Home / 2016 / Maggio (Pagina 37)

Da marzo si erano aggravate le sue condizioni di salute e negli ultimi giorni si era reso necessario il ricovero in una struttura ospedaliera che fosse adeguata alle sue condizioni. Una clinica, dove non erano previste visite

Marco Pannella, leader dei radicali, conviveva ormai da tempo con due tumori ai polmoni e al fegato, e da quando si erano intensificate le notizie sul suo aggravamento, erano state tante le manifestazioni di affetto che avevano investito il politico, ed anche Sua Santità il Papa, gli aveva inviato il suo libro “Dio è Misericordia”, in occasione del suo ottantaseiesimo compleanno.
Anche il premier Renzi era stato a fargli visita presso la sua abitazione, insieme al candidato a sindaco Roberto Giacchetti. Ma anche Berlusconi, Brunetta ed il presidente Giorgio Napolitano.
Un augurio di pronta guarigione era giunto a Marco Pannella, per iscritto, con una lettera dal suo amico Dalai Lama, che il politico aveva conosciuto in diverse occasioni.
E poi le tante telefonate con le quali i politici hanno raggiunto Pannella, per ringraziarlo delle “battaglie politiche” combattute sino allo stremo. Una telefonata era giunta anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, così come anche i presidenti di Camera e Senato.
Anche i social network sono stati un mezzo per far giungere un pensiero a Pannella, subito dopo il suo ennesimo ricovero, e l’hashtag #Pannella è divenuto subito topic. Pannella era molto attivo in rete e il suo ultimo retweet risale a poche ore prima di morire.
Muore dunque il leader radicale, colui che ha lottato tutta una vita per i diritti civili. Il suo partito, il Partito Radicale è senza dubbio il più longevo della storia della Repubblica, quello che ha superato indenne circa 60 anni di politica italiana. Mai travolto da inchieste, mai uno scandalo, ma in tv ci finiva per il suo accanimento verso i diritti e finiva per far sciopero della fame e della sete pur di essere ascoltato.
Sempre all’opposizione del potere per carattere, oltre che per scelta ponderata, ha sempre cercato – tra successi e sconfitte – di tenere vivo il dialogo sulle libertà civili, sulla giustizia e sullo Stato di diritto, attraverso battaglie spesso infinite, che in comune avevano la parola “legalizzazione”. Parliamo di divorzio, aborto, abolizione del servizio di leva obbligatorio, eutanasia, legalizzazione delle droghe leggere, abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, abolizione della pena di morte, referendum per la “giustizia giusta”, amnistia.
E l’ultima in termini cronologici  – ed ancora in corso – la battaglia per far codificare all’ONU, il diritto umano alla conoscenza.
E’ morto senza dubbio un guerriero, un politico di quelli che non sapeva cosa significasse arrendersi, che pur di non farlo scioperava di fame e di sete, affinché potesse essere ascoltato. Si è sempre ispirato a metodi di lotta “non violenta” come quelle di Mahatma Gandhi o Martin Luther King. Una vita politica lunga piena di svolte, di cultura e di passione.
Entrò alla camera come deputato nel 1976 per poi essere rieletto nel 79, 83 e 87. E’ stato un leader stimatissimo anche dai suoi avversari politici. In tanti avevano chiesto per lui un seggio come senatore a vita, ma Marco Pannella è morto senza aver ricevuto quel riconoscimento.
Anche i leader europei stanno in queste ore inviando i tanti messaggi di cordoglio, per omaggiare quella che è stata la sua forza a tratti sovrumani, per la difesa dei diritti e della libertà.
Diceva che se si vuole approfondire il senso della vita, bisogna avere il culto della memoria, che può essere una dote “anche materiale”.
Ha sacrificato pezzi di vita, per un ideale “tutto intero”.
Simona Stammelluti

A Licata i Carabinieri hanno arrestato due immigrati dalla Romania sorpresi a rubare gasolio da un locomotore utilizzato da una impresa impegnata nei lavori di manutenzione della rete ferroviaria Licata -Gela. Si tratta di Alin Dragos Rauta, 29 anni, e Costantin Catalin Cicoari, 25 anni. Nel tentativo di bloccare Rauta, un Carabiniere si è ferito ed è stato soccorso all’ ospedale “San Giacomo d’Altopasso”.

Il 13 e 14 maggio scorsi si è svolto, presso la Real Basilica Pontificia di San Francesco di Paola in Piazza del Plebiscito a Napoli, un seminario intensivo dal titolo “La violenza psicologica nella coppia. Cosa c’è prima di un femminicidio”, organizzato dalla Dr.ssa Maria Esposito, Psicologa di origini montaltesi, in collaborazione con l’Associazione “Iniziativa Sangiorgese”, e patrocinato dall’Associazione Italiana Mediatori Familiari

Il seminario ha visto alternarsi diversi ed importanti professionisti provenienti da tutta Italia, che hanno permesso ai corsisti – anch’essi di diverse zone d’Italia – di avere una visione d’insieme sulla tematica affrontata, toccando gli ambiti psicologico, giuridico e sociale.
Le due giornate hanno avuto inizio con la visione di foto, realizzate dalla fotografa Carmela Paonessa, che ritraevano donne che subiscono, o hanno subìto violenze, abusi o maltrattamenti.
Le relazioni degli esperti, hanno tutti avuto come fulcro principale, l’importanza della qualità della comunicazione nella coppia, oltre al fondamentale ruolo svolto dalla mediazione familiare, nel sedare i conflitti, così come ha spiegato durante il suo intervento in apertura di convegno, la D.ssa Cristina Ciambrone, mediatrice familiare e Consigliera regionale dell’Aimef Calabria.

Altro importante argomento trattato nel meeting, è stato lo stalking, fenomeno sempre più in auge, che il Dr. Fabio Delicato, Psicologo forense, CTU della Procura della Repubblica di Napoli, ha trattato anche portando ed analizzando una sua personale recente ricerca, in cui indaga l’incidenza dello stalking nel Sud Italia.
Altra importante relatrice dell’intero seminario è stata la Dr.ssa Monica Bonsangue, Psicologa e Presidente PLP Lombardia, che, basandosi sulla sua esperienza personale nel trattare casi di violenze e maltrattamenti, ha relazionato in entrambe le giornate su definizione, analisi ed interventi riguardo alla violenza psicologica nella coppia, presentando anche il suo libro di recente pubblicazione e mostrando della audio/video registrazioni di casi reali di violenze raccontate direttamente dalle vittime o dai loro parenti.
Nella seconda giornata di seminario, è stata la D.ssa Simona Di Matola, Psicologa e Presidente PLP Campania, a relazionare sugli aspetti psicologici della violenza nella coppia.
E poi ancora argomenti trattati come il ruolo che svolgono i servizi sociali nel conflitto di coppia, spiegato dalla D.ssa Ornella Vavalà.
Gli aspetti legali del conflitto di coppia, sono stati trattati dall’Avvocato Biagio Cepollaro.
La Dr.ssa Virginia Ciaravolo, Psicocriminologa e Presidente dell’Associazione Mai più violenza infinita, da Roma ha portato il suo contributo parlando dei profili psicologici del carnefice e della vittima.

Infine, la Dr.ssa Maria Esposito ha voluto sentitamente portare  il racconto di una figlia della terra di Calabria, Lea Garofalo, che, non solo ha subito violenze, abusi e maltrattamenti dal suo ex compagno, ma è stata addirittura barbaramente uccisa dallo stesso. Oltretutto, in questa storia, oltre alla testimonianza di un femminicidio, si aggiungeva quella di un omicidio a sfondo mafioso.
“Il momento del racconto della storia di Lea Garofalo – dice la Dr.ssa Esposito, intervistata alla fine del convegno –  ha commosso ed emozionato tutti gli astanti, poiché pochi conoscevano la vera storia di questa donna coraggiosa oltremodo nel ribellarsi ad un sistema potente, inattaccabile. Ho sentito telefonicamente Marisa, la sorella di Lea, che ancora ringrazio di cuore per avermi fatta entrare nella vita di sua sorella e nei ricordi che lei serba di Lea. Per me è stato un vero onore poter essere la portavoce di una storia che, seppur tragica, ha comunque un messaggio bello e positivo. Marisa mi ha anche inviato una lettera che Lea scrisse all’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, prima di morire, ed in cui manifestava il suo grido di aiuto e di dolore. E’ stato un meraviglioso seminario in cui gli scambi umani e professionali sono stati molti e di sicuro replicheremo”.
I corsisti provenivano dal Nord come dal Centro e dal Sud. Erano variegati: avvocati, psicologi, mediatori familiari, studenti, allievi dell’Arma dei Carabinieri, che hanno chiesto di essere presto ricontattati per nuovi ed interessanti seminari.
Simona Stammelluti

Chi non ha mai canticchiato
che poliziotto Johnny bassotto,
come una freccia nella note schizza via,
passa dal tetto, entra nel letto,
d’ogni bimbo che racconta una bugia
“.

Per noi che eravamo bambini negli anni ’70 questa resta una sorta di “colonna sonora” dei pomeriggi nei quali la tv ancora forniva motivi di svago.
Lui, Lino Toffolo, la rese celebre incidendola sul lato A di un 45 giri nel 1976. Il testo era del grande Bruno Lauzi con musica di Pippo Caruso.
E morto lunedì sera nella sua Venezia, Lino Toffolo, 82 anni, simpatico cabarettista, mai uno scandalo, che aveva calcato le scene tra gli anni ’70 e ’80.
il suo esordio fu proprio a Venezia, con la Compagnia dei Delfini . Era la metà degli anni 60, quando lo stesso Toffolo incominciò anche a  comporre canzoni e a collaborare con la Rai, per una trasmissione radiofonica.
La sua carriera però decollò a Milano, al “Derby Club” come cabarettista, dove divenne subito famoso. Era lo stesso locale dove si esibivano Cochi e Renato ed Enzo Jannacci, con il quale stinse una gran bella amicizia. In quel periodo, a Milano conobbe Bruno Lauzi, proprio mentre sul palco del Derby dette vita al personaggio dell’ubriacone veneto. Ma in quel locale cantava anche, Toffolo, tanto che ottenne il suo primo contratto discografico, incidendo il 45 giri “Na brombola impissada”, mentre sul lato B vi era “Non la vogio no”.
Era il 1964, quando Toffolo partecipò insieme a Enzo Jannacci, Giorgio Gaber, Silverio Pisu e Otello Profazio alla trasmissione tv “Questo e quello, cantando la canzone anarchica, “Addio a Lugano.
Nel 1966 pubblicò il suo primo disco nel quale c’era anche la canzone “Gastu mai pensà, che Jannacci tradusse poi in italiano con il titolo “Hai pensato mai.
E negli anni settanta arrivò Johnny Bassotto, quella che all’epoca fu la più famosa canzone per bambini, usata poi come sigla di un programma televisivo domenicale legato alla Lotteria Italia.
Eppure la canzone che lo rese più noto fu quella incisa negli anni 80, precisamente nel 1984, che si intitolava “Pasta e fagioli”.
Recitò anche in alcuni film, durante la sua carriera; da ragazzo ebbe un piccolo ruolo nel film “I vitelloni” di Fellini, ma tra i più famosi si ricordiamo “Brancaleone alle crociate”, di Mario Monicelli e “Yuppi du” nel quale recitò al fianco di Adriano Celentano.
Nel 2006 diresse un suo film, “Nuvole di vento”, ma era già fuori dal circuito da oltre un ventennio, e quando gli chiedevano come mai, si fosse defilato proprio dal mondo del cinema, lui rispondeva che “in Italia la comicità è sempre più legata al volgare” e che gli ultimi copioni che gli erano arrivati erano “vergognosi”. E poi aggiungeva che per necessità avrebbe fatto forse qualunque cosa, ma che nella vita lui “faceva solo quello che lo divertiva”.
Aveva fatto tutto, nella sua carriera Lino Toffolo, e in queste ore rieccheggiano i ricordi, di un artista discreto nei modi, ricco di talento e di simpatia.
Simona Stammelluti

A seguito dell’ agguato al presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, il presidente della Regione invoca la presenza dell’ Esercito. Crocetta afferma : “Con l’agguato ad Antoci la mafia ha alzato il tiro. Lo Stato deve reagire in modo adeguato. Propongo l’invio dell’ Esercito nei comuni del Parco dei Nebrodi e perquisizioni a tappeto nelle campagne come ai tempi del sequestro Moro e dei Vespri siciliani”.

A Nicosia, in provincia di Enna, a conclusione di indagini in materia di spesa pubblica, militari della Tenenza della Guardia di finanza hanno denunciato 143 persone per falso in atto pubblico e truffa. Secondo l’accusa avrebbero prodotto documentazione falsa, truffando lo Stato, per ottenere indebitamente benefici della misura di sostegno per accedere alla formazione dei cosiddetti ‘cantieri di servizio’ nel Comune di Nicosia. L’inchiesta è coordinata dalla Procura di Enna.

A Lampedusa la Polizia ha arrestato 7 tunisini a seguito del violento incendio divampato nel Centro d’accoglienza per i migranti. Sono indagati per incendio, tentata strage, violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Secondo la Squadra mobile di Agrigento, capitanata da Giovanni Minardi, la sera di lunedì scorso, i tunisini avrebbero inveito contro altri migranti dell’ Africa sotto il Sahara, ospiti dello stesso Centro di accoglienza, minacciandoli con bottiglie di vetro in frantumi e altre armi improprie. Subito dopo avrebbero incendiato, in due differenti punti del padiglione, dei materassi, consapevoli della presenza nel posto di alcuni migranti e, quindi, del grave pericolo di vita a cui li hanno esposti. Durante le indagini, i 7 avrebbero reagito con violenza agli operatori delle forze dell’ordine. I 7 tunisini sono stati trasferiti prima a Porto Empedocle e poi reclusi nel carcere Petrusa ad Agrigento a disposizione della locale Procura della Repubblica.

La Guardia di Finanza e la Procura distrettuale antimafia di Palermo hanno sequestrato parte del patrimonio della famiglia Graziano, tra 81 beni immobili, 4 società, un autoveicolo e un’imbarcazione, in possesso di Camillo, Massimiliano e Roberto Graziano. Si tratta dei nipoti del capomafia Vincenzo Graziano attualmente detenuto al regime del 41 bis. I sigilli sono stati posti nelle province di Palermo e di Udine, dove alcuni dei Graziano si sono trasferiti verosimilmente per sottrarsi alle attenzioni investigative. Secondo i magistrati inquirenti, le famiglie mafiose dei Madonia e dei Galatolo avrebbero sostenuto e protetto l’ascesa imprenditoriale dei Graziano.