Home / 2016 / Settembre (Pagina 2)

Messina – dicono che non sia un miracolo, ma una cosa è certa, Rosalba Giusti, palermitana di 68enne, si è risvegliata dopo un sonno durato 4 lunghi anni

Era entrata in coma dopo una emorragia celebrale, un coma durato 45 mesi, ma da ieri riconosce le persone, risponde alle domande e dopo aver chiamato per nome l’infermiera che per 4 anni si è occupata di lei, si sarebbe anche messa a cantare le canzoni dei suoi cantanti preferiti, Massimo Ranieri e Claudio Baglioni.

Succede una volta  ogni 5 anni, che ci si svegli dal coma come quello che aveva inghiottito la signora Giusti. A dirlo gli specialisti che l’hanno tenuta in cura per tutto questo tempo. Uno di loro ha ammesso di non aver mai visto un caso del genere, durante la sua carriera lunga più di 25 anni.

Eppure non c’è nessun rischio che lo stato vegetativo possa essere scambiato per morte celebrale. Nei casi come quello della 68enne palermitana, c’è un costante risveglio delle capacità cognitive ma manca la capacità di comunicare con l’esterno per la difficoltà oggettiva di muovere gli arti, o di parlare.

L’attendono mesi e mesi di riabilitazione, e al momento nessuno può dire se la signora Rosalba possa aver subìto dei danni irreversibili, o quanto tempo ci possa volere per ritornare a quella vita dalla quale si era presa una sorta di “pausa forzata” per 4 lunghi anni. La cosa certa è che è tornata la felicità per lei e per i suoi cari, che però chiedono di poter trasferire la donna in un centro più vicino a casa. Ma in Sicilia esiste solo un centro pubblico specializzato ed è proprio quello di Messina, dove la donna è al momento ricoverata e l’azienda ospedaliera di Palermo, dove la donna risiede, non è attrezzata per pazienti con lesioni celebrali. Pertanto per i suoi parenti, continueranno i costosi spostamenti.

Però la cosa bella è che la signora Rosalba Giusti, adesso canta le sue canzoni preferite e chissà che Massimo Ranieri, non vada a trovarla per stare un po’ con la donna che è tornata dal coma dopo 4 anni, anche grazie alla musica.

Simona Stammelluti

Firenze – Ho intervistato il Dott. Giuseppe Spinelli, siciliano, uno dei migliori medici che la nostra Italia possa vantare di avere. E’ un chirurgo di fama internazionale, dirige il reparto di Maxillo-Facciale del Cto di Careggi. Da lui mi sono fatta raccontare come si rende al cittadino un servizio eccellente nella sanità pubblica, e poi gli ho posto le mie curiosità circa la sua esperienza nel campo sia chirurgico-ricostruttivo, che estetico. Spicca nel panorama per bravura ed umanità, lavorando alacremente al servizio del paziente e delle sue necessità. Un esempio dunque, anche per le generazioni future che vorranno intraprendere questa carriera.

D: Dott. Spinelli, mai come in questo momento storico, noi giornalisti siamo quasi costretti a raccontare una Sanità Pubblica che non solo non difende a pieno gli interessi del cittadino, ma quasi ne disattende le necessità oggettive. Le difficoltà sono molteplici e sotto gli occhi di tutti però poi uno entra al CTO di Careggi e sembra varcare la porta di un “terreno paradiso” dove efficienza, bravura, garbo e servizi sanno essere un “quasi scontato” biglietto da visita della sanità pubblica. Che cosa accade a Careggi, nel suo reparto, per esempio, che altrove non accade.

R: Credo le motivazioni siano molteplici: le difficoltà oggettive di settori molto complessi quali la sanità in generale ed in particolare per quella pubblica dovute alle diverse tematiche che affronta (etiche, sociali, economiche etc); perché spesso le notizie per la “malasanità” hanno un riscontro mediatico maggiore della “buona sanità.
Quello che cerchiamo di realizzare a Careggi,  presso il reparto di Chirurgia Maxillo-Facciale, è di curare con professionalità, attraverso l’aggiornamento continuo e l’utilizzo delle nuove tecnologie (cellule staminali, progettazione computerizzata delle ricostruzioni facciali, tecniche di approccio sempre meno invasive, etc) ma senza perdere di vista il rapporto con il paziente che “deve essere” permeato di elevata umanità.

D: Esiste un divario “sostanziale” tra nord e sud, nella sanità pubblica. Mi piacerebbe che ci spiegasse se a suo avviso esiste una modalità perseguibile, per colmare almeno un po’ quel divario. Non a caso sono tantissimi i suoi pazienti, che giungono dal sud.

R: Le statistiche dicono che esiste un divario, ma credo che ci siano anche al sud eccellenti realtà in sanità pubblica. Difficile trovare le soluzioni “sic et simpliciter”. Per fare funzionare un singolo reparto oggi, non è sufficiente solo la qualità ad esempio del singolo chirurgo, ma è necessario che “l’intero sistema” ospedale e/o territorio, funzioni in modo sinergico. Mi spiego. Per avere prestazioni di livello elevato, ad esempio nel campo dell’oncologia maxillo-facciale, è necessario avere un team che comprenda, oltre al chirurgo, le seguenti figure professionali: radiologo, medico nucleare, anatomo patologo, radioterapista, oncologo, anestesista, nutrizionista, terapista del dolore.
Il team multidisciplinare dovrà discutere tutti i casi prima di consigliare la terapia che deve essere “personalizzata”.

D: Dottor Spinelli,  lei è Direttore del reparto di maxillofacciale del Cto di Careggi, come dicevamo, e le sue competenze spaziano dalla chirurgia traumatologica, alla malformativa, e poi ancora ricostruttiva, oncologica e potremmo andare avanti ancora. Ma la verità è che lei rappresenta l’eccellenza, in Italia. Eccellenza per ciò che fa e per come lo fa. C’è chi sostiene che il più bravo sia colui che sbaglia di meno. Io aggiungerei che il più bravo e chi conosce in egual misura le proprie potenzialità ed i propri limiti. Mi piacerebbe sapere se esiste una sorta di “formula” per divenire un medico d’eccellenza quale lei è.

R: La ringrazio innanzitutto per i complimenti,  ma credo che per raggiungere determinati obbiettivi sia necessario avere delle motivazioni elevate che si rinnovano tutti i giorni, e poi ancora essere curiosi ed insaziabili di conoscere e sperimentare nuove tecniche; non in ultimo confrontarsi con i colleghi sia in ambito nazionale che internazionale, e cercare i collaboratori migliori sia dal punto di vista professionale che umano.

D: Dott. Spinelli io ho visto con i miei occhi gente senza volto alla quale lei lo ha restituito, come ha restituito loro anche una dignità e la voglia di vivere e di “riconoscersi”, in quel vivere. Me la racconta la sensazione che si prova quando si raggiungono dei risultati così netti, così visibili, così straordinari. Si avverte una sorta di onnipotenza, in quel che si riesce a realizzare per la gente che si rivolge a lei?

R: Onnipotenza mai. E’ l’errore peggiore, per chi esercita la professione di medico ed ancor più di chirurgo. Le dirò che considero la perfezione irraggiungibile…perlomeno in questo mondo, per cui non c’è mai, da parte mia, la soddisfazione totale, piuttosto la voglia di cercare di capire come fare meglio la prossima volta.

D: Lei vive e lavora ormai a Firenze, e al nord ha studiato e si è specializzato, ma è un uomo del sud è siciliano, di Messina. Cosa porta con se di quelle sue origini? Che percentuale di “caparbietà” dell’uomo del sud le è rimasta appiccicata addosso?

R: Sono nato in Sicilia ma ho vissuto sia in Calabria che in Sicilia, e sono molto orgoglioso della mia “meridionalità”. Credo mi siano rimasti “i valori” del sud, e quella “voglia” di chi non dimentica le proprie origini, ma persegue con caparbietà gli obiettivi prefissati.

D: Dottore lei è anche Presidente dell’Associazione Tumori Toscana. Ci racconta questa associazione e come possiamo sostenerla?

R: L’ATT si occupa di curare a domicilio i malati di tumore GRATUITAMENTE e può essere sostenuta attraverso varie forme (vedi www.associazionetumoritoscana.it)
Ma credo che il modo migliore per sostenerla sia replicare l’esperienza toscana anche in altre regioni e/o province o città, dove le cure domiciliari gratuite non sono state organizzate.

D: Lei è un medico che si occupa “anche” di estetica, ed è forse la persona più adatta per parlare di cosa sia bello ed armonico. Dove va ricercata secondo lei la bellezza, e quando si può dire che qualcosa è bella per davvero?

R: Credo che la bellezza vada “coniugata” con la naturalezza e l’armonia facciale, facendo sì che i principi della personalizzazione e della moderazione, siano fondamentali. Penso inoltre che bisogna sempre associare la funzione alla bellezza, perché questa associazione rappresenta la sintesi e non l’antitesi.

Simona Stammelluti

Non è semplice capire la disperazione e la paura che ti assale quando ti viene diagnosticato un brutto male, ed il nome “cancro”fa ancora tanta paura e che si chiami leucemia, epatocarninoma, dermoblastoma la sostanza del dolore ed il peso della disperazione non cambia. E’ proprio su quella paura che speculano i “guru” che promettono – grazie a cure alternative che non hanno nessun valore scientifico – guarigioni.

Sono sempre loro, i finti medici, che fanno presto a far leva sulla disperazione dei pazienti e delle loro famiglie, convincendoli che qualunque malessere dipenda da una sorta di trauma, di dispiacere, di conflitto irrisolto verso qualcosa o qualcuno. La morte di una persona cara, il lavoro perso, un amore finito…per chi pratica le cure alternative, basta risolvere il conflitto e tutto come per incanto svanisce, perché il corpo si guarisce da solo, perché – a loro dire – ha questa capacità. E sempre a loro dire, le malattie come il cancro, sono “rigenerazione” e chi le supera diventa un uomo più forte.

Ma la verità è che sono tanti i casi come quelli di Eleonora Bottaro, la diciottenne di Padova che ha rifiutato la chemioterapia e che invece aveva oltre 85 possibilità su 100 di salvarsi, ma ha deciso di morire, dopo aver accettato una cura a base di dosi massicce di cortisone e di vitamina C, in una clinica in Svizzera. I genitori della ragazza, su decisione del tribunale, avevano perso la patria potestà, proprio perché avevano sottratto la loro figlia, ad una molto più che probabile guarigione. Per loro dunque, omeopatia e cure psicologiche erano la soluzione a tutto.

Ad esprimersi in merito alla vicenda, moltissimi medici che hanno con forza ribadito come ad oggi esistano svariate cure, tra queste anche quelle chemioterapiche, che a differenza di un ventennio fa, salvano un sempre maggiore numero di pazienti. E le cure saranno pure a volte invasive e non leniranno certo il dolore e la disperazione, ma salvano molte vite umane.

Scatta l’appello dunque a farsi curare con le cure antitumorali tradizionali, provando a star quanto più possibile lontani dai ciarlatani che promettono guarigioni senza avere né competenze, ne mezzi.

E’ categoricamente inaccettabile che dei genitori sottraggano la propria figlia alle cure mediche e che la lascino morire, sulla base di teorie visionarie, e ad ideologie mitomani.

La triste storia di Eleonora si incastona nella attuale moda che dilaga, di non vaccinare i bambini e tutto questo, porta ad una sorta di regressione verso una inciviltà intellettiva e non solo pratica.

Purtroppo sono tanti i casi di persone che si lasciano convincere e che come Eleonora,  firmano un contratto con la morte, perché la “pseudo-scienza” uccide.

Simona Stammelluti