e Beni Culturali, nonché la Giurisprudenza, in una città come Agrigento, a vocazione esclusivamente turistica che presenta uno dei patrimoni dell’umanità più belli nel mondo, è stato come scippare dalla bocca ad un bambino una caramella dolcissima.
Provate ad immaginare la città della Valle dei Templi non solo senza università ma anche senza le facoltà che convivono, abbracciano e sposano come in una bellissima storia di amore le splendide colonne doriche dei nostri Templi e di tutto lo straordinario scenario che fa da contorno ad uno dei più suggestivi patrimoni dell’Unesco. Roba da matti!
In realtà quello doveva essere il primo passo per portare nel baratro il Polo agrigentino. Il Rettore dell’università di Palermo sembrerebbe non amare particolarmente le sedi distaccate che hanno una funzione di straordinaria importanza. Primo fra tutti il diniego al diritto allo studio di migliaia di giovani di una provincia di circa mezzo milione di abitanti. Non tutte le famiglie hanno la possibilità di poter mantenere gli studi dei propri figli in sedi lontane come Palermo, Catania o Messina. Nessuno, politici in primissima fila, ha pensato a questa necessità, avallando con i propri silenzi le scellerate scelte palermitane che dopo aver chiuso facoltà importanti hanno anche chiesto al Polo agrigentino ben nove milioni di euro di (chiamiamoli così…) “arretrati” per i docenti a lavoro fino al 2010.
Il classico colpo di grazia per azzoppare definitivamente una delle pochissime realtà presenti nel nostro martoriato territorio.
Il Tar Sicilia, invece, ha sconfessato Micari e compagni; ieri ha stabilito che il Consorzio Universitario agrigentino non dovrà dare nulla all’Ateneo di Palermo.
E proprio stamattina giunge da Enna la notizia che il presidente della Regione Saro Crocetta si è detto estremamente soddisfatto che alla Kore sono stati istituiti due nuovi corsi di laurea, Medicina e Farmacia.
Sentite cosa ha dichiarato Crocetta, che sembra prendere per il culo migliaia di giovani della provincia di Agrigento: “E’ la migliore risposta a quel popolo che ha voluto ribellarsi contro il numero chiuso di queste facoltà…”.
La beffa giunge quando Crocetta, nel corso dell’inaugurazione, ha citato l’art. 3 della Costituzione “a sostegno della libertà degli studenti di scegliere per il loro futuro!!! E’ stata una scelta azzeccata quella di portare ad Enna le due facoltà per creare un polo universitario che cresce in questa Sicilia centrale…”
Il presidente della Regione ha concluso con un’altra ciliegina: “Credo –  ha detto – che Enna sia naturalmente vocata alla crescita universitaria…”.
Presidente Crocetta, scusi, e la Sicilia occidentale dove la mettiamo? La vocazione turistica e il patrimonio agrigentino dove lo mettiamo? E i giovani della provincia agrigentina dove li mettiamo? Spieghi ai nostri giovani cosa hanno di più i coetanei di Enna?
Quando si dice… oltre al danno anche la beffa. E’ tollerabile una cosa del genere?
Prima il furto, perché di furto si tratta, di facoltà importantissime al Polo di Agrigento; poi l’assoluta incapacità della nostra classe politica di poter far valere il diritto allo studio a quei giovani che, tra l’altro, quanto prima verranno avvicinati dagli stessi politici per avere uno straccio di voto; poi la richiesta di nove milioni di euro. E poi, poi, poi… Poi una mazza. Solo il fallimento totale, vergognoso.
Adesso arriva la sentenza del Tar Sicilia che distrugge le velleità dell’Ateneo palermitano e completa il compito che avrebbe dovuto portare avanti la classe politica della Sicilia “occidentale”, ribaltando una impercettibile quanto strana sensazione che hanno avuto in tanti e cioè il volere a tutti i costi, anche in modo subdolo, il de profundis del Polo Universitario di Agrigento.
Svegliatevi, miserabili…

NON CI SONO COMMENTI
  • philips 1 Marzo 2017

    Mi auguro che il presidente Armao, penso possa riuscire a farlo, faccia diventare il polo una Università che non dipenda da Palermo, ma sia semplicemente L’università Agrigentina libera da lacci e lacciuoli, ripristini le facoltà che sono state abolite oltre a nuovi corsi di studio.

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