Home / 2017 / Gennaio (Pagina 19)

A Licata i Carabinieri hanno arrestato in flagranza di reato Adama Turay, 20 anni, immigrato dal Senegal, sorpreso in via Palma intento a cedere ad un connazionale di 29 anni un involucro con dentro 5 grammi di hashish, in cambio di 20 euro. Nel corso della perquisizione personale sono stati sequestrati circa 150 grammi di hashish divisi in 2 panetti nascosti in uno zaino, un coltello con lama a punta e 270 euro. Il senegalese è ristretto nel carcere Petrusa.

Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione della requisitoria, il pubblico ministero, Santo Fornasier, ha chiesto al giudice per le udienze preliminari, Stefano Zammuto, di condannare a 5 anni di reclusione ciascuno i fratelli Angelo e Vincenzo Amato, di 30 e 33 anni, di Licata, giudicati in abbreviato per tentato omicidio e detenzione illegale di arma allorchè avrebbero sparato dei colpi di fucile contro dei vicini di casa nell’ ambito di contrasti per questioni di confini.

La Corte d’Appello di Palermo ha confermato la sentenza emessa il 14 aprile 2016 dal Tribunale di Agrigento che, a conclusione del giudizio abbreviato, ha condannato a 5 anni di carcere un favarese imputato di tentato omicidio a colpi di scalpello. Si tratta di Gaspare Vecchio, 37 anni, già sottoposto alla libertà vigilata, e che rispondeanche di tentato omicidio, resistenza e minaccia a pubblico ufficiale. Vecchio, il 26 settembre 2015, è entrato dentro casa di un favarese di 37 anni, Emanuele Di Dio, e lo avrebbe colpito alla testa e al viso con uno scalpello di ferro. La moglie della vittima dell’ aggressione ha reagito e ha indotto l’aggressore, armato anche di un coltello di 30 centimetri, alla fuga. Quando Gaspare Vecchio è stato rintracciato dai Carabinieri a casa sua ha resistito e minacciato i militari. Vecchio è difeso dall’avvocato Antonino Casalicchio.


Stop temporaneo alle demolizioni degli immobili abusivi, con sentenza definitiva e sotto diffida della Procura, a Licata. L’ ex proprietario di un edificio da abbattere si è opposto alla demolizione e si è rivolto al Tar. E un altro al Giudice delle esecuzioni. Un altro ancora risiede in Inghilterra, e vi sono problemi negli atti di notifica. Pertanto, l’ Ufficio tecnico del Comune e la Procura di Agrigento attendono gli esiti delle procedure in corso. E il sindaco, Angelo Cambiano, commenta: “Le demolizioni proseguono, per il ripristino della legalità. E legalità è anche attendere l’esito dei ricorsi presentati dai cittadini interessati, prima di procedere oltre”.

Salvatore “Totò” Cuffaro ha studiato alle medie e alle superiori con i Salesiani del collegio “Don Bosco Sampolo” a Palermo, dove poi il 6 novembre 1982 si è laureato in medicina e chirurgia con 110 e lode. Oggi, 25 gennaio 2017, l’ ex presidente della Regione si laurea in Giurisprudenza all’ Università “La Sapienza”, a Roma, dove è stato detenuto dal 20 gennaio 2011 al 13 dicembre 2015. E nel carcere “Rebibbia”, in 4 anni, 10 mesi e 20 giorni, Cuffaro non solo ha scritto libri ma ha anche studiato sui testi che insegnano l’amministrazione del diritto. La tesi di laurea di Totò Cuffaro è intitolata “Contrasto al sovraffollamento carcerario tra Costituzione e Convenzione europea”. E il relatore è il professore Giorgio Spangher, docente di diritto processuale penale. Sul frontespizio della tesi vi sono due dediche firmate dal neo dottore in giurisprudenza. La prima Cuffaro la rivolge al padre e scrive : “A mio padre la cui ascesa al cielo è avvenuta senza che il carcere mi abbia consentito di essere presente”. Infatti, il padre di Cuffaro, Raffaele, è morto il 31 dicembre 2012, e il figlio, per non turbargli il trapasso dell’ anno in carcere, ne è stato informato dopo. E solo il 3 gennaio ha ottenuto un permesso di 24 ore per recarsi al cimitero di Raffadali, dopo i funerali. E poi, la seconda dedica, è riservata agli ex compagni di viaggio, ai detenuti, e Totò Cuffaro, iscritto ai Radicali Italiani dal 2014, scrive : “Ai detenuti ‘fine pena mai’ che hanno scelto di morire una sola volta piuttosto che morire ogni giorno”. E poi spiega : “Il problema dei detenuti e delle loro condizioni non viene considerato per quello che è : un dramma, una tragedia. La politica non se ne occupa, sarebbe impopolare : ‘buttare le chiavi’ è il pensiero dominante, soprattutto da parte di chi non conosce la questione che è gravissima. Chi viene rinchiuso in una cella, forse, ha sbagliato. Ma resta pur sempre una persona umana e andrebbe trattato come tale. Io stesso, da politico, ho fatto il minimo indispensabile. E avrei potuto fare di più. Farò di più. Quando ho dato la prima materia, per la prima volta, dopo tanto tempo, ho rivisto all’università un bagno regolamentare col wc, non con la turca. E mi sono commosso. Ho avuto quasi tutti trenta e trenta e lode. Ho ricevuto esperienze fortissime dall’esperienza madre: quella della detenzione. Non dimenticherò l’esame col professor Oliviero Diliberto, già ministro della Giustizia. Mi ha guardato a lungo e mi ha abbracciato. Ci siamo commossi”.
fonte teleracras

“La stampa locale di Sciacca si è fatta oggi portavoce di una denuncia avanzata da tecnici secondo la quale, nel Piano di assetto idrogeologico della Regione siciliana, gli alvei dei torrenti spesso esondati negli ultimi decenni non vengono individuati e descritti in tal senso, cioè quali aree pericolose ma soltanto come siti di attenzione. Ciò crea una informazione fallace – ha detto oggi in Aula il deputato Ncd Vincenzo Fontana – e di conseguenza pericolo per gli insediamenti e le attività che su questi spazi insistono”.
Per questo, il vicepresidente della Commissione Sanità ha chiesto che la Regione intervenga rivisitando e correggendo il Piano idrogeologico, con urgenza, e affiancando questa azione a una serie di aiuti da portare nell’hinterland della città termale, due volte colpita da alluvione negli ultimi giorni.
Sull’argomento, ha annunciato la prossima presentazione di un atto ispettivo.
Infine, Fontana si è rivolto direttamente all’assessore all’Agricoltura, Cracolici, per richiamare la sua attenzione sulle condizioni dell’agricoltura nell’hinterland ove, proprio in pieno periodo di raccolta della rinomata arancia di Ribera, a causa dei nubifragi, il comparto agricolo ha subito danni per diversi milioni e molte aziende rimangono tutt’ora non raggiungibili da proprietari e lavoratori, visto l’impraticabilità di strade e percorsi alternativi.

20170124-212847.jpg

A 50 anni dalla visita di Walter Gropius in Sicilia
Uno dei fondatori dell’Ordine degli architetti dona “un pezzo di storia” alla sede provinciale

Si è svolta in un clima familiare, e a tratti goliardico, la cerimonia con cui uno principali dei fondatori dell’Ordine degli architetti di Agrigento, Renato Viola, ha  donato  all’Ordine un quadro che incornicia una  foto,  a corredo di un articolo pubblicato dal Giornale di Sicilia  del 21 gennaio 1967, in occasione della visita a Palermo del famosissimo Walter Gropius,  uno dei padri dell’architettura moderna, avvenuta 50 anni fa.
La foto ritrae Gropius nel momento in cui sta per firmare un autografo

​all’​

allora  allievo architetto Renato Viola, che sarebbe poi diventato uno dei fondatori dell’Ordine degli Architetti di Agrigento di cui è stato presidente  dal 1982 al 1984.   A completare il quadro, che da adesso troneggia nella sede dell’Ordine provinciale, anche il ritaglio dello stesso articolo e l’autografo del grande architetto tedesco.


Alla cerimonia erano presenti  parenti ed amici di Viola,  i presidenti e diversi consiglieri dell’Ordine, che si sono succeduti dalla fondazione ad oggi, che hanno ricordato  aneddoti che avevano come protagonista l’istrionico Viola.
“Sono stato lieto di partecipare a questa cerimonia – ha detto il vicepresidente del Consiglio Nazionale degli Architetti e più volte presidente dell’Ordine provinciale Rino La Mendola – per  l’affetto e la stima  che nutro nei confronti di Renato Viola, che considero un punto di riferimento importante nella storia dell’Ordine degli Architetti, di cui è uno dei fondatori. Ricordo con emozione il momento in cui, per la  prima volta, da giovane architetto, ho varcato la soglia dell’Ordine per  la cerimonia della mia iscrizione; in quell’occasione ho conosciuto Renato quale autorevole presidente di un Ordine nato da appena tre anni, che sarebbe presto cresciuto anche grazie al suo entusiasmo ed al suo impegno”.
“E’ stato un onore rendere omaggio ad un grande professionista che ha dato un importantissimo contributo per la fondazione dell’Ordine degli architetti di Agrigento – ha detto il presidente provinciale Piero Fiaccabrino – tracciando un percorso che tutti noi abbiamo seguito e che continueremo a seguire”.



“La notizia della chiusura degli uffici della Condotta agraria di Ribera è priva di fondamento: l’equivoco nasce da un mero errore materiale che abbiamo già chiarito con l’assessore all’Agricoltura”. Lo dicono il vicepresidente del gruppo PD all’Ars Giovanni Panepinto ed il presidente della commissione Affari istituzionali Salvatore Cascio.
“Nell’elenco all’esame della giunta di governo relativo alle sedi dell’assessorato all’Agricoltura da mantenere aperte – aggiungono i due parlamentari regionali – quella di Ribera non risultava semplicemente perché era riportata in un allegato che in un primo momento non era stato spedito, ma che successivamente è arrivato sul tavolo della giunta. Nessun rischio di accorpamento con la sede di Sciacca, dunque: gli uffici di Ribera rimarranno regolarmente aperti e resteranno un punto di riferimento per l’agricoltura riberese e del circondario”.

La Cassazione ha confermato la condanna a 3 anni di reclusione a carico di Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito, imputato di detenzione di esplosivo allorchè nel giardino di casa sua a Palermo sono stati scoperti sotterrati dei candelotti di tritolo. Per il testimone del processo sulla trattativa Stato – mafia, non si esclude il carcere. Infatti, Ciancimino è stato condannato nel 2011 a 2 anni e 8 mesi, con sentenza definitiva, per il riciclaggio del tesoro del padre, e ha beneficiato dell’ indulto. La nuova condanna comporterebbe però la revoca del beneficio e la possibilità che sconti entrambe le condanne.

Sono in subbuglio i centri di formazione professionale “Cnos” dei Salesiani in Sicilia per il taglio del 56% dei propri posti di lavoro, che è stato deciso dalla Direzione regionale, oltre la riduzione dei corsi e dell’offerta formativa, e ciò a causa della grave crisi che ha investito il settore. E’ scaduto il periodo di preavviso, e 134 dipendenti, tra dirigenti e insegnanti, su 241 in organico, sono stati licenziati. La direzione regionale dei Cnos, che denuncia una passività di 37,8 milioni di euro (20 dei quali dovuti ai crediti che la Regione non paga) ha deciso di chiudere 2 suoi Centri professionali a Catania e uno a Ragusa, mantenendo in attività, ma a regime ridotto, le sedi operative di Gela, Palermo e di Catania-Barriera.