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L’On. Sandro Bondi e il suo discorso sulle Unioni Civili: Le sue parole lucide, concrete, moderne

 

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Le parole che l’On. Sandro Bondi proferisce in aula, nel suo discorso sulle
Unioni Civili durante la discussione in senato del Ddl Cirinnà, non sono
passate certo inosservate. Il suo discorso, fatto con lungimiranza e
concretezza in 6 minuti ed una manciata di secondi, non solo è stato ricco
di spunti di riflessione, ma si è palesato come una analisi attenta sulla
delicata questione.
Sandro Bondi, che nasce come uomo di sinistra, e che sembra – da questo
suo discorso – aver conservato la logica, le idee e le ideologie di quella
sinistra alla quale è appartenuto in gioventù, regala riflessioni non solo
condivisibili, ma concrete ed “illuminanti”.
Parla di confronto, prima di ogni altra cosa, Bondi, e poi di “libertà di
coscienza”, da poter esternare in aula. Parla subito del disegno di legge,
dichiarandolo “non incostituzionale” e poi annuncia come lo stesso, “della
costituzione osservi la lettera, e lo spirito più profondo”.
“Il riconoscimento delle unioni civile – dice Bondi nel suo intervento –
abbatterà ogni forma di discriminazione per i cittadini italiani e porterà
l’Italia, ad essere un paese più moderno e più civile”.
Prende la parola come “cristiano”, l’On. Bondi, e si definisce un cristiano
con una discreta dose di dubbi, con tante domande senza risposte. Parla
di fede come dottrina non rassicurante, del dubbio come una porta sulla
coscienza, alla ricerca di un senso. Da cristiano lamenta una chiesa, che
nonostante le aperture di Papa Francesco, rimane ancora attardata su
posizioni che non si conciliano con una coscienza moderna.
Ammette poi che “l’arretratezza dell’Italia sul piano dei diritti e sulla
modernità, si spiega anche con il conservatorismo e con il clericalismo
politico di una parte della cultura cattolica”.
Parla poi del disegno di legge, e si esprime dichiarando che come sulle
questioni della bioetica – compreso il testamento biologico –  sia un dato
di fatto che “il parlamento faccia fatica a legiferare e quando lo fa,
produce delle leggi così condizionate dalle ideologie politiche e talvolta
dalle interferenze indebite della chiesa cattolica, che le stesse non
superano quasi mai l’esame della corte costituzionale”.
L’On. Bondi dichiara che – a suo avviso – “la coscienza del paese sia
cambiata profondamente e che l’influenza dell’attuale Papa sia destinata
a cambiare radicalmente la cultura cattolica in Italia”.
Si auspica poi che “il Parlamento approvi il disegno di legge, che è un
passo in avanti in questo momento, e che vi siano anche degli
emendamenti come quelli a firma dei senatori Lumia, Fedeli, Marcucci o
Pagliari, che possano migliorare il testo, stemperando contrapposizioni
che non rispecchiano la coscienza della maggioranza dei cittadini, anche
cattolici”.
Ma il passaggio fondamentale del suo discorso arriva sul finale, quando
l’On. Bondi, cambia anche il tono di voce ed in maniera incisiva si esprime
dicendo che “nessuno vuole mettere in discussione la famiglia
tradizionale, nessuno fa l’apologia dell’utero in affitto e nessuno vuole
aprire alla adozione anche per le coppie omosessuali senza regole e senza
limiti, poiché tutto questo fa parte di una abitudine perpetrata in Italia ad
estremizzare le posizioni mentre in questo momento, bisognerebbe aprirsi
al nuovo e trovare punti di incontro”.
“La famiglia come la conosciamo si sta trasformando, e sono convinto –
dice Bondi – che ciò che è importante è la civiltà dei rapporti che legano
due persone e i loro legami con i figli”.
“La vita reale manda in frantumi i nostri pregiudizi – continua – e le nostre
convizioni, e se anche i sacerdoti potessero sposarsi, comprenderebbero
meglio cosa sia una famiglia nel bene e nel male”.
“Anche in Italia, a breve – dice Bondi con convinzione – i matrimoni tra
persone dello stesso sesso e la possibilità di adottare i figli sarà un fatto
normale, e allora ci sarà chi come al solito farà mea culpa, tanti anni
dopo, ammettendo anche nella chiesa, di aver capito tardi, i cambiamenti
della società”.
“Coloro che hanno fede – conclude – hanno tutta la possibilità di mettere
in pratica le proprie convinzioni senza pretendere che essere valgano per
tutti. Al centro la coscienza personale, dunque,  ed i frutti che essa potrà
dare anche in ambito pubblico”.
Simona Stammelluti

Le parole che l’On. Sandro Bondi proferisce in aula, nel suo discorso sulle
Unioni Civili durante la discussione in senato del Ddl Cirinnà, non sono
passate certo inosservate. Il suo discorso, fatto con lungimiranza e
concretezza in 6 minuti ed una manciata di secondi, non solo è stato ricco
di spunti di riflessione, ma si è palesato come una analisi attenta sulla
delicata questione.
Sandro Bondi, che nasce come uomo di sinistra, e che sembra – da questo
suo discorso – aver conservato la logica, le idee e le ideologie di quella
sinistra alla quale è appartenuto in gioventù, regala riflessioni non solo
condivisibili, ma concrete ed “illuminanti”.
Parla di confronto, prima di ogni altra cosa, Bondi, e poi di “libertà di
coscienza”, da poter esternare in aula. Parla subito del disegno di legge,
dichiarandolo “non incostituzionale” e poi annuncia come lo stesso, “della
costituzione osservi la lettera, e lo spirito più profondo”.
“Il riconoscimento delle unioni civile – dice Bondi nel suo intervento –
abbatterà ogni forma di discriminazione per i cittadini italiani e porterà
l’Italia, ad essere un paese più moderno e più civile”.
Prende la parola come “cristiano”, l’On. Bondi, e si definisce un cristiano
con una discreta dose di dubbi, con tante domande senza risposte. Parla
di fede come dottrina non rassicurante, del dubbio come una porta sulla
coscienza, alla ricerca di un senso. Da cristiano lamenta una chiesa, che
nonostante le aperture di Papa Francesco, rimane ancora attardata su
posizioni che non si conciliano con una coscienza moderna.
Ammette poi che “l’arretratezza dell’Italia sul piano dei diritti e sulla
modernità, si spiega anche con il conservatorismo e con il clericalismo
politico di una parte della cultura cattolica”.
Parla poi del disegno di legge, e si esprime dichiarando che come sulle
questioni della bioetica – compreso il testamento biologico –  sia un dato
di fatto che “il parlamento faccia fatica a legiferare e quando lo fa,
produce delle leggi così condizionate dalle ideologie politiche e talvolta
dalle interferenze indebite della chiesa cattolica, che le stesse non
superano quasi mai l’esame della corte costituzionale”.
L’On. Bondi dichiara che – a suo avviso – “la coscienza del paese sia
cambiata profondamente e che l’influenza dell’attuale Papa sia destinata
a cambiare radicalmente la cultura cattolica in Italia”.
Si auspica poi che “il Parlamento approvi il disegno di legge, che è un
passo in avanti in questo momento, e che vi siano anche degli
emendamenti come quelli a firma dei senatori Lumia, Fedeli, Marcucci o
Pagliari, che possano migliorare il testo, stemperando contrapposizioni
che non rispecchiano la coscienza della maggioranza dei cittadini, anche
cattolici”.
Ma il passaggio fondamentale del suo discorso arriva sul finale, quando
l’On. Bondi, cambia anche il tono di voce ed in maniera incisiva si esprime
dicendo che “nessuno vuole mettere in discussione la famiglia
tradizionale, nessuno fa l’apologia dell’utero in affitto e nessuno vuole
aprire alla adozione anche per le coppie omosessuali senza regole e senza
limiti, poiché tutto questo fa parte di una abitudine perpetrata in Italia ad
estremizzare le posizioni mentre in questo momento, bisognerebbe aprirsi
al nuovo e trovare punti di incontro”.
“La famiglia come la conosciamo si sta trasformando, e sono convinto –
dice Bondi – che ciò che è importante è la civiltà dei rapporti che legano
due persone e i loro legami con i figli”.
“La vita reale manda in frantumi i nostri pregiudizi – continua – e le nostre
convizioni, e se anche i sacerdoti potessero sposarsi, comprenderebbero
meglio cosa sia una famiglia nel bene e nel male”.
“Anche in Italia, a breve – dice Bondi con convinzione – i matrimoni tra
persone dello stesso sesso e la possibilità di adottare i figli sarà un fatto
normale, e allora ci sarà chi come al solito farà mea culpa, tanti anni
dopo, ammettendo anche nella chiesa, di aver capito tardi, i cambiamenti
della società”.
“Coloro che hanno fede – conclude – hanno tutta la possibilità di mettere
in pratica le proprie convinzioni senza pretendere che essere valgano per
tutti. Al centro la coscienza personale, dunque,  ed i frutti che essa potrà
dare anche in ambito pubblico”.
Simona Stammelluti

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