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RIBERA. Dopo l’enorme successo di critica e di pubblico, ottenuto con lo spettacolo “Rascatura”, di Sergio Vespertino ed Ernesto Maria Ponte, che ha entusiasmato con applausi scroscianti e risate continue la numerosa platea del Cine Teatro Lupo, ecco che venerdì 13 gennaio 2017, arriva il secondo appuntamento della “Rassegna Teatrale di Ribera Città delle Arance”.
La rassegna è organizzata dall’associazione socio culturale “San Michele Arcangelo” di Calamonaci, in collaborazione con il Comune di Ribera, il comitato provinciale di Agrigento Libertas e Radio Torre Ribera.
Il 13 gennaio 2017 sarà la volta del “TRIANGOLONOTRIO”, che oltre al trio Privitera – Falci – Rossino, vedrà in scena altri attori di alta professionalità, con una farsa tutta da ridere dal titolo INPS: INVALIDI? NEANCHE PER SOGNO!
Si tratta di un trio giovane, effervescente, spumeggiante, esilarante, elegante ed emozionante. Sono questi solo alcuni aggettivi che sono stati utilizzati dalla critica teatrale la scorsa stagione per descrivere questo Trio che prende il nome dal suo primo spettacolo, che ha toccato quota 100 repliche in appena 15 mesi di vita, ovvero “ILTRIANGOLONOTRIO”.
In quest’occasione, il trio formato da Michele Privitera, Alessandra Falci e Sandro Rossino, ha deciso di aprire le porte anche ad altri attori (Roberto Gallà, Maria Giannone, Angelo Parano e Michele Giarratana), che completano il cast di questa nuovo lavoro per creare  una “farsa” a dir poco esilarante e coinvolgente, dal titolo “INPS: INVALIDI? NEANCHE PER SOGNO!”
Lo spettacolo debutta proprio in occasione del secondo appuntamento della rassegna. La commedia racconta e rappresenta un paradosso che, purtroppo in Italia, è sempre più attuale ovvero quello dei Falsi Invalidi.
Questo spettacolo rimane nello stile del trio che affianca le due scuole più comiche del panorama teatrale italiano, la farsa e il cabaret.
Il testo pur essendo una farsa classica schiaccia l’occhiolino al genere del cabaret, per la forte caratterizzazione dei personaggi, restando così nel pieno stile del trio che ormai ha abituato il suo pubblico a una nuova forma teatrale ribattezzata “Farscabaret”.
Proprio da quest’unione il trio ha saputo distinguersi dalla massa realizzando, fin qui dei prodotti unici nel loro genere.
“La vera novità – ci dice il regista Michele Privitera – sta nel coinvolgimento di altri attori con caratteristiche ben definite e, proprio grazie a questi particolari, contiamo di essere unici nel nostro genere, arricchendo ancora di più lo spettacolo.
Noi, come in ogni nostra regia ci siamo divertiti un mondo nel mettere su il tutto, speriamo di riuscire a divertire anche voi”.
Insomma i presupposti per passare una serata in allegria ci sono tutti.


Così come  qualche amico, ogni tanto, mi confessa di non avere mai visitato la Valle dei Templi ed il  Museo “Pietro Griffo” di Agrigento, ritengo che molti non conoscano l’esistenza della Biblioteca Lucchesiana di Agrigento , definita “Clara et Magnifica”.
Ebbene al civico 94 della via Duomo di Agrigento,accanto all’ingresso della Curia Vescovile, si trova la Biblioteca Lucchesiana fondata nel 1765 dal Vescovo di Agrigento Mons. Andrea Lucchesi Palli dei principi di Campofranco.
IL FONDATORE
Andrea Lucchesi Palli, oriundo di Trepalli presso Lucca, nacque a Messina  il16 aprile 1692.
Compì i suoi studi  presso i Gesuiti di Messina conseguendo la laurea in Teologia nel 1715, ma fu anche dottore in Filosofia.
Fu ordinato sacerdote a Mazara il 1° novembre 1716.
Mons. Lucchesi Palli nell’aprile del 1757 venne presentato dal re Carlo III al sommo Pontefice Benedetto XIV per l’episcopato di Agrigento.
Il 21 luglio del 1755  Mons. Lucchesi Palli venne consacrato a Roma Vescovo di Agrigento dove fece il suo ingresso trionfale il 21 settembre  1755.
Aristocratico di nascita e di tratto, tuttavia seppe esprimere la sua dignità di vescovo con affabilità, generosità e sempre pronto a venire incontro ai bisogni dei cittadini.
Famoso è l’episodio della carestia tra il 1762-63.
Il raccolto del 1762 era stato uno dei peggiori di quelli degli anni precedenti.
Mons. Lucchesi Palli inviò subito un  suo messo a Palermo per ottenere dal Vicerè il permesso di acquistare il grano necessario a sfamare il popolo, ma questo non fu sufficiente ed allora comandò che se ne comprasse dell’altro a qualunque prezzo.
Pertanto come scrive il Gaglio”… Il pane in quel terribile inverno, non mancò agli agrigentini”. Questi ultimi, volendo dimostrare  la propria gratitudine  al Vescovo, una sera lo attesero fuori dalla porta della città (Porta di Ponte), mentre il Vescovo rientrava al suo palazzo, con le fiaccole accese in mano e fecero anche fuochi di artificio e musica.
Ma quello si dice, non sia stato l’unico atto di generosità del vescovo.
Nel 1768 le sue condizioni di salute già precarie si aggravarono ed allora Egli chiamò al suo letto il notaio Antonino Diana che trascrisse l’atto definitivo di donazione  della sua biblioteca  alla cittadinanza agrigentina.
Morì il 4 ottobre 1768, venne sepolto nella Cattedrale si San Gerlando ad Agrigento con solenni funerali.
Il Mausoleo del Vescovo si trova  in fondo alla navata sinistra della Cattedrale .
LA BIBLIOTECA LUCCHESIANA
Edificata nel 1760 per volere del Vescovo Andrea Lucchesi Palli, fu la seconda biblioteca   pubblica della Sicilia del 700.
Poiché i mezzi finanziari personali erano abbastanza ingenti egli aveva iniziato una raccolta personale di volumi antichi , rari e di pregio. La raccolta trovò sede appropriata nel grande salone del palazzo, fatto appositamente costruire da Lucchesi Palli,  che si estende dalla Curia Vescovile  alla vecchia chiesa della Madonna dell’Itria.
Nel 1765 il Vescovo fece dono della sua importante raccolta alla cittadinanza agrigentina. Allora la biblioteca era dotata di circa 18.000 volumi, pregiate scaffalature lignee, un piccolo tesoro consistente in oggetti antichi e da un medagliere  contenente monete  greche , romane e siciliane.Il Palazzo che consta di tre piani fu interamente destinato alla biblioteca.
Alla biblioteca si accedeva , allora, attraverso un grande scalone,  e si arrivava  ad una saletta  ove ancor oggi possono leggersi, attraverso una lapide attaccata al muro, le regole stabilite  dal Vescovo per l’uso dei volumi della biblioteca.
Da questa saletta , attraverso un portone in legno, artisticamentedecorato,si accede al grandioso salone  della Biblioteca Lucchesiana.
La sala è interamente coperta da unastruttura  lignea , in noce,  finemente lavorata, che si rifà alla cultura classica con cenni di rococò.
Sopra ogni scaffale: cartigli intagliati in legno indicano l’argomento di ogni sezione  trattata dai volumi ivi contenuti.
La grande aula  fu lavorata da artigiani  agrigentini ed in particolare silegge, sulla base di una colonna a destra della statua del fondatore “MagisterPetrusCarlettusfecit et delineavit 1767”.
Il grande salone inoltre  ha due ordini di scaffalature in altezza, al secondo ordine si accede attraverso una scaletta interna nascosta tra gli scaffali del primo ordine.
Il ballatoio è circondato da una meravigliosa ringhiera in ferro battuto finemente lavorato dal quale emergono fiori e foglie.
Nel grande salone si erge austera la statua del fondatore, scolpita  nel 1767 da tale Giuseppe Orlando.
Nei suoi primi anni di vita  la biblioteca  ebbe un grande prestigio e affluenza di studiosi, col tempo però le sue vicende  volsero al peggio.
Infatti alla morte del Vescovo si scatenò una contesa giudiziaria tra  gli amministratori della biblioteca e i principi di Campofranco eredi del Vescovo.
La contesa si concluse  con una grave perdita  finanziaria per la biblioteca.
In seguito con l’abolizione delle corporazioni religiose la biblioteca passò sotto l’egida del comune di Agrigento fino al 1899.
Fu in questi anni che cominciò la vera decadenza della biblioteca e la dispersione di parte del suo patrimonio artistico e librario in mezzo alla totale indifferenza di tutti.
Fino ad arrivare al crollo del tetto del grande salone  centrale nel 1963, a causa dell’infestazione di termiti.
La biblioteca venne chiusa al pubblico per la rimozione  delle masserizie. Ma la frana del luglio 1966 provocò la definitiva chiusura della biblioteca.
Al fine di proteggere  il patrimonio librario dalle intemperie  e da eventuali sciacallaggi, il fondo fu trasferito negli scantinati del Museo Civico di Agrigento, ove rimase fino al 1979
Nel frattempo fu dato incarico ad una cooperativa di giovani detta “Bibliotheca” che avviò un progetto per lo  smassamento dei volumi, ricomposizione degli stessi e riscontro inventariale.
Trascorsi tanti anni, concluso il definitivo  restauro del tetto del grande salone , finalmente  nel luglio 1979, il fondo fu trasferito  nella sua sede originaria.
Il 15 dicembre 1990 avvenne l’auspicata consegna di tutti i lavori eseguiti, il recupero della biblioteca poteva dirsi ultimato.
La consegna avvenne all’interno di un convegno, molti gli interventi significativi, ma quello che colpisce più di tutti  è il discorso di Gesualdo Bufalino che , a conclusione dei lavori, fuori  dalle righe  disse con enfasi”…. Inaugurare una biblioteca  è quasi come inaugurare una chiesa, che in ogni pagina di libro è racchiusa  una scintilla divina : ….i libri sono ostie laiche , con cui, mediante una diversa … eucaristia, ciascuno comunica col divino della luce contro le ragioni della tenebra.
Allo stato attuale la Biblioteca Lucchesiana  è dotata di circa 60.000 volumi antichi rari e di pregio.
le opere sono per la maggior parte di argomento filosofico, teologico e morale.
Il nucleo originale  era composto da circa 18.000 volumi di proprietà di Mons. Andrea Lucchesi Palli, sui frontespizi di tali volumi appare manoscritto un ex libris (Ex biblioteca Andrea lucchesi Palli ex principibusCampofranci)
La biblioteca  è dotata inoltre di 30 codici arabi, alcuni di questi finemente miniati;
300 manoscritti, 60 incunaboli, quasi 2500 cinquecentine.
Fra gli incunaboli risulta di particolare pregio la “HistoriaNaturalis” di Plinio datata 1472.
Unico esemplare esistente la “Protesta dei Messinesi” di Manfredi Zizo, stampato a Messina nel 1478.
Quest’ultimo riporta un ex libris  particolare in cui viene indicato che Lucchesi Palli lo acquistò”…per onze due di moneta siciliana”.
l’Erodoto stampato nel 1494 con frontespizio con fregi rinascimentali ed una Geographia di Strabone stampata a Venezia nel 1494
Una particolare attenzione va alla Divina Commedia  di Aldo Manuzio del 1502 con commento di Cristoforo Landino stampato a Venezia nel 1507, ricco di belle xilografie, prima edizione del poema in piccolo formato.
Da tanto tempo aspettavo di potere scrivere qualcosa sulla biblioteca Lucchesiana perché anch’io ho fatto parte dei giovani di quella cooperativa ”Bibliotheca” che ha lavorato presso la medesima istituzione dal 1978 al 1987. Il ricordo di quei giorni è sempre piacevole  perché lavorare in una biblioteca di conservazione, con volumi di grande pregio, trasmette una grande voglia di sapere, di cercare sempre di più di approfondire le proprie conoscenze.
Ci sono ritornata per qualche manifestazione con nostalgia, ma la cosa più bella è assaporare l’odore della cartae delle pergamene restaurate, l’odore del legno sparso ovunque,  ricordare l’entusiasmo di noi giovani pieni lavorare col freddo terribile,  in mezzo alla sporcizia perché nessuno provvedeva alle pulizie (che alla fine ci siamo adattati a fare da soli), con grossi ratti che a volte circolavano.
Ma soprattutto abbiamoimparato a fare i bibliotecari.
Le nostre conoscenze si sono ampliate grazie anche alle visite che la biblioteca riceveva : abbiamo conosciuto in una visita il grande Leonardo Sciascia e la sua enorme umiltà.
Sciascia inoltre raccontava delle frequentazioni di Pirandello alla Lucchesiana. La biblioteca in forma nascosta infatti appare nei suoi romanzi : Il fu Mattia Pascal; I Vecchi e i Giovani.
L’episodio più gustoso(riferito a Pirandello) risale proprio al periodo di maggiore decadenza della Biblioteca che vale la pena di ricordare.
Pirandello nel 1887 si iscrisse all’Università di Roma  dove però non completò gli studi. Su suggerimento del suo maestro Ernesto Monaci si recò a Bonn per iscriversi a quella Università.
Prima di andare in Germania  fece visita alla  Lucchesiana per fare un elenco dei manoscritti al Prof Monaci. Dopo avere eseguito il compito scrisse al prof Monaci una lettera che sa di vera commedia Pirandelliana: “…Vidi nella penombra fresca che teneva l’ampio stanzone rettangolare  presso un tavolo polveroso, cinque preti  della vicina Cattedrale e tre carabinieri dell’attigua caserma in maniche di camicia, tutti intenti a divorare  una insalata di cocomeri e pomodori. Restai ammirato. I commensali stupiti levarono gli occhi dal piatto e meli  confissero addosso.  Evidentemente io ero per loro una bestia rara e insieme molesta. Mi appressai rispettosamente e domandai del bibliotecario  “ Sono io”, mi rispose uno degli otto, con voce afflitta dal boccone non bene inghiottito; “Io vengo a chiederle  il permesso di vedere in questa…  ( non dissi taverna ma biblioteca ) sono dei manoscritti…” . “La’ giù, là giù, in quello scaffale in fondo”, mi interruppe la stessa voce  impolpata di un nuovo boccone, e gli otto bibliotecari si rimisero a mangiare.“ lo scaffale accennatomi era aperto: chi ne avesse avuto voglia avrebbe potuto servirsi a comodo; ma quei libri non conoscono altri visitatori che  i topi e gli scarafaggi”.
Abbiamo conosciuto nel 1981 un professore americano Jack Weiner, dell’Università dell’Illinois, che da anni cercava di mettersi in contatto con qualcuno che gli desse indicazioni sul vescovo di Agrigento CuanOrosco di Covarruvias che installò la prima stamperia ad Agrigento nel 1601. Stanco delle mancate risposte il professore venne di persona  ad Agrigento a vedere cosa era rimasto della stamperia del Vescovo e se vi fossero ancora volumi stampati nella medesima.
Successivamente inviò alla Lucchesiana un microfilm degli “EmblemataMoralia” dello stesso Covarruvias stampati in Agrigento nel 1601 e inviò anche un suo volume sugli scritti del Vescovo .
Successivamente all’immissione nei ruoli della regione Siciliana sono stata trasferita ad altro compito, ma quando penso alla biblioteca ne ho sempre una grande nostalgia.
Qualcuno a Natale mi ha regalato un tablet per leggere i libri, io l’ho restituito. La carta stampata, sfogliare le pagine di un libro hanno un fascino diverso e nessuno mi può fare cambiare idea.
Mariangela Arancio

I poliziotti della Digos di Agrigento, capitanati da Patrizia Pagano, hanno acquisito altra documentazione nei locali dell’Ufficio Scolastico Provinciale, l’ex Provveditorato agli Studi, di Agrigento. E ciò nell’ ambito di un’ altra tranche, la terza, dell’ inchiesta cosiddetta “La carica delle 104”, contro abusi e illeciti nella concessione dei benefici della legge 104. Sotto indagine vi sono circa 50 persone.
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La società C.F. con sede in Favara è una società a conduzione familiare ove sono impegnati quindici dipendenti e che si occupa prevalentemente di produzione di carpenteria metallica ; tale attività viene svolta all’interno di uno stabilimento industriale realizzato grazie ad un contributo erogato dal Ministero dello sviluppo economico e ad un contratto di mutuo stipulato con IRFIS Sicilia. Nel 2013 la società favarese richiedeva alla Prefettura di Agrigento l’iscrizione nella cd. “White list”, ossia nell’elenco delle imprese che vengono dichiarate non soggette ad infiltrazione mafiosa; per sollecitare tale iscrizione il legale rappresentante della società si incatenò presso la Prefettura per lamentare i ritardi riscontrati nel procedimento. La Prefettura alla fine rigettava tale richiesta sulla base di un’informativa antimafia resa dalla stessa Prefettura; in particolare tale informativa si fondava esclusivamente su un presunto collegamento tra la società richiedente ed altre società favarese, la S. srl, a sua volta destinataria di un’informativa prefettizia antimafia. Segnatamente il contestato collegamento sarebbe rappresentato dalla circostanza che il direttore tecnico della società richiedente, ing. P.L., era proprietario anche di quote della società S. srl già destinataria di informativa antimafia. La società C.F. tramite i propri legali avvocati Girolamo Rubino (nella foto) e Leonardo Cucchiara avanzava prontamente un’istanza di aggiornamento alla Prefettura di Agrigento, rappresentando che il Direttore tecnico aveva integralmente dismesso le quote di partecipazione al capitale della società S. ; ma tale istanza veniva riscontrata negativamente. Pertanto la società C.F., sempre con il patrocinio degli avvocati Girolamo Rubino e Leonardo Cucchiara, proponeva un ricorso giurisdizionale per l’annullamento, previa sospensione, sia dell’informativa antimafia, sia del diniego di iscrizione nella” White list”; in particolare gli avvocati Rubino e Cucchiara hanno censurato i provvedimenti impugnati sotto il profilo dell’eccesso di potere per carenza di motivazione, atteso che non risultava possibile comprendere il percorso logico-motivazionale che ha condotto a ritenere sussistente il pericolo di infiltrazioni mafiose nei confronti della società ricorrente. Il Consiglio di giustizia amministrativa per la regione siciliana in sede giurisdizionale, Presidente il Dr. Claudio Zucchelli, relatore il consigliere Carlo Modica de Mohac, condividendo le tesi sostenute dagli avvocati Rubino e Cucchiara, secondo cui non risultava dimostrato che la società S. colpita da interdittiva abbia condizionato o possa condizionare la società ricorrente, e che il direttore tecnico della società ricorrente ha comunque dismesso ogni partecipazione nella società S. colpita da interdittiva, ritenendo il ricorso fondato ha accolto la richiesta di sospensione cautelare dell’efficacia dei provvedimenti impugnati. Pertanto, per effetto del provvedimento cautelare reso dal CGA, la Prefettura di Agrigento dovrà provvedere ad iscrivere la società ricorrente nella cd. “White list”, ossia nell’elenco delle imprese non soggette ad infiltrazione mafiosa.

Una famiglia originaria di Serradifalco, residente a Favara, denuncia un caso di malasanità di cui sarebbe stata vittima in un ospedale della provincia agrigentina. Qualora gli organi investigativi, e i vertici dell’ Azienda sanitaria provinciale di Agrigento, intendano conoscere maggiori dettagli, sul nome della famiglia denunciante, e sull’ ospedale accusato, la redazione di Teleacras, a richiesta, è pronta a fornirli ai legittimamente interessati. Dunque, un componente della famiglia, un anziano, accusa dolore toracico acuto e rossore in faccia, che si ritiene essere provocati da ipertensione, già diagnosticata  in passato. Al pronto soccorso dell’ ospedale, l’ uomo è sottoposto ad elettrocardiogramma, poi ripetuto una seconda volta perché il primo è risultato difettoso, e ad un prelievo di sangue. Nel frattempo, il medico avrebbe iniziato a insultare l’ anziano, con insulti del tipo ‘sei una testa di mirra’, e non è la mirra dei Re Magi. Il medico ha ripetuto che si trattasse di un semplice stato d’ansia, curabile con gocce ansiolitiche, pur sapendo che, essendo un soggetto iperteso, non avrebbe potuto assumere psicofarmaci. Il medico avrebbe insistito, ordinando agli infermieri di somministrare gli psicofarmaci. L’ uomo si è rifiutato di assumerli, temendo il collasso. Ancora nel frattempo, il figlio dell’ uomo al pronto soccorso, avendo udito i lamenti del padre e gli insulti del medico, è entrato dentro il locale e si è accorto – così afferma – di un infermiere con le mani macchiate di sangue e una siringa usata tra le mani con dentro le gocce ansiolitiche che il padre ha rifiutato. Il figlio ha chiesto spiegazioni al medico, e il medico gli ha risposto insultandolo e spingendolo fino a sbatterlo contro un tavolo. Quindi, si è scatenata una rissa. Sono accorse altre persone in servizio in Ospedale e, approfittando della mancanza di forze dell’ ordine, avrebbero picchiato violentemente a calci e pugni il figlio dell’ anziano sotto soccorso. Il figlio ha subito diversi traumi, e così anche il padre, intervenuto per difendere il figlio. A tutto ciò ha assistito un altro figlio dell’ anziano. Poi lo stesso anziano è stato buttato fuori, gridandogli : “Se sei malato, vai a morire fuori, perché noi non ti curiamo”. Poi è intervenuta la Polizia. E la famiglia in questione si è trasferita all’ ospedale di Agrigento, per essere refertata delle lesioni subite. Adesso i 4 familiari, padre, madre e due figli, sono – così scrivono – impauriti, temono minacce e ritorsioni. Un legale perseguirà quanto accaduto nelle sedi penale e civile.
fonte teleacras

Ad Agrigento, all’ ospedale “San Giovanni di Dio”, nella sala biblioteca del reparto Hospice, si è svolta una conferenza stampa della capogruppo al Consiglio comunale del Movimento 5 Stelle, Rita Monella, che ha deciso di donare le somme percepite, attraverso i gettoni di presenza nelle commissioni comunali, allo stesso reparto Hospice per l’acquisto di arredi vari.

La Confartigianato Imprese Agrigento esprime apprezzamento per la nomina a componente del Consiglio direttivo dell’Automobile Club di Simone Gramaglia. L’Associazione ha avuto modo di collaborare con Gramaglia in passato e quindi ne conosce le qualità umane e professionali, qualità che daranno un notevole contributo a fare sempre meglio anche in questo prestigioso organismo.

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Non sono di Favara ma sono siciliano. Non sono nato ad Anzio, in provincia di Roma, ma nel pieno centro storico di Agrigento. Sono orgoglioso di essere siciliano, ma sul serio, non come Flavia Zarba, che sostiene di essere siciliana senza capire prima di tutto cosa sia la sicilianità.
Il fatto che si spaccia per siciliana, cosa assolutamente inopportuna, rappresenta un fatto estremamente disgustoso perché lei della Sicilia, dei siciliani e soprattutto dei favaresi non sa un bel nulla.
Conosce bene il letame, come De Andrè, dal quale possono nascere bellissimi fiori; e non basta chiedere scusa etichettandosi di sicilianità
Dal punto di vista psicologico molti favaresi, rispetto alla realizzazione della Farm Cultural Park, avranno subito un trauma devastante in quanto, come sostiene la straordinaria professionista dell’antimafia Flavia Zarba “non accettano e non riescono a capire il nuovo mondo perché non hanno “gli strumenti cognitivi” per poterlo fare”.
Roba da matti! Non può esistere un’isola felice nel bel mezzo di palazzi fatiscenti, traffici illegali e nel cuore di cosa nostra, perché tantissimi sono gli sgarri avvenuti nel tempo fra le cosche presenti a Favara.
Insomma, la giovane giornalista dipinge Favara come il peggio del peggio, come lei stessa scrive,” il letame dal quale può nascere qualche fiore”.
Suscita un certo sdegno quando la Zarba sostiene che il territorio è controllato dal potere mafioso, dimenticando forse che l’ormai triste luogo comune della mafiosità siciliana è roba trapassata sconoscendo il fatto che la mafia è indiscutibilmente presente anche nel pianerottolo di casa sua, nella porta accanto, nel palazzo vicino. Altro che Favara!
Ormai non funziona più il fatto che quando si scrive mafia necessariamente si deve identificare la Sicilia, perché le coppole ormai (e purtroppo) hanno preso il sopravvento in tutto il territorio nazionale.
Per non parlare degli scandali offerti dalla peggiore mafia che esiste a pochissimi chilometri dal luogo natìo della giovane giornalista e cioè Roma; non è solo la coppola o la lupara ad essere identificata come la vera e propria mafia; non necessariamente uccide e fa stragi. Esiste anche la corruzione, che forse è peggio della mafia che ormai ha agguantato anche la Capitale, ha agguantato Milano, ha agguantato il Veneto, ha agguantato tutto il territorio nazionale. E certamente lo schifo che abbiamo destato all’opinione mondiale non è stato certo l’attentatuccio con le bombette di carnevale ma gli scandali romani, lombardi e così via dicendo che hanno assassinato senza sparare (forse) una intera Nazione.
E’ li il vero letame, cara Flavia; è li dove nasce lo sporco più sporco; è li che si sono consumati gli scandali più schifosi che l’Italia purtroppo conosce.
Hai mai sentito parlare di Mafia Capitale? Hai mai sentito parlare di Massimo Carminati? Roma, oramai, è stata definita la fabbrica degli scandali per eccellenza; quella tua Roma che ti ha dato i natali ad un tiro di schioppo. E tu, come la vispa Teresa, vieni ad occuparti di quanto accade a Favara che con tanto sacrificio, tanto spirito di abnegazione e perché no, fra tante difficoltà, sta cercando di uscire da quel guscio che tu, Flavia, inopinatamente hai incastonato senza pietà?
Vieni a Favara, fai un giro per la città, vieni a vivere la movida favarese che non si restringe soltanto nella grande (onore al merito) opera realizzata dal notaio Bartoli. Favara non è solo quei cortili, Favara è molto di più! Favara è anche Piazza Cavour, ogni fine settimana riempita fino all’inverosimile di migliaia e migliaia di giovani che ti assicuro hanno gli “strumenti cognitivi” per combattere la mafia e spiegarti per filo e per segno cosa è l’antimafia, chi sono le persone perbene e quali sono le soluzioni per cambiare regole e fatti che non devono e non possono più accadere.
La mafia si combatte anche in questo modo, cara Flavia, non parlando di oasi felice in un deserto intriso di lupare, di  poteri mafiosi, di sgarri. Guarda che, cara Flavia, queste cose accadono anche a poche decine di metri rispetto a dove vivi tu, ovunque tu sia. Il fatto grave è che non te ne accorgi, forse perché il tuo “strumento cognitivo” è ancora fermo alla coppola, alla lupara e a Totò Riina. La corruzione diffusa a Roma, Milano, in Italia non porta la coppola e la lupara; ti assicuro che Carminati non si è fatto “pungere” con la santuzza il dito della mano per giurare atroce fedeltà. Così come ti assicuro che l’Italia è piena di tanti Carminati, dal Colle di Bellinzona fino al bivio di Aragona.
Per quanto mi riguarda sei ancora troppo piccola per capire la differenza che c’è tra mafia e antimafia.
Favara oggi sta rinascendo fra mille sacrifici e tanta, tanta buona volontà di trasformare una cittadina intera assolutamente felice e non soltanto un’oasi. Vieni a Favara e conoscerai cosa vuol dire accoglienza, vieni a Favara e saprai quanta gente perbene esiste; vieni a Favara e capirai l’amore e la dedizione che molti mettono per cambiare Favara; vieni a Favara e vedrai che non esiste solo il notaio Bartoli.
Un Bartoli che, a dire il vero, è andato oltre con dichiarazioni non solo che lasciano il tempo che trovano, ma anche inopportune e poco illuminanti che sdegnano non solo i favaresi ma anche quel fiume di gente, soprattutto giovani di tutta la provincia che ogni fine settimana invade non soltanto i suoi cortili.
Che cavolo di dichiarazione è questa, Bartoli, ce la spieghi per favore, perché forse noi “cognitivamente” non siamo pronti a capire le sue parole: “Come si può pretendere da chi non ha mai preso un aereo, visitato un museo, letto un libro, che cosa stiamo facendo alla Farm?”
Ma che razza di dichiarazione è questa? Cosa è l’ignoranza refrattaria, Bartoli? Cosa è un aereo, Bartoli?
E questo sarebbe il suo modo di educare la popolazione locale a “questa ventata di innovazione culturale”? Per favore Bartoli, la smetta. Non sbricioli con qualche sciocchezza (mi scusi ma mi permetta) quanto di buono ha fatto per far uscire Favara da quel letame che la giovanissima Flavia spiattella ai quattro venti in modo spregiudicato e molto antipatico. Spieghi a Flavia che il letame è ovunque e combatterlo non è facile: spieghi a Flavia che la criminalità non si combatte con articoletti di dubbio gusto né con frasi (mi scusi ma mi permetta) come le sue.
Poteva scegliere un altro luogo per realizzare la Farm visto che qui non prendiamo gli aerei, non leggiamo libri e non andiamo nei musei; poteva anche scegliere posti come Fiumicino, a Roma, o Linate, a Milano. Li gli aerei partono ed atterrano ogni trenta secondi. Ma le assicuro, caro Bartoli, che se hanno da trasportare letame, non necessariamente questo deve essere siciliano o peggio ancora favarese.
Vuole scommettere?

Ad Agrigento, a San Leone, l’ associazione ambientalista MareAmico, coordinata da Claudio Lombardo (nella foto), segnala che al Viale delle Dune, mercoledì scorso, 4 gennaio, una impresa incaricata da una società elettrica ha scavato il manto stradale per interrare dei cavi. Purtroppo durante i lavori gli operai hanno urtato la condotta premente che trasporta le fogne di San Leone alla pompa di sollevamento della pubblica sicurezza. Il risultato è stato che le fogne hanno iniziato a sversarsi sull’asfalto…
Poi, ieri, 6 gennaio, giorno dell’Epifania, Mareamico ha allarmato Girgenti acque che nel pomeriggio ha iniziato i lavori di ripristino della condotta, riservandosi la possibilità di denunciare chi ha procurato il danno materiale ed anche quello ambientale.

di Toto Cacciato
Un bel libro, nel formato e nell’ immagine, è modello della migliore produzione editoriale, formato album, veste grafica elegante con immagini e caratteri chiari, come è tradizione nei pregiati libri d’arte.
Il titolo apre ad un libro di storia, storia che ci riguarda molto da vicino, eventi che non vanno dimenticati, da leggere e riflettere su tutte le vicende, qualunque esse siano state, e infine accettare le conclusioni dopo aver analizzato il contrasto vivo e tragico tra popolo e istituzioni
Ecco il titolo “Girgenti e i Borboni” Fu vero amore?
Nella storia che ci riguarda leggiamo del nostro popolo antagonista tra monarchia borbonica del Regno delle Due Sicilie e il Risorgimento.
L’autore: Rosario D’Ottavio, studioso di passione e promotore della storia dei Borboni, una storia sentita, (da sentimento), e partecipata in modo particolare nella narrazione chiara e di piacevole lettura. Gli eventi toccano il territorio che ci appartiene, Girgenti.
Nel libro sono in evidenza alcuni meriti dei regnanti borbonici: Girgenti Città e il suo borgo marinaro prima e poi elevato a Comune Autonomo; un piano “urbanistico” voluto da Carlo III che andava sistemando il suo Regno, con opere di rilievo nell’architettura, nei cantieri navali, nell’artigianato e nell’arte. Tracce ineluttabili di opere che sono ancora presenti nel territorio agrigentino.
Storia utile che è giusto conoscere e svelare, non da nascondere come pare all’autore, “sembra che sia rimasta volutamente nascosta, quasi interamente fino ad oggi”.
Storia nostra e storia di una dinastia, quella borbonica, storia esaltante ma anche tragica; narrata, evento dopo evento, per quanto è accaduto non solo nelle nostre contrade. Per come è finita e per come la si racconta, il popolo non ha manifestato un grande amore per il proprio Re, non lo ha seguito fino al sacrificio.
Tornando ai Borboni, non furono secoli quelli del loro Regno, furono soltanto 126 anni, e bisogna pur dire che profonda è stata la traccia che i Borboni hanno lasciato nella realizzazione di tante opere, (ferrovie, strade, ponti, cantieri navali, teatri e l’artigianato, raffinatissimo quello di Capodimonte).
I vari monarchi che si sono succeduti sul trono del Regno delle Due Sicilie, sono stati in alcuni periodi amati dal popolo e bene hanno operato per creare innovazione nelle industrie e nell’artigianato.
I Borboni, quindi, non si possono liquidare rilevando solo la conclusione del loro regno, la fuga con tutta la corte, (evento ricorrente nelle monarchie), ma come tanti altri regnanti d’Europa di quel tempo, hanno costruito grandi opere.
E’ anche vero, però, che sono stati molto passivi alle istanze del popolo. In uno stato sociale non certamente benestante e il popolo, (nove milioni nel Regno delle Due Sicilie) con sacche di miseria e analfabetismo, (nel Mezzogiorno solo 14 cittadini su 100 sapevano leggere e scrivere) la monarchia era impegnata a costruire opere grandiose per loro, per la propria corte, per le caste della nobiltà.
Opere grandiose, come il Palazzo Reale di Portici, (1738), Il Real Teatro di San Carlo, Napoli,(1737), la Reggia di Caserta,(1752), e una serie di palazzi nobiliari, tenute reali, casini e dimore. Citiamo anche per completezza opere di interesse sociale: Acquedotto carolino, Real Albergo dei Poveri, Polo siderurgico, Cantieri navali, Osservatorio astronomico, Osservatorio meteorologico.
Questa è una elencazione stucchevole, ma serve per affermare, (come l’Autore sostiene in molti aspetti del suo testo), che “non tutto è negativo con termine borbonico”.
“Girgenti e i Borboni” porta alla conoscenza e alla riflessione sulla nostra storia, eventi intensi e variamente intessuti nella nostra società. Elencare e ragionare sugli eventi e le circostanze che le hanno create, è opera dello storico e questo libro da un serio ed autorevole contributo ( Capitolo IV dedicato a Girgenti, Città del Regno Borbonico; Capitolo V, le vicende umane dei Re, delle Regine e della loro Corte). Un quadro storico da percorrere è ciò che offre Rosario D’Ottavio con “Girgenti e i Borboni” Fu vero amore?.
Mi pare giusto concludere con le parole dell’Autore: “ …rendere un gradevole servizio a tutti i concittadini, che traendo forza dalla loro storia passata, potranno costruire un avvenire più radioso e più sicuro”.
Toto Cacciato

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