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Il Tar del Lazio ha accolto, in sede cautelare, il ricorso proposto dall’ imprenditore di Bivona e testimone di giustizia, Ignazio Cutrò, al quale il ministero degli Interni ha ritenuto di revocare il programma di protezione. Il ricorso al Tar nell’ interesse di Cutrò è stato presentato dall’ avvocato Katia La Barbera, del foro di Sciacca, per l’annullamento della delibera del Ministero che non ha prorogatole speciali misure di protezione nei  confronti dello stesso Cutrò e del suo nucleo familiare. Lo stesso Cutrò commenta : “Esprimo grande soddisfazione ed un ringraziamento particolare agli organi preposti alla mia sorveglianza, agli agenti che con zelo e  abnegazione hanno salvaguardato la mia incolumità e quella dei miei cari ed a tutti coloro i quali mi hanno sostenuto e continuano a sostenermi in questa quotidiana battaglia per la legalità e la tutela di chi sceglie di stare dalla parte dello Stato. Un grazie particolare agli avvocati Katia La Barbera e Gaia Morelli per la loro preziosa collaborazione”.

Ad Agrigento i poliziotti della Squadra Volanti capitanati da Tommaso Amato hanno arrestato ai domiciliari Salvatore Camilleri, 20 anni, ritenuto responsabile di tentato omicidio perché avrebbe violato l’ alt e poi, inseguito, avrebbe tentato di investire i poliziotti in pattuglia. Camilleri è stato sorpreso a bordo di una Fiat Punto a Porto Empedocle, nonostante gli fosse stato imposto l’ obbligo di dimora ad Agrigento. Il 20enne risponderà anche di violazione degli obblighi derivanti dalla misura cautelare dell’obbligo di dimora ad Agrigento e di guida senza patente perché mai conseguita. L’automobile è stata sequestrata.

Nell’ ambito dell’ inchiesta antidroga cosiddetta “Borasco”, che il 28 luglio 2014, a seguito delle indicazioni del pentito Giuseppe Tuzzolino, provocò l’arresto dell’ agrigentino Massimo Lazzaro, 44 anni, residente a Madrid, e sorpreso lungo la statale 115 al rientro da Marsala in possesso di cocaina, hashish e marijuana, adesso sono stati arrestati anche dei presunti collaboratori e fornitori di Lazzaro nel traffico di stupefacenti, soprattutto dalla Spagna verso la Sicilia. Si tratta di marsalasi e spagnoli, tra Pietro Maniscalco, 58 anni, Vito Chirco, 56 anni, poi gli spagnoli Gerardo Olarte Alonso, 53 anni, e Santiago Rodriguez Gonzalez, 45 anni, e poi Vincenzo Crimi, 56 anni, e Antonello Cola, 47 anni. E sono detenuti in carcere. Invece, Marisa Spatola, 48 anni, moglie di Maniscalco, e Calogero Iginio Patti, 46 anni, sono invece ristretti agli arresti domiciliari. I provvedimenti di arresto sono stati firmati, su richiesta della Procura di Palermo, dal Gip del Tribunale di Palermo, Roberto Riggio.

La quinta sezione penale della Corte d’Appello di Palermo, presieduta da Maria Patrizia Spina, con a fianco Antonio Caputo e Roberto Binenti, accogliendo in parte il ricorso presentato dagli avvocati Salvatore Pennica, Angelo Mangione e Antonio Mormino, ha riformato, altrettanto in parte, il decreto di confisca dei beni alla famiglia Agrò di Racalmuto, commercianti di olio e imprenditori, emesso il 17 dicembre 2014 dal Tribunale di Agrigento a seguito di indagini sostenute dalla Direzione investigativa antimafia. E i giudici hanno inoltre revocato la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a Diego Agrò. Più nel dettaglio, la Corte d’Appello ha confermato la confisca disposta in primo grado dal Tribunale di Agrigento delle quote dell’intero capitale sociale della società Isoa, intestate ad Agrò Giuseppe, Agrò Vincenza, Agrò Calogero e Agrò Alessandro, con il relativo complesso aziendale, tra locali e terreni ad Agrigento Villaggio Mosè, Spoleto e Fasano. E poi invece i giudici hanno revocato la confisca relativamente a tutti gli altri beni compresi nel decreto di primo grado, e si tratta complessivamente, e tra l’altro, di una cinquantina di immobili, già requisiti dalla Direzione investigativa antimafia. Secondo gli accusanti, si tratta di beni acquisiti illecitamente, in contiguità con la criminalità organizzata. Gli avvocati difensori, Salvatore Pennica, Angelo Mangione e Antonino Mormino, ribattono : “Il provvedimento di primo grado valorizzava degli indizi che sono stati inceneriti dalle sentenze di assoluzione”. E infatti, determinante al fine della revoca della confisca di ampia parte dei beni della famiglia Agrò è stata la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Palermo, dopo l’ annullamento con rinvio dalla Cassazione, il 9 dicembre 2013, quando i giudici hanno sentenziato che i fratelli Diego ed Ignazio Agrò, 69 e 77 anni, non sono i mandanti dell’ omicidio di Mariano Mancuso. Diego e Ignazio Agrò sono stati arrestati il 30 luglio del 2007 nell’ambito dell’inchiesta antimafia cosiddetta “Domino 2”. Poi sono stati condannati all’ergastolo perchè presunti mandanti, secondo il racconto del pentito Maurizio Di Gati, dell’omicidio di Mariano Mancuso, un commerciante di Milena ucciso ad Aragona il 23 settembre del 1992. La Cassazione però ha annullato con rinvio la sentenza di condanna. E il secondo processo di secondo grado si è concluso con l’assoluzione, ampia e liberatoria.
fonte teleacras

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“L’inciucio Pd-M5S nasce sulla legge sull’eutanasia, perché di questo tratta il ddl sul testamento biologico. La nuova ‘coppia di fatto’ sta facendo violenti forzature in commissione Affari sociali pur di introdurre e legittimare il suicidio di Stato. Solo oggi sono stati bocciati due nostri fondamentali emendamenti che prevedevano l’introduzione della deontologia professionale e della libertà di coscienza, in particolare in caso di idratazione e alimentazione del paziente”. Così il deputato della Lega dei Popoli-Noi con Salvini, Alessandro PAGANO. “Senza queste precisazioni i medici rimarranno schiavi della legge, ai cui richiami rimanda il testo normativo. Una pesante ingerenza che farà sicuramente molto scalpore tra i medici, considerato che questa norma comporterà una forte limitazione della rispettiva libertà di scelta. Nonostante quindi siamo riusciti a far inserire la ‘tutela della vita e la salute dell’individuo’ quale condizione necessaria, il Partito democratico e i 5Stelle continuano ad andare avanti calpestando sotto i piedi il diritto alla vita. Andremo avanti nella nostra battaglia contro questa cultura di morte in commissione e in Aula”, conclude.

Appello del Sindaco di Racalmuto al Presidente della Regione, agli Assessori Regionali delle Autonomie Locali e dell’Economia, ai Gruppi Parlamentari all’Ars, al Prefetto e alle Organizzazioni Sindacali per la proroga dei contratti con i precari.
La legge regionale ha previsto che i comuni in riequilibrio finanziario possano prorogare i contratti con riferimento ai rapporti in corso al 31/12/2014. A quella data, per effetto del piano di riequilibrio approvato, il Comune di Racalmuto aveva stipulato i contratti a 18 ore settimanali.
Già nel mese di ottobre il sindaco di Racalmuto aveva sollevato la disparità di trattamento rispetto ai comuni in dissesto, per i quali la Regione prevede la copertura integrale delle spese per i contrattisti.
Adesso, questa nuova norma discrimina anche i Comuni in riequilibrio finanziario, che alla data del 31/12/2014 avevano approvato il piano di riequilibrio e ridotto le ore ai contrattisti.
“Siamo al paradosso – dichiara il Sindaco Messana – i comuni che non hanno risanato il bilancio e hanno dichiarato in dissesto hanno garantita la copertura dei costi per i precari al 100%, pertanto, nonostante il fallimento, possono mantenere i contratti a 24 ore. Racalmuto, che per risanare le casse comunali ha dovuto ridurre le ore ai contrattisti, si trova costretta a dover prorogare i contratti a diciotto ore.”
Il fondo di compensazione assegnato dalla regione per gli anni 2014, 2015 e 2016 consentiva, senza oneri a carico del bilancio comunale, di stipulare contratti a venti ore.
“Soltanto alla data del 31/12/2014 i contratti erano a diciotto ore – continua il sindaco Messana – perchè dovendo rispettare la misura del piano di riequilibrio, che imponeva di non spendere un euro delle risorse comunali per i precari, e non avendo certezza della proroga e dell’importo del fondo di compensazione regionale, i contratti che andavano in scadenza durante l’anno 2014 furono prorogati in via cautelativa a 18 ore e non più a 24.
“E’ necessario che l’Assessorato Enti Locali intervenga con una circolare per autorizzare quantomeno i Comuni in riequilibrio finanziario a poter prorogare i contratti con riferimento al monte ore complessivamente lavorato nel corso dell’anno 2014 e non al 31/12/2014.
“Altrimenti si intervenga in via legislativa in occasione dell’approvazione della Legge Finanziaria per risolvere prima del 28 febbraio questa enorme, inaccettabile iniquità e autorizzare i comuni in riequilibrio finanziario a prorogare i contratti con i lavoratori precari per le ore previste alla data di adozione del piano di riequilibrio e ponendo i relativi oneri totalmente a carico del fondo di compensazione come previsto per i Comuni in dissesto finanziario.”
In allegato il testo della nota inoltrata al Presidente della Regione, agli Assessori Regionali agli Enti Locali e al Bilancio, ai Gruppi Parlamentari all’Ars, al Prefetto e alle Organizzazioni Sindacali.

Apprendo che in provincia di Agrigento alcuni sindaci stanno redigendo apposite ordinanze volte ad impedire i distacchi fognari agli utenti morosi da parte di Girgenti Acque. A loro va il mio sincero plauso.
Sono rammaricato, tuttavia, che a Ribera nulla si muovi in tal senso nonostante il TAR si sia espresso contro tale pratica e a favore dei cittadini.
Più volte ho sollecitato il Sindaco affinché si attivasse, ma le mie richieste sono rimaste inascoltate. Sono stato costretto, quindi, a protocollare apposita mozione di indirizzo volta vincolarlo ad emettere un’ordinanza che tuteli anche i cittadini di Ribera.
Auspico che il Presidente del Consiglio riunisca celermente la Conferenza dei Capogruppo al fine di potere convocare nel minore tempo possibile il Consiglio Comunale.
Sono certo che la mia mozione sarà condivisa dall’intero organo: la tutela dell’igiene pubblica e della serenità delle famiglie non hanno colore politico


La IV Commissione consiliare “Bilancio” presieduta del Consigliere Vullo e composta dai Consiglieri Urso, Vaccarello, Mirotta e Alfano, hanno presentato un emendamento alla proposta di deliberazione relativa all’approvazione del regolamento per la definizione agevolata delle ingiunzioni di pagamento (ex Decreto legge 193 del 2016).
L’Ufficio finanziario del Comune aveva proposto alla valutazione ed approvazione da parte del  Consiglio un regolamento relativo alla definizione agevolata delle entrate degli enti locali che prevede la possibilità, per i Comuni, di disporre una agevolazione per le proprie entrate tributarie non ancora riscosse a seguito di provvedimenti di ingiunzione di pagamento.
Tale agevolazione prevista dal Comune prevede, in alternativa:
-un versamento unico entro il mese di novembre 2017;
-un versamento in due rate di pari importo entro i mesi di novembre 2017 e marzo 2018;
-un versamento in tre rate di pari importo entro i mesi di novembre 2017, marzo 2018 e giugno 2018;
-un versamento in quattro rate di pari importo entro i mesi di novembre 2017, marzo, giugno e settembre 2018.
A tal proposito i Consiglieri della IV Commissione Bilancio, al fine di venire ulteriormente incontro ai cittadini che ancora devono pagare i tributi dovuti, in considerazione della grave situazione di crisi finanziaria che coinvolge tutte le famiglie ed al fine di consentire loro una maggiore facilità di pagamento, hanno proposto al Consiglio, con un formale emendamento presentato a modifica del regolamento sopradetto, i seguenti criteri di pagamento agevolato con possibilità, da parte dei contribuenti, di più lunghe dilazioni:
-versamento unico entro il mese di novembre 2017;
-versamento in due rate di pari importo entro i mesi di novembre 2017, aprile 2018;
-versamento in tre rate di pari importo entro i mesi di novembre 2017, aprile 2018, settembre 2018;
-versamento in quattro rate di pari importo entro i mesi di novembre 2017, aprile 2018, luglio 2018, settembre 20118;
-versamento in cinque rate di pari importo entro i mesi di novembre 2017, febbraio 2018, aprile 2018, luglio 2018, settembre 2018.

Indagine ex assessore Comune di Catania Girlando, Attaguile: “auspico urgenti misure volte a ripristinare trasparenza ed efficienza amministrativa da parte del sindaco Bianco, valutando anche eventuali dimissioni”
“L’indagine per tentata concussione aggravata che coinvolge l’ex assessore al Bilancio del Comune di Catania Giuseppe Girlando richiede prese di posizione decise all’insegna della trasparenza amministrativa”. A commentare la vicenda è il segretario della Commissione nazionale Antimafia Angelo Attaguile che è pure segretario nazionale del movimento che fa capo a Matteo Salvini.
“Lungi da noi fare del misero sciacallaggio politico – aggiunge Angelo Attaguile – e lasciamo ai giudici di decidere se si sono o meno concretizzati dei reati, ma la politica non deve e non può attendere i tempi dei processi e non deve limitarsi ad intervenire solo qualora emergano reati. Ecco perché auspico, alla luce della situazione torbida che emerge dalle intercettazioni eseguite dagli investigatori, che coinvolgono altri pezzi dell’amministrazione comunale come il segretario generale di Palazzo degli Elefanti, che il sindaco Enzo Bianco adotti al più presto i provvedimenti più utili, valutando eventualmente anche le dimissioni, volti a superare le criticità che si sono manifestate e a ripristinare trasparenza ed efficienza amministrativa nell’interesse dei cittadini di Catania”.

La difficile situazione creatasi dopo i nubifragi dell’ultimo fine settimana ha costretto il Settore Infrastrutture Stradali del Libero Consorzio ad imporre, con apposita Ordinanza, il  limite di transito sulla SP n. 37 Caltabellotta-San Carlo, e precisamente al km 8+500, ove vige il divieto di transito per gli automezzi pesanti (obbligati a seguire un altro percorso) a causa degli smottamenti di fango e detriti che hanno invaso e danneggiato la carreggiata. Il limite di transito sarà rimosso solo dopo la rimozione dei detriti e il ripristino del fondo stradale danneggiato. Il personale stradale è all’opera anche per rimuovere le situazioni di pericolo su diverse altre strade del comparto ovest.
Sempre con Ordinanza del Settore Infrastrutture Stradali, è stato imposto il limite massimo di velocità su tutta la SP n. 33 Ribera-Seccagrande, ove in alcuni punti la carreggiata è stata parzialmente danneggiata dal nubifragio.