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“Il tranciante giudizio della Corte dei Conti europea sull’utilizzo dei fondi Fesr (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) per il progetto di sviluppo e completamento del porto commerciale di Augusta rappresenta un’ ulteriore conferma dei continui ritardi, della scadente programmazione, dei controlli intempestivi e dell’assenza di una governance sulle progettualità espresse che caratterizzano, in molti casi, la realizzazione delle “Grandi Opere” in Sicilia”.  Lo affermano in una nota l’europarlamentare, Salvatore Iacolino e il deputato regionale, Vincenzo Vinciullo.
La severità del giudizio espresso – continuano Iacolino e Vinciullo – impone una forte accelerazione per adeguare – ai requisiti richiesti dalla Commissione Europea – un progetto che come è stato concepito finora non creerebbe valore aggiunto per l’economia regionale (le merci verrebbero trasportate da una nave all’altra e non entrerebbero nel territorio), né sarebbe in linea con le disposizioni del Quadro Strategico Nazionale 2007/13 anche al fine di valorizzare la centralità nel Mediterraneo.
Così come avvenuto per il completamento del progetto autostradale “Siracusa-Gela” proveremo a recuperare il finanziamento con il concorso responsabile degli Enti coinvolti, in particolare con l’Autorità Portuale per assicurare la realizzazione di un’infrastruttura strategica per quell’area. La procedura di decisione è ancora aperta.  Per sbloccare gli ulteriori fondi europei  e quelli di competenza Ministero dello Sviluppo Economico occorre rafforzare  la compatibilità dell’intervento rispetto alla normativa europea in termini di aiuti di Stato e al contempo valorizzare le relazioni tra il porto di Catania, l’interporto di Catania Bicocca ed il porto di Augusta per realizzare quella piattaforma della Sicilia Sud Orientale individuata nella pianificazione regionale e alla quale bisogna pur dare una qualche forma.
“Data l’importanza del progetto, abbiamo chiesto alla Commissione Europea – concludono Iacolino e Vinciullo – la  disponibilità  già ricevuta  per una riunione ad-hoc su Augusta nel mese di Maggio, Sono convinto che alla fine il progetto verrà finanziato anche se appare impossibile che una decisione di approvazione del cofinanziamento comunitario venga presa a maggio. Siamo convinti che il progetto verrà finanziato con una decisione che confidiamo – con il sussulto d’orgoglio richiesto all’Amministrazione regionale – possa  intervenire in tempi ragionevolmente brevi”

Il cadavere di un immigrato e’ stato trovato questa mattina sulla spiaggia Pisciotta di Licata, nell’agrigentino, dopo uno sbarco avvenuto ieri sera nella stessa zona. Una ventina i migranti rintracciati dopo lo sbarco, che pero’ hanno riferito che a bordo del barcone sul quale viaggiavao c’erano una ottantina di immigrati. Presumibilmente l’uomo potrebbe e’ morto in acqua, non riuscendo a raggiungere a nuoto la riva. Sull’episodio sono in corso accertamenti.

368 giorni sono trascorsi dal crollo di  palazzo Lo Iacono, in via San Vincenzo, nel centro storico e da allora si registrano solo parole e attestati di solidarietà. Nulla di più. Nessun intervento risolutivo atto a restituire serenità e la propria casa alle famiglie rimaste senza un tetto. Senza parlare del silenzio dell’amministrazione comunale e dell’esposto presentato alla magistratura dalle vittime del crollo, caduto praticamente nel vuoto. Gli stessi residenti hanno voluto incontrare i candidati sindaco di Agrigento per conoscere quali proposte risolutive per il degrado e la pericolosità di alcuni immobili fatiscenti.
L’assenza oggi del sindaco Marco Zambuto è stata fortemente stigmatizzata dagli abitanti del quartiere. Al suo posto si sono presentati gli altri candidati alla poltrona di sindaco, Totò Pennica, Giampiero Carta e Mariella Lo Bello, ad eccezione di Giuseppe Arnone.  Ciascuno ha riferito la propria visione ed il proprio contributo, riallacciandosi al programma per il governo della città.
Il problema riguarda anche il mancato ripristino della viabilità di salita Itria e via Santa Maria dei Greci, isolando dal punto di vista veicolare un intero quartiere a sud di via Duomo.
A promuovere l’incontro odierno tra i candidati sindaci e gli abitanti di via San Vincenzo, è  l’ing. Benito Macchiarola, abitante della palazzina attigua l’area in cui sorgeva lo storico palazzo, oggi solo un ricordo. “Non vuole essere questa un’iniziativa di propaganda elettorale – ha chiarito subito Macchiarola – ma abbiamo ritenuto opportuno coninvolgere i potenziali nostri amministratori per conoscere quali scelte adotterebbero per risolvere defintivamente degli sgomberi e scongiurare eventuali crolli. Con dispiacere costatiamo l’assenza di Zambuto, quello che più di tutti non sarebbe dovuto mancare”.

“In questo scorcio di campagna elettorale, e con l’approssimarsi del voto, stiamo assistendo ad una inaspettata caduta di stile da parte di alcuni dei nostri competitors ed in particolare dell’amico Giampiero Carta che, specie negli ultimi incontri, è più volte scivolato in inconcludenti e, per certi versi, grotteschi attacchi alla mia persona”.
Lo ha detto la candidata sindaco di Agrigento Mariella Lo Bello, a margine dell’incontro con gli abitanti del centro storico che si è tenuto in via San Vincenzo, dove, fino a 368 giorni addietro, sorgeva ancora Palazzo Lo Jacono.
“Ovviamente – ha voluto precisare Mariella Lo Bello –, a differenza di quanto stanno facendo gli altri candidati, è nostra intenzione proseguire la campagna elettorale affrontando i temi che stanno alla base di un vero e radicale cambiamento di Agrigento. All’amico Giampiero Carta, forse speranzoso di poter erodere qualche punto percentuale alla coalizione che sostiene la mia candidatura, voglio rinnovare l’invito a dare il proprio contributo a costruire una Agrigento normale; e per far ciò vi è solo una strada percorrebile, ovvero quella al fianco di Mariella Lo Bello sindaco, l’unico candidato che, ad oggi, è grado di mandare a casa l’accoppiata Zambuto – Arnone, ed il PdL di Pennica e Alfano”.
“Mancano ormai pochi giorni alle elezioni, Giampiero Carta, e i suoi sostenitori devono scegliere se riconsegnare la città nella mani di chi l’ha devastata, o favorire una nuova stagione all’insegna del buon governo e della normalità”, ha concluso Mariella Lo Bello.

“Sarebbe una svolta epocale e auspicabile se tutti i candidati al Consiglio Comunale di Agrigento sottoscrivessero una dichiarazione morale con la quale si impegnano, una volta eletti, a non cambiare gruppo politico”.Questo quanto afferma Ciro Fuschino, noto dentista agrigentino in corsa per un seggio a sala dei Giganti nella lista del Movimento Epolis.“Lo ripeto, sarebbe una grande prova di coerenza e di lealtà verso i nostri elettori che ci affidano il compito di rappresentarli nella sede istituzionale del Comune di Agrigento, se ognuno di noi rimanesse coerente alla scelta fatta al momento della presentazione della candidatura. Il cambio di casacca, per usare un termine sportivo, molte volte viene a squilibrare ed ad alterare le forze in campo falsando di conseguenza la volontà popolare. Sarebbe un atto di grande serietà politica e soprattutto di rispetto verso gli elettori, dare prova di coerenza dalla vigilia fino alla fine della legislatura. Troppo spesso si assiste a prove di vero camaleontismo di consiglieri ed assessori che pur di avere una “poltrona” passano con grande indifferenza da uno schieramento ad un altro. In questo modo si tradisce il proprio elettorato che, al momento del voto, ci affida la sua rappresentanza! Chi vuole cambi pure schieramento ma avendo la dignità e la lealtà di dimettersi dal suo ruolo di consigliere”.


Sta finendo. Ultimi sei giorni della peggiore storia politica agrigentina ed è fatta.
Forse dovremo ancora sorbirci altri quindici giorni di squallida campagna elettorale, per l’eventuale ballottaggio. Poi, finalmente, finisce tutto davvero.
Siamo convinti che il cittadino della città più bella dei comuni mortali sia più confuso che persuaso. In questi giorni ci sono alcuni spot che impazzano non solo su internet ma anche nelle tv agrigentine i cui contenuti sono esenti da programmi e soluzioni per il futuro. La “forza” degli spot, invece, è incentrata su quale abito e quale maschera di carnevale potrebbe essere il vestito più adatto per questo o per l’altro candidato.
Ironia della sorte vuole che a sputtanarsi mediaticamente siano i due candidati più in odore di ballottaggio, coloro i quali, apparentemente, sono considerati i più forti ma senza, ovviamente, aver fatto i conti con l’oste.
Avvocati. Si, avvocati del foro agrigentino. Uno è il sindaco uscente Marco Zambuto, l’altro il focoso e sempre più irascibile Totò Pennica, deciso a tutti i costi a strappare la poltrona di sindaco al suo vecchio compagno dell movimento giovanile democristiano.
Lo spot confezionato da Epolis, il movimento che ha fatto innamorare l’Alfano nazionale, immortala come il sindaco di Agrigento non è stato capace in cinque anni di attività amministrativa di consentire agli agrigentini di poter fare un “salutare” bagno nel mare di San Leone. Lo spot presenta immagini eloquenti e senza alcuna ombra di dubbio: si vedono chiazze di liquami che tutto fanno tranne che incoraggiare il bagnante a tuffarsi nella…”melma”.
Uno, due, dieci ed anche venti i motivi che hanno consentito tutto questo, tra una accusa di qua e un’altra di là, tra un tubo rotto e un altro che emerge. Il vero problema è che Zambuto non è riuscito a risolvere quella che ormai è una tragedia estiva che per gli agrigentini dura purtroppo da diversi anni.
A questo noi aggiungiamo anche il pietoso stato delle strade agrigentine, in alcuni tratti veri e propri cantieri a cielo aperto. Curiosa e paradossale l’ordinanza che il sindaco ha firmato qualche tempo addietro con la quale vieta “assolutamente” la piantagione di fave e piselli nel quartiere “residenziale” del Villaggio Mosè. Le strade che gli abitanti di quella zona  attraversano per recarsi a casa sono dei veri e propri campi di battaglia, dove sarebbe più giusto coltivare fave e piselli invece di essere attraversate dalle automobili. In quei posti si può “viaggiare” soltanto con le motozappe o con i trattori.
Eppure le opere di urbanizzazione sono state regolarmente pagate…
Di pari pietà appare lo spot confezionato dal gruppo che sostiene il sindaco Marco Zambuto che immortala come a volte, la politica, ti fa perdere anche pezzi di dignità.
Si immortala un Pennica che deride l’ex ministro Angelino Alfano, classificandolo in una intervista “non pervenuto”. La domanda era se l’ex ministro fosse stato presente in questi anni nella “sua” Agrigento.  Lo spot, come storia impone, si conclude con il più classico dei ringraziamenti, fra abbracci, inciuci e persino (fatemi esagerare) qualche pomiciata tra Pennica e Alfano avvenuta qundici giorni addietro.
Dopo che l’uomo del monte ha detto si, il movimento Epolis, originariamente allergico ai partiti, ha dovuto abbassare la testa per dire sissignore al più potente uomo politico siciliano. Quel “non pervenuto” immortalato in quello spot è una vergogna che non ricorda simili precedenti. Eppure, in tempi di campagna elettorale, tutto fa brodo.
I segni di una labile onestà intellettuale politica di Pennica (sottolineamo politica) erano stati evidenziati nel corso di due puntate di Opinioni, registrate i primissimi mesi dell’anno che vedevano confrontare lo stesso Pennica ed Arnone. In due puntate all’avvocato del “cchiù pilu russu pi tutti” (tranne il nero e il bianco che rimane per Sgarbi…) è stato chiesto decine e decine di volte sulle intenzioni eventuali di scendere in campo in vista delle amministrative di maggio. La risposta è stata sempre la stessa: mai e poi mai…
La storia di oggi, invece, non solo ribalta quelle sue parole ma evidenzia la labilità della quale facevamo cenno sopra. Insomma, se Zambuto piange, tutto possiamo dire di Pennica, tranne che si “sbillica” dalle risate.
Così come sono pietose alcune interviste rilasciate in questi giorni che riguardano quella parte di popolazione del centro storico colpita da provvedimenti di sgombero dalle proprie abitazioni. Usare e strumentalizzare un gravissimo fatto per colpire l’avversario politico e scaricargli quasi tutte le colpe per il famoso crollo di palazzo lo Jacono, è davvero desolante. Tra l’altro si umilia e si mortifica l’intelligenza degli agrigentini che ormai, finalmente, tengono bene gli occhi aperti e comprendono perfettamente chi è aduso a strumentalizzare (anche di fatti gravi) per racimolare ed elemosinare una improbabile ics all’interno della cabina elettorale.
Vedi caso, dopo un anno, qualcuno si risveglia solo adesso, ad una settimana dal voto. Dinnanzi ad una telecamera recita che quella sfortunata gente ha voglia di rientrare nelle proprie case (la nostra solidarietà, ovviamente, è a 360 gradi). C’è di più: l’attore lascia quasi intendere che in caso di elezione di Pennica il primo attrezzo che porterà con se a Palazzo dei Giganti sarà una bacchetta magica pronta a sistemare il tutto in un batter d’occhio. Il problema è molto più serio rispetto al fatto di essere barattato per un pugno di voti ad una settimana dalla tornata elettorale. Doveva essere affrontato sin dal giorno dopo il crollo, costantemente  e senza mai fermarsi, anche con clamorose forme di protesta come quella di stamattina.
Il crollo di palazzo Lo Jacono ha creato gravi disagi a tutti gli abitanti della zona. Casa mia casa mia, per quanto piccola tu sia… recita un famoso proverbio. A tutti, ovviamente, piace rimanere nel proprio focolaio domestico. In questo momento, purtroppo, non è possibile. Anche per chi appare in tv a “proclamare” momenti futuri migliori. Ha dichiarato ai Servizi Sociali del Comune di Agrigento di “essere quasi povero e di non avere altre case dove potersi appoggiare”; di conseguenza  l’ufficio ha provveduto immediatamente a sistemare la famiglia in due Bed del centro storico. Già sono “volati” via 5 mila euro e chissà quante altre migliaia di euro continuano a volare per tutte le altre famiglie che si trovano in queste condizioni disagiate. Un vero dramma. Si spera che la situazione possa essere sistemata nel più breve tempo possibile, chiunque sarà il primo cittadino.
Concludiamo.  giova ricordare che nell’ultimo mese rovente di campagna elettorale è stato anche detto che il Movimento per le Autonomie abbia in pugno tutti i settori apicali delle Asp siciliane, compresa ovviamente anche quella di Agrigento. In questi giorni, però, proprio negli ambienti ospedalieri (chiamiamoli così) girano strane voci di possibili avvicendamenti in alcuni settori importanti dell’Asp agrigentina.
Malelingue. Si, malelingue. Perché il caso vuole che ad essere in pole position per qualche incarichetto di peso sia, ahimè, qualcuno che gravita negli ambienti alfaniani. Ribadiamo che sono solo voci, di popolo, da bar, da piazza.
Tanto è vero che noi non ci crediamo…

“Ormai i tagli ai comuni sono considerati il modo più facile per far quadrare i conti dello Stato o della Regione”: con queste parole inizia la vibrante protesta del sindaco di Agrigento Marco Zambuto all’indomani dell’ulteriore decisione del Governo della Regione Siciliana di ridurre ulteriormente ed in maniera pesante i trasferimenti agli enti locali per far quadrare il bilancio regionale e farlo approvare in fretta dall’Assemblea regionale, pena lo scioglimento.
 “Dopo che il Commissario dello Stato – continua Zambuto – ha bocciato buna parte delle norme della legge finanziaria ancora una volta si percorre la via più facile della riduzione dei contributi agli enti locali che sono chiamati ad assicurare servizi primari alla cittadinanza, intervenendo contemporaneamente tanto sulla riduzione dei costi relativi ai collegamenti con le isole minori che sui contributi alle ditte concessionarie del servizio di trasporto pubblico regionale e locale.”
 “Ancora una volta anziché intervenire sulla riduzione della spesa improduttiva si mettono i comuni nell’impossibilità di soddisfare le esigenze essenziali della popolazione.”
 “Guai a toccare le indennità dei deputati regionali o a ridurre le consulenze e gli incarichi esterni, guai a ridurre gli elefantiaci uffici di gabinetto dei singoli assessori regionali, passati negli ultimi anni da 11 a 34 componenti per ciascuno di essi, per non parlare delle spese per missioni e auto blu.
 “Veramente non se ne può più di questo scaricabarile, ieri dello Stato e oggi della Regione. Nei prossimi mesi, continuando ad amministrare Agrigento con il consenso popolare, metteremo in atto ulteriori iniziative per evitare che le nostre comunità vengano strangolate da una crisi che continua a scaricare sui più deboli i propri effetti.”

“Alcuni cittadini hanno segnalato al sottoscritto il seguente operato, gravemente illecito, riconducibile al farmacista Paolo Minacori, in atto impegnato nelle elezioni comunali, nella qualità di assessore formalmente designato dal candidato sindaco Pennica. Il Minacori è inoltre il portavoce dell’associazione politica Epolis, associazione che propone candidature “al di sotto di ogni sospetto”. Il Minacori, in sostanza, ha provveduto ad adibire – ponendo in essere una sorta di attività concorrenziale nei confronti delle altre farmacie dai profili meritevoli di approfondimento a vario titolo – il piano ammezzato superiore alla sua farmacia a studi medici. In tal modo ottiene che i pazienti degli studi medici, di una pluralità di studi medici, appena escono con la prescrizione farmacologica, si trovino già praticamente dentro la sua farmacia, con notevole incentivo in termini di guadagno economico”. Lo afferma in una nota il candidato sindaco di Agrigento, Giuseppe Arnone.
“In sostanza, il Minacori – tuona Arnone – ha trasformato il superiore piano ammezzato, la cui proprietà è riconducibile al medesimo per sua pubblica ammissione, in “collettore di clientela”, anzi, in potente collettore di clientela.  Il tutto illecitamente, in quanto i locali del Minacori del piano ammezzato non possono, ai sensi della normativa urbanistica e sanitaria, essere adibiti ad ambulatori medici, perché privi del fondamentale requisito dell’altezza, previsto in almeno di m 2,70, alla luce di tutte le normative che si applicano al caso in specie.  L’ammezzato del Minacori è più basso di circa 30 cm, e ciò non consente di poter godere del requisito dell’agibilità per destinare detti locali a studi medici. Locali, quindi, particolarmente insalubri a causa della ridotta altezza.  Il Minacori compiva anche la furbata, francamente squallida, di chiedere al Comune di Agrigento, nella migliore tradizione delle norme ad personam di berlusconiana memoria, una modifica al Regolamento Edilizio Comunale, per abbassare testualmente il requisito dell’altezza delle unità immobiliari da adibire a studi professionali, al di sotto dei 2,50 metri. Ciò al fine di favorire se stesso e la sua speculazione al Viale della Vittoria.  La vergognosa norma ad personam veniva rigettata dalla Regione Siciliana, con Decreto dell’Assessorato Territorio Ambiente 538 del 19 luglio 2011, reperibile da tutti sul sito internet del Comune di Agrigento” –
Per tali ragioni, Arnone chiede agli Organi Comunali e dell’A.S.P. di assumere i provvedimenti a tutela dei pazienti e degli ammalati che – prosegue – vengono a frequentare detti studi professionali insalubri, sanzionando per com’è giusto i responsabili di cotante male azioni contro i più deboli, in spregio delle più elementari norme urbanistiche e igienico – sanitarie vigenti.
“Anche questa gravissima e squallida vicenda – conclude Arnone –  dimostra quanto da me sostenuto sin dal primo momento, cioè quale coacervo e accozzaglia di interessi privatistici di alcuni ricconi fosse l’associazione Epolis, finalizzata appunto non a realizzare l’interesse pubblico, bensì a fornire garanzie di ulteriore arricchimento e privilegio di pochi eletti, soggetti insaziabili, adusi a farsi gli affari propri in danno dei più deboli e dell’intera popolazione di Agrigento. Invito Totò Pennica a leggere l’atto ispettivo e a depositare in Comune la revoca della designazione di Paolo Minacori.  Paolo Minacori, a questo punto, dovrebbe solo e soltanto avere il buon senso di mettersi da parte. ”

B.C. di 37 anni di Campobello di Licata è presidente del consiglio di amministrazione di una cooperativa sociale che si occupa dell’attività di ricovero di minori stranieri. Nel mese di dicembre dell’anno scorso il comune di Campobello di Licata disponeva la risoluzione del contratto stipulato con la detta cooperativa a causa di un’informativa prefettizia. Esercitato il diritto di accesso agli atti ai sensi della cd. legge sulla trasparenza amministrativa la trentasettenne campobellese apprendeva che secondo la prefettura di agrigento sussisteva il pericolo di condizionamento da parte della criminalità organizzata per effetto di alcuni legami di parentela, di cui uno con un soggetto deceduto.La cooperativa proponeva allora un ricorso giurisdizionale, con il patrocinio dell’avv. Girolamo Rubino, sostenendo che l’informativa prefettizia non può essere sorretta esclusivamente dalla sussistenza di rapporti parentali. Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la regione siciliana in sede giurisdizionale, Presidente il dr. Paolo Turco, Relatore il cons. Pietro Ciani, condividendo le censure formulate dall’avv. Rubino, secondo cui i vincoli parentali non si appalesano in grado di condizionare l’attività della ricorrente, ha sospeso  condannato l’Amministrazione resistente anche al pagamento delle spese di giudizio, liquidate in euro mille , oltre iva e cassa di previdenza forense. Pertanto, per effetto della propnunzia resa dal cga, la cooperativa di campobello di licata potrà continuare ad espletare l’attività di ricovero di minori stranieri.

Da gennaio ad aprile di questo anno, nell’intera provincia di Agrigento, sono stati scoperti dalle Fiamme Gialle 24 evasori totali, ”fantasmi” sconosciuti al Fisco che operavano in diversi settori economici in totale spregio di tutti gli obblighi tributari.
Diverse le attività interessate: a partire dalle costruzioni e dalla vendita di materiale edile, non sono mancati nel novero anche il medico pediatra di Agrigento, il produttore di frutta e di ortaggi di Palma di Montechiaro), il commerciante di computer, software  ed attrezzature per ufficio di  Porto Empedocle ed il promotore finanziario di Ribera o anche la parrucchiera che operava all’interno della propria abitazione a Canicattì.
Nel dettaglio, oltre a queste ditte individuali è stata anche scoperta una s.r.l. di Cammarata, che ha sottratto al fisco più di 10 milioni di Euro di ricavi ed 1,5 milioni di Euro di I.V.A., non presentando nessuna dichiarazione dei redditi per gli anni d’imposta 2008, 2009 e 2010. Nei confronti degli amministratori della società, oltre alla denuncia penale è scattata la proposta di sequestro di beni ai fini amministrativi.
Sono state inoltre smascherati un agriturismo nel territorio del comune di Casteltermini e diverse imprese clandestine nel settore della vendita e riparazione di autoveicoli site in tutto il territorio agrigentino.
Complessivamente, i redditi che erano stati nascosti hanno superato i 21 milioni di euro; sono stati, inoltre, recuperati più di 4 milioni e mezzo di I.V.A., denunciate a piede libero 36 persone, ed e’ stato proposto alla Magistratura competente il sequestro complessivo di beni per quasi 3 milioni di euro.
È stato inoltre accertato che alcuni degli evasori totali scoperti realizzavano le frodi attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, per un valore complessivo di oltre 12 milioni di euro (comprensivo di I.V.A.).
Il contrasto all’evasione fiscale, in tutte le sue manifestazioni, dunque, si conferma come uno degli obiettivi principali della Guardia di Finanza, per la realizzazione di migliori condizioni di equità sociale, presupposto indispensabile di ogni progetto di sviluppo dei territori. Sono ormai chiari a tutti, infatti, gli effetti causati da chi si ostina a rimanere totalmente ignoto al Fisco fruendo tuttavia di servizi che restano a carico dell’intera collettività che paga regolarmente le imposte.