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“Un sorso di cultura? Si, grazie…anche nel bicchiere”

 

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Da un sondaggio è venuto fuori che se si chiede a gente di qualunque estrazione sociale e di diversa età che cosa viene in mente loro, sentendo la parola “Cultura”, la stragrande maggioranza degli intervistati risponde “libro”.

Il binomio “cultura-libro” è senza dubbio il più facile da compiere ed il libro – compagno spesso di notti insonni – non smentisce mai il suo prezioso ruolo. Il libro, che ti aspetta, che non ha mai fretta, che è sempre attuale, indipendentemente dall’epoca nella quale viene scritto, e che “accultura”, portando il lettore a completare passo dopo passo la propria conoscenza, e questo accade a prescindere se il libro che si ha tra le mani sia un romanzo, un libro di storia, un manuale di ingegneria o un codice civile.

La cultura passa inevitabilmente attraverso i libri e lo studio, ma la cultura ha tante meravigliose facce, che a guardarle da vicino tutte, forse non basterebbe una vita intera.

Cultura … che a farci caso deriva dal “participio futuro” di un verbo indefinito che indica ciò che sta per “accadere”, che è imminente, che intravede una bozza, una traccia, un segno. Tre sillabe che raccontano di come si “coltiva”, attraverso un seme, o come si gettano delle fondamenta.

La bellezza mozzafiato di un verbo latino “colère”, che significa “avere cura”, trattare con attenzione, onorare. Non sempre pensiamo a tutto questo quando pensiamo a cosa ne facciamo, della nostra “cultura”. E la cosa più bella è che acculturarsi, significa crescere, “accrescere” il proprio livello di conoscenza, che è come un’ampolla che si trasforma e che diventa sempre più ampia, man mano che la riempie.

La cultura è un rito. E’ un legame tra ciò che razionalmente si conosce e tutto un mondo ancora da scoprire, e preannuncia doni e “doti” come la saggezza, attraverso un rapporto sinergico tra il tempo e la concretezza, tra la cura e la curiosità, tra l’utilizzo della parola e la creatività, e che si sposa in termini di armonia, con tutto ciò che è arte.

Avere voglia di Cultura, è sempre il primo soggettivo ma appassionato passo verso un cambiamento e basta guardare davanti a se, per capire dove mettere “quei passi” così importanti.

Ma non confondiamo la cultura con l’intrattenimento e lo spettacolo, ma accostiamo con garbo la cultura a tutto ciò che è arte, che prevede attenzione, sforzo ed impegno. Cultura “in un piatto”, se impari a preparare una pietanza tenendo conto dell’importanza di un alimento, o “in un bicchiere”, quando sai che vino bevi, da che vitigno viene e come puoi abbinarlo.

C’è chi sostiene che la cultura sia “a misura d’uomo”, eppure ci sono uomini che hanno capienza infinita in fatto di “sapere” e quell’essere colti, li pone nella condizione di essere anche capaci di vivere meglio, con più consapevolezze e forse, con qualche risposta in più.

E se poi vogliamo far spazio per davvero alla cultura, basterà accostarla alla musica, divenendo “cultura musicale”, quando non saranno solo i libri, ma anche i dischi e le partiture, ad essere messe in gioco, o quando si sceglie di andare a sentire un concerto, quello meno “popolare”, o quando, invitati ad un vernissage, ci si prepara prima, cercando di “osservare” con occhio attento e critico cosa si nasconde dietro il lavoro di un artista. Ed anche la “cultura cinematografica”, ha fatto la sua bella strada nella conoscenza di molti appassionati e non solo degli addetti ai lavori.

E allora prendiamola “a morsi” la cultura, o buttiamola giù, in un sorso solo, mentre ci accomodiamo in un mondo che ha mille volti, ubbidendo semplicemente alle esigenze della nostra vita.

Simona Stammelluti

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