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“Dopo un percorso lungo e tormentato finalmente la svolta positiva che vede dodici padri di famiglia riavere il proprio lavoro e tornare alla propria serenità. Non si può oggi esimersi dal fare un grande plauso alla tenacia dei 12 operatori ecologici ma anche alle istituzioni che con in testa il Prefetto Diomede hanno trovato soluzione al gravoso problema”.
Queste le parole del Capogruppo del PDR (Sicilia Futura), Nuccia Palermo, che già agli esordi della vicenda aveva preso posizione caldeggiando i 12 lavoratori e sostenendone le ragioni in consiglio comunale.
“Dobbiamo dare atto che la forza di volontà di questi 12 uomini, oltre alle ragioni supportante dai documenti, ha avuto grande ruolo in questa vicenda – sottolinea il Capogruppo Palermo –  una vicenda lunga ed estenuante che li ha visti fermi e decisi nel difendere i propri diritti”.
“In un periodo storico dove il lavoro è più una chimera che un diritto non possiamo e non dobbiamo rimanere fermi dinnanzi a chi cerca di difendere ciò che gli spetta per legge – ribatte Nuccia Palermo –  ed il risultato ottenuto ieri non può che far sperare in un domani migliore non solo per i protagonisti di questa amara vicenda ma per tutto il tessuto sociale della nostra città”.
“Con il rientro in servizio dei 12 – conclude il Capogruppo di Sicilia Futura, Palermo– che ricordiamo rientreranno a tempo indeterminato negli organici di Iseda e Sea con tanto di rimborso di spese legali da parte delle aziende, mantenimento dell’art. 18 e altre garanzie ottenute in sede di contrattazione con i sindacati di categoria, si pone finalmente la parola fine ad una vicenda amara con l’auspicio che situazioni simili non si riverifichino”.

Dopo la fumata nera in occasione della riunione dello scorso 3 maggio, si riunirà venerdì prossimo, 13 maggio, l’ Assemblea dei Soci del Consorzio universitario di Agrigento per deliberare l’offerta formativa per l’ anno accademico 2016 – 2017 di cui è in attesa l’ Università di Palermo. Nel frattempo, il Consiglio di amministrazione dell’ Università di Palermo sarebbe intenzionato a mantenere al Polo universitario di Agrigento i Corsi di Studio in Servizio Sociale (triennale) e Archeologia (magistrale), tagliandole facoltà di Architettura, Giurisprudenza e Beni culturali. Ovviamente vi sono delle resistenze, e sono in corso gli incontri interlocutori in prossimità della riunione di giorno 13.

In data odierna ha avuto luogo la seduta del Consiglio di Amministrazione, tra i punti all’ordine del giorno quello che necessita di maggiore attenzione riguarda l’offerta formativa, in particolare i Corsi di Studio da attivare per l’anno accademico 2016/17.
Attestate le criticità che già da tempo presenta il Consorzio Universitario del Polo di Agrigento, causate da una situazione di precarietà e instabilità, congiuntamente all’assenza di un sostegno economico da parte della Regione Sicilia, nonché all’uscita della Provincia dallo stesso.
A maggioranza è stata deliberata, in seduta CdA, la soppressione dei Corsi di Studio in Giurisprudenza, in Architettura e il trasferimento del Corso di Studio di Beni Culturali dalla sede di Agrigento a quella di Palermo.
Il Foro di giurisprudenza esprime, tramite il suo consigliere Saverio Alfano, da tempo sensibile, con costante impegno a difesa delle esigenze degli studenti agrigentini, un forte sentimento di delusione e rabbia per la chiusura del Polo Universitario di Agrigento.
<<Assistiamo ormai da anni, sul palco universitario agrigentino, al balletto delle istituzioni competenti, incompetenti nella vera gestione del Polo decentrato, che vede come fine principale, oggi reso utopico, il futuro degli studenti, veri PROTAGONISTI della vita universitaria ed uniche VITTIME inermi.>> – Continua Alfano – <<Inconsapevoli della valenza, che ha per la città di Agrigento la presenza di un Polo Universitario, la Regione, nondimeno la Provincia, si sono rivelate totalmente incapaci nello sfruttare le naturali risorse del territorio agrigentino, che costituiscono, per le loro caratteristiche, unica occasione per la formazione di determinate categorie di professionisti, in relazione, ad esempio, all’ambito archeologico e a quello della Legislazione orientata alla tutela del patrimonio culturale.>>

Era il 2013 quando Luca Varani ordinò a due albanesi di sfregiare con l’acido l’allora sua fidanzata Lucia Annibali, l’avvocatessa che oggi dichiara: “ho dimostrato di essere più forte io”

La cassazione dopo 5 ore di consiglio, si è espressa confermando la pena a vent’anni di reclusione per Varani, rigettando così i ricorsi della difesa, contro la sentenza della corte d’appello di Ancona del 23 gennaio del 2015, che aveva appunto dato 20 anni a Varani e 12 anni ai due albanesi, Rubin Ago Talaban e Altistin Precetaj, riconosciuti colpevoli di aver eseguito l’aggressione per conto dell’avvocato pesarese, e dunque esecutori materiali. La sentenza è ora definitiva.

Lucia Annibali, sollevata dalla sentenza, ha ringraziato tutti, i carabinieri che hanno svolto le indagini, la Procura di Pesaro e i giudici. Ha poi risposto alle domande dei giornalisti, subito dopo la sentenza, e alla domanda circa la richiesta di perdono di Varani, lei risponde: “non mi sembrava una gran richiesta di scuse, ma penso che entrambi si debba fare percorsi personali, diversi e separati”.

“Adesso ricomincio da me, posso mettere la parola fine a questa vicenda. La mia vita è un po’ da reinventare, ma attendo esperienze nuove” – dice con una sorta di sollievo, Lucia Annibali, subito dopo la sentenza definitiva.

Il suo desiderio adesso è quello di curarsi, e di tornare ad essere un soggetto attivo nella società, quindi tornare a fare l’avvocato. Gli ultimi 3 anni di Lucia sono stati difficili; 17 interventi di ricostruzione del viso, anche per arginare problemi di vista e di respirazione. Tre anni di sacrificio, di tanto dolore ma anche di consapevolezza, considerato che lei dichiara: “Sono rinata forse, proprio la sera dell’aggressione, poiché attraverso la disperazione sono riuscita a staccarmi definitivamente da un uomo che pensavo mi amasse, ed invece mi odiava”.

Il suo consiglio infatti è proprio per le ragazze, che incontra durante i convegni nei quali la invitano: “non cedete al ricatto di chi vi fa soffrire. Troncate ogni rapporto che può farvi male e mettervi in pericolo”.

Simona Stammelluti

Era il 2013 quando Luca Varani ordinò a due albanesi di sfregiare con l’acido l’allora sua fidanzata Lucia Annibali, l’avvocatessa che oggi dichiara: “ho dimostrato di essere più forte io”

La cassazione dopo 5 ore di consiglio, si è espressa confermando la pena a vent’anni di reclusione per Varani, rigettando così i ricorsi della difesa, contro la sentenza della corte d’appello di Ancona del 23 gennaio del 2015, che aveva appunto dato 20 anni a Varani e 12 anni ai due albanesi, Rubin Ago Talaban e Altistin Precetaj, riconosciuti colpevoli di aver eseguito l’aggressione per conto dell’avvocato pesarese, e dunque esecutori materiali. La sentenza è ora definitiva.
Lucia Annibali, sollevata dalla sentenza, ha ringraziato tutti, i carabinieri che hanno svolto le indagini, la Procura di Pesaro e i giudici. Ha poi risposto alle domande dei giornalisti, subito dopo la sentenza, e alla domanda circa la richiesta di perdono di Varani, lei risponde: “non mi sembrava una gran richiesta di scuse, ma penso che entrambi si debba fare percorsi personali, diversi e separati”.
“Adesso ricomincio da me, posso mettere la parola fine a questa vicenda. La mia vita è un po’ da reinventare, ma attendo esperienze nuove” – dice con una sorta di sollievo, Lucia Annibali, subito dopo la sentenza definitiva.
Il suo desiderio adesso è quello di curarsi, e di tornare ad essere un soggetto attivo nella società, quindi tornare a fare l’avvocato. Gli ultimi 3 anni di Lucia sono stati difficili; 17 interventi di ricostruzione del viso, anche per arginare problemi di vista e di respirazione. Tre anni di sacrificio, di tanto dolore ma anche di consapevolezza, considerato che lei dichiara: “Sono rinata forse, proprio la sera dell’aggressione, poiché attraverso la disperazione sono riuscita a staccarmi definitivamente da un uomo che pensavo mi amasse, ed invece mi odiava”.
Il suo consiglio infatti è proprio per le ragazze, che incontra durante i convegni nei quali la invitano: “non cedete al ricatto di chi vi fa soffrire. Troncate ogni rapporto che può farvi male e mettervi in pericolo”.
Simona Stammelluti

Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione della requisitoria, la Procura ha chiesto la condanna a 4 anni e 4 mesi di reclusione a carico di Costel Leonard Enea, 31 anni, originario della Romania, imputato, in abbreviato, di un presunto ricatto a luci rosse in concorso con una connazionale, Bianca Georgiana Aurelia Ciucur, 20 anni, già condannata a 2 anni e 2 mesi. A Canicattì i due romeni avrebbero commesso estorsione aggravata a danno di un anziano del luogo. Lei si è prostituita con l’anziano, e l’altro, il romeno, ha scattato fotografie, utilizzate poi per minacciare l’anziano ed estorcergli 5mila euro. L’anziano prima ha pagato 2 rate, poi, impossibilitato a pagare, si è rivolto Carabinieri che hanno adescato e ammanettato i romeni all’ atto di incassare il denaro.


Il Procuratore capo di Agrigento, Renato Di Natale, interviene nell’ ambito di quanto accaduto a Licata a danno del sindaco, Angelo Cambiano, e afferma : “Le demolizioni dei manufatti abusivi a Licata proseguiranno regolarmente. Questo episodio, per quanto grave, non impedirà il proseguimento delle demolizioni. La Procura ha aperto un’inchiesta per minacce e incendio, per ora contro ignoti.Sarà difficile identificare i soggetti che hanno appiccato il fuoco. Anche sugli ispiratori possiamo avere delle idee… Abbiamo un’ipotesi che possiamo formulare, ma non possiamo scendere nei dettagli. Inoltre, indaghiamo, al momento a carico di ignoti, per abuso, falso e omissione di atti d’ufficio, per verificare i motivi per cui negli ultimi 15 anni nessuno degli amministratori precedenti ha provveduto ad avviare le demolizioni dopo che la sentenza della Cassazione aveva dichiarato abusivi 300 immobili. E poi perché il Comune di Licata non ha mai riscosso i tributi comunali dai residenti delle case abusive pur iscrivendoli in bilancio”.