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Sanremo 2016, terza serata: Vince Lucio Dalla, attraverso la voce degli Stadio

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Sanremo – Una serata imbastita sulle cover, sui ricordi, sulle emozioni che vengono dal passato, da artisti che prestano i loro successi per abbellire e dare un senso alla terza serata del Festival di Sanremo, che ha visto i cantanti in gara, eseguire delle cover, riarrangiate per l’occasione.
Le canzoni sono tante, e tutte con un corredo musicale legato all’epoca, alle capacità canore di chi quei pezzi li ha portati al successo, ripercorse attraverso le interpretazioni dei big, che hanno scelto in maniera non sempre vincente.
Ma di vincente, ieri sera, ci sono state un bel po’ di cose, ad incominciare dal pezzo che ha vinto la serata dedicate alle cover, che è stato proprio “La sera dei miracoli”, del grande Lucio Dalla, uscita in scaletta per ultima, nella performance degli Stadio, e nella voce di un emozionatissimo Gaetano Curreri, che ci ha messo tutto il fiato che aveva in gola e che l’ha cantata come se fosse una necessità e non solo un omaggio al grande cantautore. E sul palco, anche il grande Ricky Portera.
Vince, dunque, un pezzo bello cantato bene, cosa che non può certo dire per molte delle esibizioni avvenute durante quella che è stata una serata ricca di momenti degni di nota, valletti a parte.
Ottimi arrangiamenti per il pezzo “Dedicato”, eseguito da Noemi, e straordinario arrangiamento fiati per la storica “Don Raffaè” di De Andrè cantata bene, oltre ogni pronostico, da un giovanissimo Clementino che ha sorpreso tutti, in sala stampa.
Si riscatta da una performance sottotono, la giovane Francesca Michielin che con “Il mio canto libero” (in)canta e canta, come se fosse in un particolare stato di grazia, come se ci fosse per davvero un senso di libertà in quella sua voce, proveniente da un corpo immobile davanti al microfono.
L’originalità di Elio e le Storie tese, rompe ogni argine, mettendo le parole alla V di Beehtoven, facendo ciò che nessuno aveva mai osato fare, ed è successo a scena aperto.
Tante le stonature durante la terza serata del Festival, da Neffa in “O Sarracino, o ancora Morgan ne “La lontananza”, che malgrado il suo cantare, sfoggia un arrangiamento degno di nota.
Lorenzo Fragola prova, fallendo, di rispolverare “La donna cannone”, come se fosse seduto in un bar, ed invece al pubblico in platea e ai milioni di telespettatori a casa, fa storcere il naso, perché proprio non è un pezzo nelle sue corde.
Rocco Hunt, frizzantino in “Tu vo fa l’americano”, Patty Pravo canta se stessa con “Tutt’al più”, Arisa sempre impeccabile ma non convincente con “Cuore”, che fu di Rita Pavone, Valeri Scanu propone anche lui Battisti, ma senza pathos, un insolito Enrico Ruggeri che canta “A canzuncella”, bene Irene Fornaciari con “Se perdo anche te”, Zero Assoluto e Dear Jack, mi verrebbe da dire “non classificati”.
Degni di nota il siciliano Giovanni Caccamo con Deborah Iurato che hanno eseguito a due voce “Amore senza fine” di Pino Daniele, ed una ottima performance di Annalisa in “America”.
Vincono gli Stadio, meritatamente, con un bel pezzo eseguito in maniera incisiva ed emozionante. Ma vince anche l’emozione che si respira all’Ariston nella reunion dei Pooh, che festeggiano 50 anni di carriera su quel palco, tutti insieme, anche con Riccardo Fogli, che si emoziona e piange in chiusura di performance, stringendo la mano a Roby Facchinetti che non avrà più l’estensione di un tempo, ma resta una voce storica ed indimenticabile.
Le emozioni sono tante, il pubblico in sala si lascia andare, cantando, ed anche i 40enni, si agitano come adolescenti al primo concerto. E poi quel messaggio giunto ad una corista, da chi lavora in un ospedale e che ringrazia i Pooh per aver dato ai malati un momento di serenità e di felicità.
Un piccolo inconveniente con le votazioni in sala stampa, circa le esibizioni delle giovani proposte, ribalta i risultati e mette leggermente in crisi Carlo Conti che si impapera un po’ per poi tornare la macchina da guerra di sempre.
Tra le nuove proposte dunque, passa Francesco Gabbani.
La vera punta di diamante di questa edizione del Festival di Sanremo resta Virginia Raffaele, che anche nella terza serata sfoggia un personaggio perfetto, in movenze e contenuti. Ieri sera è stata la volta di Donatella Versace, che avrà scoperto di avere una sosia forse ancor più simpatica di se. La Raffaele tiene incollati tutti allo schermo mentre in sala si ride e si applaude, come non mai.
Gli applausi sono anche per la simpatica e spigliata Nicole Orlando, la campionessa italiana con la sindrome di down, che ieri sera è riuscita a ridimensionare Garko, dicendogli che per la sua mamma lui “non è proprio un granché”.
Una serata senza tempi morti, con emozioni sulla soglia degli occhi per più di qualcuno, e con la consapevolezza che la musica resta sempre il mezzo migliore, anche per fare spettacolo.
Simona Stammelluti

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