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L’impegno politico di Voce Siciliana per la città
di Agrigento prosegue incessante con il coinvolgimento di giovani agrigentini,
di cui è espressione il neo assessore Salvatore Borsellino”.Lo ha dichiarato il
deputato regionale di Voce Siciliana all’ARS, l’on Michele Cimino a seguito
della nomina dell’imprenditore agrigentino a componente della giunta Zambuto.
“Il più giovane dei candidati al Consiglio Comunale- prosegue il leader di
Voce Siciliana- saprà assolvere il proprio ruolo nell’esclusivo interesse
degli agrigentini, consapevole che Voce Siciliana lo supporterà con
entusiasmo, così come con impegno sarà vicino al Sindaco Zambuto “.

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E’ morto, dopo 9 giorni di ricovero all’ ospedale Cardarelli a Napoli, Giuseppe Provenzano, il camionista calabrese di 38 anni, a lavoro come autista per una ditta di autotrasporti di Agrigento, che lo ha licenziato perché costretta a tagliare personale, e che si è appiccato il fuoco addosso all’ interno della sua automobile a Filadelfia, in provincia di Vibo Valentia, dove adesso il sindaco ha proclamato il lutto cittadino.

Saranno quattro gli ospiti: Costantino Baratta, il pescatore che nel naufragio del 3 ottobre scorso riuscì a salvare 12 immigrati , accanto a lui  un nigeriano convertito al cristianesimo e che opera nella comunità di Sant’Egidio, poi parola  a Enrico Colajanni ed Elena Ferraro, di libero futuro. <<Don’t pass over>>, questo il tema, su cui si concentrerà la giornata , scelto dai giovani di San Giovanni Gemini :  “non andare oltre” ma fermarsi a riflettere su chi si è accanto, sul fratello, ecco l’invito alla riflessione  che sarà proposto agli oltre 4.000 giovani provenienti dall’intera provincia agrigentina nella giornata del primo maggio. La piazza che ospiterà la manifestazione sarà “invasa” da delle grandi mani rosse, proprio a voler dire “stop”.  Il programma , curato da don Luca Restivo,  arciprete di San Giovanni Gemini insieme ai ragazzi dell’oratorio e dal direttore dell’ufficio per la pastorale giovanile , don Giuseppe Calandra, è ricco di appuntamenti, tra momenti di intrattenimento, preghiera, riflessioni  e incontro. La giornata inizierà alle 8 con l’accoglienza e colazione, si proseguirà dalle 10 con la preghiera mattutina e con momenti di animazione. Poi, alle 13 pranzo libero. Giovaninfesta riprenderà alle 14.30 con l’animazione musicale e con le significative testimonianze. La giornata si concluderà con musica e divertimento.

Il magistrato di Sorveglianza di Agrigento, Walter Carlisi, ha imposto a Nicola Ribisi, 34 anni, di Palma di Montechiaro, la misura di sicurezza della libertà vigilata per 24 mesi. Il giudice ha motivato il provvedimento sostenendo che “Nicola Ribisi non ha mai manifestato un allontanamento dall’organizzazione mafiosa”. Ribisi, difeso dall’ avvocato Daniela Posante, è stato scarcerato lo scorso 8 gennaio. E’ stato arrestato il 18 settembre del 2009, e condannato in Cassazione il 6 luglio 2012 a 5 anni e 4 mesi per mafia. Poi, ha beneficiato della legge svuota – carceri e del premio buona condotta.
fonte teleacras

I familiari di Nicolò Amato, ucciso il 22 aprile del 2011 a Palma di Montechiaro, e del figlio Diego, ferito nella sparatoria, hanno chiesto, tramite il loro legale di fiducia, 3 milioni di euro di risarcimento del danno e la conferma della condanna a carico di Raimondo Bonfanti, 28 anni, di Palma, già condannato in primo grado a 18 anni di reclusione. Lo scorso 22 aprile, a Palermo, in Corte d’Assise d’Appello, il Procuratore generale, a conclusione della requisitoria, ha chiesto la conferma della condanna a 18 anni di reclusione a carico di Raimondo Bonfanti.
fonte teleacras


Il sindaco Marco Zambuto ha revocato dall’incarico l’assessore ormai ex Gerlando Gibilaro pur rimanendo consigliere comunale, al suo posto l’imprenditore originario di Porto Empedocle, Salvatore Borsellino, già candidato alle Amministrative scorse ad Agrigento al consiglio comunale, è stato nominato assessore nella giunta comunale presieduta dal sindaco, Marco Zambuto. In proposito, esprime apprezzamento il consigliere comunale di Voce Siciliana, Antonio Cicero, che afferma : “sono certo che le capacità e la volontà politica di Borsellino a servizio del bene comune contribuiranno alla crescita della comunità agrigentina e apporteranno alle attività amministrative del Comune entusiasmo e nuova linfa”.
In merito una nota del comune:
Questa mattina il Sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, ha nominato un nuovo assessore che viene a far parte della Giunta comunale del capoluogo.



Davanti a lui ed al Segretario generale ha così giurato Salvatore Borsellino, trentenne imprenditore, che prende il posto dell’uscente Gerlando Gibilaro.



E proprio a quest’ultimo il primo cittadino esprime il più ampio apprezzamento per quanto dallo stesso operato in questi mesi, fermo restando che rimangono in capo al Sindaco le valutazioni di opportunità politico-amministrativa di cui è titolare in via esclusiva e basate anche su esigenze di carattere generale per il mantenimento degli equilibri interni alla maggioranza consiliare.


“In particolare – dichiara Marco Zambuto – il mutato assetto politico e le esigenze di carattere generale di mantenimento di un corretto rapporto collaborativo tra Sindaco, Giunta e maggioranza consiliare, che sostiene l’esecutivo nell’amministrazione della città, nonché l’esigenza di dare un nuovo impulso all’attività amministrativa, hanno reso necessario l’avvicendamento dell’assessore Gerlando Gibilaro al quale rinnovo il mio ringraziamento per il suo impegno profuso.”

Il Tribunale di Agrigento ha rinviato a giudizio Giuseppina Ribisi, 40 anni, di Palma di Montechiaro, già condannata in primo grado a 23 anni di reclusione per concorso nell’ omicidio del cognato Damiano Caravotta. Giuseppina Ribisi, per ottenere il gratuito patrocinio, avrebbe mentito in relazione ai suoi redditi. Prima udienza il prossimo 30 settembre innanzi al giudice monocratico Francesco Paolo Pizzo.
fonte telecras

A Palermo, in Corte d’Appello, a conclusione del processo di secondo grado, sono stati inflitti 3 anni e 4 mesi di carcere, 2 mesi in meno di quanto subito dal Tribunale, a Mohamed Jouda, 23 anni, algerino, arrestato dai Carabinieri ad Agrigento il 22 ottobre 2012 e accusato della rapina che culminò, la sera del 17 ottobre, nella morte della prostituta colombiana Cindy Vanessa Candelo Arroyo, che sarebbe precipitata da una finestra di casa sua, in via Damareta, per sfuggire ai rapinatori.
fonte teleacras


In un momento di recessione economica la collaborazione tra imprenditori e cittadini dovrebbe essere il motore di tutto. Bisognerebbe puntare allo sviluppo economico della città partendo in primis dalle piccole attività commerciali.
Ma cosa succede quando vengono imposti dei limiti?
Ad Agrigento si prova a sopravvivere in un contesto  economicamente difficile in cui, se trovare lavoro è complicato, a volte, mantenerlo è ancor più problematico. Le restrizioni poste in essere da chi – trovando il pretesto della contesa negli “schiamazzi notturni” prova a limitare i diritti di altri esercenti – è ormai di dominio pubblico.
E’ chiaro che le lamentele in merito al fracasso notturno, provenienti da spazi situati al di fuori dei locali, così come arrecano problemi a chi abita in zone adiacenti ai locali, rappresentano al contempo un limite per chi il proprio lavoro lo ha sempre svolto con la massima serietà e nel rispetto della legge. L’ineducazione dei clienti non dovrebbe essere imputabile al gestore di un’attività e bisognerebbe attribuire la responsabilità del disturbo ai singoli.
Tuttavia è pratica comune addossare le responsabilità di ciò che accade al di fuori dei locali al gestore, evitando in tal modo di andare alla ricerca dei singoli cittadini “colpevoli” di arrecare danno alla quiete pubblica.
Detto ciò, aiutati da un minimo intelletto e da una buona dose di comprensione bisognerebbe far notare a coloro i quali avanzano lamentele in tal senso, che spesso, in piccole realtà cittadine, i gestori dei locali sono padri e madri di famiglia che provano giornalmente a sbarcare il lunario e sopravvivere in un contesto economico estremamente difficoltoso.
La priorità dei proprietari dei locali, notturni e non, non è quella di arricchirsi creando disagio al prossimo, bensì offrire un servizio alla clientela traendone guadagno. Mettersi nei panni di chi rischia di perdere il lavoro o di chi vede lesa la propria attività dovrebbe essere il primo passo verso la risoluzione di tali problemi, ma come è noto, spesso, si pretende giustizia e comprensione in maniera egoistica senza pensare minimamente alle necessità degli altri.
L’intolleranza fine a se stessa è da sempre stata frutto di scarsa apertura mentale e a lungo andare, diviene causa di recessione economica.
Oggi, nel 2014, uscire di casa ad orari sempre più tardi comporta prolungare la serata lavorativa e alcuni locali dell’agrigentino, spesso, ricorrono ad intrattenimenti a carattere musicale per offrire alternative alla clientela. Un diversivo rispetto alla monotonia cittadina a “vocazione turistica”.
Nella città di Pirandello, patria di contraddizioni e assurdità, è paradossale pensare che chi ha sempre rispettato le regole, garantendo un ottimo servizio al pubblico, debba veder la propria attività limitata a causa di restrizioni a carattere giuridico.
Bisognerebbe chiarire la situazione, provvedendo ad attuare riforme in merito alla gestione dei locali notturni, stabilire delle regole condivisibili da tutti e garantire al contempo il massimo rispetto dei diritti dei commercianti e delle loro attività.
Ma, da noi, come in altre città italiane, si assiste puntualmente alla concessione di licenze che, da un momento all’altro subiscono limitazioni.
Nella fattispecie, attribuire la responsabilità degli schiamazzi notturni (al di fuori del locale) al gestore dello stesso è ormai pratica nota, ma occorre precisare altro.
La legge italiana e, precisamente l’ Articolo 3, comma 1, del Decreto Legge 138/2011 ribadisce che “l’iniziativa e l’attività economica privata sono libere ed è permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge salvo i casi di danno alla sicurezza, disposizioni indispensabili per la protezione della salute umana, dell’ambiente, del paesaggio e del patrimonio culturale”.
Inoltre, nel caso di limitazioni orarie, occorre capire se queste servano ad evitare problemi di ordine, incolumità, sicurezza pubblica e urbana o se, al contrario, si tratti di un semplice provvedimento volto a ledere l’esercizio dell’attività in questione.
In quest’ultimo caso, qualora il provvedimento indetto fosse spinto da questo movente, per la legge italiana risulterebbe illegale. Andrebbe altresì valutato il risultato che lo stesso provvedimento produrrebbe, ossia, lo spostamento degli schiamazzi notturni da quella zona della città ad un’altra in cui gli esercizi pubblici rimangono possibilmente aperti oltre le ore 02.00 della notte.
In quel modo, la lesione all’attività – limitata nell’esercizio delle sue funzioni – provocherebbe congiuntamente l’incremento economico di altre attività site in differenti locazioni, dando luogo a ciò che giuridicamente viene definita “concorrenza sleale” secondo quanto affermato dall’articolo n° 2598 – terza sezione – del Diritto Commerciale.
Una serie di domande a questo punto sono obbligatorie.
Gli schiamazzi notturni al di fuori del locale sono imputabili alla responsabilità del gestore?
E ancora: per quale motivo si concede la licenza ai gestori dei locali notturni se poi questi vengono in seguito costretti a rispettare l’obbligo di chiusura a mezzanotte?
A tal proposito la Corte di Cassazione, si è espressa in merito a ricorsi indetti da gestori di locali notturni dal 2001 al 2013 attribuendo le responsabilità del chiasso al di fuori dei locali, ai gestori degli stessi. Infatti, nei casi di lesione ai diritti relativi alla quiete pubblica, la responsabilità viene fatta ricadere nella persona del solo gestore.
Adesso, considerando la difficoltà economica vigente in Italia, ricordando che il tasso di disoccupazione supera il 42% e facendo riferimento alle difficoltà imprenditoriali che sovente spingono a gesti estremi, la domanda è: dove inizia il buon senso e finisce l’intolleranza?
Nel 2012, il decreto Salva-Italia di Mario Monti, volto alla liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi si incastonava perfettamente nel quadro più generale del tentativo di ripristinare il quadro economico. Tuttavia, l’articolo 117, comma 4 della Costituzione, attribuisce alle Regioni la competenza esclusiva residuale in materia di Commercio e del principio di leale collaborazione.
Ora, i gestori dei locali in possesso di una regolare licenza, ligi al proprio dovere di esercenti e cittadini, rispettosi del bene pubblico a cosa rischiano di andare incontro? La legge italiana, tutela i piccoli imprenditori? Ma soprattutto: esiste una regolamentazione idonea?
La risposta è presto data. I gestori, a seguito di azioni di terzi, riconducibili alla produzione di rumori molesti in orari notturni, incappano a loro volta in restrizioni di orari. Di conseguenza  la diminuzione dei proventi provoca tagli al personale, nell’ ottica elementare secondo cui: orari lavorativi  ridotti limitano a loro volta le entrate e di conseguenza, i tagli al personale sono obbligatori. Semplice!
In un contesto agrigentino in cui si assiste ad uno sgretolamento economico non indifferente, il buon senso dovrebbe far comprendere l’entità di tali problemi e di conseguenza spingere alla collaborazione per permetterne la risoluzione tra le parti attraverso il dialogo. Termine sconosciuto a molti.
Spesso invece, si assiste a  provvedimenti rigidi, volti a provocare la limitazione di attività economiche e in altri casi alla chiusura delle stesse.
Anche in questo caso il diritto in materia è chiaro e le limitazioni di orari sono attribuibili a fattispecie ben precise. Infatti, nel caso in cui si rilevassero eventuali disturbi alla sicurezza, all’ordine pubblico, o alla viabilità, la colpa sarebbe facilmente imputabile ai gestori dei locali; diverse invece sono le problematiche di natura concorrenziale e occorrerebbe comprenderne l’entità al fine di evitarle. La chiave di volta dovrebbe risiedere nell’esistenza di piani regolatori atti a stabilire giuridicamente i limiti entro cui un’attività possa o meno svolgere le proprie funzioni nel pieno rispetto della legge. Ad Agrigento tuttavia non è così e, come spesso accade, si assiste ad eventi singolari, per cui, la chiusura di un locale “notturno” a mezzanotte, come in questo caso l’Excalibur, rischia di creare disagi ai gestori e limitarne l’attività.
Probabilmente rimarrà un caso isolato, incappato in una giurisprudenza carente, perlopiù volta a sacrificare i piccoli imprenditori. O forse, sarà un avvenimento che indurrà a riflettere e a cercare soluzioni idonee, per il presente, così come per il futuro.
L’intransigenza è la prima forma di chiusura mentale e, se solo si collaborasse, probabilmente, situazioni del genere non avrebbero ragione d’esistere.
Ilaria Cappello